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MA QUANTI SOLDI SI POTREBBERO RISPARMIARE (E UTILIZZARE IN ALTRO MODO?)
Fattura record a 48 miliardi: Energia, stangata per l'Italia nel 2006: 27,4 miliardi per la bolletta petrolifera. Pesa anche la crisi del gasROMA - Stangata per l'azienda Italia sul fronte dell'energia: quest'anno il paese deve fare i conti con una bolletta energetica - ovvero l'esborso per l'acquisto delle fonti dall'estero - di 48 miliardi di euro, 10 mld in più del 2005 (+24,4%). Si tratta della fattura più salata di tutti i tempi, pari al 3,3% del Pil. A pesare sono state - spiega l'Unione Petrolifera nel preconsuntivo 2006 - le fiammate del greggio che hanno portato la sola bolletta petrolifera a 27,4 mld (+5 mld). Ma anche il forte apprezzamento del gas, in seguito alla crisi dell'inverno scorso: la spesa per l'acquisto del metano è salita da 12,1 miliardi a 16,9 miliardi di euro.Quest'anno il rischio sarebbe stato di una fattura ancora ancora più cara (7-8 miliardi in più) se non fosse intervenuto l'apprezzamento dell'euro sul dollaro (+1,7%) ed il calo dei consumi (-1,3% quelli di greggio), spiega l'Up, che prevede comunque che nel 2006 si segni «il picco» della fattura energetica. Già dal prossimo anno - spiega il presidente Pasquale De Vita - si dovrebbe registrare infatti una flessione: circa «un miliardo in meno, a 47 miliardi di euro» stimando la permanenza di un cambio favorevole per l'euro sul biglietto verde, un ridimensionamento del barile di petrolio tra i «50 ed i 60 dollari al barile», ed un proseguimento del trend di calo dei consumi (stimati in una flessione del 2%).Quest'anno l'oro nero ha chiuso l'anno con una media per il greggio importato in Italia di 62,7 dollari al barile, registrando un rincaro di oltre 10 dollari sul 2005 (la media era 51,6 dlr l'anno scorso) e spingendo la sola bolletta petrolifera - il costo cioè per l'approvvigionamento di oro nero dall'estero - a 27,5 miliardi di euro, il 22% in più dell'anno passato, pari all'1,9% del Pil. Si tratta della fattura petrolifera più alta da oltre venti anni: dalla metà cioè degli anni '80. Il peso della voce petrolio sui conti dell'azienda Italia continua a fare la parte del leone, rappresentando quasi il 60% della fattura complessiva. Il gas naturale rappresenta invece il 37%. Ma quest'anno il combustibile ha gravato sui conti finali con un peso, in termini di rincaro, uguale a quello del petrolio. La crisi dell'inverno scorso che ha visto la penisola fare i conti con problemi di approvvigionamento per i tagli delle esportazioni russe, ha infatti spinto i prezzi all'insù.Con un impatto di circa 5 miliardi di euro (stessa cifra dell'aggravio causato dalle fiammate petrolifere) sui conti finali: la spesa per il metano è infatti passata dai 12,194 miliardi di euro del 2005 ad una stima di 16,9 miliardi di euro per quest'anno, contribuendo a far schizzare la bolletta energetica nazionale ai massimi di tutti i tempi. Ad un valore cioè pari al 3,3% del Prodotto Nazionale Lordo, il più alto per questa voce degli ultimi 10 anni. Grazie alle tasse sugli oli minerali lo stato quest'anno ha incassato il 2,4% in più: un gettito di oltre 37 miliardi di euro. A spingere soprattutto il contributo del gasolio (+5,7% a 750 milioni) mentre dal fronte della benzina si è assistito ad una contrazione del gettito di 600 milioni di euro, legato al calo dei consumi15 dicembre 2006 dal sito online del Corriere della Sera
Caldo e freddo dalle rinnovabili? Un “gigante addormentato” tutto da scoprire |
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| Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 09-02-2008 at 3:36 PM |
| Energia e Costi ($$) >> |
L’utilizzo di fonti rinnovabili per fornire calore o raffrescamento, meglio noto in ambito internazionale con l’acronimo REHC (REnewable Heating and Cooling) è stato in effetti descritto come il “gigante addormentato” tra i molti potenziali usi finali delle rinnovabili, anche da un punto di vista globale.Sono già disponibili tecnologie mature che consentono di convertire l’energia del sole, della biomassa e quella geotermica per un crescente numero di usi finali, per contribuire a ridurre in modo economicamente efficace le emissioni di gas serra ma anche per alleviare la dipendenza dai combustibili fossili ed aumentando così la sicurezza degli approvvigionamenti energetici. Alcune tecnologie sono ancora in via di sviluppo e potranno aumentare in modo considerevole questo potenziale nei prossimi decenni, anche con costi relativamente bassi per quanto riguarda il costo per tonnellata di emissione di gas serra evitata. La Agenzia Internazionale della Energia ha di recente pubblicato un interessante rapporto “Renewables for Heating and Cooling untapped potential” che è il risultato delle analisi congiunte della sua Unità Rinnovabili e dell’accordo di collaborazione RETD – Technology Deployment of Renewables – tra novi paesi OCSE.Il rapporto di oltre 200 pagine si basa su casi concreti e sulla analisi di alcuni paesi leader nelle politiche per l’adozione crescente di REHC; il testo in pdf è scaricabile gratuitamente dal sito della Agenzia www.iea.org una scelta che sottolinea l’esigenza di massima diffusione delle analisi e soprattutto delle raccomandazioni in esse contenute.E’ ben noto che nell’ultimo decennio un certo numero di governi hanno sviluppato politiche energetiche che incoraggiano la diffusione della produzione di energia elettrica da rinnovabili, dell’uso di biocombustibili nei trasporti e di misure di efficienza energetica ; va detto con chiarezza che non altrettanto è avvenuto per le misure di supporto delle REHC.Eppure la richiesta di calore e raffrescamento dei settori industriale, commerciale e domestico rappresenta ben il 40-50% dell’uso finale complessivo mondiale, stimato in 320 EJ nel 2005 (equivalenti a 7.630 milioni di tep – tonnellate di petrolio equivalente). E’ chiaro che le tecnologie del REHC hanno il potenziale di coprire una buona fetta di tale domanda : cito una per tutte la Svezia dove le biomasse forniscono oggi il 62% del combustibile usato per teleriscaldamento.Proviamo a descrivere in modo quantitativo quanto detto. Gli usi termici da energia solare è stimata in 200-210 PJ/anno, corrispondenti a 4,8-5 milioni di tep, quelli da fonte geotermica 268-280 PJ/anno, corrispondenti a 6,2-6,7 milioni di tep, mentre quelli da biomasse sono stimati in dieci volte la somma dei primi due, circa 4000 PJ/anno, 80-100 milioni di tep/anno; questo senza contare l’utilizzazione “tradizionale” delle biomasse per calore, come la cottura dei cibi, che rappresenta ben il 9-10% della domanda di fonti di energia primarie nel mondo. Per avere un raffronto con applicazioni forse più familiari, la produzione globale di biocombustibili nel 2006 è stata di 1200 PJ/anno corrispondenti a 28 milioni di tep, e la produzione di elettricità da nuove rinnovabili (escluso il grande idroelettrico) si è aggirata nello stesso anno intorno a 1800 PJ/anno, per 500 miliardi di kWh.Il rapporto presenta una panoramica sulle tecnologie disponibili e in via di sviluppo, sulle loro applicazioni nei vari mercati dell’energia, attuali ed in prospettiva, analizza i costi di oggi e al 2030 di queste applicazioni e infine esamina le politiche e le misure che meglio potrebbero incoraggiare l’entrata massiccia delle REHC nel mercato.Esistono applicazioni commerciali delle REHC, con stime della potenza installata e della loro producibilità, della loro fascia di costo e soprattutto della prevista riduzione media dei costi al 2030. Oggi le tecnologie REHC contribuiscono solo per circa l’1% della domanda finale di energia, (escludendo come detto il consumo in forma “tradizionale” della biomassa con il quale si arriva al 10% ma si tratta di un uso inefficiente, non sostenibile e spesso dannoso per la salute di chi lo utilizza).Molte di queste tecnologie sono mature, la loro quota di mercato cresce, mentre il loro costo rispetto a quelle delle opzioni convenzionali continua a scendere.Basta ricordare le applicazioni solari per acqua calda, dove le prestazioni in termini di efficienza e durata di vita sono molto migliorate e perciò ne aumentano la competitività, non solo nei classici paesi come Grecia, Cipro, Israele, Spagna ma soprattutto in Cina, di gran lunga leader mondiale sia nell’uso che nella capacità industriale di produzione di questi sistemi. Va sempre ricordato che i costi delle REHC sono fortemente dipendenti dalla disponibilità della risorsa e dalla loro localizzazione, oltre che dallo stadio di sviluppo, per cui è raccomandabile una valutazione molto accurata del possibile impatto della misura di supporto allo studio.In certi casi dove le REHC sono quasi competitive saranno da preferire misure di tipo regolatorio, mentre nel caso di REHC ancora pre-competitive le misure consigliabili sono la valutazione del ritorno di esperienza, l’informazione a potenziali utenti e la formazione di installatori. Il rapporto IEA analizza quanto raggiunto in 12 paesi leader per la maggior parte europei oltre al Canada e Giappone e ne studia i casi di successo con l’intento di favorirne la replicabilità. Per esempio grazie a corrette e ben calibrate misure di supporto la Germania ha già installato quasi 750.000 impianti di scaldacqua solari (5 GW) mentre il 30% delle case in Svezia usa pompe di calore geotermiche per un totale di 4 GW, e in Canada ci sono 3 milioni di case che producono 2,4 milioni di tep grazie a biomasse legnose.Valutare l’efficacia delle politiche lanciate è un fattore chiave, per misurare cioè l’effetto prodotto in termini di risorsa utilizzata addizionale a fronte dell’investimento rappresentato dall’ammontare delle misure. Il problema più grosso delle REHC è che non ci sono delle banche dati sempre significative, come per l’elettricità e i biocombustibili. La spiegazione è che queste ultime applicazioni servono una rete energetica e dunque si avvalgono di contatori adeguati; il calore è invece quasi sempre utilizzato localmente e dunque spesso non c’è necessità di costosi sistemi di misura. Per questo la verifica fatta dalla Agenzia si deve accontentare di metter in relazione l’investimento pubblico pro capite in REHC a fronte della conseguente variazione nella domanda annuale di REHC pro capite, in un dato periodo temporale: una misura approssimata, ma tutto sommato indicativa.Nel rapporto viene sottolineato come paesi come Canada e Francia siano stati i più efficaci se si rapportano i loro investimenti nelle misure per favorire le REHC con la utilizzazione aggiuntiva di calore da rinnovabili che si stima venga introdotto dalla misure stesse.Olanda e Danimarca sono risultati tra i meno efficaci e l’Italia purtroppo ha poco investito e pochissimo ottenuto. Nel solo settore del solare termico i paesi più virtuosi sono stati Spagna e UK, mentre i meno efficaci Germania e Olanda, mentre l’Italia è in posizione media. La conclusione generale che ne deriva dal rapporto è che esiste un grande potenziale sfruttabile in moltissimi paesi che dispongono di risorse simili a quelli analizzati e che potrebbero in modo efficace e competitivo aumentare l’apporto di queste tecnologie per i loro usi finali. Molte delle applicazioni commerciali sono di tipo distribuito e flessibile : in genere di piccola o media taglia e prevedono un utilizzo economico solo locale, dove è cioè presente la risorsa stessa. I rispettivi governi sono invitati perciò ad adottare una serie di iniziative efficaci sia per l’introduzione diffusa delle REHC mature – come il solare per acqua calda e le pompe di calore geotermiche – nel mercato delle applicazioni energetiche che per lo sviluppo e dimostrazione di quelle tecnologie ancora non del tutto competitive – come le applicazioni del raffrescamento solare. L’obiettivo dovrebbe essere ottenere un grande aumento delle applicazioni delle REHC al minor costo sociale, ma anche tener conto di tutti i benefici aggiuntivi che tali applicazioni possono portare, come sviluppo e competitività industriale, posti di lavoro, miglioramento della salute etc. Roberto Vigotti
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