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Punto Nullo Le frane nel Mondo

In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione.

Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche.

Buone Letture


Dolomiti, arrivano i satelliti anti crolli

Sezione Frane
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 09-01-2008 at 2:56 PM
Sezione frane e dissesto Idrogeologico >> Sezione Frane

Frana sulle Dolomiti di Sesto
Lun, 2008-09-01

BOLZANO -- Paura in Alto Adige nelle scorse ore. Nel primo pomeriggio di ieri dalle vette delle Dolomiti di Sesto sono caduti alcuni massi. Il particolare fenomeno ha ricordato crollo del 12 ottobre scorso in Val Fiscalina, quando da Cima Una cadde una frana di enormi proporzioni. La notizia arriva dal giornale tedesco Dolomiten, secondo cui il crollo sarebbe avvenuto alle ore 15 di ieri. Dalle Dolomiti di Sesto si sono staccati infatti alcuni massi che sono precipitati a valle in una zona poco frequentata. Per fortuna non sarebbe rimasta coinvolta nessuna persona. La frana di ieri ha immediatamente risvegliato il ricordo dell'enorme crollo di Cima Una avvenuto un'anno fa. Dalla montagna trentina in Val Fiscalina infatti, lo scorso ottobre un'intera vallata andò in frantumi. Secondo gli esperti però, il fenomeno sarebbe abbastanza frequente, in quanto causato dalla tipologia di roccia che caratterizza le Dolomiti, calcarea e particolarmente friabile.
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Da Il Corriere della Sera del 22/07/2006
II primo crollo a preoccupare gli studiosi e gli innamorati delle Dolomiti è stato quello della Torre Trephor, all'inizio di giugno di due anni fa. L'ultimo l'altro ieri, poco prima di mezzogiorno: centomila metri cubi di roccia, il volume del Colosseo, si sono staccati dalla Punta delle Dodici, nel gruppo Puez Ortles. Nessuna vittima, nessun ferito. Un altro «precedente fortunato», come quelli della Forcella del Ciampei, del Canssles e del Piccolo Gir nel 2005, o quelli del Pornagnon, del Sorapiss e delle Tre Cime di Lavaredo l'anno scorso. «Ma la fortuna in questi casi è un concetto pericoloso», ricorda Antonio Galgaro. E' per questo che il geologo dell'Università di Padova sta lavorando da due anni a un sistema in grado di anticipare i movimenti delle rocce. E quindi di mettere in guardi gli alpinisti. «Magari con una bandiera rossa, come in spiaggia: oggi montagna agitata, meglio restare a valle». Ora il prototipo è pronto. Galgaro lo installerà all'inizio della prossima settimana sulla Torre Inglese, considerata la più «a rischio» delle Cinque torri di Cortina dopo il crollo della Trephor. Un impianto satellitare gps verrà installato sulla cima della guglia, un altro alla sua base: i due rilevatori — insieme a un «tessuto» di fibre ottiche — invieranno ai computer dell'Università la posizione esatta dei due punti di rilevamento, il computer confrontando i dati individuerà gli eventuali spostamenti. «Così riusciremo a isolare anche una variazione spaziale micrometrica, grande poche migliaia di millimetri». L'importanza dello strumento è evidente, perché «i grandi movimenti franosi sono sempre annunciati ore o addirittura giorni in anticipo. Il problema è che questi messaggi sono talmente flebili che oggi non riusciamo a percepirli».
Il sistema, sulla carta, ha un solo difetto. H costo. Difficile immaginare che un giorno qualcuno possa trovare centomila euro per «mettere al sicuro» ogni singola parete delle Dolomiti. «Intanto pensiamo a mettere a punto la soluzione. Poi proveremo a renderla anche efficiente». Almeno per il prossimo futuro, insomma, sarà ancora una questione di fortuna. Il canalone dove venerdì mattina è scesa a valle la valanga di roccia della Punta delle Dodici, assicura il sindaco di San Martino in Badia Pepi Dejaco, era comunque «off li-mits» anche per gli alpinisti più temerari. I massi, però, sono arrivati fino alla strada forestale di Fontanaccia. «Io ho 54 anni, sono nato e ho vissuto sempre qui — racconta Oskar Costa, che abita nel Rifugio Puez, sul lato opposto della Punta — Di frane ne ho viste tante, da queste parti». Per Costa, in fin dei conti, i sistemi satellitari non servono: «Gli alpinisti lo sanno. Quando sei in montagna, è lei che decide».
Paolo Beltramin

  • DUE ANNI FA: Il 1° luglio del 2004 dalla Punta delle Dodici si staccò un masso dì dolomia dì mille metri cubi. Partito dai 2366 metri della Forcella dei Ciampei, il masso aveva finito la sua corsa su un sentiero del Cai, a quota 1941 metri
  • LA MONTAGNA CROLLATA: A destra la Punta delle Dodici a San Martino di Badia, come appare oggi, Dalla parete Nord venerdì mattina 100 mila metri cubi di roccia sono franati lungo il canalone, percorrendo oltre 400 metri in pochi minuti

Cortina: roccia su pista da sci, nessun ferito
12 mar 2008
CORTINA D'AMPEZZO (Belluno) - Un masso di roccia delle dimensioni di un'auto si e' staccato stamane da una parete del monte Cristallo, sopra Cortina, rotolando sulla pista da sci ''Rientro''. Fortunatamente il blocco non ha colpito nessuno, ed e' finito al termine del suo rotolare su una zona pianeggiante a valle. Sul posto sono intervenuti subito i Carabinieri della squadra di soccorso alpino di Cortina d'Ampezzo, che assieme al personale degli impianti hanno messo in sicurezza la zona, per evitare che gli sciatori potessero finire sulle rocce che il masso si era portato dietro. (Agr)

Un robot arrampicatore per prevenire le frane
Si tratta di un dispositivo, sviluppato in collaborazione con l'Agenzia spaziale europea, che sale autonomamente sulle pareti rocciose eseguendo contemporaneamente interventi di consolidamento

Tecnologie spaziali al servizio degli interventi per prevenire le frane. La sperimentazione, condotta in Italia da un robot da 4 tonnellate chiamato Roboclimber (nella foto) e sviluppato grazie alle tecnologie dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA), ha dimostrato la possibilità di rafforzare scarpate a rischio di frana con grandi vantaggi sul fronte della sicurezza per gli operatori e un sostanziale risparmio di costi. Il sistema è stato realizzato dalla Icop, l'impresa di costruzioni che ha proposto il progetto, finanziato poi dalla Commissione europea, con la partecipazione di numerosi partner industriali.
Il robot, uno dei più grandi al mondo, ha superato con successo i test preliminari di verifica della sua efficacia sul campo, avvenuta sotto la supervisione degli esperti dell'università di Genova che hanno preso parte alla sua progettazione.
Cornice della prima uscita pubblica di Roboclimber è stata l'Alta Val Torre, 25 chilometri a nord di Udine, dove il robot si è arrampicato su una parete di roccia quasi verticale per una trentina di metri. Il robot era tenuto in posizione verticale da due cavi fissati sulla sommità della parete. In pochi minuti, armato di uno speciale perforatore che sprigiona una forza 80 volte superiore a quella di un tipico trapano domestico, Roboclimber ha praticato un foro di profondità superiore ai 10 metri e dal diametro inferiore a un centimetro. Perforazioni di questa portata sono il primo necessario passo nelle procedure standard impiegate attualmente per stabilizzare pareti a rischio di frane. La velocità con la quale il robot ha completato le operazioni è stata giudicata ''straordinaria" dagli osservatori.
Il consolidamento delle pareti a rischio comporta in genere l'innalzamento di impalcature molto alte dalle quale si eseguono manualmente delle perforazioni. Dentro questi fori si inseriscono quindi dei perni stabilizzanti. Si tratta di un lavoro molto pericoloso per il costante rischio di smottamenti e caduta di pietre. Il Robotclimber rappresenta dunque un grande passo avanti per la sicurezza degli operatori e si calcola che il sistema consenta un risparmio per singolo intervento di circa 75.000 euro. Per installare il robot si impiegano poche ore, mentre innalzare un'impalcatura, soprattutto in situazioni critiche, può richiedere settimane di lavoro.
In Italia il problema delle frane è decisamente serio: ogni anno se ne verificano oltre 400 e il danno economico è stimato in 1.200 milioni di euro. Nel ventesimo secolo sono state quasi 6.000 le vittime.
31 gennaio 2005


Genova, prende vita all'Istituto di tecnologia uno dei più avanzati sistemi di intelligenza artificiale. Nasce il robot che guarda e impara, è rivoluzione
di MASSIMO MINELLA 
GENOVA - Il cucciolo di robot muove i primi passi e sbatte i suoi occhioni, cammina e pensa che cosa farà da grande, riuscendo a comunicare con l'esterno per imparare sempre qualcosa di nuovo. Come un bambino vero. Il futuro è già arrivato, molto prima di quanto si potesse immaginare. Perché quello che sta prendendo vita all'interno dell'Iit, l'Istituto italiano di tecnologia nato a Genova, da pochi mesi operativo, rappresenta uno dei più avanzati sistemi di intelligenza artificiale elaborati a livello mondiale.
La prossima settimana, per la presentazione ufficiale dei programmi dell'Istituto, arriveranno a Genova Vittorio Grilli, presidente dell'Iit, e Gabriele Galateri di Genola, chairman del consiglio della fondazione Iit. Ma già in questi giorni, a Ventimiglia, i direttori e i primi ricercatori che andranno ad animare l'Iit stanno presentando alla comunità scientifica internazionale, riunita in seminario, "Robotcub", il primo prototipo di robot che l'Istituto sta sviluppando insieme ad altre strutture di ricerca italiane, all'Istituto di Robotica delle università di Genova, Salford e Lisbona e ai 9 poli italiani del network Iit. Un pool internazionale che sta animando questo prototipo dalle dimensioni di un bambino di due anni e mezzo (da qui la parola "robotcub", cioè cucciolo di robot) capace di fondere al suo interno le tre piattaforme di ricerca su cui è orientato l'Istituto: la robotica, le nanotecnologie e le neuroscienze.
Coordinati dal direttore scientifico Roberto Cingolani e seguiti direttamente dai quattro nuovi direttori di ricerca dell'Iit, i ricercatori stanno mettendo a punto il prodigioso cucciolo. Il punto di partenza è rappresentato da un prototipo la cui intelligenza è "preprogrammata", legata cioè a chip elettronici "tradizionali". Su questo l''Iit sta innestando delle reti neuronali che dovrebbero essere in grado di riprodurre in modo sempre più complesso l'intelligenza, grazie a una sofisticatissima tecnica in cui sinapsi di vetro e silicio vengono incollate su piastre. In questo modo l'intelligenza artificiale di Robotcub riesce a interagire con l'ambiente, sfruttando la sua capacità di apprendere e creare risposte sempre nuove e contestualizzate.
Un cervello ibrido, fra il biologico e l'artificiale, chiuso dentro a un corpo meccanico costruito con nuovi materiali, sempre più vicini a quelli del corpo umano (molli, flessibili, resistenti, elastici) così da dotare il cucciolo di robot di grande resistenza e piena capacità di movimento, per permettergli di interagire con l'esterno con le più ampie funzionalità, come la manipolazione e la capacità di lavorare in ambienti estremi, a pressioni e temperature altissime. Ma non è tutto. Il cucciolo di robot sarà anche capace di autoripararsi nei suoi tessuti principali, trovando spazio nelle più varie applicazioni, da quelle dei call center e delle segreterie telefoniche intelligenti fino alle missioni sugli altri pianeti.
(22 luglio 2006)

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