La teoria del Professor Kung: ci aspettano 20 anni di freddo. E' una piccola era glaciale: Il gelo sarebbe causato dalle masse d'aria in viaggio tra il Pacifico e l'Alaska Dall'inviato Giampaolo Pioli
NEW YORK - Gli inverni del 2000 saranno il prologo per un’ibernazione di massa. Secondo un scienziato del Missouri siamo entrati in una piccola "era glaciale" che durerà circa 20 anni. Il buco dell’ozono, l'effetto serra, le torride estati che abbiamo abbandonato insieme a litri di sudore, di fronte a queste cifre sembrano ormai polverosi capitoli di un libro d'avventure del nostro passato prossimo. Il prof. Ernest Kung, preside del dipartimento di Meteorologia dell'Università di Columbia, ha creato un vera e propria scuola con questa sua teoria e sostiene che ogni 15-20 anni si può assistere ad un cambiamento generale dell'atmosfera. I suoi studi hanno dimostrato che l'attuale ondata di freddo che sta paralizzando parte dell'America, mentre un'altra metà è sott'acqua, prende origine dalla temperatura insolitamente calda della superficie delle acque che si trovano nel centro del Pacifico. Secondo il prof. Kung, che in questi giorni è impegnato in un giro di misurazioni sul campo con gli allievi della sua università e con una dozzina di altri professori del Missouri, le alte pressioni che si creano sopra queste zone di acque calde, formano correnti che spingono i venti verso nord, fino alle coste dell'Alaska dove si raffreddano improvvisamente per poi dirigersi gelidi sull'intero Canada e gli Stati Uniti, questo fenomeno corrisponde inoltre al contemporaneo innalzamento delle temperature dell'Alaska e ricorda a milioni di americani il famoso "grande freddo" che flagellò gli Stati Uniti centrali e orientali dal 1976 al 1979. Secondo la teoria del prof. Kung gli scienziati, soprattutto americani hanno sempre avuto la tendenza a sottovalutare la temperatura degli oceani per spiegare i cambiamenti climatici e meteorologici. L'obiettivo degli studiosi del Missouri adesso è quello di dimostrare con una sene di dati comparati la ciclicità di questo enorme abbassamento di temperatura e la sua stretta correlazione col vorticoso giro del venti del nord. La piccola "era glaciale" che starebbe per iniziare dovrebbe raggiungere il suo culmine proprio in coincidenza con la fine del millennio, ma spesso le scuole di pensiero su questo soggetto finiscono per contraddirsi o risultare profondamente distanti fra di loro. I teorici dell'effetto serra infatti guardano all'atmosfera come fattore di surriscaldamento dell'intero pianeta. La scuola del Missouri invece punti il dito sulle distese oceaniche e sugli abissi del Pacifico per spiegare l'inizio del nuovo millennio all'insegna del congelamento di intere popolazioni.
1999: Verso una nuova glaciazione? (e qui c'è un'opinione controcorrente!) La conclusione dei paleoclimatologi dallo studio di un lago greco
Certamente la climatologia non è in grado di fare previsioni precise per periodi di migliaia di anni, ma l'ipotesi di Michael Frogley, ricercatore del Cambridge University's Godwin Institute for Quaternary Research, ha un certo grado di verosimiglianza. Durante l'Olocene (l'epoca interglaciale in cui ci troviamo tuttora) le variazioni nella media delle temperature e nel tasso di precipitazioni risultano essere molto simili ai cambiamenti che hanno caratterizzato l'Eemiano, il periodo interglaciale precedente. Da tempo la paleoclimatologia ha stabilito la cronologia di diverse fasi di aumento e diminuzione della temperatura globale nel periodo che segue le grandi glaciazioni quaternarie, l'ultima delle quali, il Wurm, terminò circa 8300 anni fa. Il clima dell'Eemiano è stato invece oggetto d'indagine da parte del gruppo guidato da Frogley, che ha analizzato i pollini e gli isotopi del carbonio imprigionati nei sedimenti (risalenti a 100.000 anni fa) raccolti presso il lago di Pamvotis, nella Grecia nordoccidentale. «Gli isotopi racchiudono la storia climatica del lago - ha spiegato Frogley - e rivelano le variazioni di composizione chimica dei depositi di diverse epoche. Con i pollini invece riusciamo a sapere che tipo di vegetazione cresceva intorno al lago: le piante raccontano in modo preciso le condizioni climatiche anche di periodi molto lunghi». La ricerca, il cui resoconto sarà pubblicato da «Science», mostra come durante l'Eemiano la temperatura sia rimasta relativamente stabile fino a poco prima che cominciasse la glaciazione successiva. «L'inizio dell'instabilità sembra collocarsi circa 10.800 anni dopo l'inizio del periodo interglaciale» ha proseguito Frogley. «Lo stesso intervallo di tempo che è trascorso dall'inizio dell'Olocene: viene spontaneo associare il riscaldamento globale di cui siamo testimoni all'avvento di un nuovo periodo di temperature molto basse.» Non è da escludere comunque che le variazioni naturali possano interagire con il riscaldamento per effetto serra. «Gli studi di Frogley forniscono la più dettagliata cronologia mai ottenuta dell'Eemiano - ha commentato Linda Heusser, ricercatore della Columbia University - e le sue teorie sono giustificate. Tuttavia il riscaldamento indotto dall'uomo potrebbe prolungare quello naturale dei periodi interglaciali, con effetti che nessuno è in grado di prevedere.» Folco Claudi, © 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
BackIn questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?
Maggio 2006:
Vi segnalo questo link,
in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!
Agosto 2006
Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:
Gennaio 2007:
Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico
Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico
Ipotesi di Mercer
Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo. Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.
Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici. Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi. Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.
Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino). Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..
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