2006: Pesa più l’effetto urbano che l’effetto serra Politiche urbanistiche inadeguate
FERRARA - Chi vive in città, cioè oltre la metà della popolazione mondiale, deve fare i conti più con l’effetto urbano che con il cambiamento climatico globale. E se il global warming ha comportato un aumento delle temperature medie di 0.5-0.6 °C in un secolo, nello stesso periodo l'effetto nelle grandi realtà urbane è stato in molti casi superiore. Ad esempio, la città di Milano in 158 anni ha manifestato un aumento complessivo della temperatura dell’aria al suolo di 2.54°C per le massime e di 0.88°C per le minime. Non privo di conseguenze, visto che, durante l’ondata di calore del 2003, ci sono state oltre 35.000 morti in eccesso nella sola Europa occidentale, e 4.175 decessi in più rispetto all'anno precedente in Italia. Lo studio degli effetti che architettura, morfologia urbana, materiali ed usi degli spazi hanno sul benessere dei cittadini, sarà al centro del convegno Il respiro della città - strumenti per gestire lo sviluppo urbano: uomo, benessere e ambiente urbano nell'era tecnologica, che si terrà a Ferrara, domani 17 giugno 2006. «Mentre il tema del riscaldamento globale», sottolinea Federico Margelli, ricercatore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (Isac) del Cnr di Bologna, «ha vasta eco nel mondo scientifico e sui mezzi d’informazione, assai limitato è oggi il dibattito sul riscaldamento dello strato limite (lo strato atmosferico più vicino al suolo la cui altezza varia da poche decine di metri a circa 1000-2000 metri) dovuto all’urbanizzazione».NIENTE«RIFLESSIONE» SE C'E' ASFALTO - Il principale fattore che determina le caratteristiche dello strato limite è il bilancio energetico di superficie, che in ambito urbano è condizionato dalle caratteristiche di riflessione e assorbimento dell’energia solare dei materiali utilizzati, dalla struttura della città (canyoning urbano) e dall’attività dell'uomo. La presenza della città agisce prevalentemente sulla frazione della radiazione solare riflessa verso lo spazio. Infatti, nel caso di vegetazione spontanea o coltivata, questa è dell’ordine del 20-30%, mentre nelle città il valore è mediamente più basso e può arrivare anche sotto il 5% nel caso di superfici asfaltate. «In altri termini», prosegue il ricercatore, «la superficie urbana assorbe più energia solare rispetto alle aree rurali. Inoltre, la città stessa è fonte di produzione di energia, che si va a sommare a quella della radiazione solare incidente, a causa delle attività umane principalmente legate al riscaldamento, o più in generale al condizionamento della temperatura indoor, e trasporti. In complesso dunque la città è più ricca d'energia rispetto alla campagna e tale squilibrio si acuisce ulteriormente in virtù delle fonti di calore primarie». Il convegno di Ferrara nasce dalla realizzazione di un gruppo di lavoro coordinato dall’Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Cnr di Bologna e composto da vari centri di ricerca pubblici e privati, Università e imprese, formatosi in occasione della presentazione del progetto europeo «HEAT- Human Environment from Architectural Technology», che si ripromette di valutare, attraverso uno studio multidisciplinare ha l’obiettivo di analizzare come la morfologia urbana e la sua architettura influenzano il microclima urbano al fine di ottenere un qualche strumento di pianificazione urbanistica e di valutazione delle soluzioni adottate, nell’ottica di incrementare la capacità di realizzare città che meglio si adattino alle molteplici e variabili esigenze, non solo di comfort fisico, dei suoi cittadini.16 giugno 2006, dal sito OnLine del Corriere della Sera
Usa, l'asfalto hi tech fa più verde Chicago
Con i suoi 3.200 chilometri di stradine, la terza città d'America ha la rete viaria più capillare del Paese Una pavimentazione speciale consentirà di recuperare la pioggia e di regolare la temperatura del manto
di SUSAN SAULNYCHICAGO - Probabilmente, in una città diversa, la scelta del manto stradale con cui ricoprire i vicoli non richiamerebbe altrettanta attenzione. Ma Chicago, con quasi tremila e duecento chilometri di stradine di servizio che da nord a sud dividono in due i suoi isolati, è la capitale americana dei vicoli; le sue strade secondarie, dicono le autorità cittadine, occupano una superficie asfaltata pari a quella di cinque aeroporti di medie dimensioni.I vicoli fanno da sempre parte del paesaggio urbano di questa città, ospitano soprattutto bidoni della spazzatura e garage, e consentono di mantenere le strade di scorrimento più pulite e meno congestionate dal traffico. Ma la particolarità di Chicago presenta anche degli aspetti negativi: immaginate un succedersi di strade in miniatura che richiedono manutenzione e sono inclini ad allagarsi, riversando l'acqua piovana in un sistema fognario già sovraccarico.Cosa può fare allora una vecchia città con una fitta rete di stradine? Grazie all'iniziativa "Vicolo verde" - che secondo gli esperti rappresenta uno dei progetti più ambiziosi a livello nazionale in materia di ristrutturazione di strade pubbliche, Chicago ha deciso di riasfaltare le sue strade secondarie con materiali eco-compatibili, rivedendo il modo in cui pavimenta le proprie superfici.In un vicolo "verde", l'acqua può penetrare nel terreno attraverso lo stesso manto stradale - costruito secondo una tecnologia recente ma poco utilizzata, basata su cemento permeabile o asfalto poroso. Una volta filtrata da un letto di roccia posto sotto allo strato di superficie permeabile, l'acqua confluisce poi nelle falde sotterranee anziché finire nei fiumi e nei ruscelli come scarico inquinato."La domanda da porsi è: se una strada secondaria va comunque ripavimentata, non è forse il caso di farlo in un modo che apporti anche dei vantaggi?", dice Janet Attarian, che dirige il progetto.Le nuove pavimentazioni sono in grado di riflettere il calore del sole (anziché assorbirlo), contribuendo a tenere bassa la temperatura della città nelle giornate di caldo, e trattengono il calore quando fa freddo. Le stradine "verdi", dicono le autorità cittadine, saranno inoltre dotate di nuovi lampioni a risparmio energetico, capaci di ridurre il riverbero e costruiti con materiali riciclati.Entro la fine dell'anno, Chicago avrà portato a termine la trasformazione di 46 vicoli, secondo un modello considerato tanto positivo che d'ora in avanti sarà applicato ad ogni strada secondaria che richiede una nuova pavimentazione. "Ormai si tratta di una pratica acquisita", afferma Attarian.Tutte queste migliorie però hanno un costo, e c'è chi si domanda se sia giusto che una città che a malapena ricicla i propri rifiuti e ha difficoltà a mantenere in servizio le linee di trasporti urbani debba spendere del denaro per ammodernare i propri vicoli.Martedì scorso, mentre era intenta a sistemare tutta la spazzatura domestica in un'unica busta prima di gettarla in un bidone di un vicolo "verde", la signora Judy King ci diceva: "Come si fa a decidere le priorità da seguire? E' difficile. Mi secca che non si ricicli di più".Recentemente Chicago ha iniziato a prendere in seria considerazione un programma di riciclaggio di ampia portata che sostituisca le vaghe linee-guida attualmente in uso. Oltre al riciclo dei rifiuti, il programma prevede numerose iniziative verdi che porteranno Chicago all'avanguardia tra le città sensibili alle tematiche ambientali. Questo mese inoltre, grazie ai fondi messi a disposizione dalla Clinton Foundation, la città ha inaugurato due iniziative pensate per aiutare i proprietari di casa e i titolari di imprese ad aggiornare gli edifici più vecchi, in modo da ridurre i consumi energetici. La città ha anche fatto in modo di snellire le pratiche per il rilascio di permessi per quei costruttori che utilizzano tecniche "verdi", mentre i camion della nettezza urbana e i veicoli per la pulizia delle strade adesso hanno dei congegni che permettono di misurare la presenza di sostanze nocive nell'aria.Negli ultimi anni Chicago ha installato sui tetti degli edifici giardini per la raccolta di acqua piovana, piantato mezzo milione di nuovi alberi, e creato circa 81.000 ettari di parchi e zone verdi, pensati per pulire l'aria e aggiungere un tocco di bellezza.Tornando alle strade di servizio, la città assicura che il costo della loro trasformazione sarà compensato da quello che sarebbe altrimenti il costo di manutenzione e ristrutturazione dell'impianto fognario. Anche le nuove stradine richiederanno una manutenzione per assicurarsi che rimangano porose, ma fatti i dovuti calcoli - secondo Attarian - il costo dovrebbe restare comunque "piuttosto competitivo". C'è forse da sorprendersi che Chicago - con il suo passato di centro dell'industria pesante e una reputazione di ostinata inflessibilità - esibisca una tale sensibilità verso l'ambiente. Ma il sindaco Richard M. Daley, che solo pochi anni fa era stato deriso come "amico degli alberi", ha detto di voler fare della città un modello ecologico per tutto il Paese. E adesso gli altri sindaci prendono esempio da lui. "Il riscaldamento globale è una realtà", ha dichiarato Daley recentemente: "Bisogna decidere come affrontarlo".(copyright The New York Times/La Repubblica. Traduzione di Marzia Porta)(28 novembre 2007)
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