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Punto Nullo Concetti, assunti e basi della Geologia Stratigrafica

Un pò di numeri per capire quando "collocare" nel nostro passato questi nomi che ogni tanto sentiamo:

  • Pleistocene superiore o Calabriano da 1.800.000 a 781.000 anni fà
  • Pleistocene medio da 781.000 a 126.000 anni fà
  • Pleistocene inferiore o Eemiano da 126.000 a 11.000 anni fà
  • Paleolitico inferiore, che in Italia va da 1.000.000 a 120.000 anni fà
  • Paleolitico medio, che va da 120.000 a 45.000 anni fà
  • Paleolitico superiore, che va da 45.000 a 10.000 anni fà
      • Circa 40.000 anni fa infatti, comparve il primo rappresentante di una nuova sottospecie, detta Homo sapiens sapiens o Uomo di Cro-Magnon, sempre dal nome della località della Dordogna (Francia meridionale) in cui nel 1868 venne effettuato il primo ritrovamento di uno scheletro di questo tipo. L'uomo di Cro-Magnon aveva un'altezza rilevante, di poco inferiore a quella attuale, ed era caratterizzato da fronte alta, faccia piccola con orbite basse e approssimativamente rettangolari, ed uno scheletro più slanciato di quello dell'uomo di Neanderthal
  • Il Mesolitico va da 10.000 a 6.000 anni fà
  • Il Neolitico È l'età della pietra levigata, e va dal 6.000 al 3.500 a.C.

ed in periodi più recenti ..:

  • 1300-500 a.C.: clima secco e molto freddo. Sotto la spinta dei grandi cambiamenti climatici che caratterizzano tale era, si accentua la pressione degli Indoeuropei verso il Medio Oriente, le cui civiltà si sono nel frattempo indebolite forse a seguito di un periodo di persistente siccità. La Mesopotamia, una volta sede dell' "Eden" subisce un rapido processo di desertificazione. Scompaiono le foreste da Libano e Galilea. Le favorevoli condizioni climatiche del bacino mediterraneo favoriscono la nascita della civiltà greca, assira, fenicia.
  • 500 a.C.-400 d.C.: clima mite soprattutto sui paesi mediterranei. Le civiltà romana e greca raggiungono il loro massimo splendore.
  • 400-1200 d.C.: il clima mite, e insieme anche la prosperità si sposta verso l'Europa centro-settentrionale, favorendo le popolazioni "barbare" di tale area (Visigoti, Ostrogoti, Vandali).
  • Tra 1800 e il 1200 si afferma anche la grande civiltà vichinga. Invece sulla parte centrale del vasto continente asiatico imperversano venti freddissimi e siccità cosicché da tali remote contrade parte la grande migrazione dei popoli mongoli (Unni) verso le miti sponde del Mediterraneo. Poi anche gli Arabi si muoveranno dalle loro aride regioni alla conquista delle più confortevoli e prosperose terre del Mediterraneo.
GLOBAL CHANGE: si tratta di un argomento su cui tutti parlano ma solo i geologi e i meteorologi se ne occupano. Tutte le altre sono solo chiacchiere.
È dal 1700 che si hanno dati storici di glaciazioni mentre il geologo puro non ha limiti temporali a riguardo delle fluttuazioni glaciali che ci possono essere state nella storia del pianeta.
Quindi, queste variazioni climatiche sono usate come scale (anche se tendono ad essere molto ma molto più grossolane di tutte le altre viste finora. Queste scale solo applicabili (quelle di tipo glaciale), essenzialmente al QUATERNARIO.
SCALA CALDO-FREDDO: le calotte glaciali non sono sempre esistite: infatti, probabilmente, nel cretaceo esse non esistevano.
Si calcola che nell’ultima glaciazione il volume totale di H2O congelato nelle calotte glaciali fosse di circa 43-45 * 106 km3.
  • Si ricorda che la superficie dei continenti è di circa 180 * 106 km2
  • Mentre la superficie dei mari è di circa 350 * 106 km2.
Di conseguenza, dando un certo valore medio di profondità degli oceani, (valore di circa 2.000-3.000 metri), ottengo i seguenti risultati: 
  • 2.000 metri * 350 * 106 km2 = 700 km3 (caso A)
  • 3.000 metri * 350 * 106 km2 = 1.050 km3 (caso B)
Nel caso (A) la glaciazione rappresentava il 5% mentre nel caso (B) era il 6% della massa complessiva d’acqua in superficie del pianeta. Tali valori non sono affatto trascurabili dati i volumi che essi rappresentano. Di conseguenza tutto quel ghiaccio (dato da precipitazioni di acqua evaporata e cioè distillata), provoca un’enorme serie di fluttuazioni/variazioni nel mare e nella terra, (come ad esempio processi isostatici e idrostatici).
 
GLACIAZIONE QUATERNARIA: è data dall’ultima grande glaciazione pleistocenica. La massima estensione di questa glaciazione è data da una linea che toccava le capitali del nord Europa, (Berlino, Varsavia, Parigi). È anche quella che si conosce meglio (anche se possiede molte stranezze ed anomalie):
Prima del pleistocene non vi era alcuna calotta glaciale, poi essa si instaura e ciò si ripercuote sulla composizione delle acque degli oceani. Tutto questo sarebbe provato dalle grandi crisi (ricostruite) del Messiniano di tipo biologico avvenute nel mar Mediterraneo. In ogni caso si ipotizza che essa sia durata più di 3 milioni di anni e si pensa che sia collegata con l’innesco e la formazione delle calotte polari: si pensa che la durata delle calotte sarà ancora molto lunga (deduzione nata dal confronto con i dati provenienti dalle altre glaciazioni).
Tabella                                                                età                                           durata
Glaciazione Permo-Carbonifera3 (P-C)      circa 250-300                                   circa 50
Glaciazione Ordoviciana2 (O)                     circa 440-470                                   circa 25
Glaciazione EoCambriana (E-T)                 circa 700-800                                   > 100
Note:
2: questa è quella di cui si hanno maggiori informazioni perché la calotta era in africa ed era circondata dal mare (motivo che ha permesso di avere maggiori informazioni). Le foto del satellite la confermano (?).
3: ha coinvolto soprattutto l’emisfero sud della Pangea, (soprattutto il sud America), e coà vi sono molte prove della sua esistenza. È dalla durata di questa glaciazione che si è dedotto il fatto che le calotte dovrebbero continuare ad esistere ancora per molto tempo.
 
Attenzione che gli intervalli di durata delle glaciazioni sono documentati dalla formazione delle calotte e di conseguenza dalle relative evidenze morfologiche e NON dai ghiaccia di montagna. Quindi occorre distinguere molto chiaramente le morene e le tilliti di ambiente di pianura da quelli di altitudine (cioè formatesi a quote diverse da quelle del mare).
 
Nel cretaceo non sono documentate calotte glaciali anche se sono documentati intervalli più freddi e salta fuori una certa periodicità di circa 30 milioni di anni (ciclicità). Dove non ci sono calotte gli intervalli freddi-caldi vengono datati e ricostruiti con lo studio degli isotopi di O2. Questa ciclicità di valore è stata evidenziata dai paleontologi attraverso “il ciclo di estinzione preferenziale” (periodo o ciclo di 27 milioni di anni), generando in questo modo un “effetto-causa” e sottolineando il controllo ambientale su un’evoluzione traumatica. In sintesi il controllo ambientale domina i processi a lungo periodo di estinzione.
Un altro aspetto da prendere in considerazione è dato dal fatto che la glaciazione quaternaria è di tipo BIPOLARE (cioè sono presenti 2 calotte), mentre le altre si sono manifestate sulla calotta (ora ben separata) del polo sud. Anche oggigiorno la calotta maggiormente sviluppata è quella del polo sud. Un elemento fortemente condizionante a tutto ciò è dato dalla presenza al polo sud di un continente al contrario del polo nord che non ce l’ha: la presenza di un continente fa da “calamita” per la formazione del ghiaccio.
L’altro problema è dato dalla glaciazione EoCambriana, in quanto essa và di pari passo con la fauna di DIAKARA. (che è sempre associata ai depositi di tilliti precambriane). Questa fauna, in sintesi, è composta da organismi senza scheletro ma alquanto differenti tra di loro. In questa glaciazione si ha una distribuzione areale dei ghiacci (e delle sue tracce) molto vasta: praticamente a livello globale contro le altre che erano praticamente concentrate solo ai poli. Di tutto ciò si danno 2 possibili spiegazioni:
a) effettivamente si trattava di una glaciazione di tipo globale;
b) vi è stata successivamente una frantumazione (a causa della tettonica a placche) del continente “ospite” che è proseguita fino ad oggi;
 
Attenzione che non occorre un grosso sconvolgimento climatico per avere un periodo glaciale o meno, (massimo una variazione di 5-6 C°). Attualmente ci si trova in uno stadio caldo. Comunque sia è sufficiente avere una variazione di 5-6 C° per avere una glaciazione e quando ciò accade si forma una calotta, e se poi successivamente scompare la variazione dei 5-6 C° non è detto che scompaia anche la calotta in quanto essa (la calotta) ha una sua inerzia. Infatti, non esiste una corrispondenza lineare tra la calotta e le variazioni climatiche e questo perché la calotta possiede una forte ALBEDO e di conseguenza di base essa riflette molto calore che le permette di sopravvivere a lungo anche a fronte di avverse condizioni climatiche.
Tutto ciò lo si può riassumere schematicamente nel seguente modo:   
Formazione rapida (della calotta) >>> Distruzione lenta (della calotta)

Epoche e Periodi: schemi e sintesi

Definizioni di Base
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 08-10-2006 at 10:18 AM
Geologia Stratigrafica >> Definizioni di Base

Ordoviciano: da 500 a 440 milioni di anni fa
Nell'Ordoviciano, i due blocchi della futura Asia si avvicinano. Le zone che Siberia e l'Asia centrale sotto attraversate dall'Equatore, che taglia anche il Canada. Queste aree avevano un clima piuttosto caldo il blocco continentale meridionale si sposta un po verso Nord e il Polo Sud si trova per lungo tempo in pieno Sahara. La presenza di una grande massa continentale in una regione fredda può dar ragione di un fenomeno che, sulla Terra, si è presentato più volte periodicamente. Si tratta del fenomeno delle glaciazioni. Le nevi e i ghiacci si accumulano per millenni e si formano vasti ghiacciai, ciò a un generale abbassamento della temperatura e spesso a un cima più secco, molte delle acque continentali che potrebbero diventare pioggia sono bloccate negli spessissimi ghiacciai. Le tracce delle glaciazioni sono evidenti: rocce consumate, "piallate" dal lento movimento dci ghiacciai, erose dai fiumi che ne discendevano. Simili testimonianze sono evidenti in alcune zone ai margini del Sahara le cui rocce risalgono all'Ordoviciano. Nei mari continuano a dominare, con moltissime specie i Trilobiti.
 
Permiano: da 280 a 225 milioni di anni fa
Tutte le masse continentali sono riunite in un unico supercontinente che è stato denominato Pangea ("tutta la terra"). Nell'enorme blocco si insinuano alcuni mari (in realtà lunghi golfi):uno tra India e Antartide-Australia, un altro tra Asia nordorientale e Canada e, infine, sulla linea dell'Equatore, l'ampio bacino detto Tetide, dal nome della dea marina. In esso si accumulano sedimenti che nuovi movimenti delle zolle faranno emergere come montagne (le Alpi e, più tardi, l'Himalaya). Durante il Permiano gli Urali finiscono di emergere. Fenomeno chiave di questo periodo è la grande glaciazione che continua quella carbonifera. Le testimonianze dell'esistenza dei ghiacciai ce ne indicano la massima estensione: oltre all'Antartide erano coperte di ghiaccio l'Australia meridionale, l'India e una vasta parte dell'Africa e dell'America meridionale.
Il clima si fa più secco ma rimane abbastanza caldo nella fascia equatoriale o nelle adiacenti zone tropicali. Gli insetti continuano a prosperare con interessanti soluzioni, per il problema della riproduzione, legate al fatto che molte paludi si disseccano (aumentano le forme che hanno larve non acquatiche).
La glaciazione nella parte meridionale del Pangea si è certamente svolta in più ondate successive con un lento migliorare delle condizioni a partire dalla metà del periodo. Alla fine di esso i ghiacci erano assai ridotti. Gli esseri viventi potevano spostarsi sulle terre emerse senza mai "bagnarsi i piedi". Si potrebbe dunque pensare che durante il Permiano vegetali e animali sì siano diffusi ovunque unìformemente. I resti fossili invece indicano che esistevano popolazioni diverse alle diverse latitudini. Le barriere non erano più costituite dai bracci di mare ma da differenze di temperatura e di clima. Nella parte meridionale soprattutto la vicenda della glaciazione diede origine ad adattamenti particolari che tra l'altro si realizzarono in più fasi, testimoniando l'alternanza di avanzate e ritiri di ghiacci. Altre popolazioni si riscontrano nelle regioni settentrionali. In pratica il Pangea è diviso in tre regioni ecologiche: la settentrionale a clima non troppo freddo ma secco; la fascia centrale in cui permangono condizioni caldo-umide; la zona meridionale, interessata dalla glaciazione. Nel Sud sono diffuse le Pteridosperme e le Conifere. Una delle "felci con semi", Sappiamo che l'Hylonomus, rinvenuto negli strati del Carbonifero finale, viene considerato un rettile. Il giudizio, in merito, viene formulato sulla base della struttura del suo scheletro. Il più importante indizio non è però stato ancora rinvenuto: gli strati carboniferi non ci hanno per ora fornito tracce di un uovo con guscio. I primi frammenti di uova si trovano in strati del Permiano. Presso i ghiacciai della regione meridionale del Pangea i rettili potenziarono la loro possibilità di mantenere costante la temperatura del corpo con il pelo. Rettili pelosi? I crani di alcune forme presentano serie di piccole infossature analoghe a quelle che si notano nelle ossa del "muso" dei mammiferi attuali dotati di viI' risse (sono vibrisse i "baffi" dei gatti ad esempio). Vibrisse e peli sono formazioni della stessa natura. E dunque molto probabile che i rettili "del freddo" avessero una pelliccia, efficace rivestimento isolante (si veda anche oltre, a p. 162). Le ricerche sulle forme "simili a mammiferi" (classificate, nella classe rettili, come Terapsidi) hanno portato, in tempi recenti, a proposte molto interessanti sulle quali ritorneremo in seguito. Diciamo comunque subito che vari studiosi suggeriscono di considerare questi animali non più come rettili "strani", ma come primitivissimi mammiferi. E stato anche proposto un nuovo nome: paramammiferi .
I rettili permiani presentano altri adattamenti notevoli, oltre a quelli, importantissimi, di cui abbiamo già parlato, che li hanno avvicinati all'omeotermia. Ancora nella "direzione" evolutiva dei mammiferi si pone ad esempio lo sviluppo di dentature costituite da elementi diversi: denti "davanti" adatti a mordere (come gli incisivi dei mammiferi), zanne (come i canini), denti per dilaniare (come i premolari dei carnivori attuali, i cosiddetti "denti ferini").
Ovviamente queste dentature sono tipiche dei predatori: le riscontriamo, tra i pelicosauri, nel Dimetrodon, o, tra i terapsidi, nel Lycaenops e nelle forme simili. Negli erbivori si hanno talvolta strane placche di masticazione mentre esistono soltanto due zanne nella mascella, forse più sviluppate nei maschi (come nel Lystrosaums, una forma diffusa nella parte meridionale del Pangea, dall'Australia, all'Antartide, all'Africa meridionale, all'India). Denti simili ad aghi, numerosissimi e non differenziati si hanno nei piccoli rettili acquatici detti Mesosauri. Questi animali erano accaniti predatori di pesci e crostacei nelle acque interne e nei bassi fondali vicino alle coste. Le zampe, palmate, e la potente coda erano perfettamente adattate al nuoto.

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