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Punto Nullo Le frane nel Mondo

In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione.

Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche.

Buone Letture


FIUMI DI ERRORI. E L' ITALIA FRANA: si ripetono sempre le stesse cose (guardate le date!)

Sezione Alluvioni
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 11-08-2010 at 4:47 PM
Sezione frane e dissesto Idrogeologico >> Sezione Alluvioni

FIUMI DI ERRORI. E L' ITALIA FRANA

Repubblica — 06 novembre 1994
LE PIOGGE di quest'autunno ritardato hanno provocato discreti danni ma la cura d' emergenza che, se si seguirà il copione tradizionale, verrà decretata nei prossimi giorni potrebbe essere peggiore: finora ad ogni alluvione ha fatto seguito un irrigidimento della risposta meccanica di contenimento delle acque. Il ragionamento classico è stato il seguente. I fiumi straripano? E noi facciamo una bella diga. Continuano a straripare? E noi alziamo la diga. Il giochino è stato ripetuto per quarant'anni e il risultato è che l' Italia si trova in condizioni più disastrate di prima. Naturalmente questo non è vero dappertutto. Gli ingegneri sono riusciti a difendere singole porzioni del Bel Paese, ma il loro interesse è stato quasi sempre settoriale: avevano il compito di "tenere" una città o una striscia di campi e lo rispettavano. Se poi le acque, che acquistavano velocità nei corridoi di cemento come su una pista di bob, causavano a valle guai maggiori il problema apparteneva ad un'altra amministrazione. A questo atteggiamento si somma la compiacenza verso i ladri di territorio. Rubare una quota di azioni di un grande gruppo è un reato che nessuno mette in discussione, ma rubare una quota dell'ecosistema che serve a mantenere le condizioni di base per l'esistenza dell'intera economia è considerato un peccato veniale. Poco più di una disattenzione da perdonare in cambio di un piccolo obolo: pochi milioni in forma di condono, a prezzi di saldo, e non se ne parli più. E così, da un condono all'altro, l'Italia viene divorata a velocità di termite. Tra il 1961 e il 1986, stando ai dati del ministero per l'Ambiente, sono stati fatti fuori quasi due milioni di ettari di verde, un'area grande come il Veneto. Un'area maggiore di quella occupata nei cinquemila anni precedenti. Se mantenessimo il ritmo l'ultimo metro di terra non coperta da cemento o asfalto scomparirebbe tra circa tre secoli. E' molto probabile che ci si arresti prima. Ma di certo non lo si è fatto tra il 1986 ed oggi. Anzi l'alluvione di condoni che si è abbattuta negli ultimi mesi sugli italiani ha prodotto una forte ripresa dell'edilizia selvaggia, quella che si preoccupa di costruire bagni ma non fogne, casermoni ma non giardini. Su quest'Italia che ha indossato l' asfalto come un impermeabile la pioggia scivola senza far presa. Scorre, si addensa, acquista volume, viene respinta dagli argini, ma alla fine trova il punto debole da sfondare. E così, paradossalmente, i fondi spesi per la difesa dalle acque (5000 miliardi nel 1990) possono diventare un moltiplicatore di rischio. Tre anni fa, quando un altro acquazzone autunnale mise il nord in ginocchio, la Lega Ambiente calcolò che se si ripetessero le condizioni che nel novembre 1951 portarono al dramma del Polesine l'onda di piena sarebbe oggi superiore del 20%. Un miracolo idraulico ottenuto facendo salire la superficie asfaltata del bacino idrografico del Po da cinquemila a dodicimila chilometri quadrati e trasformando le zone agricole in un tavolo da biliardo che non offre il minimo disturbo all'avanzata delle acque. Questi errori non sono stati commessi solo in Italia. Ma in altri paesi, a cominciare dalla Germania, è in atto un ripensamento radicale. Alla risposta "militare" comincia ad essere contrapposta la Renaturierung (rinaturazione): una tecnica morbida che punta a non bloccare le piene ma a depotenziarle, stemperandone la forza d'urto attraverso un sistema di casse di compensazione (recupero dei rami morti dei fiumi, ripristino dell'intero alveo dei torrenti, riforestazione delle rive). Lasciando al fiume i suoi spazi naturali si offre sfogo all'eccedenza d' acqua che non può essere considerata un' eccezione imprevedibile. Nei prossimi giorni vedremo se in Italia si sceglieranno le ruspe o i giardinieri. -

di ANTONIO CIANCIULLO

In arrivo 150 milioni per la difesa del suolo
Siglato accordo tra Regione e Ministero dell'ambiente. Le risorse sono per interventi urgenti di mitigazione del rischio idrogeologico
(3 novembre 2010) Oltre 150 milioni di euro per interventi urgenti di difesa del suolo. La Regione Emilia-Romagna ha sottoscritto un accordo con il Ministero dell’ambiente per mettere in campo interventi nel periodo 2011-2013 grazie a risorse statali e regionali.
Sui finanziamenti statali ripartiti dal Ministero, all’Emilia-Romagna compete una quota di oltre 90 milioni di euro mentre la Regione metterà a disposizione un cofinanziamento per oltre 60 milioni di risorse del bilancio regionale finalizzati a interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico.
Il presidente della Regione ha commentato la firma dell’accordo sottolineando “il positivo approccio di intervento a sistema che ha caratterizzato il lavoro compiuto” e ha auspicato che i finanziamenti “siano messi presto a disposizione da parte del Governo anche perché in questo accordo la Regione Emilia-Romagna si è fortemente impegnata mettendo a disposizione risorse proprie”.
“E’ un lavoro che abbiamo iniziato da tempo - ha aggiunto Errani - e che vogliamo proseguire con forza e coerenza per prevenire il più possibile e mettere in sicurezza il territorio. E’ chiaro che questo è un primo passo.
Con tali finanziamenti si potranno portare a conclusione alcuni importanti interventi strutturali, come le casse di espansione sugli affluenti del Po e nel bacino del Reno, e attuare interventi di manutenzione diffusa dei versanti, del reticolo idrografico e della costa in una visione pluriennale che veda la manutenzione e la prevenzione come vero strumento per uscire dalla logica dell’intervento di riparazione post evento”.


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