Qualche lettura interessante che potrebbe interessarVi: in questa sezione si cercherà di fornire qualche titolo interessante per approfondire la storia del pianeta, la sua geologia, ecc..
Sezione Geologia e Paleontologia: Storia del Pianeta
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Il Diluvio, di William Ryan e Walter Pitman, (due oceanografi dell'Università della Columbia, Usa), pubblicato in Italia da Piemme: Nel 1997 il geologi Walter Pitman e William Ryan proposero la prima significativa spiegazione scientifica sull’interpretazione dei racconti sul Diluvio. I loro studi li videro impegnati nella decifrazione degli strati sedimentari del Mar Nero e i risultati raggiunti li convinsero che quella zona poteva essere stata un lago di acqua dolce fino al 5.600 a.C. Dopo questa data, probabilmente, un flusso di acqua proveniente dal Mediterraneo irruppe improvvisamente dal Bosforo e, pertanto, nel Mar Nero "si riversarono dieci miglia cubiche di acqua al giorno, duecento volte il regime delle Cascate del Niagara". Un disastro di inaudita violenza cui si possono far risalire i miti sul Diluvio.
Sezione Divulgativi: Vari
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"Calamità Naturali" di David E. Alexander, edito da Pitagora Editrice Bologna, giugno 2001: si tratta di un testo divulgativo in merito ai vari tipi di disastri naturali e i relativi impatti che essi hanno sulle popolazioni ivi residenti.
- Effetto Serra e Macchie Solari, di Paolo Ernani edito dalla Sovera, 2006: si tratta di un interessante ipotesi di lavoro sulla correlazione dei cicli solari e/o dell'attività solare con quanto accade dalle nostri parti sia in atmosfera che sul pianeta stesso;
- I più grandi eventi meteorologici della storia, Collana Meteo, di paolo Corazzon (Alpha test) del 2002: si tratta di un libro pieno di episodi estremi climatici con le spigazioni dei meccanismi di innesco; molto interessanti le statistiche
Sezione Geologia & Lavoro
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Problemi di geotecnica (B. K. Menzies, N. E. Simons) - FLA, Dario Flaccovio Editore S.r.l.: "Utile prontuario contenente problemi di geotecnica anche meno comuni. Dedicato a studenti e professionisti";
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Analisi sismica delle costruzioni in cemento armato (K. Muto) - FLA, Dario Flaccovio Editore S.r.l.: "Studio degli effetti sismici sugli edifici intelaiati, la traduzione del caposcuola giapponese Kiyoshi Muto risulta una efficace documentazione per il progettista di oggi"
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Stabilità dei pendii (A. Testa Camillo) - FLA, Dario Flaccovio Editore S.r.l.: "Progettazione - consolidamento - stabilizzazione dei pendii", Al testo è allegato un programma...
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Progettazione antisismica di edifici multipiano in c.a. (P. Savoia) - FLA, Dario Flaccovio Editore: "Con software in ambiente Windows 95/98 per il calcolo completo degli edifici in c.a."
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Stabilizzazione di pendii (F. Tambara) - HEV, Hevelius Edizioni s.r.l. :"Numerose sono le esperienze accumulate dalle imprese italiane specializzate nella realizzazione di lavori di stabilizzazione di pendii instabili. Questo volumetto presenta sia l'esperienza diretta dell'autore in questa tipologia di interventi, sia il contributo di altri ed illustra un ricco campionario di realizzazioni delle imprese operanti in questo specifico settore della Geotecnica", 1998, 64 pp. 17x22
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Risposta sismica locale - Teorie ed esperienze (G. Lanzo, F. Silvestri) - HEV, Hevelius Edizioni s.r.l.
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Azioni sismiche e comportamento meccanico dei terreni, la risposta sismica di un sottosuolo ideale e di uno reale. La normativa.1999, 160 pp., F.to 15x22.5;
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Drenaggi a gravità per la stabilizzazione dei pendii (A. Desideri, S. Miliziano, S. Rampello) - HEV, Hevelius Edizioni s.r.l.1997, 80 pp., F.to 15x22.5: "Tipologie ed aspetti costruttivi, efficienza idraulica e stabilità di un pendio, elementi per il dimensionamento e la loro efficienza: misure in sito ed esempi applicativi".
Geotermia: principi, ricerca, produzione di Claudio Sommaruga, Guido Verdiani
La geotermia della quale si occupa il testo è quella relativa alla cosiddetta energia geotermica a bassa entalpia, suscettibile di trovare impiego in usi non elettrici. Il libro espone le nozioni sull'origine del calore e dei movimenti interni alla terra (geodinamica), per poi passare ai metodi di ricerca e di utilizzazione dei fluidi geotermici e a una panoramica delle attività geotermiche mondiali.
Sezione Divulgativi: qualche lettura sulla vita (e le estinzioni) nel passato geologico del pianeta
- Bibliografia AA.VV. (1988) - La testimonianza dei fossili. Le Scienze Quaderni n.42.
- AA.VV. (1992) - Estinzione e sopravvivenza. Le Scienze Quaderni n.68.
- Allasinaz A. (1985) - Paleontologia Generale. ECIG. Genova.
- Carta M. (1999) - Introduzione alla Paleontologia. Ed. Windcloak. Udine.
- Cock N.C. (1986) - Disappearance of the dinosaurs. Journ. of Paleontology n.44.
- Fortey R. (1997) - Età: quattro miliardi di anni. Longanesi & C.
- Gayrard-Valy Y. (1987) - I fossili: orme di mondi scomparsi. Electa/Gallimard.
- Halstead L.B. (1982) - Alla ricerca del Passato. Ist. geografico de Agostini.
- Malaroda R. (1975) - Paleontologia generale. Ed. CEDAM, Padova.
- Padoa E. (1978) - Storia della vita sulla Terra. Feltrinelli.
- Rossi Ronchetti R. (1981) - Lezioni di Paleontologia generale. UNICOPLI, MI
- Sarà M. (1994) - L'evoluzione dei viventi. Fenice 2000. Milano
- Simpson G.G. (1987) - I fossili e la storia della vita. Zanichelli.
- Stanley S.M. (1982) - L'evoluzione dell'evoluzione. Mondadori.
- Thenius E. (1975) - Testimonianze fossili. Boringhieri.
- Van Andel T.H. (1985) - Storia della Terra. Mondadori.
- L'ECOLOGIA E I SUOI MODELLI, J. MAYNARD SMITH Biblioteca della EST - Mondadori
- Introduzione alla Biologia delle Popolazioni, Wilson Bossert, CASA EDITRICE PICCIN
M. Del Monte “Dal Simbolo al Manufatto: storia materiale della Cripta dei Santi Vitale e Agricola in Arena a Bologna”, libro interessante in merito ai monumenti ed al loro degrado (terribile) nell'ambiente urbano.
L. Morselli: "Deposizioni acide: i precursori, le interazioni con l'ambiente e i materiali", edizione Maggioli, Rimini: un testo interessante per comprendere ed apprezzare il microcosmo delle alterazioni sulle superfici dei monumenti e la loro "colonizzazione" da vari competitori;
Il disseccamento del Mediterraneo alla fine del Miocene
di Maria Bianca Cita
ESTRATTO DELLA CONFERENZA
Il piano Messiniano rappresenta un periodo di tempo molto breve nella scala geologica (meno di due milioni di anni) nella parte terminale del Miocene, durante il quale la regione Mediterranea fu soggetta a cambiamenti paleogeografici drastici, ma effimeri. Rimasto isolato dall'Atlantico, il Mediterraneo si disseccò quasi completamente. Il volume di evaporiti deposte sul suo fondo e successivamente seppellite da centinaia di metri di sedimenti pelagici ed emipelagici deposti negli ultimi cinque milioni di anni, è di circa 1 milione di km3. Le premesse della crisi di salinità del Miocene terminale vanno ricercate indietro nel tempo quando la Tetide, l'antica via d'acqua ad andamento equatoriale che separava i continenti boreali da quelli australi, venne distrutta in gran parte dall'orogenesi alpina. Dei vari bacini nei quali si articola il Mediterraneo, solo quello orientale è ritenuto ciò che rimane della Tetide mesozoica, mentre il Bacino Balearico, quello Tirrenico e il Mare Egeo si formarono durante il Neogene, dopo l'orogenesi alpina, in momenti diversi e con modalità diverse. La rotazione in senso antiorario della zolla africana portò come conseguenza anche l'interruzione delle comunicazioni che il Mediterraneo aveva sempre avuto con l'Oceano Indiano. Questa interruzione, documentata dalla migrazione delle faune a Proboscidati dall'Africa verso l'Asia e l'Europa avvenne nel Burdigaliano, circa 18 m.a. fa. Occlusa la Tetide occidentale, separato dall'Oceano Indiano, il Mediterraneo rimase un enorme golfo tributario dell'Atlantico, lungo oltre 3000 km da W a E, articolato e profondo, ma privo di una efficace circolazione termoalina, a causa degli scambi piuttosto limitati con masse d'acqua atlantiche. Questi scambi si sarebbero realizzati attraverso soglie poco profonde situate a N della catena betica nel sud della Spagna, e a S della catena del Rif, in Marocco. Le perforazioni effettuate a scopo scientifico nel Mediterraneo in diverse riprese dal 1970 al 1995 portarono argomenti essenziali per formulare il modello del disseccamento. La prima campagna di perforazioni della GLOMAR CHALLENGER nel Mediterraneo compiuta nel 1970 portò alla inaspettata scoperta che si possono trovare delle evaporiti nel mare profondo. Le evaporiti carotate sotto i piani abissali del Mediterraneo occidentale comprendono facies caratteristiche degli ambienti subtidale, intertidale e perfino supratidale. Il cosiddetto modello del disseccamento di un bacino profondo per spiegare l'origine dell'Evaporite Mediterranea che permea il volume relativo a quella spedizione era in realtà condiviso solo da tre scienziati di bordo, compresi i due co-chief scientists. Partendo da diverse linee di evidenza e con il loro background fortemente differenziato, i tre scienziati arrivarono alla conclusione che il Mediterraneo era profondo prima che si sviluppassero condizioni evaporitiche, che era basso durante la crisi di salinità, ma che era di nuovo profondo immediatamente dopo la fine delle condizioni evaporitiche (trasgressione pliocenica). L'argomento sedimentario indicativo di condizioni di mare basso durante la deposizione delle evaporiti era ovvio, e fu accettato immediatamente. Infatti le facies stromatolitiche e nodulari delle anidriti perforate al fondo del bacino Balearico e di quello Tirrenico non lasciano dubbi sulla natura tidale della sedimentazione evaporitica. Il termine "tidale" ha un significato del tutto speciale in questo contesto, poichè le brine saline al fondo di bacini totalmente isolati dagli oceani non erano soggette a escursioni di marea. Le escursioni delle linee di costa, documentate dall'estensione delle facies tidali, erano il risultato di cambiamenti locali del bilancio idrologico (rapporto evaporazione/precipitazione, afflusso fluviale e afflusso oceanico). D'altra parte gli argomenti geofisico e paleontologico indicavano condizioni di mare profondo per le unità litologiche precedenti (sottostanti) la deposizione delle evaporiti, e in quelle successive (soprastanti). L'argomento geofisico è indiretto, ma molto forte: esso di basa sulla geometria dei corpi evaporitici, che mostrano grandi spessori sotto i piani abissali, si assottigliano verso i margini dei bacini e si chiudono alla base delle scarpate. Nei casi in cui le scarpate sono morfologicamente ben definite, come per esempio nella Scarpata di Malta, la chiusura delle evaporiti è chiaramente espressa nei profili sismici a riflessione. Ciò prova che i bacini esistevano come tali quando si deponevano le evaporiti. In altre parole, la morfologia dei bacini precedeva la crisi di salinità, e ne era indipendente. L'argomento paleontologico, a differenza di quello geofisico, è induttivo . Esso si fonda sul fatto che i sedimenti pliocenici più antichi, riferiti alla zona di acme a Sphaeroidinellopsis presentano diversi caratteri che sono esclusivi di depositi profondi, di mare aperto. Essi sono essenzialmente biogenici, e sono costituiti da resti di organismi planctonici a guscio calcareo (foraminiferi, coccolitoforidi). Il rapporto plancton/benthos è molto alto, e le poche forme batiali hanno un habitat decisamente profondo, dell'ordine del migliaio di metri o più. La seconda campagna di perforazioni compiuta dalla GLOMAR CHALLENGER in Mediterraneo nel 1975 ha fornito nuovi dati e argomenti in favore del modello interpretativo originario. Tutte le facies evaporitiche trovate nel 1970 sono state riconosciute anche in altri bacini. Le facies più solubili (salgemma, sali potassici) ritrovate precedentemente solo nel Bacino Balearico, sono state identificate anche nel Bacino Ionico e in quello Levantino. Le nuove perforazioni hanno confermato la natura profonda dei sedimenti del Pliocene basale in tutti i sei pozzi che hanno recuperato evaporiti del Messiniano. Ma la scoperta più importante della seconda campagna di perforazione è la natura profonda dei sedimenti pre-evaporitici. Nei due pozzi che - dopo aver attraversato il Messiniano - sono penetrati in terreni più antichi, questi avevano facies batiale sia nel Bacino Balearico (SITO 372) che nel bacino Levantino (SITO 375). Questo argomento fu considerato così forte dagli scienziati di bordo, che quasi tutti alla fine (dieci su dodici) condivisero una opinione comune sulla storia della crisi di salinità. La terza campagna di perforazioni profonde in Mediterraneo, svoltasi all'inizio del 1986 con la nuova nave JOIDES RESOLUTION ha portato nuovi dati riguardanti l'area Tirrenica. Il Messiniano in facies evaporitica è stato trovato soltanto nel settore occidentale, dove era già noto dal 1970. Forti spessori di sedimenti terrigeni non fossiliferi e contenenti scarsi noduli di gesso sono stati trovati nella piana abissale su crosta continentale. Tutto il Tirreno sud-orientale è risultato essere privo di sedimenti messiniani, essendosi formato in epoca più recente. Infine le ultime campagne di perforazione effettuate nel 1995 nel Mediterraneo orientale e in quello occidentale hanno dimostrato al di là di ogni dubbio che:
a) il Bacino di Alboran è privo di evaporiti; b) l'invasione pliocenica ha la stessa età (5.33 milioni di anni) in tutto il Mediterraneo da un estremo all'altro
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