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L'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose; (M. de Montaigne)
Molti potrebbero arrivare alla saggezza se non avessero la presunzione di esserci già arrivati; (Seneca)
C'è chi si fissa a vedere il buio, io preferisco contemplare le stelle (Victor Hugo)
Many Hands make light work (molte mani rendono leggero il lavoro)
"Quando tira vento forte volano anche i tacchini" (trovata in rete... geniale)
Il vento è sempre favorevole per chi sa dove andare (Seneca)
Vivi per chi ti ama...affronta chi ti sfida e ignora chi non ti pensa... (dalla rete!)
Se decidi di smettere di fumare,di bere e di fare l'amore,nn è che vivi più a lungo: ti sembra più lunga!(dalla rete)
"che io possa vincere, e se proprio non posso, tentare con tutte le mie forze" (dalla rete!)
"Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla."
(Seneca)
Io non Amo la Gente Perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato,
la loro virtù è spenta,di poco valore; a loro non si è svelata la bellezza della vita.
(di Boris Pasternak)
Le crisi e le avversità, spesso diventano occasione di crescita interiore Isabel Allende
Non c'è virtù ne vittoria più bella di saper comandare e vincere se stessi Pierre de Bourdeille de Brantome
Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Cosa credi di fare!" Gli chiese il leone. "Vado a spegnere l'incendio!" Rispose il piccolo volatile. "Con una goccia d'acqua?" Disse il leone con un sogghigno di irrisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: "Io faccio la mia parte!"
(by Internet)
Nella vita occorre essere semplici come le colombe, ma accorti come i serpenti! (G.)
Due persone guardano fuori attraverso la stessa finestra e le stesse sbarre: una vede il fango e l'altra le stelle! (W. Langbridge)
Essere modesto è spesso più facile a chi abbia fatto qualcosa che a chi non abbia mai fatto nulla (Proverbio americano)
Il passato ha una vita sua, a volte benevola a volte maligna; è resistente come un microbo, adattabile come un virus, e quando crediamo di averlo piegato ai nostri fini, si riforma, si modifica, assume un aspetto diverso. E se l'ignoriamo che cosa fa? Ci trasmette un messaggio sconvolgente: fa affiorare un particolare, un avvenimento, che credevamo di aver dimenticato.
Sally Beauman
Chi controlla la propria bocca, controlla la propria anima
(proverbio francese)
Qualunque cosa tu possa fare, cominciala! L'audacia ha in se genio potere e magia Goethe
Certe scoperte appaiono semplicissime, dopo che sono state fatte! Roberto Vacca
La ferita del cuore che in un primo momento è sensibile anche allo stimoli più leggero, alla fine diventa di tutti i colori dell'arcobaleno e smette di far male. Ci si dimentica di tutto. Ci si dimentica perfino di avere un cuore, fino alla prossima occasione di Erica Jong
C'è speranza nella certezza, e non c'è certezza nella speranza (proverbio spagnolo)
"Le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che è oltre la loro portata" François de La Rochefoucauld
UNA PERSONA NON E' IMPORTANTE PER QUANTO SPAZIO OCCUPA NELLA TUA VITA ..... MA PER IL VUOTO CHE LASCIA QUANDO NON C'È' PIU' .... (by Internet)
"Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto." (Paul Bourget) -è geniale!-
la vita è come fumare una sigaretta: le prime boccate hanno un sapore meraviglioso e non pensi nemmeno che possa esaurirsi. poi cominci a prenderla per scontata: d'improvviso ti rendi conto che si è consumata quasi tutta, e proprio allora ti rendi conto che in fondo sa di amaro (Paul Bowles)
niente è stupido come vincere: la vera gloria è nel convincere (V. Hugo)
Fare sesso è come giocare a bridge. Se non hai un buon compagno è meglio che tu abbia una buona mano Woody Allen
la noia è una parola sola, una parola breve, ma il provarla è tal volume che uomo al mondo non sfoglierebbe così per tempo, ne così leggeri. la noia è l'asma dell'anima, è una ruggine che può consumare la meglio temperata lama; è una cosa che dai capelli alle piante ti fascia la cute d'un senso umido, fastidioso, e ti fa vedere tutto bigio. Toglie il sapore al gusto la fragranza ai fiori, la dolcezza all'armonia. Schiaccia l'acume dell'intelletto e lo rende bestialmente stupido; o impoverisce il cuore mortificandone la squisita sensibilità, disseccandovi dentro la lacrima del piacere e del dolore; oh, la noia è il più insopportabile dei nostri dolori perché è il dolore della stanchezza e perché non eccita in noi una forza che valga a combatterlo. (C. Bini)
L’ultima conferenza di Randy Pausch (pagina 2) |
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| Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 07-28-2008 at 2:19 PM |
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segue 2/2 [vedi pagina precedente]
“Cervello destro/Cervello sinistro”] [Risate].
Ok, la foto è stata un’idea di Don, e ci riferiamo a questa chiamandola “Don Marinelli alla chitarra e Randy Pausch alla tastiera”. [Risate]. In realtà abbiamo usato davvero il cervello destro e il cervello sinistro e le cose sono andate alla grande. [Mostra una diapositiva di Don con lo sguardo intenso]. Don è un tipo molto concentrato. Ci dividevamo uno stesso ufficio, e all’inizio si trattava di un ufficio molto piccolo. Sapete, considerata la mia situazione attuale, c’è chi a volte mi chiede…sì, sto per fare una battuta terribile, ma la farò ugualmente, perché so che Don mi perdonerà. Alcune persone mi chiedono, vista la situazione nella quale mi trovo attualmente: «Pensi che andrai all’inferno oppure in paradiso?». E io in genere rispondo: «Non saprei, ma se mi toccherà andare all’inferno spero proprio che mi scontino i sei anni che ci ho già passati!». [Risate]. Scherzo…Condividere l’ufficio con Don è stato davvero come condividerlo con un tornado. C’era sempre un sacco di energia nell’aria, non si aveva idea di quello che stava per arrivare, ma si poteva essere sicuri che in qualsiasi momento c’era qualcosa di davvero entusiasmante che sarebbe capitato di lì a poco. Pertanto, per come la vedo io, se Don e io dobbiamo dividerci il merito per il successo dell’ETC, è a lui che chiaramente spetta la parte del leone. [Mostra una diapositiva di un grafico diviso al 70 per cento a Don e al 30 per cento a Randy]. È stato lui a fare la parte del leone con il lavoro, e ha avuto più idee. Ad ogni modo abbiamo formato un bel gruppo di lavoro. Siamo stati un po’ come lo Yin e lo Yang, anche se ad essere giusti, dovrei dire YIN e yang! Lui si merita tutto il credito possibile e io glielo riconosco, perché l’ETC è un luogo meraviglioso. Adesso è lui a dirigerlo e lo sta rendendo globale. Ne parleremo tra breve. Descrivere l’ETC è molto difficile, ma finalmente ho trovato una metafora che mi può aiutare. Descrivere l’ETC è un po’ come descrivere il Cirque de Soleil a qualcuno che non l’ha mai visto. Prima o poi so che commetterete l’errore di definirlo un circo. Poi vi lascerete andare a parlare di quante tigri, quanti leoni, quanti trapezisti ci sono… ma sareste lontani, lontanissimi dalla realtà. Pertanto quando diciamo che questo è un master, non è in effetti simile a nessun master che abbiate conosciuto. Questo è il curriculum di studi previsto. [Mostra la diapositiva del curriculum di studi previsto per l’ETC, nel quale compare la scritta “Project Course” come unica voce per ogni semestre. Il pubblico ride]. Alla fine il curriculum si è evoluto così. [Mostra una dispositiva con qualche raro dettaglio in più].
Tutto quello che sto cercando di comunicarvi visivamente è che prima ci sono cinque progetti di Costruzione di Mondi Virtuali, poi se ne aggiungono altre tre. La maggior parte del tempo la si trascorre in piccoli gruppi a costruire qualcosa. Non c’è nulla da studiare sui libri. Don e io non abbiamo avuto la pazienza di includere l’apprendimento sui libri. Si tratta di un master. Chi lo frequenta ha già trascorso quattro anni sui libri e per allora deve ormai averli assimilati tutti. La chiave del successo è una sola: Carnegie Mellon ci ha lasciato carta bianca, completamente. Non avevamo nessun preside di facoltà al quale riferire. Rispondevamo del nostro operato direttamente al rettore, il che è un bene, visto che di solito i rettori sono troppo impegnati per tenervi d’occhio con attenzione. [Risate] Ci era stata concessa esplicita licenza di rompere gli schemi. Tutto era finalizzato al progetto, che era intenso e divertente. Abbiamo fatto perfino delle gite! Ogni mese di gennaio prendevamo tutti i cinquanta studenti iscritti al primo anno e li portavamo alla Pixar, all’Industrial Light and Magic, e quando in posti del genere hai gente come Tommy ad accoglierti, è abbastanza facile avervi accesso.
Insomma, abbiamo fatto ogni cosa in modo molto diverso rispetto alla norma. I progetti degli studenti appartenevano al genere che noi chiamavamo “edutainment” (intrattenimento finalizzato a educare e a divertire, Ndt). Abbiamo messo a punto tutta una serie di strumenti per il Dipartimento dei Vigili del fuoco di New York, per esempio, un simulatore network per addestrare i vigili del fuoco, utilizzando una tecnologia tipo quella dei videogiochi per insegnare alla gente qualcosa di molto utile. Niente male…Le varie aziende facevano cose molto insolite, mettevano per iscritto che si impegnavano ad assumere i nostri studenti. Qui ci sono quelli che lavorano per EA e Activision. Penso che ormai siate…quanti? Cinque? Drew lo sa, ci scommetto. [Drew Davison, capo di ETC-Pittsburgh indica con la mano che sono cinque]. Ecco, ci sono cinque accordi nero su bianco. Per quanto ne so non esiste un’altra scuola che abbia questo tipo di accordi per iscritto con le aziende. Vere e proprie promesse. E tutto ciò, ovviamente va moltiplicato di anno in anno, di conseguenza promettono di assumere gente per gli internati estivi che noi non abbiamo ancora ammesso. Questo la dice lunga sulla qualità del programma, mi pare. Come vi ho detto, Don è pazzo, in un modo meravigliosamente complementare. Questa sera non è qui con noi perché è a Singapore, dove sta per aprire un campus ETC. Ce n’è già uno in Australia e ce ne sarà un altro in Corea. Vedete? Sta diventando veramente un fenomeno globale. Penso che questo la dica davvero lunga sulle altre università: Carnegie Mellon è l’unica in grado di fare una cosa del genere. Adesso non ci resta che portarla in tutto il mondo.
Un altro grosso successo dell’ETC è insegnare alla gente l’importanza dei feedback. [Rimette una diapositiva nella quale compare un grafico e i nomi degli studenti, cancellati per mantenere la loro anonimità, compaiono in un elenco che si intitola: “Quanto è facile lavorare con…”].
Sento in giro qualche risata nervosa da parte degli studenti: mi ero dimenticato dell’effetto di terapia shock a posteriori che si ha con questi grafici. Quando si frequenta il corso di Building Virtual Words, ogni due settimane si ha un feedback da parte dei propri compagni. Inseriamo i dati in un grosso foglio elettronico e alla fine del semestre, dopo aver avuto tre compagni per progetto, per cinque progetti, significa avere quindici giudizi statisticamente validi. Si ottiene quindi un grafico nel quale il nome di ciascuno studente scopre quanto sia facile o difficile lavorare con lui. Beh, è un feedback molto difficile da ignorare! Alcuni, tuttavia, ci sono riusciti molto bene. [Risate]. Ma in linea di massima, tutti hanno osservato il grafico e hanno pensato: “Wow, devo proprio migliorare. Farò bene a iniziare a pensare che cosa dire a queste persone nei nostri meeting”. Ebbene, questo è il miglior regalo che un educatore possa fare ai suoi studenti: farli riflettere su se stessi.
L’esperienza dell’ETC è stata meravigliosa, ma mentre grazie a Don sta iniziando a diventare globale, è sicuramente un’esperienza faticosa e intensa. Non si tratta di tanti Tommy presi uno alla volta. Né di un gruppo di ricerca di una decina di studenti alla volta. Si tratta di 50-100 studenti per campus per quattro campus. Io volevo qualcosa di questo tipo: qualcosa che potesse essere esteso fino a milioni o perfino decine di milioni di persone, in modo tale che tutte potessero dare la caccia ai loro sogni grazie a qualcosa di preciso. Del resto, immagino che questo tipo di obiettivo che mi sono prefisso faccia sicuramente di me un Cappellaio Matto. [Indossa il cappello verde a cilindro del Cappellaio Matto] E infatti Alice è un progetto al quale abbiamo lavorato per molto, moltissimo tempo. È un modo del tutto inedito di insegnare a programmare un computer. I ragazzi adorano i film e i giochi. Le finte …ci risiamo. Il miglior modo per insegnare qualcosa a qualcuno è far sì che pensi di imparare un’altra cosa. Io l’ho fatto per tutta la mia carriera. La finta qui consiste nel fatto che loro imparano a programmare, credendo che stanno semplicemente facendo dei film o dei videogame. Questo strumento è stato già scaricato oltre un milione di volte. Ci sono otto libri di testo che ne parlano. Il dieci per cento dei college degli Stati Uniti lo utilizza. E non è ancora perfetto. La versione perfetta sarà quella prossima ventura.
Al pari di Mosè, anche io vedo la Terra Promessa, ma non vi metterò piede. Ma va bene così, perché posso vederla. E la vedo anche distintamente.
Milioni di bambini nel mondo oggi si divertono imparando qualcosa che in realtà è difficile. Davvero fantastico! Posso considerarla la mia eredità. La versione prossima ventura uscirà nel 2008. Insegnerà loro il linguaggio Java, ammesso che vogliate che sappiano che stanno imparando Java. Altrimenti, penseranno semplicemente di scrivere una sceneggiatura per un film. Stiamo prendendo i personaggi dal miglior videogame besteller per Pc della storia, The Sims.
In laboratorio sta già funzionando a dovere, quindi non vi è alcun rischio tecnologico. Non ho il tempo materiale di ringraziare e ricordare il nome di tutti coloro che hanno lavorato nel team di Alice, ma vorrei quanto meno dire che chi ha realizzato tutto ciò è Dennis Cosgrove. È lui il designer. Alice è la sua creatura. E per coloro che si stanno chiedendo: “Bene, a chi devo mandare un messaggio di posta elettronica per il progetto Alice”…dove sei, Wanda Dann? Ah, eccoti lì. Per favore alzati in piedi, fatti vedere. Dite tutti: “Ciao Wanda”.
Il pubblico: «Ciao Wanda».
Randy Pausch: mandate a lei quel messaggio. Parlerò anche un poco di Caitlin Kelleher, che ha preso il suo PhD e al momento è all’università di Washington. In conclusione: Alice è stata un grande progetto, una grande visione, e nella misura in cui una parte di noi continua a vivere in qualcosa, io sarò in Alice.
Eccoci adesso alla terza parte della nostra chiacchierata, quella riguardante le lezioni imparate.
Abbiamo parlato dei miei sogni. Abbiamo parlato di come aiutare il prossimo a realizzare i propri sogni. Da qualche parte, lungo il cammino di ognuno, deve esserci qualcosa che ci consente di realizzare i nostri sogni. Questa che vedete è mia madre, nel giorno del suo settantesimo compleanno. [Mostra una diapositiva di sua madre che guida un’automobile in un Luna Park] [Risate] Io sono qui, alle sue spalle, sono stato appena catapultato fuori…Questo invece è mio padre, sulle montagne russe il giorno del suo ottantesimo compleanno. [Mostra una diapositiva del padre sulle montagne russe]. Qui si vede che non soltanto era coraggioso, ma aveva anche talento perché quello stesso giorno ha vinto quel grosso orso. Mia padre era così pieno di vita. Ogni cosa per lui era un’avventura. [Mostra una diapositiva di suo padre con in mano un sacchetto di carta]. Non so che cosa contenesse quel sacchetto, ma so che doveva essere una cosa proprio fantastica. Mio padre si vestiva da Babbo Natale, ma faceva anche moltissime altre cose per aiutare il suo prossimo. Questo è un dormitorio in Tailandia che mio padre e mia madre sovvenzionavano. Ogni anno trenta ragazzi, che non ne avrebbero mai avuto la possibilità altrimenti, possono frequentare la scuola. Questo è un progetto al quale mia moglie e io ci siamo dedicati tantissimo.
Queste sono le cose che dovrebbe fare la gente: aiutare il prossimo.
Ma la storia migliore che posso raccontare di mio padre è un’altra. Purtroppo mio padre è mancato poco più di un anno fa. Mentre sistemavamo le sue cose – aveva combattuto nella Seconda Guerra Mondiale, nella Battaglia di Bulge – abbiamo trovato una Stella di Bronzo al Valore. Mia madre non ha mai saputo di questa medaglia. In cinquanta anni di matrimonio non è mai saltata fuori. Mia mamma…[Mostra una diapositiva di se stesso bambino, mentre tira i capelli alla madre]. Le madri sono quelle persone che ti amano anche se tu tiri loro i capelli…
Ho due splendide storie anche su mia madre. Quando io ero qui a studiare per prendere il mio dottorato, preparandomi a una cosa che si chiama “Teoria qualificativa” – che posso assicurarvi essere la seconda cosa peggiore della mia vita, dopo la chemioterapia – [Risate], mi lamentavo con lei di quanto fosse difficile questo esame, e di quanto fosse spaventoso. Lei si inclinò verso di me, mi diede un buffetto sulle spalle e mi disse: «Sappiamo bene come ti senti, tesoro, ma ricorda, tuo padre alla tua età combatteva contro i tedeschi». [Risate]. Una volta preso il mio dottorato, mia madre adorava presentarmi dicendo: «Questo è mio figlio, è un dottore, ma non quel genere di dottore che aiuta la gente». [Risate]
Queste diapositive sono un po’ scure, ma quando ero al liceo decisi di dipingere la mia camera. [Mostra le diapositive della sua camera].
Avevo sempre desiderato un sottomarino e un ascensore…e la cosa più incredibile di tutto ciò è che i miei mi permisero di dipingerli! [Mostra le dispositive della sua stanza con le pareti dipinte e una formula matematica scritta sul muro]. Non si arrabbiarono per questo. Ed è ancora lì, come l’ho lasciata io. Se andate nella casa dei miei genitori la troverete proprio così. A chiunque sia qui presente ed è un genitore, raccomando una cosa sola: se i vostri figli vogliono dipingersi la loro camera, lasciate che lo facciano, fatemi questo piacere personale. Andrà tutto bene. Non preoccupatevi del prezzo al quale un giorno potrete rivendere la vostra casa.
Quali altre persone ci aiutano oltre ai nostri genitori? I nostri insegnanti, i nostri mentori, i nostri amici, i nostri colleghi. Dio mio, che cosa posso dire di Andy Van Dam? Quando ero uno studente del primo anno lui era in congedo. Sentivo parlare soltanto di lui, Andy Van Dam. Per me era una sorta di creatura mitica. Come un centauro…ma un centauro davvero particolare. Tutti erano tristi perché lui non c’era, ma per così dire erano anche forse più rilassati. E ho scoperto perché. L’ho scoperto perché ho iniziato a lavorare per lui. Diventai suo assistente quando ero studente del secondo anno. Ero un giovanotto alquanto arrogante. Alla sera facevo qualche ora, intorno alle nove, e Andy era lì. Già questo dovrebbe farvi capire che tipo di professore era. Io arrivavo bel bello, con quell’aria da “eccomi qui, sono pronto a salvare il mondo”. C’erano tutti quei ragazzini che volevano il mio aiuto…e così via. In seguito Andy mi ha “olandesizzato”. Sì, insomma… lui è olandese. Mi ha messo un braccio sulle spalle e siamo andati a farci un giretto. Mi ha detto, testualmente: «Randy, è un tale peccato che la gente ti consideri così arrogante! Questo potrà porre dei limiti a ciò che sarai in grado di combinare nella vita». Che cavolo di modo di dirti: «Sei un autentico stronzo». [Risate]. Non è vero, forse? Non mi ha detto: «Sei un stronzo». Mi ha detto: «La gente ti considera così e questo potrebbe porre dei limiti a quello che sarai capace di combinare». Quando poi ho conosciuto meglio Andy, le batoste sono arrivate molto più dirette, ma [Risate] potrei raccontarvi aneddoti su Andy per un mese…. ve ne racconterò uno solo. Quando è arrivato il momento di iniziare a pensare di laurearmi a Brown, non mi era assolutamente venuto in mente, neppure in un milione di anni, di andare a fare un master. Proprio non ci pensavo. Non era quel genere di cose che faceva la gente della mia famiglia. La mia famiglia cercava… come si chiama? Ah, sì, un posto di lavoro. Invece Andy mi dice: «No, non farlo, prenditi un dottorato, diventa professore». E io gli ho chiesto: «Perché?». «Perché sei uno che si sa vendere così bene che qualsiasi azienda che voglia assumerti ti farà fare il venditore. Quanto meno potresti benissimo vendere qualcosa di utile come l’istruzione». [Pausa lunghissima. Si rivolge direttamente a Andy Van Dam]. Grazie.
Andy, per così dire, è stato il mio primo capo. Sono stato abbastanza fortunato da avere numerosi capi [varie diapositive di vari capi]. Quel cerchietto rosso è… Al è qui. [risate]. Non so che cosa sia successo qui. Probabilmente sta guardando girare un webcast…non so, sta prendendo la mira e non sa come…[Risate]. Non voglio dire di più sui meravigliosi capi che ho avuto, tranne il fatto che sono stati grandi.
So che moltissime persone nel mondo hanno avuto pessimi superiori, ma io non sono dovuto passare attraverso nulla del genere. Sono molto grato a tutte le persone per le quali ho lavorato. Sono state assolutamente incredibili. Non è soltanto dai nostri superiori che impariamo, impariamo anche dai nostri studenti. Penso che la prima finta di tutti i tempi sia stata quella di Caitlin Kelleher, anzi, mi scuso, la dottoressa Caitilin Kelleher, che ha appena finito il dottorato e sta iniziando a lavorare alla Washington University. Quando ha visto Alice la prima volta, che era un mezzo molto facile per imparare a programmare un pc, ha detto: «Sì, ma che divertimento c’è?». E io le ho risposto qualcosa come: «C’è che io sono un maschio incorreggibile e mi piace vedere i soldatini che obbediscono ai miei ordini. Questo è il divertimento». E lei fa: «Mmm», molto perplessa. Poi ha detto: «No, meglio approcciarci come se fosse un’attività diversa, raccontando storie per esempio». E ha svolto un lavoro eccellente dimostrando che se la si presentava come un’attività di scrittura creativa, specialmente le ragazzine delle medie erano perfettamente disponibili a imparare a usare il software del computer. Quindi, il premio di miglior finta è aggiudicato alla dissertazione di Caitlin Kelleher!
Il presidente Cohen, quando gli ho detto che avrei fatto questo discorso, mi ha detto: «Per favore, di’ loro di divertirsi, perché questo è ciò che di te ricorderò sempre». Io gli ho risposto che l’avrei fatto, ma che sarebbe stato un po’ come per un pesce parlare di acqua. Insomma, io non sono capace di non divertirmi…sto per morire e mi sto divertendo. E continuerò a divertirmi ogni giorno che ancora mi resta da vivere. Perché non c’è un altro modo per farlo. Di conseguenza, il mio prossimo consiglio è molto semplice: sta a voi decidere se volete essere Tigro o Ih Oh [Mostra le diapositive delle immagini dei due personaggi di Winnie the Pooh]. Credo sia molto chiaro da che parte sto io, nel dibattito “Tigro versus Ih Oh…”[Risate]. Non perdete mai la capacità di stupirsi tipica dei bambini. É troppo importante. É quella a spingerci ad andare avanti, ad aiutare gli altri. Denny Proffitt: sa molte più cose su come aiutare il prossimo. E ha dimenticato molte più cose di quante io ne saprò mai. Mi ha insegnato, per esempio, come dirigere un gruppo di persone, come prendermi cura di loro. Per quanto riguarda M.K.Haley ho una mia teoria sulle persone che provengono dalle famiglie numerose: sono persone migliori degli altri, perché hanno dovuto imparare come andare d’accordo con gli altri. M. K. Haley proviene da una famiglia di venti figli. [Esclamazione di stupore di tutto il pubblico]. Sì, è così, davvero incredibile. M.K.Haley dice sempre che è divertente fare l’impossibile. Quando sono entrato all’Imagineering, era una delle persone che mi hanno messo al mio posto. Mi disse: «Mi risulta che sei entrato a far parte del progetto Aladino. Che cosa sai fare?». E io rispondo: «Beh, sono un professore di ruolo in informatica». E lei: «Molto bene, professorino, ma non è questo ciò che ti ho chiesto. Voglio sapere: “Che cosa sai fare?”». [Risate]
Allora, ho parlato delle mie radici. Ciascuno di noi conserva ciò che reputa di valore, ciò che ci è più caro. E io ho conservato il mio blusotto del liceo per tutti questi anni. [Indossa il blusotto del liceo con gli stemmi]. Ero solito indossarlo all’università e una delle mie amiche, Jessica Hodgins, un giorno mi chiede: «Come mai indossi sempre quel blusotto?». Io mi sono guardato in giro, ho guardato tutti i tipi non atletici che mi circondavano ed erano tutti più eleganti di me. Poi ho detto: «Perché io posso». [Risate]. Lei ha creduto che la cosa fosse veramente spassosa, e un anno fa mi ha regalato questa bambola Raggedy Randy Doll [tira fuori la bambola di stoffa] [Risate]. Come vedete indossa anche lei un blusotto del liceo! Bene, questo è stato il mio regalo preferito in assoluto. È un regalo perfetto per tutti gli egocentrici che conoscete.
Insomma, ho conosciuto così tante persone meravigliose lungo il mio cammino. La fedeltà è una strada a doppio senso. C’era una volta un giovanotto dell’Università della Virginia, si chiamava Dennis Cosgrove…diciamo che le cose capitano…Un giorno mi sono ritrovato a parlare col preside di facoltà. No, non QUEL PRESIDE… Ad ogni modo, quel preside ce l’aveva davvero molto con Dennis, e non sono mai riuscito a capire perché, in quanto Dennis era davvero un bravo ragazzo. Ma per qualche ragione oscura, quel preside non lo sopportava. E io a un tratto mi ritrovo a dirgli: «Garantisco per lui». Il preside mi guarda fisso negli occhi e mi dice: «Ma come? Ancora non sei nemmeno di ruolo e mi vieni a dire che garantisci per questo studente del secondo o del primo anno?». Credo fosse al primo anno. E io subito: «Certo, garantisco per lui perché credo in lui». Il preside commenta: «Mi ricorderò di questa cosa quando si discuterà la tua nomina a professore di ruolo». E io imperterrito: «D’accordo». Poi sono andato subito a parlare a Dennis e gli ho detto: «Apprezzerei molto se tu fossi davvero molto bravo». Sì, la fedeltà è una strada a doppio senso di marcia. Sono passati secoli ormai da allora, ma è sempre lo stesso Dennis Cosgrove che adesso sta portando avanti Alice. È con me da allora e se io dovessi scegliere un’unica persona incaricata di salire su una navicella spaziale e andare a un appuntamento con gli alieni, sceglierei Dennis. [Risate].
Non è possibile fare un discorso al Carnegie Mellon senza ringraziare e rendere merito a una persona davvero speciale. Si tratta di Sharon Burks. Ho scherzato un po’ con lei. Le ho detto: «Guarda che se vai in pensione, non vale più la pena vivere».
Sharon è così meravigliosa da non poter essere descritta e per tutti noi che siamo stati aiutati da lei è decisamente indescrivibile.
Mi piace questa foto perché qui compare con Syl, e Syl è fantastica, perché mi ha dato il miglior consiglio che io abbia mai sentito. Penso che tutte le giovani ragazze dovrebbero ascoltarlo. Syl mi disse – mi ci è voluto molto tempo per capirlo, ma alla fine ci sono arrivato- : «Quando ci sono degli uomini romanticamente interessati a te, è facilissimo sapere come comportarsi. Ignora qualsiasi cosa dicano e presta attenzione soltanto a ciò che fanno. Semplice, no?». E io ripensando ai miei giorni da scapolo ho esclamato: «Dannazione!». [Risate]
Non mollate mai. Io non ero entrato alla Brown University. Ero nella lista d’attesa. Telefonavo e un bel giorno hanno deciso che stava diventando una vera seccatura ricevere una mia telefonata ogni santo giorno, così mi ammisero.
A Carnegie Mellon non sono entrato, ma Andy mi ha fatto da mentore. Mi ha detto: «Devi fare il dottorato, quindi devi andare a Carnegie Mellon. Tutti i miei migliori studenti vanno a Carnegie Mellon». Già sapete quello che sto per dirvi…quello che si era dimenticato di dirmi era quanto fosse diventato ancora più difficile entrare nel programma di dottorato più difficile del Paese. E inoltre non sapeva il punteggio che avevo avuto al Gre (test di ammissione per i master e i dottorati Usa, Ndt). Il che, visti i miei brutti voti, era davvero molto stupido. Così non ce la feci a entrare a Carnegie Mellon. Nessuno lo sa. Ecco: «Oggi rivelo al mondo che non sono stato ammesso a Carnegie Mellon». Ma ero anche un ragazzo insopportabile. Vado nell’ufficio di Andy, faccio per poggiare sulla scrivania la lettera con la quale mi comunicavano che non ero stato ammesso, e nel frattempo gli dico: «Vorrei tu sapessi a che cosa servono le tue lettere di raccomandazione a Carnegie Mellon». [Risate]. E prima ancora che il foglio di carta atterri sulla sua scrivania, lui sta già componendo un numero a telefono e mi dice: «Lascia che sistemi questa cosa». [Risate]. E io: «No, no, no! Non voglio che le cose vadano così. Non è così che mi hanno insegnato». Poi, con voce più triste, continuo: «Forse qualche altra scuola mi riterrà idoneo». [Risate]. E Andy: «Senti, Carnegie Mellon è l’unico posto dove devi andare. Sai che cosa facciamo? Facciamo un patto. Vai a visitare le altre università e se poi non ti piaceranno o non ti sentirai a tuo agio mi farai fare questa telefonata a Nico, d’accordo?». Nico, beninteso, era Nico Haberman [Capo del dipartimento di informatica di Carnegie Mellon]. E io concludo: «Ok, d’accordo».
Così sono andato nelle altre scuole… non le nominerò certo….[tossicchiando e coprendo la voce le elenca] Berkeley, Cornell…Tutte riuscirono a essere così poco accoglienti che mi ritrovai a dire ad Andy che mi sarei cercato un posto di lavoro. «No, assolutamente» fa Andy. Prende in mano la cornetta, compone un numero e si mette a parlare in olandese. [Risate]. Poi rimette a posto la cornetta e mi dice: «Nico dice che se fai sul serio devi essere nel suo ufficio domattina alle otto in punto». Coloro che conoscono Nico lo sanno: non c’è niente di meglio per incutere timore. La mattina dopo, alle otto in punto, sono nell’ufficio di Nico Haberman. Mi parla e francamente penso che non è affatto entusiasta di quell’incontro. Non è entusiasta per niente. Mi chiede: «Randy perché siamo qui?». Io rispondo: «Perché Andy ti ha telefonato?». Ha, ha ha. [Risate]. Poi aggiungo: «Poiché mi ha ricevuto, le dirò che ho vinto una fellowship (borsa di studio per ricercatori, Ndt). E la Office of Naval Research è una fellowship molto prestigiosa. L’ho vinta e quando ho fatto richiesta di ammissione non c’era sul mio curriculum». E Nico dice: «Una fellowship? E che ce ne facciamo? Soldi…siamo pieni di soldi.». Beh, questo era vero allora… comunque, mi dice che sono pieni di soldi. «Perché credi che una fellowship dovrebbe fare la differenza per noi?» mi chiede e mi guarda fisso. Ci sono momenti nella propria vita destinati a cambiartela per sempre. A dieci anni di distanza sei fortunato se ti rendi conto di quale possa essere stato quel momento, ma saperlo nel momento preciso …mentre Nico ti guarda dentro, fino in fondo all’anima…[Risate]. E io gli ho risposto: «Non mi riferivo ai soldi. Mi riferivo soltanto al fatto che è un onore. Ne sono state concesse soltanto quindici in tutto il Paese. E io credo che sia un onore aver fatto qualcosa di così meritevole. Le chiedo scusa se le sono parso arrogante». E Nico mi sorrise e ciò era buono. Un buon segno.
E allora… come si riesce a far sì che la gente ti aiuti? Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti. Io credo nel karma. Credo che si riceve ciò che si è dato. Si riesce a farsi aiutare dalla gente dicendo la verità, essendo onesti, porgendo le proprie scuse quando si commette un errore e focalizzandosi sugli altri, non su se stessi. Mi sono chiesto: in che modo posso esemplificare concretamente tutto ciò? [Si rivolge all’aiutante sul palcoscenico]. Abbiamo un esempio concreto che dimostri in che modo ci si deve focalizzare sul prossimo? [Si rivolge al pubblico].
Dovete sapere che ieri è stato il compleanno di mia moglie. Se c’è una sola volta nella quale uno dovrebbe avere il diritto di concentrare l’attenzione su di sé, potrebbe essere proprio “l’ultima conferenza”. Ma siccome mi fa star male sapere che mia moglie non ha avuto un vero compleanno, ho pensato che sarebbe molto carino se 500 persone le cantassero gli auguri [Fa il suo ingresso sul palco su un carrello una torta di compleanno gigantesca e il pubblico applaude].
Allora, tutti insieme, per favore: Tanti auguri a te, tanti auguri a te, tanti auguri cara Jay, tanti auguri a te! [Applausi]. [Jay sale sul palco, con gli occhi pieni di lacrime. Con Randy si avvicina alla torta]. Ecco, adesso devi spegnere le candeline. Silenzio, prego. [Jay spegne le candeline sulla torta. Parte un lungo applauso del pubblico].
E adesso, sappiate che avete un motivo in più per partecipare al ricevimento. [Risate].
Ricordate: i muri esistono affinché noi possiamo dimostrare quanto ci teniamo a superarli. Esistono per separarci dalle persone che non vogliono davvero vedere esauditi i loro desideri d’infanzia. Non cedete. L’oro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda. [Diapositiva di Steve Seabolt accanto a una foto dei Sims]. [Risate]. Ciò che Steve non vi ha detto è che all’EA avevano un sabbatico fantastico. Ero lì da sole 48 ore, loro adoravano l’ETC, noi eravamo i migliori, i loro preferiti, ma poi uno mi tira in disparte per la manica e mi dice: «Sai, a proposito…stiamo per consegnare otto milioni di dollari all’USC affinché realizzi un programma identico al vostro. Noi ci auguriamo che tu possa aiutarli a decollare». [Risate]. A quel punto arriva Steve e mi chiede: «Che cosa hanno detto? Oh cielo!». E poi, citando un grande uomo: «Lascia che sistemi questa cosa». [Risate]. E lo ha fatto sul serio. Steve è stato un partner eccezionale. Abbiamo avuto una splendida amicizia, personale e professionale. Sicuramente lui è stato un uomo di punta nella grande impresa mirante a insegnare a milioni di giovani…sapete, di sicuro sarebbe stato logico se me ne fossi andato a sole 48 ore di distanza da quel sabbatico, ma non sarebbe stata la cosa giusta da fare. Quando si fa la cosa giusta, accadono un sacco di belle cose. Date retta al feedback delle vostre azioni. Il vostro feedback può essere quello stupido foglio di carta che io avevo predisposto per gli studenti oppure un uomo davvero in gamba che vi dice quello che avete bisogno di sentirvi dire. La cosa davvero difficile è saper ascoltare. A tutti capita di essere sgridati. Ma quella rara persona che ti dice: «Sai, avevi ragione!» invece di dirti. «No, aspetta, il vero motivo è che…». A tutti ci è capitato di sentire cose di questo tipo. Quando qualcuno vi dà la sua opinione, abbiatela cara e usatela.
Siate grati e dimostratelo. Quando sono passato di ruolo, ho portato tutto il mio team di ricercatori a Disneyland una settimana. Uno degli altri professori della Virginia University mi ha chiesto: «Ma come ti salta in testa una cosa del genere?», e io ho risposto: «Queste persone si sono fatte in quattro per farmi avere il miglior posto di lavoro al mondo della mia vita. Come potrei non farlo?». Non lamentatevi. Lavorate più duramente.
[Mostra una diapositiva di Jackie Robinson, il primo giocatore di baseball di colore della serie A]. Questa è una foto di Jackie Robinson. Nel suo contratto c’era scritto espressamente che non avrebbe dovuto lamentarsi, neppure quando i fan gli avessero sputato in faccia.
Siate bravi in qualcosa: vi rende persone di valore.
Lavorate sodo. Io sono passato di ruolo un anno prima rispetto a quanto vi ha riferito Steve. I membri più giovani della facoltà mi dicevano: «Accidenti! Sei passato di ruolo presto. Qual è il tuo segreto?» E io rispondevo sempre: «È molto semplice. Chiamatemi nel mio ufficio, un venerdì sera qualsiasi, verso le 22, e ve lo spiego».
Trovate in ogni persona ciò che c’è in lei di meglio. Una delle cose che Jon Snoddy - come vi ho raccontato - mi aveva detto è la seguente: “Potresti dover aspettare a lungo, anche anni, ma alla fine la gente ti mostrerà sempre il suo lato migliore». Aspettate, non importa quanto ci vorrà. Nessuno è malvagio. Tutti hanno un lato buono, basta saper aspettare e prima o poi salterà fuori. Siate pronti. La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l’opportunità.
Concludendo, oggi vi ho parlato dei miei sogni d’infanzia, di come far sì che i sogni degli altri si realizzino, e di alcune delle lezioni imparate nel corso della vita.
Ma avete scoperto qual è la vera finta? [Pausa ad effetto].
Non è come realizzare i propri sogni, ma come vivere. Se vivrete nel modo giusto, il karma si prenderà cura di sé. I sogni verranno da voi.
E avete capito anche la seconda finta? Questo mio discorso non era per voi, ma per i miei figli.
Grazie a tutti, buonanotte.
[Applausi e standing ovation per 90 secondi. Randy porta Jay sul palco. Insieme si inchinano. Poi si siedono al loro posto. La standing ovation prosegue per un altro minuto]
Randy Bryant: Vi ringrazio tutti di essere qui. Questo ha significato molto, lo so, per Randy Pausch. Aveva la sua idea in merito, fino a ieri sera era convinto che in questa aula non ci sarebbe stato nessuno.
Sì, lo so. Io sono “l’altro Randy”. Questo è stato il mio ruolo sin da quando Randy Pausch dieci anni fa è entrato in facoltà. Questo significa che quando mi presento a qualcuno, e dico: “Sono Randy Bryant, di Informatica”, immancabilmente la persona alla quale mi sono presentato dice: «Ohhh, Randy di Informatica…quello che fa quelle cose meravigliose costruendo i mondi virtuali e insegnando programmazione ai bambini…». E io: «No, no, io sono l’altro Randy, quello sbagliato. Scusi, sa, io sono soltanto quello sfigato». [Risate].
Sono molto lieto oggi di essere in grado di elencare brevemente i molti modi con i quali vogliamo dimostrare a Randy tutta la nostra riconoscenza per il contributo che ha dato al Carnegie Mellon, al dipartimento di informatica e più in generale al mondo intero. Abbiamo pertanto un breve programma. Ci saranno alcune persone che chiamerò qui sul palco una alla volta. Fungo un po’ da MC qui…allora, il primo che vi presento è qualcuno che avete già incontrato, Steve Seabolt di Electronic Art. [Applausi].
Steve Seabolt: La mia famiglia si è chiesta se ce l’avrei fatta a introdurre questa serata. [La sua voce comincia a incrinarsi]. Ce l’ho fatta, ma potrei non farcela altrettanto bene adesso… Abbiate pazienza con me, vi prego.
Come Randy ha già detto, lui e io, Carnegie Mellon e Electronic Arts condividono una stessa passione: coltivare le giovani ragazze e cercare di incoraggiarle a lanciarsi nella matematica e nel campo scientifico.
Non tutti i fanatici di computer al mondo devono necessariamente essere maschi. Sapete, è soltanto uno strano scherzo del destino che ci siano così tante persone preoccupate per la delocalizzazione all’estero dei posti di lavoro e tante società costrette a questa pratica e sempre meno giovani che si dedicano all’informatica. Il numero delle donne che entrano in questo settore di studi continua a scendere inesorabile. Ci sono troppe poche Caitlin in questo mondo. Di Caitlin ce ne occorrono molte di più. Tenendo ciò bene in mente, l’Electronic Arts ha deciso di istituire un fondo per le borse di studio. Si tratta del fondo Randy Pausch per le borse di studio istituito nel 2007 da EA, in onore del contributo e della leadership di Randy a beneficio dell’istruzione, l’informatica, l’entertainment digitale e del suo impegno nei confronti delle donne nella tecnologia. Questa borsa di studio sarà assegnata ogni anno a una studentessa del CMU che dimostri eccellenza in informatica e passione per perseguire una carriera nell’ambito dei videogiochi. Randy, siamo davvero onorati di poterla intitolare a te. [Applausi].
Randy Bryant: Il prossimo che voglio chiamare sul palco è Jim Foley, della facoltà del Georgia Tech, che rappresenta inoltre l’ACM Special Interest Group in Computer Human Interaction. [Applausi]
Jim Foley: [fa segno a Randy Pausch di salire sul palco e lo abbraccia]. Questo è per Jim. [Applausi]. L’ACM, l’Association for Computing Machinery è un gruppo formato da centomila professionisti del settore informatico. Una delle loro aree di maggiore interesse è l’interazione uomo-computer. Alcune settimane fa un caro amico di Randy ha scritto una citazione sottoscritta poi da molte persone, arrivata al comitato esecutivo di SIGCHI, che a nome degli iscritti al SIGCHI, ha autorizzato questa presentazione speciale. La citazione è stata scritta da Ben Schneiderman e modificata poi da Jenny Preese e Ben Peterson, e quindi sottoscritta da moltissimi tuoi amici e adesso dal comitato esecutivo.
Permettetemi dunque di leggervi questa citazione: “Premio speciale per i contributi professionali. Il lavoro innovativo di Randy Pausch ha coperto varie discipline e ispirato sia ricercatori maturi sia una generazione di studenti. La sua profonda competenza tecnica, la sua scelta di progetti immaginari, il suo pensiero visionario si sono sempre combinati con energia e passione. Dai suoi primi lavori sul semplice strumento dell’interfaccia utente al suo attuale lavoro sul linguaggio di programmazione tridimensionale Alice, egli ha sempre dimostrato che un innovativo design degli strumenti consente una grande partecipazione nella programmazione, specialmente da parte delle donne e delle minoranze. Randy Pausch si è strenuamente impegnato per coinvolgere gli studenti di ogni livello in rigorosi progetti intellettuali, e la sua affascinante conferenza si presta a diventare un modello per ogni insegnante e ogni conferenza. Sì. Sì. Sì. [La voce si incrina]. Il suo lavoro ha contribuito a rendere più note e più rispettate le esperienze di progettazione di gruppo e la ricerca nell’ambito dell’informativa educativa. In qualità di National Science Foundation Presidential Young Investigator, Lilly Teaching Foundation Teaching Fellow, cofondatore del ET Center del CMU e consulente di Disney Imagineering e EA, Randy ha portato a compimento un lavoro da pioniere nel design dell’interfaccia informatica e delle esperienze ricche di emozioni. Per questi e molti altri suoi contributi, il consiglio esecutivo dell’ACM SIGCHI è orgoglioso di consegnare a Randy Pausch questo premio speciale per i suoi contribuiti professionali”. [Applausi].
Randy Pausch sale sul palcoscenico per ritirare il premio.
Randy Bryant: Grazie Jim. Adesso vorrei chiamare sul palco Jerry Cohen, presidente della Carnegie Mellon University. [Applausi].
Jerry Cohen: Grazie “altro Randy”. [Cerca di spostare la borsa di Randy Pausch a lato del podio]. Viaggi pesante, eh ragazzo? Molti di noi hanno riflettuto a lungo e discusso a lungo su come riconoscere in maniera duratura e adeguata in questo campus il contributo che tu le hai dato, ciò che tu hai significato per questa università. Molte persone sono coinvolte in tutto ciò. E tu che credevi che il rettore non prestasse attenzione! [Risate]
In effetti uno dei modi con i quali ti ricorderemo sono questo conto di 50.000 dollari per i peluche e altri 47.862,32 dollari per le pizze. Grandi contributi, grazie Randy, davvero! [Risate]
Una delle cose che purtroppo non possiamo fare è scoprire in che modo tenere qui con noi per sempre il tipo di persona che sei. La tua umanità, quello che hai voluto dire per noi come collega, come insegnante. Come studente e come amico. Non c’è modo di cogliere in pieno tutto ciò. Ma ci sono i nostri ricordi. Ed esiste un modo per ricordarti tutti i giorni, quando si attraversa il campus. E alla fine ho avuto un’idea. Tu hai fatto grandi cose per questo campus e per l’informatica e per il mondo. Sicuramente Alice vivrà a lungo. Ma ciò su cui ci concentreremo adesso è ciò che tu hai fatto per collegare l’informatica all’arte. È stato sbalorditivo, di tutto rilievo. Ha avuto un impatto enorme e credo che continuerà ad averlo oserei dire per sempre. Per riconoscere tutto ciò faremo quanto segue. Ottimo lavoro, “Altro Randy”. [Risate, mentre Randy Bryant prende il proiettore per inserire altre diapositive].
Per realizzare ciò, dobbiamo erigere un edificio. [Diapositiva di un modellino dell’edificio Gates]. Un edificio da cento milioni di dollari che ci consenta di fare quanto segue. Il Purnell Center for the Arts ospita la scuola di Arte drammatica. Quell’edificio moderno nuovo, con una metà del tetto verde, è il Gates Center for Computer Science. Da tempo progettavamo di collegare fisicamente questi due edifici, sia per consentire alle persone di scendere nella parte inferiore del campus, sia per la tremenda importanza simbolica che potrebbe avere. Bene, a nome del Consiglio di amministrazione della Carnegie Mellon e in nome dell’intera università, sono lieto di annunciare oggi che il ponte che collegherà questi due edifici sarà noto con il nome di Randy Pausch Memorial Footbridge. [La diapositiva mostra il modellino del ponte] [Applausi] Adesso, però, dopo quello che ci hai detto oggi in questa conferenza, staremmo pensando di mettere un muro di mattoni a ogni estremità, e di lasciare che gli studenti ne facciano quello che credono meglio. [Risate]
Randy, ci saranno generazioni di studenti e di docenti che verranno qui e non ti conosceranno, ma attraversando quel ponte vedranno il tuo nome e chiederanno a noi che ti abbiamo conosciuto chi eri. E noi risponderemo che purtroppo non hanno potuto conoscere l’uomo, ma sicuramente conosceranno e vivranno l’impatto di ciò che quell’uomo ha fatto. Randy, grazie di tutto quello che hai fatto per la Carnegie Mellon. Ci mancherai. [Applausi] [Randy sale sul palco e lo abbraccia].
Randy Bryant: Bene, ogni bello spettacolo ha bisogno di una degna conclusione. Per questo motivo invito a salire sul palco Andy Van Dam. [Applausi]
Andy Van Dam: Grazie, mi piace l’idea di aver l’ultima parola, ma essere qui alla fine di questo meraviglioso spettacolo, non so se è l’idea giusta. [Applausi] Ho iniziato a lavorare alla Brown nel 1965 ed è stato per me un grande piacere e una enorme gioia non soltanto insegnare a migliaia di studenti universitari e a qualche laureato, ma anche poter lavorare gomito a gomito con circa duecento di loro. Sono inoltre orgoglioso di poter affermare che 35 di loro hanno seguito i miei passi dedicandosi all’insegnamento.
Tra questi ultimi, è stato sempre chiaro che Randy spiccava più di altri. Ha dimostrato molto presto di poter essere promettente e di avere una passione per questo settore e di voler aiutare gli altri, proprio quella di cui ha dato prova ampiamente anche oggi. La sua passione è stata pari soltanto alla sua determinazione e alla sua tenacia, a fronte di tutti i muri di mattoni che si è trovato davanti. Ne avete sentito parlare molto e ne avete avuto la riprova da come sta combattendo questa terribile malattia. Come il piccolo dell’elefante (da un racconto omonimo di Rudyard Kipling, Ndt) tuttavia, era pieno di insaziabile curiosità, lo ricorderete. E come è capitato al piccolo dell’elefante, anche lui è stato sculacciato da tutti i suoi conoscenti, e anche di questo avete sentito parlare. Era impertinente e aveva un senso dell’umorismo irrefrenabile e turbolento, che lo ha portato a questo fantastico spettacolo odierno. Era molto sicuro di sé, al punto talvolta di essere sfacciato. Ed era anche testardo come un mulo. E lo dico io, che sono olandese, famoso per la mia testardaggine. Per dirla in modo più gentile, aveva una bussola interiore eccezionalmente forte, e lo avete potuto constatare più volte. Ora, essendo io stesso stato accusato per molte di queste caratteristiche, le considero più come peculiarità che come difetti. [Risate] Avendo dovuto imparare l’inglese a ogni costo, ho sempre avuto l’abitudine di esigere che gli studenti parlassero e scrivessero sin dall’inizio un inglese corretto. E Randy-il-chiacchierone non ha mai avuto problemi con questo. Ma un problema l’aveva. Un’altra delle mie fissazioni era quella di far sì che gli studenti americani si accostassero alle culture straniere, in particolare alla cultura culinaria degli altri Paesi, e più in particolare ancora a quella cinese. Così ogni tanto portavo i miei studenti in un meraviglioso ristorante cinese, dove preparavano piatti scelti da un menu in cinese. Ho cercato di convincere Randy a provare la cucina cinese…ma credete che il Signor-solo-pane-bianco abbia mai assaggiato quella roba? [Risate] Neanche per sogno. E, cosa ancora peggiore, si è rifiutato di imparare a usare le bacchette. All’epoca ero preside di facoltà e gli dissi che non l’avrei fatto laureare se non avesse imparato a mangiare con le bacchette. [Risate] Gli dissi: «È un obbligo, hai capito?». Naturalmente non mi credette. E quando venne il momento di laurearsi gli consegnai il suo diploma. Questa è la fotografia che hanno scattato i suoi amici [la diapositiva mostra la cerimonia di consegna dei diplomi della Brown University del 1982. Randy indossa tocco e toga, e dopo aver srotolato il suo diploma spalanca la bocca per la sorpresa]. Nella diapositiva potete vedere Randy che srotola il suo diploma per mostrarlo ai genitori. Ma invece del diploma, c’è una copia autografa del menu del ristorante cinese. [Risate e applausi]. Quella è stata una delle rare volte nelle quali ho avuto la meglio su di lui, lo confesso.
Siamo tutti qui riuniti oggi, tutti noi e centinaia e centinaia di altre persone in tutto il Paese e oserei dire nel mondo per prendere parte a questo grande evento che celebra te e tutta la tua vita. Randy è una brava persona, in Yiddish diciamo “Mensch”. I tuoi molteplici risultati di docente universitario modello, specialmente di mentore dei tuoi studenti, le tue spedizioni a Disneyland non soltanto uniche, ma leggendarie…Tu hai più che rispettato i termini previsti dalla Carta dell’Università Brown che sono: adempiere ai doveri della vita utilmente e con gloria. La tua totale dedizione alla famiglia e alla carriera è esemplare e continuerà invariata mentre sarai alle prese con l’immensa difficoltà della tua situazione. Tu esemplifichi il coraggio di chi non si lascia scoraggiare e lo stato di grazia di chi è messo sotto pressione. La pressione più terribile che si possa immaginare. Randy, sei stato e continuerai a essere un modello di comportamento per tutti noi. [La voce comincia a incrinarsi]. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi e di averci permesso di dirti in privato e in modo così pubblico e ufficiale quanto ti ammiriamo, ti onoriamo e ti amiamo. [Applausi]
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L’alpinista più bravo è quello che diventa vecchio. Mario Merelli
Estratti presi Da Walter Bonatti “Le Montagne di una Vita”
- Mi sono chiesto tante volte se sono nato solitario oppure se lo sono diventato; è certo però che alcune esperienze mi hanno fatto perdere molte illusioni nei riguardi degli altri e la mia indole resta in ogni caso quella dell’alpinista solitario.
- Quanto stavo vivendo delineava in me una fase ancora embrionale di solitudine, un fatto negativo dunque; ma con il tempo da questa solitudine trarrò risultati positivi come lo sviluppo di una certa sensibilità e quindi un’amplificazione delle emozioni. ….. Imparare a sostituirsi a tutti gli altri; abituarsi a prendere da solo le proprie decisioni. Misurarsi con il proprio metro e pagare sulla propria pelle.
- Resta il fatto che l’isolamento qui è davvero vasto, quasi disumano, mi chiedo se a questo punto non ho valicato i limiti del ragionevole e sfidato per orgoglio il destino. Ma saggezza e destino non valgono forse per ciò che noi siamo?
- Perché l’esame (su noi stessi da noi stessi!) possa giovare deve essere generale e impietoso, una valutazione difficile, che è a metà strada tra la cieca simpatia che si ha di se stessi e il disprezzo, tra la presunzione di essere utile a qualcuno e il timore sottile e doloroso di non esserlo.
- Ognuno è il prodotto dei propri limiti e delle proprie esperienze, del proprio modo di essere, naturalmente in rapporto all’epoca e alle condizioni in cui è vissuto. Non si dovrebbe quindi valutare nessuno prescindendo queste condizioni.
- È innegabile l’esaltante fascino dell’impossibile che unitamente a quello dell’ignoto hanno sempre ispirato le avventure dell’uomo. L'impossibile di oggi non può esserlo domani. E ciò che per uno è insuperabile non può esserlo per un altro più dotato e preparato.
- Nulla di ciò che ho fatto è importante in assoluto, questo è ovvi, però mi appartiene totalmente e mi identifica. Così dunque io sono il mio modo stesso di vivere, e credo che ciò comprenda il mio pensiero, le mie azioni, le mie parole. Questi sono per me elementi inseparabili e imprescindibili a determinare la reale fisionomia di un individuo e il grado espressivo del suo linguaggio.
- Ero certo per esempio che nulla esiste sulla Terra che non sia di tutti e quindi anche mio. Sapevo che capire il bello significa possederlo. Potevo giurare che ci sono sempre delle porte da aprire in noi. Riconoscevo che le difficoltà non mettono alla prova la forza dell’uomo ma la sua debolezza. Inoltre mi affascinava collocare l’esistenza della realtà soltanto nel riflesso del suo sogno.
- L’avventura non può più manifestarsi là dove nell’uomo scadono l’ingegno, l’immaginazione e la responsabilità. La dove si banalizzano o demoliscono, fattori naturali come l’ignoto e la sorpresa. E ancora non può sussistere l’avventura la dove vengono alterate, persino distrutte, peculiarità come l’incertezza, la precarietà il coraggio, l’esaltazione, la solitudine, l’isolamento, il senso della ricerca e della scoperta, la sensazione dell’impossibile, il gusto dell’improvvisazione, del mettersi alla prova con i soli e propri mezzi.
- Ma fino a quando l’uomo conserverà la sua preziosa capacità di sognare. Ebbene, dinnanzi a se indietreggeranno tutti i limiti e i condizionamenti. Noi facciamo dei sogni, la nostra immaginazione ci dà delle idee; si tratta di sapere se riusciremo a materializzarle oppure no. Ma per saperlo dobbiamo agire in quella direzione.
- L’uomo non può essere che universale nei suoi interessi, nelle sue aspirazioni. L’uomo è fatto di slanci e di precarietà. L’uomo si identifica nell’ingegno e nella creatività.
Premetto un paio di cosucce .. primo questa è una sezione dedicate a massime che nel corso del tempo mi hanno colpito e quindi ho deciso di segnarmele. Secondo spesso può capitare che non ne cito la fonte .... semplicemente non mi ricordo da chi e quando lo presa...
Non c'è malizia ma solo sorriso. Meditate gente ...meditate!! 
05-11-2008 È stata, quella di Barack Obama, una lunga corsa, dal nulla all'altrove. Su queste pagine vi è stato raccontato come è andato dalle origini africane agli studi alle Hawaii, alla pratica legale e politica a Chicago. Resta un ultimo tratto da percorrere, quello che l'ha condotto Obama non alla Casa Bianca, ma oltre, già oltre, in uno spazio della fantasia popolato da figure che si amano perché ci consentono, per il tempo di una canzone, un ricordo, un discorso, magari registrato, di immaginare (ancora) un mondo diverso. E' stata una campagna elettorale senza precedenti mai più imprevedibile. Specie dal lato democratico. Un anno e mezzo fa chiunque, me incluso dava per scontata la scelta di Hillary Invece: bang! Obama. Chi era costui? La risposta mi viene mentre sto seduto su una poltrona della libreria Barnes & Noble, sfogliando uno dei libri più brillanti pubblicati dall'inizio del millennio. Obama è un cigno nero. Il cigno nero (edito in Italia dal Saggiatore) è il titolo del libro di Nassim Taleb, libanese trapiantato a New York, professore di Scienza dell'improbabile (perché le università americane sfornano persone più preparate alla vita? Perché insegnano anche Scienza dell'improbabile). Taleb parte dalla considerazione che per secoli si è creduto che tutti i cigni fossero bianchi, finché in Australia se ne è scovata una colonia di neri. E si è capito che l'improbabile, l'escluso dall'esperienza e quindi, chissà perché, dalla logica, era una realtà. Sorpresa! Stupore! Adorazione del nuovo! E poi spiegazione retroattiva che sì, certo, doveva, non poteva non essere anche così. Il cigno nero ha queste tre caratteristiche: l) è assolutamente imprevedibile; 2) produce un forte impatto emotivo di massa; 3) viene spiegato a posteriori. Obama è un cigno nero. Nessuno, ripeto, nessuno avrebbe scommesso su di lui. Perché? Come sostiene Taleb la mente umana è deviata dall'illusione di poter capire. Si cerca di immaginare il futuro sulla base del passato (e, qui viene in soccorso Bertrand Russell chiedendoci se la gallina, nutrita e ingrassata da .... non aggiungo altro in quanto mi sembra già abbastanza limpido così il ragionamento (tratto da un articolo)
L'uomo veramente grande è colui che non vuole esercitare il dominio su nessun altro uomo e che non vuole da nessun altro essere dominato. K.Gibran
Diciamo che mi interessa il meccanismo del reale. Per questo sono attratto dalle coincidenze. Che ne so, tu te ne stai lì a fare progetti, a coltivare desideri e ambizioni per il tuo futuro. E lo non puoi sapere che la fuori ci sono forze superiori alla tua volontà che lavorano per te. La nostra vita è decisa da una serie di coincidenze fortuite. È così che funziona. David Grossman
Stare a riflettere e scervellarsi conta poco perché poi non si fa quello che si pensa, ma ogni passo in fondo è senza riflessione così come lo vuole il cuore. (Hermann Hesse)
Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale niente lui! (Ezra Pound)
Coloro che vivono intensamente non temono la morte. (da internet)
La vera fonte dei diritti è il dovere. Se adempiamo i nostri doveri, non dovremo andare lontano a cercare i diritti. (Gandhi)
La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio (Paolo Borsellino)
Ci sono due tragedie nella vita. Una è perdere ciò che è il più caro desiderio del nostro cuore; l'altra è ottenerlo. (Shaw)
La vita può essere capita solo all'indietro, ma va vissuta in avanti (Arthur Bloch)
Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta. Alexis de Tocqueville
Da un Grande personaggio appena scomparso. Clarke formulò le seguenti tre leggi sulla previsione:
- Quando un anziano affermato scienziato dichiara che qualcosa è possibile, ha quasi certamente ragione; quando dichiara che qualcosa è impossibile, ha probabilmente torto
- L'unico modo di scoprire i limiti del possibile è avventurarsi un poco oltre, nell'impossibile
- Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia
La statura dell'uomo non si misura nei momenti di pace e tranquillità ma lo si vede nelle sfide e nelle difficoltà (anonimo) Ho fortissima l'impressione che il contrario dell'amore non sia l'odio, ma l'apatia e l'indifferenza. Leo Buscaglia
Noi facciamo quello che possiamo fino a quando il nostro destino non si manifesta!
Spesso s'incontra il proprio destino nella via che s'era presa per evitarlo
Niente dura per sempre, ma non e' certo un buon motivo per non metterci tutto se stessi
Meglio astenersi dal governare il destino degli altri, dal momento che è già difficile ed incerto pilotare il proprio [Primo Levi]
Non si insegna quello che si vuole, e dirò addirittura che non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è. [Jean Jaurès]
Tutti gli uomini vivono, fisicamente, intellettualmente o moralmente, entro il cerchio d'una parte assai ristretta del loro essere potenziale. Fanno uso d'una piccolissima porzione della loro coscienza possibile e in generale delle loro risorse spirituali, più o meno come un uomo che contraesse l'abitudine di usare e muovere, del suo intero organismo, soltanto il dito mignolo. Situazioni d'emergenza e crisi ci dimostrano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo. William James
"La verità va dosata a misura dell’intelletto, dissimulata ai deboli, nascosta ai malvagi. Racchiudila nel tuo cuore, e che essa parli attraverso le tue opere. La scienza sarà la tua forza; la fede la tua spada; e il silenzio la tua corazza impenetrabile."
- Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. (Euripide)
- Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada, non ne uscirete vivi ! (geniale)
- I miei gusti sono semplici: mi accontento solo del meglio. (O.Wilde)
- Se non ti aspetti l'inaspettabile non lo raggiungerai mai. (Eraclito)
- Non trovare difetti, trova rimedi! ... a lamentarsi sono capaci tutti!
- Non può piovere per sempre !!!!
- Ognuno di Noi nasce in un'atmosfera di idee e di credenze, elaborata da tutta l'umanità anteriore; ognuno di noi porta, senza pur saperlo, un elemento più o meno importante alla vita dell'umanità successiva. (G. Mazzini)
- Consiglio che una volta sentii dare ad un giovane: "fai sempre quel che hai paura di fare". (Ralph W. Emerson)
- Spesso accade che la cosa migliore da fare sia anche quella più difficile: in tal caso usa il buon senso per riconoscerla. (G.P.)
- Un pompelmo e' un limone che ha avuto un'opportunità e ne ha approfittato. (Oscar Wilde)
- La cosa più ordinaria diviene deliziosa quando e' tenuta nascosta. (Wilde)
- Descriversi è un po come fare l'elenco degli ingredienti della Nutella: un conto e' leggere burro di cacao, zucchero, nocciole, etc. e un conto e' assaggiarla...
- "Tratta la tua donna come una serva e sarai il marito della serva, tratta la tua donna come una regina e sarai un re"
- UNA SIGARETTA E' IL PROTOTIPO PERFETTO DI UN PERFETTO PIACERE...........E' SQUISITA E LASCIA INSODDISFATTI...........
- Se la vita ti sorride ..... ha una paresi!
- Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio!
- Il Paradiso è bello per il clima ... L'Inferno per la compagnia!
- Chi trova un amico trova un tesoro .... ma chi trova un tesoro se ne frega dell'amico!
- Non abbattere mai una palizzata prima di conoscere la ragione per cui fù costruita (questa massima la dovrebbero ricordare in molti di questi tempi). (di G.K. Chesterton)
"... un governo che non sa come ammettere la propria colpa é un governo che non sa come comandare..."Napoleone .... Questa massima la dovrebbero stampare a fuoco sulle carni dei nostri politici !!
Il ramo troppo duro al vento si spezza; quello troppo flessibile non starà mai ritto. (proverbio Giapponese)
La fiducia in se stessi è il primo segreto del successo. (Proverbio Americano... che differenza da quello di sopra)I fortunati non hanno necessariamente il meglio del meglio. Cercano semplicemente il meglio di quello che essi incontrano sulla loro strada. (xxx)
Nella vita la virtù non e' sufficiente, giacché ha bisogno anche dell'aiuto di un felice destino (xxx)
Non esiste vento favorevole per il timoniere che non sa dove vuole andare (Seneca) Nella vita non contano i respiri, ma i momenti che ti hanno tolto il respiro ... (xxx)
«Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza» (dalla teoria del Caos)
Si e' liberi di fare quando si ha il potere di fare! (Voltaire)
"Un uomo è dato dalla somma delle persone che ha incontrato nella propria vita" (xxx)
Non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo [Jean Paul Sartre]
A volte ci possiamo accorgere dello crepitio dell'acqua solo quando stiamo affogando!(xxx)
La realtà concreta è determinata dai nostri pensieri. (xxx)
"Non è il momento di pensare a ciò che non hai. Pensa a ciò che puoi fare con ciò che hai." E. Hemingway
Non pensare alle porte chiuse alle tue spalle, ma a quelle che si spalancherebbero davanti a te se ti abbandonassi ai sentimenti (xxx)
Nessuno conosce le proprie possibilità finchè non le mette alla prova! (P.S.)
E' quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, senza farti distrarre da nulla
Susanna Tamaro
Semplicemente per essere costretto a star sempre in guardia,
un uomo può diventare così debole da ridursi all'incapacità di difendersi Nietzche
1) ... ho una superstizione: ed è che l'universo ti premia quando superi le tue paure e provi qualcosa di nuovo. 2) ci sono persone dotate di un talento particolare per la fede: tutti hanno bisogno di credere in qualcosa ed in qualcuno: ma qualcuno ne ha più bisogno di altri 3) la vita è semplice quando credi che le tue opinioni da scuola elementare hanno lo status della vera conoscenza... tutte citazioni da Zoe Heller
"Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso."
Attenzione a ciò che desiderate....... potreste ottenerlo!
Credere in se stessi l'unica vera forza che esiste.
Se vuoi avere cose che non hai mai avuto devi fare cose che non hai mai fatto
O al problema c'è soluzione ed è inutile preoccuparsi, o non c'è soluzione ed è inutile preoccuparsi.
SOLO UNA COSA RENDE IMPOSSIBILE UN SOGNO.......LA PAURA DI NON FARCELA!
"Il segreto di un buon matrimonio, consiste nel perdonarsi a vicenda di essersi sposati. SACHA GAUTRY"
(trovate in rete .. bellissime)
SE SI POTESSERO COMPRARE GLI UOMINI PER QUELLO CHE VALGONO E SE SI POTESSERO VENDERE PER QUELLO CHE DICONO DI VALERE.......SI FAREBBERO GRANDI AFFARI! (trovata in rete)
il serpente che non può cambiare pelle muore. Lo stesso accade agli spiriti ai quali s'impedisce di cambiare opinione: cessano di essere spiriti. Nietzsche
L'ambizione s'attacca più facilmente alle anime piccole che alle grandi, come il fuoco s'appicca più facilmente alla paglia ed alle capanne che ai palazzi; Chamfort
...se il destino e' contro di noi...peggio per lui!! (trovata in rete .. bellissima)
Etiam capillus unus habet umbram suam Anche un solo capello ha la sua ombra
Se dovessimo tollerare negli altri ciò che permettiamo a noi stessi la vita sarebbe insopportabile
Georges Courteline
Contro il pericolo di avere un'opinione troppo buona degli altri c'è un solo antidoto: averne una anche migliore di se stessi. Walter Scott
Ho imparato tanto tempo fa a non fare lotta con i maiali. Ti sporchi tutto e, soprattutto, ai maiali piace George Bernard Shaw
"Le opinioni sono come i chiodi: più vi battete sopra e più quelle penetrano."
Accidere ex una scintilla incendia passim. A volte da una sola scintilla scoppia un incendio. Lucrezio o Crescit eundo Cresce a mano a mano che avanza. Lucrezio o Ex nihilo nihil Dal nulla non si ricava nulla. Lucrezio
A volte leggiamo delle cose che ci fanno capire di colpo di non aver vissuto niente, non aver provato niente, non aver sperimentato niente fino a quel momento Anais Nin
Scegliere il momento adatto significa risparmiare tempo. Francesco Bacone
L'occhio vede più di quanto il cuore sappia. W.Blake
Amare se stessi e' l'inizio di una storia d'amore lunga una vita. [non so chi l'abbia detto ma è bellissima!]
Uno dei peggiori effetti della fretta, o forse dell'angoscia che ne la causa diretta, è l'evidente incapacità degli uomini moderni di rimanere soli con se stessi, sia pure per breve tempo Konrad Lorenz
La calunnia è come la vespa che ti importuna, e contro la quale non bisogna fare nessun movimento, a meno di essere sicuri di ammazzarla; Chamfort
I diritti sono di chi se li sa conquistare ... Anna Kuliscioff
Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole. Elbert Hubbard
Se pensi di poter fare una cosa falla! nell'azione c'è genialità, potenza e magia. Wolfgang Goethe
Non ci si libera di una cosa evitandola ma soltanto attraversandola C. Pavese
Se un anziano e illustre scienziato dice che una cosa è possibile ha quasi certamente ragione; ma se dice che è impossibile ha molto probabilmente torto. A. C. Clarke
Solo uno spirito disperato può raggiungere la serenità, e per essere disperati bisogna aver molto vissuto ed amare ancora il mondo. Blaise Cendrars
Il poco è molto a chi non ha che il poco. Giovanni Pascoli
Non si fa la felicità di molti facendoli correre prima che abbiano imparato a camminare. John Fowles
Tutti gli uomini vivono, fisicamente, intellettualmente o moralmente, entro il cerchio d'una parte assai ristretta del loro essere potenziale. Fanno uso d'una piccolissima porzione della loro coscienza possibile e in generale delle loro risorse spirituali, più o meno come un uomo che contraesse l'abitudine di usare e muovere, del suo intero organismo, soltanto il dito mignolo. Situazioni d'emergenza e crisi ci dimostrano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo. William James
La troppa paura dei pericoli fa che spesso vi cadiamo. La Fontaine
Vi cito e passo questo estratto in quanto lo trovo molto interessante sia per la dinamica di comportamento avutasi in quel contesto sia per gli spunti impliciti che essa suggerisce: non commento per non influenzare nessuno, ma in merito mi si è formata un'opinione ben precisa...!
estratto da "K2, arriva il libro inchiesta sulla tragedia del 2008" di Graham Bowley, giornalista del New York Times ... Dopo questa ricerca, che idea ti sei fatto della tragedia? Era evitabile o no? Ci sono molti aspetti da considerare. C’è quello, importante, del crollo del seracco, che non era ovviamente evitabile. Però il seracco è caduto alle 9 di sera, e forse gli alpinisti avrebbero già dovuto essere tornati, quindi potevano evitarlo, come ha fatto Alberto Zerain che a quell’ora era già al campo 3. Poi, c’erano così tante persone quel giorno sulla montagna. Questo ha reso le cose più difficili e ha creato ritardi. Alberto, l’unico che ha evitato la tragedia conquistando comunque la vetta, ha agito da solo, non ha fatto parte di quel piano generale. Gli altri facevano parte di 8-9 spedizioni, pensavano di aiutarsi a vicenda facendo squadra, collaborando, invece poi si sono comportati come spedizioni divise, senza un leader. Lassù, poi, erano così vicini a raggiungere quello per cui avevano investito tempo e denaro e non sono tornati indietro come forse avrebbero dovuto fare. Tutto questo poteva essere evitato, intendo salire insieme in così grande numero affollando Traverso e Collo di bottiglia. Ma è difficile dirlo, perché capisco come mai hanno scelto di andare avanti insieme: il tempo era stato pessimo, tutti dovevano andare in cima, ed erano così tanti che senza coordinamento sarebbe stato il caos. E’ un errore che facciamo tutti: sovrastimiamo la capacità del gruppo e sottostimiamo i pericoli. Quelli che hanno commesso questo errore, hanno potuto contare soltanto sulla loro forza e la loro perseveranza per sopravvivere. Marco Confortola mi ha colpito, credo davvero che abbia dimostrato un’enorme, tremenda forza nello scendere da solo la montagna dopo 4 giorni ad alta quota.
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