Punto Nullo
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Punto Nullo Un pò di massime e simili recuperate in rete e non...
L'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose; (M. de Montaigne)

Molti potrebbero arrivare alla saggezza se non avessero la presunzione di esserci già arrivati; (Seneca)

C'è chi si fissa a vedere il buio, io preferisco contemplare le stelle (Victor Hugo)

Many Hands make light work (molte mani rendono leggero il lavoro)

"Quando tira vento forte volano anche i tacchini" (trovata in rete... geniale)

Il vento è sempre favorevole per chi sa dove andare (Seneca)

Vivi per chi ti ama...affronta chi ti sfida e ignora chi non ti pensa... (dalla rete!)

Se decidi di smettere di fumare,di bere e di fare l'amore,nn è che vivi più a lungo: ti sembra più lunga!(dalla rete)

"che io possa vincere, e se proprio non posso, tentare con tutte le mie forze" (dalla rete!)

"Estremamente breve e travagliata è la vita di coloro che dimenticano il passato, trascurano il presente, temono il futuro: giunti al momento estremo, tardi comprendono di essere stati occupati tanto tempo senza concludere nulla."
(Seneca)

Io non Amo la Gente Perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato,
la loro virtù è spenta,di poco valore; a loro non si è svelata la bellezza della vita.
(di Boris Pasternak)

Le crisi e le avversità, spesso diventano occasione di crescita interiore
Isabel Allende

Non c'è virtù ne vittoria più bella di saper comandare e vincere se stessi
Pierre de Bourdeille de Brantome


Durante un incendio nella foresta, mentre tutti gli animali fuggivano, un colibrì volava in senso contrario con una goccia d'acqua nel becco. "Cosa credi di fare!" Gli chiese il leone. "Vado a spegnere l'incendio!" Rispose il piccolo volatile. "Con una goccia d'acqua?" Disse il leone con un sogghigno di irrisione. Ed il colibrì, proseguendo il volo, rispose: "Io faccio la mia parte!"

(by Internet)

Nella vita occorre essere semplici come le colombe,
ma accorti come i serpenti! (G.)

Due persone guardano fuori attraverso la stessa finestra e le stesse sbarre:
una vede il fango e l'altra le stelle!
(W. Langbridge)

Essere modesto è spesso più facile a chi abbia fatto qualcosa che a chi non abbia mai fatto nulla (Proverbio americano)

Il passato ha una vita sua, a volte benevola a volte maligna; è resistente come un microbo, adattabile come un virus, e quando crediamo di averlo piegato ai nostri fini, si riforma, si modifica, assume un aspetto diverso. E se l'ignoriamo che cosa fa? Ci trasmette un messaggio sconvolgente: fa affiorare un particolare, un avvenimento, che credevamo di aver dimenticato.
Sally Beauman

Chi controlla la propria bocca, controlla la propria anima
(proverbio francese)

Qualunque cosa tu possa fare, cominciala! L'audacia ha in se genio potere e magia
Goethe

Certe scoperte appaiono semplicissime, dopo che sono state fatte!
Roberto Vacca

La ferita del cuore che in un primo momento è sensibile anche allo stimoli più leggero,
alla fine diventa di tutti i colori dell'arcobaleno e smette di far male. Ci si dimentica di tutto.
Ci si dimentica perfino di avere un cuore, fino alla prossima occasione
di Erica Jong

C'è speranza nella certezza, e non c'è certezza nella speranza
(proverbio spagnolo)

"Le menti mediocri condannano abitualmente tutto ciò che è oltre la loro portata"
François de La Rochefoucauld

UNA PERSONA NON E' IMPORTANTE PER QUANTO SPAZIO OCCUPA NELLA TUA VITA .....
MA PER IL VUOTO CHE LASCIA QUANDO NON C'È' PIU' .... (by Internet)

"Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto."
(Paul Bourget) -è geniale!-

la vita è come fumare una sigaretta:
le prime boccate hanno un sapore meraviglioso e non pensi nemmeno che possa esaurirsi.
poi cominci a prenderla per scontata:
d'improvviso ti rendi conto che si è consumata quasi tutta,
e proprio allora ti rendi conto che in fondo sa di amaro
(Paul Bowles)


niente è stupido come vincere: la vera gloria è nel convincere
(V. Hugo)

Fare sesso è come giocare a bridge. Se non hai un buon compagno è meglio che tu abbia una buona mano
Woody Allen


la noia è una parola sola, una parola breve, ma il provarla è tal volume che uomo al mondo non sfoglierebbe così per tempo, ne così leggeri.
la noia è l'asma dell'anima, è una ruggine che può consumare la meglio temperata lama;
è una cosa che dai capelli alle piante ti fascia la cute d'un senso umido, fastidioso, e ti fa vedere tutto bigio. Toglie il sapore al gusto la fragranza ai fiori, la dolcezza all'armonia.
Schiaccia l'acume dell'intelletto e lo rende bestialmente stupido;
o impoverisce il cuore mortificandone la squisita sensibilità, disseccandovi dentro la lacrima del piacere e del dolore;
oh, la noia è il più insopportabile dei nostri dolori perché è il dolore della stanchezza e perché non eccita in noi una forza che valga a combatterlo.
(C. Bini)


L’ultima conferenza di Randy Pausch: vi consiglio vivamente di leggerla

Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 07-28-2008 at 2:21 PM
Massime Filosofiche >>

Ecco la traduzione integrale, interruzioni comprese, a cura di Anna Bissanti

L’ultima conferenza di Randy Pausch
“Come realizzare i sogni della vostra infanzia”

Buonasera a tutti. É magnifico essere qui. Questa serie di conferenze un tempo si chiamava “L’ultima conferenza: se aveste un’ultima conferenza da fare, di che cosa parlereste?” E io ho pensato: “Accidenti, finalmente avevo centrato l’argomento e loro le cambiano nome!” [Risate].

Bene, eccoci qui. Nel caso in cui ci fosse qualcuno che è capitato qui per caso e non conosce la mia storia, mio padre mi ha insegnato che quando c’è un grosso problema bisogna affrontarlo. Nelle mie Tac compaiono una decina circa di tumori al fegato e il dottore mi ha detto che mi restano dai tre ai sei mesi di buona salute. Considerato che me l’ha detto un mese fa, i conti sono presto fatti. Ho i medici migliori al mondo. Cosa c’è? Non funziona il microfono? Allora parlerò più forte…[aggiusta il microfono]. Va bene così? Ok. Allora, stavo dicendo che le cose stanno così. Non possiamo cambiarle. Possiamo soltanto decidere in che modo reagiremo alla situazione. Non possiamo cambiare le carte che ci sono date, possiamo soltanto decidere come giocare la prossima mano. Se non vi sembro depresso o cupo come pensate che dovrei essere, mi dispiace deludervi. [Risate].

Vi assicuro che non provo un atteggiamento di rifiuto. Non è che io non sia pienamente consapevole di quanto mi sta accadendo.

La mia famiglia, i miei tre figli, mia moglie…abbiamo traslocato. Abbiamo comperato una splendida casa in Virginia e stiamo facendo tutto ciò perché questo è un posto bellissimo per viverci. La nostra casa è più giù lungo questa stessa strada. L’altra cosa che vorrei dirvi è che in questo momento sono in ottima forma, in forma smagliante e fenomenale. Ciò che intendo dire è che il fatto che io sia in ottima forma davvero è l’esempio di dissonanza cognitiva più plateale che vi possa capitare di vedere. Di fatto, credo di essere in forma migliore della maggior parte di voi qui presenti. [Randy si sdraia per terra e inizia a fare flessioni] [Applausi] Pertanto se qui c’è qualcuno che intende piangere o compatirmi, può scendere e fare un paio di flessioni, e soltanto dopo potrà compatirmi. [Risate].

Va bene… allora, di una cosa non parleremo oggi. Non parleremo di cancro, perché ho già parlato a lungo di questo e davvero non mi interessa parlarvene. Se avete qualche integratore a base di erbe o qualche altro rimedio, vi prego di starmi alla larga. [Risate].

Non parleremo anche di altre cose che sono più importanti dell’esaudire i sogni della vostra infanzia. Non parleremo di mia moglie e non parleremo dei miei figli, per esempio, perché sono bravo, sì, ma non così bravo da poterne parlare senza scoppiare a piangere. Pertanto, molto semplicemente, accantoneremo questo argomento, che è molto più importante.

Altre cose di cui non parleremo sono la spiritualità e la religione, anche se vi devo confessare di aver appena avuto una conversione in extremis, in punto di morte….[pausa drammatica di silenzio]. Mi sono appena comperato un Macintosh. [Risate e applausi]. Ecco, adesso so che almeno un nove per cento del pubblico è con me…

D’accordo, ma allora di che cosa parliamo oggi? Parliamo dei miei sogni d’infanzia e di come li ho realizzati. Da questo punto di vista sono stato molto fortunato. Parleremo di come credo di aver reso possibili i sogni altrui e, in una certa qual misura, degli insegnamenti che se ne possono ricavare. Sono un professore, pertanto dovrebbe essere possibile ricavare qualcosa che consenta ai vostri sogni di realizzarsi. A mano a mano che si diventa grandi, si può scoprire che “permettere ai sogni altrui di realizzarsi” è ancora più gratificante.

Dunque, volete sapere quali erano i sogni della mia infanzia? Prima di tutto vi premetto di aver avuto un’infanzia davvero molto felice. Sì, sul serio, non sto scherzando. Ho frugato nell’archivio di famiglia e la cosa che mi ha davvero colpito è che non sono riuscito a trovare nessuna foto di me bambino nella quale io non stessi sorridendo. E questo di per sé è già molto gratificante. [Compare una diapositiva] Questo è il nostro cane, d’accordo? Sbadiglia… e questo sono io che sogno. Sognavo molto.

Sapete, c’era molto per cui sognare ad occhi aperti. Sono nato nel 1960. Avevo otto o nove anni e se guardavo la televisione potevo vedere l’uomo sbarcare sulla Luna. A quel punto capite bene che ogni cosa è possibile. Ecco, questo non dovremmo dimenticarlo mai. L’ispirazione e la possibilità di sognare sono immense.

Quali erano i miei sogni d’infanzia? Potrete anche non essere d’accordo con il mio elenco, ma si tratta dei seguenti: sperimentare l’assenza di gravità, giocare nella Lega Nazionale di Football, scrivere una voce della World Book Enciclopedia (beh, sì, presumo che i secchioni si individuino subito, non è così? ), essere Captain Kirk…

C’è qualcuno tra voi che ha avuto questi stessi sogni quando era bambino? No, alla Carnegie Mellon University no di sicuro! Volevo anche essere uno di quei tipi che vincono i pupazzi giganti al Luna Park, e volevo diventare uno degli imagineer della Disney (coloro che pianificano e realizzano le attrazioni dei parchi giochi, nota del traduttore).

Ecco, ve li ho elencati in ordine sparso, anche se a esclusione forse del primo, sperimentare l’assenza di gravità, di sicuro erano sogni di difficile realizzazione.

Io credo che sia molto importante avere sogni precisi. Non sognavo di diventare un astronauta, perché quando ero piccolo e indossavo gli occhiali qualcuno mi aveva detto che gli astronauti non possono indossare gli occhiali…e io avevo dichiarato: “Mmmm, non mi interessa diventare astronauta. A me interessa soltanto galleggiare nell’aria”.

Così da piccolo, come potete vedere nella diapositiva, mi allenavo [si vede Randy bambino che sdraiato sul tavolo di casa assume la posizione tipica di chi galleggia in assenza di gravità]. Ma ovviamente questo sistema non funzionava granché. Più avanti è saltato fuori che la Nasa disponeva di una cosa detta “La cometa del vomito” con la quale si addestravano gli astronauti. Si tratta di un apparecchio che effettua delle paraboliche. Alla sommità di ogni arcata per 25 secondi circa si diventa dei proiettili e si sperimenta, per circa 25 secondi soltanto, un vago equivalente dell’assenza di gravità.

Ebbene, esiste un programma al quale gli studenti universitari possono sottomettere varie proposte e il progetto migliore si aggiudica il diritto di volare. Così io ho pensato che potesse essere un’occasione meravigliosa. Ho formato un team di studenti che ha vinto e si è aggiudicato il diritto di volare. Io ero al settimo cielo: sarei andato anch’io. Poi però mi sono scontrato con la prima dura realtà: mi hanno detto chiaramente che per nessun motivo un membro di facoltà avrebbe potuto volare con il team. Capirete…ero a pezzi. Mi sembrava impossibile: avevo lavorato così sodo!

Allora mi sono riletto con grande attenzione tutto ciò che c’era da leggere sul programma e ho scoperto che la Nasa, nell’ambito del suo programma di assistenza e promozione, permetteva agli studenti di portarsi dietro dalla loro città il giornalista di un media locale. [Risate]. E così…[fa la voce profonda] “Randy Pausch è un giornalista web”. [Torna alla voce normale].

È davvero molto facile ottenere un pass per la stampa! [Risate]. A quel punto chiamo la Nasa e chiedo a quale numero avrei potuto faxare alcuni documenti. Loro mi chiedono di che documenti si tratta. E io rispondo che si tratta delle mie dimissioni da membro della facoltà e della mia candidatura al ruolo di giornalista. Loro mi chiedono: “Non le pare un po’ troppo sfacciata come manovra?”. E io dico: “Sì certo, ma il nostro progetto riguarda la realtà virtuale. Porteremo con noi moltissime cuffie con apparecchi VR (virtual reality), e tutti gli studenti che formano il gruppo la sperimenteranno, mentre tutti i veri giornalisti riprenderanno la scena”. E Jim Foley (che è qui tra il pubblico e annuisce….sì, tu, bastardo!) mi dice: “Eccole il numero di fax”.

Quindi, in conclusione, abbiamo rispettato i patti. Questo è uno di quegli argomenti di cui sentirete parlare ancora a lungo più avanti: avere sempre qualcosa da mettere sul tavolo, proprio così, perché questo vi rende più bene accetti. Se siete curiosi di sapere com’è l’assenza di gravità, ecco…spero che il sonoro funzioni. [Nella diapositiva si vede Randy che sperimenta l’assenza di gravità]. Io sono questo qui. [Risate, perché le persone del video si schiantano sul pavimento dell’aereo]. Pertanto, sogno d’infanzia numero uno: esaudito.

Ok, passiamo al football.

Il mio sogno, come vi ho detto, era giocare nella Lega Nazionale di Football, ma probabilmente ho avuto molto più da questo sogno che non si è realizzato che da tutti quelli che invece si sono realizzati.

Avevo un allenatore. Firmai con lui a nove anni. Ero il più piccolo della Lega, e avevo un allenatore, Jim Graham, che era alto quasi un metro e novanta e aveva giocato da linebacker (difensore piazzato alle spalle della prima linea di difesa, nota del traduttore) con i Penn State. Era un colosso ed era della vecchia scuola. Intendo proprio vecchia…il primo giorno di allenamento eravamo tutti spaventati a morte da quel gigante. Lui arrivò… ed era senza pallone. Come avremmo mai potuto allenarci senza pallone? Allora un ragazzino si fece avanti e gli disse: «Senta coach, mi scusi, ma non c’è il pallone». E il coach Graham: «È vero. Ma ditemi un po’, quante persone ci sono in campo?». E noi in coro: «Undici per squadra, ventidue in tutto». «Esatto. E quante persone alla volta toccano il pallone?». «Una sola». «Giusto. Quindi noi inizieremo da quello che fanno gli altri ventuno».

Sì, è propria una bella storiella, perché parla delle cose fondamentali, le cose basilari, le cose che contano. È importante concentrarsi su queste, le cose fondamentali, perché tutto ciò che è superfluo e inutile non serve a niente.

L’altra cosa importante legata al coach Jim Graham riguarda l’allenamento. Mi stava sempre addosso, sempre. Mi faceva sgobbare e lavorare senza sosta: “Sbagli questo, ripeti. Sbagli anche quell’altro. Fallo ancora. Torna indietro e ricomincia. Me lo devi…dopo l’allenamento fai le flessioni” e così via. Un giorno, al termine dell’allenamento, uno degli altri coach mi si avvicina e mi dice: «Il coach ti ha lavorato ben bene, non è così?». Io rispondo di sì, e lui chiosa: «Si tratta di un buon segno. Quando sbagli qualcosa e nessuno ti dice più niente, significa che ormai hanno rinunciato».

Questa è una lezione che ho imparato e ho ricordato per tutta la vita: quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirti qualcosa, significa che è meglio cambiare aria. Chi ti critica lo fa perché ti ama e ti ha a cuore.

Dopo il coach Graham ne ho avuto un altro, il coach Setliff, che mi ha insegnato moltissime cose sul potere dell’entusiasmo. Faceva una cosa terribile, a ripensarci: inseriva un giocatore alla volta per un solo tempo nella posizione che era la meno plausibile e la più sbagliata per lui. Per esempio, metteva in campo tutti i bassi nella posizione di ricevitore, capite? Beh, insomma, l’altra squadra era assolutamente disorientata. Non sapeva chi era a colpire. Perché se si gioca soltanto un tempo e non ci si trova dove uno suppone ci si debba trovare, libertà diventa sinonimo di nulla da perdere… L’entusiasmo era alle stelle. Ancora oggi da nessuna parte mi sento più a mio agio che su un campo da football.

Quello che voglio dire è che quando ho un problema da risolvere [tira fuori un pallone], la gente mi vede andare in giro con uno di questi… perché quando si è giovani e qualcosa come il football è la tua vita, diventa una parte di te. Per sempre. Sono molto contento che il football sia stato parte della mia vita. Anche se il desiderio di giocare nella Lega Nazionale di Football non si è realizzato, pazienza. Probabilmente ci sono cose che contano di più. Se poi guardiamo a quello che stanno facendo nella NFL….non sono più così sicuro che si stiano comportando bene….

Bene, uno dei modi di dire che ho acquisito lavorando per l’Electronic Arts, che mi piace moltissimo ed è in relazione a quanto ho appena raccontato è questo: “L’esperienza è ciò che ottieni quando non sei riuscito a ottenere ciò che volevi”. Penso che sia assolutamente deliziosa.

L’altra cosa che posso dire del football, come di qualsiasi altro sport o attività che facciamo praticare ai nostri figli, che si tratti di football o di calcio, di nuoto o di qualsiasi altra cosa, è che questo è un esempio di quello che io definirei l’apprendimento indiretto. In realtà noi non vogliamo che i nostri figli imparino a giocare a football. Sì, insomma, è carino che io abbia queste tre punte e che so come fare blocco e così via…ma noi mandiamo i nostri figli a imparare cose molto più importanti di queste. Spirito di squadra, spirito sportivo, perseveranza, eccetera. Tutti questi apprendimenti indiretti sono importantissimi. Anzi, bisognerebbe aprire bene gli occhi, stare sempre all’erta e coglierli ovunque, perché sono ovunque.

Passiamo adesso all’altro desiderio, diventare autore di una voce della World Book Encyclopedia. Quando ero bambino, su una mensola di casa nostra c’era la World Book Encyclopedia…per le matricole devo precisare che si tratta di un’enciclopedia in versione cartacea! Bene, c’erano queste cose che chiamavamo libri [risate]. Dopo che sono diventato per così dire un’autorità in fatto di realtà virtuale, ma non poi così importante, mi sono trovato al livello di coloro ai quali la World Book Encyclopedia avrebbe potuto chiedere di scrivere un articolo. E infatti mi chiamarono e io ho scritto un articolo! Questa è Caitlin Kelleher [nella diapositiva Caitlin indossa una cuffia VR con la quale si muove in un mondo tridimensionale] e se andate nella vostra libreria locale, dove conservano ancora copie cartacee della World Book Encyclopedia, se cercate alla voce Virtual Reality troverete il mio articolo. Tutto ciò che posso dire è che effettivamente essendo stato scelto per diventare un autore della World Book Encyclopedia, posso assicurarvi che Wikipedia è una fonte perfetta di informazioni per voi, perché conosco il controllo di qualità delle vere enciclopedie!

Ok, passiamo pure al desiderio successivo. [Diapositiva riportante la scritta: “Incontriamo il Capitano Kirk”] [Risate].

A un certo punto della propria vita uno si rende conto che ci sono alcune cose che non potrà fare, così forse sarebbe meglio starsene con i piedi per terra. Beh, mio Dio, che modello per i giovani! [Risate] [diapositiva del Capitano Kirk seduto alla sua postazione di controllo sull’astronave Enterprise].

Ecco, io volevo essere così, ma quello che mi ha spinto più avanti nel corso della vita alla vera leadership, è aver capito che lui non era il più importante dell’astronave! C’era Spock, che non era niente male, e McCoy, il dottore, e poi c’era Scotty, l’ingegnere… tanto che alla fine uno finisce col chiedersi quali competenze, quali abilità possa mai avere lui per starsene ai comandi e coordinare tutti? E allora capisci che c’è una cosa che si chiama leadership, e ti piaccia o meno questa serie di telefilm, non c’è dubbio che osservando quel tipo in azione si imparano molte cose su come dirigere e comandare gli altri. E in più ha i giocattoli più belli di tutti! [mostra una diapositiva dei gadget di Star Trek].

Beh, insomma, da bambino credevo fosse affascinante che il Capitano Kirk avesse tutte queste cose, [tira fuori uno Star Trek Communicator] e potesse parlare a tutta l’astronave con questo. Credevo che fosse semplicemente spettacolare e ovviamente anche io oggi ne possiedo uno, e perfino più piccolo… [Estrae il suo telefono cellulare]. Insomma, tutto ciò è molto cool… quindi ho realizzato anche questo sogno.

James T. Kirk e il suo alter ego William Shatner hanno scritto un libro, che credo sia un libro niente male affatto. Lo hanno scritto con Chip Walter, uno scrittore che vive a Pittsburgh. Il libro parla della scienza di Star Trek, ovvero di quello che di Star Trek si è avverato. Gli autori si sono recati in vari posti del Paese, osservando varie cose e sono venuti qui a osservare la nostra realtà virtuale. Così abbiamo realizzato una realtà virtuale apposita, che era più o meno una cosa del genere. [Mostra la diapositiva del ponte virtuale di Star Trek ripreso da una trasmissione televisiva degli anni Sessanta]. È stato davvero forte conoscere l’idolo della mia infanzia, ma ancora meglio è quando è lui a venire da te per capire le cose più incredibili che tu stai preparando nel tuo laboratorio. Sì, fu un grande momento davvero…

Bene, siamo arrivati alla vincita dei peluche… potrà sembrarvi qualcosa di assolutamente banale, ma quando si è piccoli e al luna park si vedono questi tipi con grossi peluche sotto il braccio… bene, questa è la mia adorabile moglie e queste sono tutte immagini di grossi peluche che ho vinto. [Risate, mostra le diapositive di vari peluche di grosse dimensioni]. Questo è mio padre in posa con un peluche che ho vinto. Sì, ne ho vinti moltissimi. Questo è ancora mio padre con un peluche che ha vinto lui. Questa è una parte della mia vita e della mia famiglia.

Già so che cosa staranno pensando i cinici: diranno che in questa epoca di immagini manipolate digitalmente, forse tutti questi orsi non sono davvero nella foto con me, o forse ho pagato cinque dollari a qualcuno che aveva vinto davvero i peluche perché mi facesse fare una fotografia con loro….Così mi sono chiesto: come posso in quest’epoca di cinismo, convincere le persone? Risposta: ho capito, porto gli orsi. Prego, portateli fuori! [Svariati peluche di grosse dimensioni sono portati in scena. Risate e applausi]. Ecco, appoggiateli alla parete di fondo, grazie.

Bene, eccovi qui i miei orsacchiotti. Poiché non abbiamo abbastanza spazio per loro nel trasloco, se qualcuno vuole conservare un pezzetto di me, si accomodi pure, alla fine potrà venire a prendersene uno. Chi prima arriva, meglio sceglie!

Bene. Possiamo passare al desiderio successivo. Essere un Imagineer. Ecco, questo era proprio difficile. Credetemi: sperimentare l’assenza di gravità è niente rispetto a diventare un Imagineer! Quando avevo otto anni la mia famiglia aveva attraversato tutto il Paese per andare a Disneyland. Non so se avete visto il film “National Lampoon´s Vacation”…bene, è stato un po’ come in quel film. [Risate]. Fu una vera odissea. [Mostra diapositive della sua famiglia a Disneyland]. Ecco, queste sono alcune foto vintage, e questo sono io di fronte al castello. Eccomi lì…per quelli di voi che stanno avendo qualche strano presagio, quello è lo scivolo di Alice. [Risate].

Eccomi lì, dicevo. Pensavo che quello era davvero l’ambiente più fantastico che io avessi mai visto e invece di pensare: “Voglio assolutamente visitarlo”, dentro di me pensavo: “Voglio assolutamente costruire cose così”. E così ci investii tutto il mio tempo, mi laureai, presi un dottorato al Carnegie Mellon, pensando che tutto ciò mi qualificasse al massimo a fare qualsiasi cosa. Poi spedii caterve di lettere con domanda di assunzione alla Walt Disney Imagineering, e loro mi mandarono le più dannate lettere di “vai-pure-all’inferno” che io abbia mai ricevuto. [Risate]. Sì, insomma, erano lettere del tipo: “Abbiamo preso in seria considerazione la sua domanda, ma al momento non abbiamo disponibile alcuna posizione che possa richiedere le sue particolari qualifiche”. Immaginate un po’: ricevere lettere così da un posto che è famoso in tutto il mondo per i suoi spazzini che puliscono le strade…[Risate]. Beh, per me fu un po’ un brutto colpo.

Ricordate, però: ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri. Bene, con un “avanti veloce” spostiamoci al 1991: all’Università della Virginia mettiamo a punto un sistema denominato “Realtà virtuale per cinque dollari al giorno”. Si trattava di una di quelle cose assolutamente spettacolari.

Quell’anno, da junior academic, ero terrorizzato. C’era Jim Foley… sì, voglio proprio raccontarvi questa storia. Foley conosceva il mio consigliere undergraduate, Andy Van Dam. Io dovevo tenere la mia prima conferenza ed ero assolutamente nel panico. Ebbene, quell’icona vivente della user interface community viene da me e senza preavviso alcuno mi abbraccia come un grande orso, e mi dice: «Questo è da parte di Andy». Ed è stato allora che ho pensato per la prima volta: “Forse posso farcela! Forse faccio parte del suo mondo”.

Questa è la storia e fu un successo tanto più inverosimile se si pensa che all’epoca per costruire una realtà virtuale occorreva avere come minimo mezzo milione di dollari. Tutti si sentivano demoralizzati perché i soldi non c’erano, mentre noi avevamo messo insieme, pezzo dopo pezzo, un sistema con circa cinquemila dollari in componenti, costruendo un sistema VR perfettamente funzionante. E la gente impazziva, si entusiasmava, pensava che il nostro fosse un bis del grande exploit del garage dell’Hewlett Packard, e cose così.

Insomma, ero lì a fare una conferenza, e il pubblico della sala pareva letteralmente impazzito. Durante la fase finale delle domande del pubblico, un tipo di nome Tom Furness, all’epoca un pezzo grosso nel campo della realtà virtuale, prende il microfono e si presenta. Io non sapevo che aspetto avesse, ma il suo nome lo conoscevo eccome! Mi rivolge una domanda e quando a me tocca rispondere gli dico: «Lei è Tom Furness? Prima di rispondere alla sua domanda, mi può dire se possiamo pranzare insieme domani?». [Risate].

Fu così che dopo un paio di anni Imagineering lavorava a un progetto di realtà virtuale, assolutamente top secret. Ancora negavano l’esistenza di un’attrazione con la realtà virtuale e già il dipartimento pubblicità mandava in onda spot in televisione. Insomma, Imagineering si era davvero appassionata alla cosa. Si tratta dell’attrazione di Aladino, quella nel quale si vola su un tappeto volante, con un display sulla testa, una cosa nota come “gator vision”. Non appena iniziano gli spot alla televisione, mi chiedono se posso dare qualche informazione al Segretario della Difesa sullo stato della realtà virtuale. Sì, proprio così: Fred Brooks e io siamo stati convocati per informare il Segretario della Difesa.

Questa per me è stata una scusa fantastica: ho chiamato Imagineering, ho detto loro quello che dovevo fare e ho chiesto che mi dessero del materiale, perché quello che stavano mettendo a punto era il miglior sistema di VR del mondo. Loro si sono tirati indietro. Al che io ho ribattuto: «Ma allora, tutto il patriottismo dei vostri parchi è soltanto una farsa?». A quel punto hanno ceduto. [Risate].

Mi comunicano però che il dipartimento delle Public Relation è nuovo e non ha materiale per me, quindi devo prendere contatti direttamente con il team che ha eseguito il lavoro. Bingo! Ecco quindi che mi ritrovo a telefono con un tipo di nome Jon Snoddy, una delle persone più impressionanti che io abbia mai conosciuto. Lui mi manda delle carte, parliamo brevemente a telefono e io a un certo punto gli dico: «Senta, mi troverò dalle sue parti per una conferenza, che ne dice se ci incontriamo e pranziamo insieme?». Il che, come tutti sapete, tradotto significa: «Le sto mentendo, le dirò che ho un’ottima scusa per capitare dalle sue parti, quindi non sia troppo in ansia, mi piacerebbe andare da Neptune a pranzo con lei». [Risate]. Jon mi risponde: «Certo!», e così trascorro circa 80 ore a parlare con tutti gli esperti di realtà virtuale del mondo, chiedendo loro che cosa vorrebbero, se potessero avere accesso a questo incredibile progetto. Poi mi compilo un bell’elenco, lo imparo a memoria – il che, come sanno tutti quelli che mi conoscono, è davvero incredibile, perché io non riesco mai a ricordare nulla, ma non è che potevo andare lì a dirgli con una vocina sottile “Aspetti, domanda numero 72”… - e per le due ore che durò quel pranzo, Jon deve aver pensato di essere alle prese con una persona fenomenale, perché tutto ciò che stavo facendo, in definitiva, era convogliare le idee di Fred Brooks, di Ivan Sutherland, di Andy Van Dam, e di Henry Fuchs e così via…è facile passare per persone brillanti quando si scimmiottano le persone brillanti!

Insomma, alla fine del pranzo con Jon, lascio cadere quella che nel gergo del business si chiama “La Domanda”. Gli dico: «Ben presto inizio un sabbatico». E lui mi chiede: «Che cosa?» [Risate]. Un bell’inizio davvero di uno scontro di culture…Così gli espongo la possibilità di andare a lavorare con lui. Soltanto che lui mi risponde che sì, sarebbe una buona idea davvero, se si esclude il fatto che io lavoravo per raccontare cose alla gente, mentre loro lavoravano mantenendo i segreti. Poi, però, aggiunge qualcosa degno di Jon Snoddy davvero: mi dice che ci avremmo potuto lavorarci sopra, e la cosa mi piace immensamente.
Un’altra cosa che ho imparato da Jon Snoddy – potrei andare avanti anche più di un’ora a raccontarvi ciò che ho imparato soltanto da Jon Snoddy – è questa: impara ad aspettare tutto il tempo che serve e la gente ti sorprenderà davvero. Mi ha spiegato che quando si è davvero stufi marci di qualcuno o si è arrabbiati con lui, significa solo che non si è concesso loro abbastanza tempo. Dategli più tempo e vedrete che quasi sempre vi stupiranno. Quando me lo disse, questa cosa mi colpì moltissimo. Me la sono sempre tenuto a mente e credo che avesse perfettamente ragione.
Ma veniamo al dunque: ci accordammo su un contratto legale. Sarebbe stato il primo: alcune persone vi accennavano dicendo che era il primo e ultimo pezzo di carta mai redatto da Imagineering. L’accordo prevedeva che io andassi, trovassi i miei finanziamenti, stessi con loro sei mesi, lavorassi a un progetto e insieme lo pubblicassimo. Ma ora conosciamo il “cattivo” della situazione. [Mostra una diapositiva di un suo ex rettore]. Non riesco a essere tutto latte e miele, perché non sarei credibile. Qui salta la testa di qualcuno…la testa che salta è quella di un rettore dell’Università della Virginia. Il suo nome non è così importante. Chiamiamolo rettore Wormer [Risate].
Allora, il Rettore Wormer ed io abbiamo un incontro nel corso del quale gli comunico di volermi prendere un sabbatico, gli dico che sono riuscito a far sì che quelli dell’Imagineering prendano un docente universitario, il che è pazzesco. Quello che voglio dire è che se Jon non fosse impazzito, questa eventualità non sarebbe mai stata presa in considerazione. Si tratta infatti di un’organizzazione molto segreta e riservata. Il rettore Wormer guarda le carte e mi dice: «Da quello che leggo potranno disporre della tua proprietà intellettuale». E io dico: «Sì, infatti, abbiamo raggiunto un accordo per pubblicare il lavoro». Non c’è un’altra proprietà intellettuale. Io non faccio cose brevettabili. E lui incalza: «Sì, ma potresti. Pertanto l’accordo salta. Vai da loro e digli di modificare quella clausoletta, poi torna qui da me». E io gli faccio: «Mi scusi? Ho capito bene? Vorrei che lei si rendesse conto di quanto è importante questa cosa. Se così non funziona, mi prenderò un periodo di congedo non retribuito, ma io andrò da loro e farò quello che intendo fare». Lui ribatte: «Ehi, potrei non permetterti una cosa del genere in nessun modo. Quello che voglio dire è che forse nella tua testa c’è già una proprietà intellettuale e forse te la “aspireranno”…» [Risate]. Credo sia molto importante capire quando ci si trova a giocare una partita davvero schifosa, perché così si capisce che è importante uscirne quanto prima possibile. Pertanto gli ho detto: «D’accordo, facciamo un passo indietro. Crede che sia una buona idea, comunque?». Lui mi risponde: «Non ho idea se è una buona idea…». Al che io [cambia tono, diventa sarcastico] gli faccio presente: «Bene, allora la pensiamo nello stesso modo…ma se questa è una faccenda di proprietà intellettuale non è proprio di sua competenza, non è così? Infatti, è di competenza del Rettore della ricerca sponsorizzata.». Lui conferma e io proseguo: «Ma se a lui stesse bene, a lei andrebbe bene?». E lui mi dice : «Sì, a quel punto mi starebbe bene». Al che io ….whoosh! Sparisco in una nuvoletta come Willy Coyote…mi precipito nell’ufficio di Gene Block, uno degli uomini più meravigliosi al mondo. Gli racconto tutto e gli propongono di partire da un alto livello per non essere costretto a fare marcia indietro di nuovo. Gli dico: «Iniziamo da qui: credi che sia una buona idea?» Lui risponde: «Se vuoi sapere se secondo me è una buona idea, posso soltanto dirti che non ne so molto. Tutto ciò che so è che uno dei miei docenti più brillanti è qui nel mio ufficio tutto entusiasta. Spiegami meglio».
Ecco, questa è un’altra lezione per chiunque faccia parte di un’amministrazione. Entrambi mi avevano chiesto la stessa cosa. Ma pensate un po’, hanno formulato la domanda in modo completamente diverso. Il primo [fa la voce tonante, sembra abbaiare] dice: «NON SO!». Il secondo invece [fa una vocina gentile] dice: «Non ho molte informazioni, ma visto che uno dei più brillanti docenti del mio corpo accademico è qui nel mio studio tutto entusiasta vorrei proprio saperne di più». Entrambi dicono in sostanza la stessa cosa, ma caspita! C’è modo e modo di dire le cose. Il modo giusto e il modo sbagliato. Ad ogni buon conto, alla fine riusciamo a risolvere tutto. Vado all’Imagineering. Gioia e delizia. Tutto è bene quel che finisce bene. Alcuni muri in realtà sono fatti di carne e ossa… Insomma, vado all’Imagineering e lavoro al Progetto Aladino. Assolutamente spettacolare. Davvero, incredibile.

Ed ecco a voi mio nipote Christopher. [Diapositiva di Christopher sulla macchina di Aladino]. Questo è l’apparecchio. Ci si siede su questa specie di chassis da motocicletta. Si gira il proprio tappeto volante e si indossa la cuffia con il display. Si tratta di qualcosa di davvero molto interessante, perché è formato da due parti, un design molto intelligente. Per offrire la massima prestazione, l’unica parte in contatto con la testa dell’utente è questa piccola cuffia e tutto il resto, tutto il costosissimo hardware, è attaccato ad essa. Quindi si poteva sostituire la cuffia per i vari utenti, perché in sostanza costavano davvero nulla da produrre. [Mostra una diapositiva nella quale pulisce una cuffia]. Ecco, in pratica questo è quello che ho fatto nel mio anno sabbatico: ero un pulitore di cuffie. [Risate]. Adoravo Imagineering. Era un luogo assolutamente spettacolare. Tutto ciò che io avessi mai sognato. Adoravo il laboratorio dei modellini. La gente si accalcava su oggetti delle dimensioni di questa sala. Era un luogo assolutamente incredibile nel quale passeggiare. Io ne traevo ispirazione. Ricordo che quando finalmente andai all’Imagineering, la gente mi chiedeva: «Non pensi che le tue aspettative siano troppo alte?». E io rispondevo: «Hai visto il film “Charlie e la Fabbrica di cioccolato? Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato?”. Quando Gene Wilder dice al piccolo Charlie che sta per regalargli la fabbrica di cioccolato e gli fa: “Bene Charlie, ti hanno mai raccontato la storia del bambino che all’improvviso ottenne tutto ciò che desiderava?”. E Charlie spalanca gli occhi e dice: “No, che cosa gli è capitato?” E Gene Wilder gli risponde: “Ha vissuto per sempre felice e contento”». [Risate]. Ecco, lavorare per il progetto di virtual reality di Aladino è stata un’opportunità che capita soltanto ogni cinque carriere… e lo confermo. È stata un’esperienza che mi ha cambiato per il resto della mia vita. Non soltanto perché era un buon lavoro e io ne facevo parte, ma anche perché mi mise nella condizione di poter lavorare con gente vera e su questioni relative alla vera HCI, l’interazione uomo-computer. La maggior parte delle persone che lavorano su questo lo fanno nel chiuso dei laboratori, nel mondo fantastico dei colletti bianchi che hanno master e dottorati di ricerca. Ma finché non hanno del gelato sciolto che gli cola addosso, non fanno vera ricerca sul campo. Più di ogni altra cosa, da Jon Snoddy ho imparato come mettere insieme artisti e ingegneri, e questa è davvero una bella eredità. Abbiamo pubblicato l’articolo. Proprio un bello scandalo culturale accademico…quando abbiamo scritto l’articolo all’Imagineering hanno detto: «Mettiamo una grande foto. Come si farebbe in una rivista». [Mostra una diapositiva della prima pagina dello studio, con una foto in cima che occupa due colonne intere]. E il Comitato SIGCRAPH, che accettò l’articolo, ne ha fatto un mezzo scandalo: «Sono autorizzati a fare una cosa del genere?». [Risate]. Ma non c’erano regole! Così abbiamo pubblicato l’articolo e stranamente da allora la SIGCRAPH ha la tradizione di pubblicare grandi foto a colori in prima pagina. Insomma, ho cambiato il mondo, da un piccolo punto di vista. [Risate]
Poi, alla fine dei miei sei mesi, quelli dell’Imagineering vengono da me e mi chiedono: «Vuoi fare sul serio? Puoi restare». E io ho risposto di no. Una delle uniche volte in tutta la mia vita che ho stupito mio padre. Mi ha chiesto: «Che cosa hai detto? Da quando eri piccolo così [indica l’altezza di un bambino] hai sempre desiderato una cosa come questa e adesso che ce l’hai, abbandoni?». Nel cassetto della mia scrivania c’era un flacone di Maalox. Attenti a quello che state pensando…era un posto molto stressante. Imagineering in generale non è così pieno di Maalox…ma il laboratorio nel quale mi trovavo io! Jon se ne andò a metà del mio periodo e la situazione si era fatta alquanto simile all’atmosfera che si respira in Unione Sovietica. Per un certo periodo divenne anche rischiosa per me. Poi però la cosa si è risolta. Se mi avessero detto rimani o non rimetterai mai più piede in questo edificio, lo avrei fatto, me ne sarei andato e basta. Ma mi resero le cose assai semplici. Mi dissero che potevo avere quello che volevo. Potevo avere la torta e mangiarmela. Così, in sostanza per dieci anni sono diventato consulente dell’Imagineering un giorno alla settimana. Ecco, questa è una delle ragioni per le quali dovreste diventare tutti professori: perché potete avere la vostra torta e perfino mangiarvela. Così ho fatto da consulente su cose come DisneyQuest. C’era la Crociera Virtuale nella Giungla, e l’esperienza interattiva migliore che io abbia mai fatto – il merito va tutto a Jesse Schell - quella dei Pirati dei Caraibi. Meravigliosa DisneyQuest.
Bene, questi che vi ho raccontato erano i miei sogni d’infanzia. Non male. Sento di esserne soddisfatto.
A questo punto l’unica domanda possibile è in che modo posso far sì che si realizzino i sogni d’infanzia altrui. E ancora una volta la risposta è questa: sono contento di essere diventato un professore. Quale posto migliore esiste infatti per soddisfare i desideri dell’infanzia? Forse lavorare da EA, non so…sì, sicuramente questa sarebbe un’ottima seconda scelta. Tutto ciò ha avuto inizio quando mi sono reso effettivamente conto di poterlo fare, perché un giovanotto di nome Tommy Burnett, venne da me quando ero all’Università della Virginia e mi disse di essere molto interessato a unirsi al mio gruppo di ricerca. Così iniziammo a parlare e lui a un certo punto mi dice: «Ho un sogno sin dall’infanzia». È facile riconoscerli quando ti dicono queste cose. Io allora gli rispondo: «Sì, Tommy, qual è il tuo sogno dell’infanzia?». Lui prosegue: «Voglio lavorare al prossimo film di Guerre Stellari». Dovete chiaramente ricordare in che epoca accadeva tutto ciò… dove è Tommy? Tommy è qui tra noi oggi. Tommy, che anno sarà stato? Il tuo secondo anno di università? Beh, intorno al 1993. Al che io gli dico: «Tommy, guarda che probabilmente non faranno altri film della serie». [Risate]. E lui ribatte: «Ti sbagli, li stanno facendo». Tommy ha lavorato con me per molti anni prima della laurea e poi come membro del mio staff. Poi io sono venuto qui al Carnegie Mellon, e tutti i membri del mio team mi hanno seguito dalla Virginia al Carnegie Mellon fuorché Tommy, perché ha ricevuto un’offerta migliore. Ha lavorato davvero a tutti e tre i nuovi film di Guerre Stellari! Al che io gli dico: bene, è splendido, ma credo che realizzare i sogni di uno solo alla volta non sia propriamente efficiente. Chi mi conosce bene sa che sono un vero maniaco dell’efficienza. Così mi chiedo, non possiamo farlo in massa? Non posso far sì che la gente lavori in modo tale da poter vedere realizzati i propri sogni d’infanzia? Pertanto ho creato un corso specifico. Sono venuto qui al Carnegie Mellon e ho dato vita a un corso denominato “Costruzione di mondi virtuali”. È un corso molto semplice. Quante persone qui tra il pubblico vi hanno preso parte? [Alcune persone tra il pubblico alzano la mano]. Ok, quindi alcuni di voi ne hanno un’idea. Per coloro di voi che un’idea non l’hanno, le cose sono molto semplici. Ci sono una cinquantina di studenti scelti tra i vari dipartimenti dell’università. Del tutto casualmente sono assortiti per formare team di quattro persone, e prendono parte a tutti i progetti, uno dopo l’altro. Ogni progetto ha la durata di sole due settimane, pertanto ogni studente fa qualcosa, costruisce qualcosa, la mostra, poi io cambio a caso i gruppi ed egli ricomincia insieme a tre colleghi nuovi. Tutto questo accade ogni due settimane, pertanto nel semestre del corso si completano cinque progetti. Il primo anno che ho tenuto questo corso, sono andato molto di fretta, perché volevo constatare se eravamo effettivamente in grado di farlo. Avevamo appena imparato a fare texture mapping (metodo per aggiungere dettagli o colori a progetti grafici tridimensionali, Ndt) e già riuscivamo a fare cose mediamente accettabili. Ma per gli standard attuali usavamo computer davvero molto lenti e poco potenti. Nonostante ciò, mi ero ripromesso di provarci. Alla mia nuova università [ Carnegie Mellon ] feci un paio di telefonate chiedendo di poter trasformare il mio corso in un intercorso insieme ad altra gente. Nel giro di sole 24 ore l’avevo trasformato in un corso interfacoltà, al quale erano interessati cinque dipartimenti diversi. Mi piace questa universalità…insomma, questo è un luogo fantastico. Gli studenti mi chiesero quali contenuti volessimo sviluppare e io risposi che non ne avevo idea. «Fate tutto quello che vi pare. Ci sono soltanto due regole da rispettare: nessuna violenza – tipo sparatorie e killer vari – e nessuna pornografia. Non perché io sia contrario in particolare a queste due cose, ma perché è già stato fatto con la realtà virtuale, non vi pare?». Bene, voi non ne avete neppure un’idea, ma se si escludono queste due cose, i giovani di 19 anni sono del tutto privi di idee…[Risate e applausi].
Ad ogni modo, sono riuscito a insegnare quel corso. Ho assegnato loro un primo incarico e quando sono tornati da me dopo due settimane esatte mi hanno lasciato davvero a bocca aperta. Quello che avevano fatto andava talmente oltre le mie aspettative e la mia immaginazione…in sostanza, io avevo riprodotto i processi in uso nei laboratori dell’Imagineering, ma senza avere idea se si potessero realizzare con studenti non ancora laureati, e con strumentazioni e apparecchiature così insufficienti. Insomma, sono venuti da me con il loro primo progetto… era talmente spettacolare che dopo dieci anni di insegnamento mi sono ritrovato senza un’idea su come proseguire, che cosa far loro fare in seguito. Di conseguenza mi sono rivolto al mio mentore. Ho telefonato ad Andy Van Dam e gli ho detto: «Ho dato loro un incarico di sole due settimane e loro sono tornati da me con un progetto che se l’avessero realizzato in un semestre intero non basterebbe che assegnassi tutti A, il voto più alto. “Maestro”, che cosa mi consiglia di fare?». [Risate]. Andy ci ha pensato su un minuto, poi mi ha risposto così: «Domani vai in classe, li guardi negli occhi e dici: “Ragazzi, è andata abbastanza bene, ma io so che potete fare molto di più”». [Risate]. Beh, vi dirò: quello è stato davvero il consiglio giusto. In sostanza quello che mi aveva consigliato era questo: non sappiamo fin dove debba essere alzata l’assicella. È del tutto pretestuoso fissarla a un certo punto: nei confronti degli studenti si tratterebbe soltanto di un disservizio. Quello è stato davvero un ottimo consiglio, perché di fatto gli studenti hanno fatto molti progressi. Durante il semestre divenne una sorta di cosa segreta…entravo in classi che avrebbero dovuto contenere cinquanta studenti e ne trovavo 95, perché quello era il giorno in cui i ragazzi mostravano il frutto del loro lavoro, e quindi nell’aula c’erano i loro compagni di camera, i loro amici e i loro genitori!
Non mi era mai accaduto prima di avere in aula i genitori degli studenti. Era tutto molto lusinghiero, ma al tempo stesso mi teneva sulle spine anche un po’…stava diventando qualcosa di troppo grande da gestire, di cosa alquanto insolita e stravagante. Dovevamo condividerla con qualcun altro.
Se c’è una cosa che mi è stata insegnata sin da quando ero piccolo è condividere, e quindi mi sono detto che dovevamo assolutamente fare vedere quanto avevamo realizzato. Dovevamo organizzare un grosso show per la fine del semestre. Così abbiamo prenotato quest’aula, la McConomy. Ho tanti bellissimi ricordi legati a quest’aula. La prenotammo non perché pensavamo di poterla riempire, ma perché aveva le uniche apparecchiature audiovisive dell’università. Questo posto divenne una sorta di zoo…c’erano computer ovunque. Poi l’aula si riempì di gente. C’era addirittura gente che non riusciva a entrare, gente ammassata nei corridoi. Non dimenticherò mai il rettore di quel periodo, Jim Morris, seduto qui sul palco, più o meno lì. Alla fine abbiamo dovuto quasi buttarlo fuori. L’aula vibrava di energia, una cosa che non avevo mai provato prima. Il presidente Cohen, Jerry Cohen, era lì, e ha provato la stessa identica sensazione.
Più tardi mi ha detto che quell’esperienza gli aveva fatto venire in mente un raduno allo stadio di football dell’Ohio, senza i professori, beninteso. Si è fatto avanti e ha formulato la domanda giusta. Prima di iniziare, ha chiesto da dove venisse tutto quel pubblico. Ha chiesto espressamente di elencare di quali dipartimenti e facoltà fossero. Abbiamo proceduto quasi con ordine a elencarli, e tutte le facoltà e i dipartimenti erano rappresentati da gente del pubblico.
La cosa mi ha fatto sentire davvero molto soddisfatto: ero arrivato da poco al campus, anche lui era da poco al campus, e già avevamo la dimostrazione tangibile di poter unire tutto il corpo studenti.
La cosa mi ha procurato una sensazione meravigliosa. In pratica abbiamo fatto una dimostrazione a beneficio di tutto il campus. I ragazzi si esibivano laggiù: indossavano costumi e proiettavamo il tutto così, in modo tale che il pubblico potesse vedere bene. In pratica si poteva vedere quello che loro vedevano nella cuffia. Ci sono molti messaggi, e poi c’è questo ragazzo che fa water rafting [mostra la diapositiva di uno show di mondo virtuale]. Questo invece è Ben in una scena di “E.T.”. Avevo detto ai ragazzi che se non avessero preparato la scena dei bambini in bicicletta in volo verso la Luna li avrei bocciati…sì, è vero. Avevo pensato di farvi vedere una di queste dimostrazioni. Se è possibile, abbassate le luci, per favore…No? Ok, questo significa che non è possibile. D’accordo, faremo del nostro meglio. [Il pubblico assiste allo show di “Hello World”, girato durante il corso di realtà virtuale, e alla fine della proiezione applaude].
Sì, si è trattato di un corso veramente insolito, al quale hanno partecipato alcuni degli studenti più brillanti e creativi di tutto il campus. Per me è stata una vera gioia farne parte. Per quanto riguarda loro, devo riconoscere che hanno preso molto, forse fin troppo sul serio alcuni aspetti della dimostrazione per il pubblico [mostra diapositive degli studenti che indossano costumi davvero molto strampalati].
Ma una cosa è sicura: quello è stato l’avvenimento dell’anno per il campus. La gente si metteva letteralmente in coda per poter entrare. È stato molto gratificante e gli studenti hanno avvertito una sensazione di grande entusiasmo nell’allestire una dimostrazione-spettacolo per gente che ne andava entusiasta. Ecco, io credo che questa sia una delle cose migliori che si possano insegnare a qualcuno: la chance di dimostrare che cosa si prova facendo entusiasmare il prossimo. Si tratta di un vero dono, un dono meraviglioso. Noi cerchiamo sempre di coinvolgere il pubblico, che si tratti di dargli un bastone fluorescente o un pallone gonfiabile o ancora di farlo guidare [mostra la diapositiva di alcune persone del pubblico che nelle loro poltrone si inclinano come se stessero tenendo in mano il volante di un’automobile]. È davvero molto cool…
Questa tecnologia, per esempio, è stata utilizzata per la prima di “Spiderman 3” a Los Angeles: il pubblico era in grado di controllare una cosa che era proiettata sul schermo… davvero molto simpatico. Non ho una fotografia per ogni corso di ogni anno, ma ho ripescato tutte quelle che avevo e tutto ciò che posso dire è che è stato un vero onore e un privilegio insegnare questo corso per circa dieci anni. Ma tutte le cose belle hanno una loro fine. Circa un anno fa ho smesso di tenere quel corso.
Mi chiedono spesso quale è stato il momento migliore, quello che preferisco ricordare.
Non so se si possa avere un momento del genere, ma di sicuro ce n’è uno che non dimenticherò mai. Si trattava di un mondo virtuale con quello che credo fosse un ninja che andava sui roller. Una delle regole che avevamo era che queste dimostrazioni dovevano essere live e dovevano funzionare davvero. Non appena smettevano di funzionare, si ricorreva alla registrazione fatta per backup. Ma la cosa, ovviamente, diventava molto imbarazzante. [Mostra un’immagine della presentazione del Roller Ninja World]. Allora, sul palcoscenico sale il ninja e si mette ad andare sui roller, e a un certo punto non è che cade gentilmente, si schianta! Credo fosse Steve Audia, non è così? Dove sei? C’è Steve? Ah, sì, eccoti lì, il mio uomo… Steve Audia! Bene, allora io mi avvicino a lui e gli dico: “Scusa Steve, mi dispiace ma il tuo mondo virtuale è fallito, dobbiamo usare la videoregistrazione”. E lui sfodera la sua spada da ninja, esclama: “Che disonore! Ahimé!”, e crolla a terra. [Applausi e risate].
Credo sia molto rivelatore il fatto che il momento migliore in dieci anni di questo corso di alta tecnologia sia stata questa performance estemporanea! Poi, al termine della videoregistrazione, le luci si sono accese, e Steve se ne stava ancora lì, sul palco, esanime, e i suoi compagni lo hanno trascinato fuori! [Risate]. Insomma, è stato un episodio fantastico.

Il corso si basava interamente sulla capacità di stringere rapporti di collaborazione e amicizia. A chi mi chiedeva quali fossero le caratteristiche necessarie a dar vita a un buon mondo virtuale, io rispondevo sempre di poter capire a priori se il mondo virtuale creato dagli studenti era buono soltanto osservando il loro linguaggio corporeo: se stavano gli uni accanto agli altri, si trattava sicuramente di qualcosa di buono. Il corso di “Mondi di realtà virtuale” è stato un corso pionieristico. [Indossa un costume dal quale spuntano alcune frecce conficcate nel dorso]. Non intendo seccarvi con tutti i dettagli, ma non è stato così semplice farlo. Quando ho abbandonato l’insegnamento di questo corso di tecnologia mi hanno regalato questo costume, che credo sia molto emblematico. Significa che se fai qualcosa che è davvero pionieristico, ti ritroverai con queste frecce conficcate nella schiena e dovrai far buon viso a cattivo gioco. Tutto ciò che poteva andare storto è andato storto, ma in definitiva moltissime persone si sono davvero divertite tantissimo.
Quando per dieci anni fai qualcosa che consideri così prezioso e inestimabile, è davvero difficilissimo passare il testimone. L’unico consiglio che vi posso dare al riguardo è questo: per passare il testimone trovate qualcuno che sia migliore di voi. Ed è questo ciò che io ho fatto. C’era un tipo negli studi di VR e dopo poco che ti trovavi nella sua orbita non potevi che dedurne che era una persona molto competente. Uno dei miei più grossi risultati a beneficio del Carnegie Mellon credo sia stato aver convinto Jessica Hodgins e Jesse Schell a unirsi al corpo insegnante della nostra università. Mi sono davvero entusiasmato quando ho passato il testimone a Jesse, e non mi sorprende che egli sia riuscito a portare il corso a un livello ancora superiore. Il corso è in mani più che buone, in mani migliori. Ma è soltanto un corso. E noi lo abbiamo portato a un ottimo livello. Abbiamo creato quella che io definirei la fabbrica dell’esaudimento dei sogni. Don Marinelli e io ci siamo messi d’accordo, e con il beneplacito dell’università e con il suo incoraggiamento, abbiamo creato dal nulla qualcosa di assolutamente pazzesco. Che non sarebbe mai stato provato altrimenti. Tutte le università che hanno la testa a posto non hanno niente che si avvicini neanche lontanamente a questo. Il Centro di Tecnologia dell’Intrattenimento si basava sul lavoro di artisti e esperti di tecnologia che operavano in piccole unità per costruire e creare. Era un master professionale di due anni. Don e io eravamo due spiriti affini, ma siamo molto diversi. Chiunque ci conosca anche soltanto un poco vi potrà dire che siamo molto diversi. Tuttavia ci piaceva fare le cose in modo innovativo e forse la verità è che entrambi ci sentivamo un po’ a disagio nell’ambiente accademico. Ero solito dire un tempo che per quanto mi riguarda sono un poco a disagio come docente universitario perché provengo da una famiglia che lavorava per vivere, quindi… [Risate nervose]. Sì, sì, ho colto le vostre risate nervose!
Ma voglio ribadire una cosa: Carnegie Mellon è l’unico posto al mondo nel quale poteva esserci un Centro di Tecnologia dell’Intrattenimento. L’unico posto al mondo, davvero. [Mostra una diapositiva nella quale Don Marinelli, con camicia in tintura chiné, occhiali e una chitarra elettrica, è seduto su una scrivania accanto a Randy, che fissa un laptop con indosso occhiali da intellettualoide e una camicia button-up. Sopra le loro teste c’è la scritta: “Cervello destro/Cervello sinistro”] [segue a pagina 2]

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L’alpinista più bravo è quello che diventa vecchio.
Mario Merelli


Estratti presi Da Walter Bonatti “Le Montagne di una Vita”

  • Mi sono chiesto tante volte se sono nato solitario oppure se lo sono diventato; è certo però che alcune esperienze mi hanno fatto perdere molte illusioni nei riguardi degli altri e la mia indole resta in ogni caso quella dell’alpinista solitario.
  • Quanto stavo vivendo delineava in me una fase ancora embrionale di solitudine, un fatto negativo dunque; ma con il tempo da questa solitudine trarrò risultati positivi come lo sviluppo di una certa sensibilità e quindi un’amplificazione delle emozioni. ….. Imparare a sostituirsi a tutti gli altri; abituarsi a prendere da solo le proprie decisioni. Misurarsi con il proprio metro e pagare sulla propria pelle.
  • Resta il fatto che l’isolamento qui è davvero vasto, quasi disumano, mi chiedo se a questo punto non ho valicato i limiti del ragionevole e sfidato per orgoglio il destino. Ma saggezza e destino non valgono forse per ciò che noi siamo?
  • Perché l’esame (su noi stessi da noi stessi!) possa giovare deve essere generale e impietoso, una valutazione difficile, che è a metà strada tra la cieca simpatia che si ha di se stessi e il disprezzo, tra la presunzione di essere utile a qualcuno e il timore sottile e doloroso di non esserlo.
  • Ognuno è il prodotto dei propri limiti e delle proprie esperienze, del proprio modo di essere, naturalmente in rapporto all’epoca e alle condizioni in cui è vissuto. Non si dovrebbe quindi valutare nessuno prescindendo queste condizioni.
  • È innegabile l’esaltante fascino dell’impossibile che unitamente a quello dell’ignoto hanno sempre ispirato le avventure dell’uomo. L'impossibile di oggi non può esserlo domani. E ciò che per uno è insuperabile non può esserlo per un altro più dotato e preparato.
  • Nulla di ciò che ho fatto è importante in assoluto, questo è ovvi, però mi appartiene totalmente e mi identifica. Così dunque io sono il mio modo stesso di vivere, e credo che ciò comprenda il mio pensiero, le mie azioni, le mie parole. Questi sono per me elementi inseparabili e imprescindibili a determinare la reale fisionomia di un individuo e il grado espressivo del suo linguaggio.
  • Ero certo per esempio che nulla esiste sulla Terra che non sia di tutti e quindi anche mio. Sapevo che capire il bello significa possederlo. Potevo giurare che ci sono sempre delle porte da aprire in noi. Riconoscevo che le difficoltà non mettono alla prova la forza dell’uomo ma la sua debolezza. Inoltre mi affascinava collocare l’esistenza della realtà soltanto nel riflesso del suo sogno.
  • L’avventura non può più manifestarsi là dove nell’uomo scadono l’ingegno, l’immaginazione e la responsabilità. La dove si banalizzano o demoliscono, fattori naturali come l’ignoto e la sorpresa. E ancora non può sussistere l’avventura la dove vengono alterate, persino distrutte, peculiarità come l’incertezza, la precarietà il coraggio, l’esaltazione, la solitudine, l’isolamento, il senso della ricerca e della scoperta, la sensazione dell’impossibile, il gusto dell’improvvisazione, del mettersi alla prova con i soli e propri mezzi.
  • Ma fino a quando l’uomo conserverà la sua preziosa capacità di sognare. Ebbene, dinnanzi a se indietreggeranno tutti i limiti e i condizionamenti. Noi facciamo dei sogni, la nostra immaginazione ci dà delle idee; si tratta di sapere se riusciremo a materializzarle oppure no. Ma per saperlo dobbiamo agire in quella direzione.
  • L’uomo non può essere che universale nei suoi interessi, nelle sue aspirazioni. L’uomo è fatto di slanci e di precarietà. L’uomo si identifica nell’ingegno e nella creatività.


Premetto un paio di cosucce .. primo questa è una sezione dedicate a massime che nel corso del tempo mi hanno colpito e quindi ho deciso di segnarmele. Secondo spesso può capitare che non ne cito la fonte .... semplicemente non mi ricordo da chi e quando lo presa...

Non c'è malizia ma solo sorriso. Meditate gente ...meditate!!


05-11-2008
È stata, quella di Barack Obama, una lunga corsa, dal nulla all'altrove. Su queste pagine vi è stato raccontato come è andato dalle origini africane agli studi alle Hawaii, alla pratica legale e politica a Chicago. Resta un ultimo tratto da percorrere, quello che l'ha condotto Obama non alla Casa Bianca, ma oltre, già oltre, in uno spazio della fantasia popolato da figure che si amano perché ci consentono, per il tempo di una canzone, un ricordo, un discorso, magari registrato, di immaginare (ancora) un mondo diverso. E' stata una campagna elettorale senza precedenti mai più imprevedibile. Specie dal lato democratico. Un anno e mezzo fa chiunque, me incluso dava per scontata la scelta di Hillary Invece: bang! Obama. Chi era costui?
La risposta mi viene mentre sto seduto su una poltrona della libreria Barnes & Noble, sfogliando uno dei libri più brillanti pubblicati dall'inizio del millennio. Obama è un cigno nero. Il cigno nero (edito in Italia dal Saggiatore) è il titolo del libro di Nassim Taleb, libanese trapiantato a New York, professore di Scienza dell'improbabile (perché le università americane sfornano persone più preparate alla vita? Perché insegnano anche Scienza dell'improbabile). Taleb parte dalla considerazione che per secoli si è creduto che tutti i cigni fossero bianchi, finché in Australia se ne è scovata una colonia di neri. E si è capito che l'improbabile, l'escluso dall'esperienza e quindi, chissà perché, dalla logica, era una realtà. Sorpresa! Stupore! Adorazione del nuovo! E poi spiegazione retroattiva che sì, certo, doveva, non poteva non essere anche così.
Il cigno nero ha queste tre caratteristiche: l) è assolutamente imprevedibile; 2) produce un forte impatto emotivo di massa; 3) viene spiegato a posteriori. Obama è un cigno nero. Nessuno, ripeto, nessuno avrebbe scommesso su di lui. Perché? Come sostiene Taleb la mente umana è deviata dall'illusione di poter capire. Si cerca di immaginare il futuro sulla base del passato (e, qui viene in soccorso Bertrand Russell chiedendoci se la gallina, nutrita e ingrassata da ....
non aggiungo altro in quanto mi sembra già abbastanza limpido così il ragionamento (tratto da un articolo)

 


L'uomo veramente grande è colui che non vuole esercitare il dominio su nessun altro uomo e che non vuole da nessun altro essere dominato. K.Gibran


Diciamo che mi interessa il meccanismo del reale. Per questo sono attratto dalle coincidenze. Che ne so, tu te ne stai lì a fare progetti, a coltivare desideri e ambizioni per il tuo futuro. E lo non puoi sapere che la fuori ci sono forze superiori alla tua volontà che lavorano per te. La nostra vita è decisa da una serie di coincidenze fortuite. È così che funziona.
David Grossman


Stare a riflettere e scervellarsi conta poco perché poi non si fa quello che si pensa, ma ogni passo in fondo è senza riflessione così come lo vuole il cuore. (Hermann Hesse)


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee,
o
le sue idee non valgono nulla,
o
non vale niente lui! (Ezra Pound)


Coloro che vivono intensamente non temono la morte. (da internet)

La vera fonte dei diritti è il dovere. Se adempiamo i nostri doveri, non dovremo andare lontano a cercare i diritti. (Gandhi)

La paura è normale che ci sia, in ogni uomo, l'importante è che sia accompagnata dal coraggio
(Paolo Borsellino)

Ci sono due tragedie nella vita. Una è perdere ciò che è il più caro desiderio del nostro cuore; l'altra è ottenerlo. (Shaw)

La vita può essere capita solo all'indietro, ma va vissuta in avanti (Arthur Bloch)

Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà,  arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare.
In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri. Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta.
Alexis de Tocqueville


Da un Grande personaggio appena scomparso. Clarke formulò le seguenti tre leggi sulla previsione:

  1. Quando un anziano affermato scienziato dichiara che qualcosa è possibile, ha quasi certamente ragione; quando dichiara che qualcosa è impossibile, ha probabilmente torto
  2. L'unico modo di scoprire i limiti del possibile è avventurarsi un poco oltre, nell'impossibile
  3. Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia


La statura dell'uomo non si misura nei momenti di pace e tranquillità ma lo si vede nelle sfide e nelle difficoltà (anonimo)
Ho fortissima l'impressione che il contrario dell'amore non sia l'odio, ma l'apatia e l'indifferenza. 
Leo Buscaglia


Noi facciamo quello che possiamo fino a quando il nostro destino non si manifesta!

Spesso s'incontra il proprio destino nella via che s'era presa per evitarlo

Niente dura per sempre, ma non e' certo un buon motivo per non metterci tutto se stessi


 Meglio astenersi dal governare il destino degli altri, dal momento che è già difficile ed incerto pilotare il proprio [Primo Levi]


Non si insegna quello che si vuole,
e dirò addirittura che non si insegna quello che si sa

o quello che si crede di sapere:
si insegna e si può insegnare solo quello che si è. [Jean Jaurès]


Tutti gli   uomini vivono, fisicamente, intellettualmente o moralmente, entro il   cerchio d'una parte as­sai ristretta del loro essere po­tenziale. Fanno uso d'una piccolis­sima porzione della loro coscienza possi­bile e in generale delle loro   risorse spirituali, più o meno come un uo­mo che contraesse l'abitu­dine di usare e muovere, del suo intero organismo, soltan­to il dito mignolo. Situazioni d'emergenza e crisi ci dimo­strano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo.
William James


"La verità va dosata a misura dell’intelletto,
dissimulata ai deboli, nascosta ai malvagi.
Racchiudila nel tuo cuore, e che essa parli attraverso le tue opere.
La scienza sarà la tua forza; la fede la tua spada;
e il silenzio la tua corazza impenetrabile."


  • Non sprecare lacrime nuove per vecchi dolori. (Euripide) 
  • Non prendete la vita troppo sul serio, comunque vada, non ne uscirete vivi ! (geniale)
  • I miei gusti sono semplici: mi accontento solo del meglio. (O.Wilde)
  • Se non ti aspetti l'inaspettabile non lo raggiungerai mai. (Eraclito)
  • Non trovare difetti, trova rimedi! ... a lamentarsi sono capaci tutti!
  • Non può piovere per sempre !!!!

  • ......respirare il profumo della libertà che si contrappone al puzzo del compromesso (P.Borsellino)  un grande!

  • Ognuno di Noi nasce in un'atmosfera di idee e di credenze, elaborata da tutta l'umanità anteriore; ognuno di noi porta, senza pur saperlo, un elemento più o meno importante alla vita dell'umanità successiva. (G. Mazzini)
  • Consiglio che una volta sentii dare ad un giovane: "fai sempre quel che hai paura di fare". (Ralph W. Emerson)
  • Spesso accade che la cosa migliore da fare sia anche quella più difficile: in tal caso usa il buon senso per riconoscerla. (G.P.)
  • Un pompelmo e' un limone che ha avuto un'opportunità e ne ha approfittato. (Oscar Wilde)
  • La cosa più ordinaria diviene deliziosa quando e' tenuta nascosta. (Wilde) 

  • Descriversi è un po come fare l'elenco degli ingredienti della Nutella: un conto e' leggere burro di cacao, zucchero, nocciole, etc. e un conto e' assaggiarla...
  • "Tratta la tua donna come una serva e sarai il marito della serva, tratta la tua donna come una regina e sarai un re"
  • UNA SIGARETTA E' IL PROTOTIPO PERFETTO DI UN PERFETTO PIACERE...........E' SQUISITA E LASCIA INSODDISFATTI...........
  • Se la vita ti sorride ..... ha una paresi!
  • Meglio tacere e passare per idiota che parlare e dissipare ogni dubbio!
  • Il Paradiso è bello per il clima ... L'Inferno per la compagnia!
  • Chi trova un amico trova un tesoro .... ma chi trova un tesoro se ne frega dell'amico!
  • Non abbattere mai una palizzata prima di conoscere la ragione per cui fù costruita (questa massima la dovrebbero ricordare in molti di questi tempi). (di G.K. Chesterton)


"... un governo che non sa come ammettere la propria colpa é un governo che non sa come comandare..."Napoleone  .... Questa massima la dovrebbero stampare a fuoco sulle carni dei nostri politici !!

Il ramo troppo duro al vento si spezza; quello troppo flessibile non starà mai ritto.
(proverbio Giapponese)

La fiducia in se stessi è il primo segreto del successo. (Proverbio Americano... che differenza da quello di sopra)

I fortunati non hanno necessariamente il meglio del meglio. Cercano semplicemente il meglio di quello che essi incontrano sulla loro strada. (xxx)

Nella vita la virtù non e' sufficiente, giacché ha bisogno anche dell'aiuto di un felice destino (xxx)

Non esiste vento favorevole per il timoniere che non sa dove vuole andare (Seneca)

 Nella vita non contano i respiri, ma i momenti che ti hanno tolto il respiro ... (xxx)

«Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza» (dalla teoria del Caos)

Si e' liberi di fare quando si ha il potere di fare! (Voltaire)

"Un uomo è dato dalla somma delle persone che ha incontrato nella propria vita" (xxx)

Non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo [Jean Paul Sartre]

A volte ci possiamo accorgere dello crepitio dell'acqua solo quando stiamo affogando!(xxx)

La realtà concreta è determinata dai nostri pensieri
.
(xxx)

"Non è il momento di pensare a ciò che non hai. Pensa a ciò che puoi fare con ciò che hai." E. Hemingway

Non pensare alle porte chiuse alle tue spalle, ma a quelle che si spalancherebbero davanti a te se ti abbandonassi ai sentimenti
(xxx) 


Nessuno conosce le proprie possibilità finchè non le mette alla prova! (P.S.)


E' quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuto al mondo, senza farti distrarre da nulla

Susanna Tamaro


Semplicemente per essere costretto a star sempre in guardia,

un uomo può diventare così debole da ridursi all'incapacità di difendersi
Nietzche


1) ... ho una superstizione: ed è che l'universo ti premia quando superi le tue paure e provi qualcosa di nuovo.
2) ci sono persone dotate di un talento particolare per la fede: tutti hanno bisogno di credere in qualcosa ed in qualcuno: ma qualcuno ne ha più bisogno di altri
3) la vita è semplice quando credi che le tue opinioni da scuola elementare hanno lo status della vera conoscenza...
tutte citazioni da Zoe Heller


"Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso."

Attenzione a ciò che desiderate....... potreste ottenerlo!

Credere in se stessi l'unica vera forza che esiste.

Se vuoi avere cose che non hai mai avuto devi fare cose che non hai mai fatto

O al problema c'è soluzione ed è inutile preoccuparsi, o non c'è soluzione ed è inutile preoccuparsi.

SOLO UNA COSA RENDE IMPOSSIBILE UN SOGNO.......LA PAURA DI NON FARCELA!

"Il segreto di un buon matrimonio, consiste nel perdonarsi a vicenda di essersi sposati.
SACHA GAUTRY"

(trovate in rete .. bellissime)


SE SI POTESSERO COMPRARE GLI UOMINI PER QUELLO CHE VALGONO E SE SI POTESSERO VENDERE PER QUELLO CHE DICONO DI VALERE.......SI FAREBBERO GRANDI AFFARI!
(trovata in rete)

il serpente che non può cambiare pelle muore.
Lo stesso accade agli spiriti ai quali s'impedisce di cambiare opinione: cessano di essere spiriti.
Nietzsche


L'ambizione s'attacca più facilmente alle anime piccole che alle grandi, come il fuoco s'appicca più facilmente alla paglia ed alle capanne che ai palazzi;
Chamfort


...se il destino e' contro di noi...peggio per lui!! (trovata in rete .. bellissima)


Etiam capillus unus habet umbram suam  Anche un solo capello ha la sua ombra


Se dovessimo tollerare negli altri ciò che permettiamo a noi stessi la vita sarebbe insopportabile

Georges Courteline


Contro il pericolo di avere un'opinione troppo buona degli altri c'è un solo antidoto: averne una anche migliore di se stessi. Walter Scott


Ho imparato tanto tempo fa a non fare lotta con i maiali. Ti sporchi tutto e, soprattutto, ai maiali piace
George Bernard Shaw


"Le opinioni sono come i chiodi: più vi battete sopra e più quelle penetrano."


Accidere ex una scintilla incendia passim.
A volte da una sola scintilla scoppia un incendio. Lucrezio
o
Crescit eundo
Cresce a mano a mano che avanza. Lucrezio
o
Ex nihilo nihil
Dal nulla non si ricava nulla. Lucrezio


A volte leggiamo delle cose che ci fanno capire di colpo di non aver vissuto niente, non aver provato niente, non aver sperimentato niente fino a quel momento Anais Nin


Scegliere il momento adatto significa risparmiare tempo. Francesco Bacone


L'occhio vede più di quanto il cuore sappia. W.Blake


Amare se stessi e' l'inizio di una storia d'amore lunga una vita. [non so chi l'abbia detto ma è bellissima!]


Uno dei peggiori effetti della fretta, o forse dell'angoscia che ne la causa diretta, è l'evidente incapacità degli uomini moderni di rimanere soli con se stessi, sia pure per breve tempo
Konrad Lorenz


La calunnia è come la vespa che ti importuna, e contro la quale non bisogna fare nessun movimento, a meno di essere sicuri di ammazzarla; Chamfort


I diritti sono di chi se li sa conquistare ... Anna Kuliscioff


Chi non comprende il tuo silenzio probabilmente non capirà nemmeno le tue parole. Elbert Hubbard


Se pensi di poter fare una cosa falla! nell'azione c'è genialità, potenza e magia. Wolfgang Goethe


Non ci si libera di una cosa evitandola ma soltanto attraversandola C. Pavese


Se  un anziano e illustre scienziato dice che una cosa è possibile ha quasi certamente ragione; ma se dice che è impossibile ha molto probabilmente torto. A. C. Clarke

 

Solo uno spirito disperato può raggiungere la serenità, e per essere disperati bisogna aver molto vissuto ed amare ancora il mondo. Blaise Cendrars


Il poco è molto a chi non ha che il poco. Giovanni Pascoli


Non si fa la felicità di molti facendoli correre prima che abbiano imparato a camminare. John Fowles


Tutti gli   uomini vivono, fisicamente, intellettualmente o moralmente, entro il   cerchio d'una parte assai ristretta del loro essere potenziale. Fanno uso d'una piccolissima porzione della loro coscienza possibile e in generale delle loro   risorse spirituali, più o meno come un uomo che contraesse l'abitudine di usare e muovere, del suo intero organismo, soltanto il dito mignolo.  Situazioni d'emergenza e crisi ci dimostrano che possediamo risorse vitali assai superiori a quanto supponessimo.
William James

 

La troppa paura dei pericoli fa che spesso vi cadiamo. La Fontaine

Vi cito e passo questo estratto in quanto lo trovo molto interessante sia per la dinamica di comportamento avutasi in quel contesto sia per gli spunti impliciti che essa suggerisce: non commento per non influenzare nessuno, ma in merito mi si è formata un'opinione ben precisa...!

estratto da "K2, arriva il libro inchiesta sulla tragedia del 2008" di Graham Bowley, giornalista del New York Times
...
Dopo questa ricerca, che idea ti sei fatto della tragedia? Era evitabile o no?
Ci sono molti aspetti da considerare. C’è quello, importante, del crollo del seracco, che non era ovviamente evitabile. Però il seracco è caduto alle 9 di sera, e forse gli alpinisti avrebbero già dovuto essere tornati, quindi potevano evitarlo, come ha fatto Alberto Zerain che a quell’ora era già al campo 3. Poi, c’erano così tante persone quel giorno sulla montagna. Questo ha reso le cose più difficili e ha creato ritardi. Alberto, l’unico che ha evitato la tragedia conquistando comunque la vetta, ha agito da solo, non ha fatto parte di quel piano generale. Gli altri facevano parte di 8-9 spedizioni, pensavano di aiutarsi a vicenda facendo squadra, collaborando, invece poi si sono comportati come spedizioni divise, senza un leader. Lassù, poi, erano così vicini a raggiungere quello per cui avevano investito tempo e denaro e non sono tornati indietro come forse avrebbero dovuto fare. Tutto questo poteva essere evitato, intendo salire insieme in così grande numero affollando Traverso e Collo di bottiglia. Ma è difficile dirlo, perché capisco come mai hanno scelto di andare avanti insieme: il tempo era stato pessimo, tutti dovevano andare in cima, ed erano così tanti che senza coordinamento sarebbe stato il caos. E’ un errore che facciamo tutti: sovrastimiamo la capacità del gruppo e sottostimiamo i pericoli. Quelli che hanno commesso questo errore, hanno potuto contare soltanto sulla loro forza e la loro perseveranza per sopravvivere. Marco Confortola mi ha colpito, credo davvero che abbia dimostrato un’enorme, tremenda forza nello scendere da solo la montagna dopo 4 giorni ad alta quota.
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