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Punto Nullo Sezione dedicata al Clima e dintorni...


La corrente del Golfo mette in moto i cambiamenti climatici del pianeta. Esperto Cnr: a breve scadenza l'Europa del Nord rischia forte raffreddamento

Scoperte e Novità nel mondo del Clima
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 10-22-2009 at 3:50 PM
Articoli sul Clima >> Scoperte e Novità nel mondo del Clima

ROMA - La corrente del Golfo non influenza solo il clima europeo, ma è responsabile anche dei cambiamenti climatici dell'intero pianeta. Lo rivela uno studio, annunciato su Nature, coordinato dall'università giapponese di Hokkaido al quale la rivista britannica dedica anche la copertina. L'impronta della corrente oceanica è visibile fino a 11 chilometri di altitudine e coinvolge tutta la troposfera, la fascia dell'atmosfera a contatto con la superficie della Terra, dove innesca fenomeni atmosferici in grado di alterare il clima globale. Aver fatto luce sull'impatto profondo che la corrente del Golfo ha sull'atmosfera, secondo gli autori potrà contribuire non solo a comprendere meglio i processi coinvolti nel cambiamento climatico in atto ma anche a mettere a punto più sofisticati e precisi modelli di previsione sui cambiamenti futuri. "Sapevamo dell'influenza della corrente del Golfo - ha commentato Antonello Pasini, ricercatore del Cnr - ma non così forte. Fino a quell'altezza non era mai stata osservata". Ciò significa un impatto sul tempo meteorologico dell'Europa a breve scadenza. "Con il riscaldamento globale - ha spiegato l'esperto del Cnr - c'è un pericolo, cioè che la corrente del Golfo diminuisca la sua intensità perché questa circolazione oceanica è influenzata dalla temperatura dell'acqua e dalla salinità". Il rischio, ha riferito ancora Pasini, è che "se diminuisce l'intensità della corrente del Golfo diminuisce l'intensità del riscaldamento sovrastante e, mentre tutti vanno verso il riscaldamento, l'Europa del Nord rischia un raffreddamento".
Grazie a informazioni satellitari, a dati meteorologici e a modelli di circolazione atmosferica, la ricerca dell'università giapponese mette per la prima volta a fuoco l'impatto su larga scala di questa potente corrente oceanica che nasce nel Golfo del Messico, dove grandi masse di acqua vengono riscaldate dall'azione dei raggi solari, e funziona come un nastro trasportatore grazie al quale l'acqua calda fluisce attraverso l'Atlantico, raggiungendo e mitigando anche il nord Europa.
Se i fenomeni atmosferici azionati da questa corrente a livello locale, come formazioni di cicloni e nuvole, erano già noti, per la prima volta lo studio dimostra che i venti generati dalla corrente del Golfo fanno salire l'aria calda in zone molto più alte dell'atmosfera rispetto a quanto pensato finora, interessando tutta la troposfera. Questo fenomeno da un lato dà vita a nubi e a una conseguente stringa di piogge in corrispondenza della corrente, dall'altro porta l'aria calda nella parte più alta della troposfera, fino a 11 chilometri di altezza, generando le cosiddette onde planetarie, movimenti su larga scala dell'atmosfera che possono indurre cambiamenti molto rapidi nella circolazione atmosferica del pianeta alterando il clima dell'Europa ma anche quello mondiale.
La struttura ascendente delle correnti d'aria che si forma a partire dalla superficie marina, spiega lo studio, ricalca la forma serpentinata della corrente del Golfo. I venti ascendenti, prosegue, soffiano con più forza nei primi chilometri della troposfera ma, anche se più deboli sono chiaramente visibili a sei chilometri di altitudine e ancora distinguibili a 11.
Il risultato, che chiarisce il meccanismo con il quale la corrente del Golfo può influenzare il clima localmente e globalmente, conferma anche che questa corrente è fra i principali motori che guidano la circolazione oceanica globale. Alla luce della scoperta e tenendo conto delle previsioni "secondo cui via via che il surriscaldamento globale aumenterà questo nastro trasportatore rallenterà, le interazioni fra corrente del Golfo e atmosfera saranno cruciali per la messa a punto di modelli di previsione sui futuri cambiamenti climatici", ha osservato uno degli autori dello studio, Shang Ping Xie dell'università delle Hawaii.
(12 marzo 2008)


2005: La corrente del Golfo rallenta
In Europa, specie nel nord e nelle isole britanniche, farà più freddo
Prima era solo una teoria: ora uno studio segnala una diminuzione del 30% in quasi 50 anni
LONDRA - Il riscaldamento globale della Terra porterà a una fase con clima più freddo. Sembra una contraddizione, ma è quanto sta già avvenendo e la cui accelerazione può causare conseguenze catastrofiche. La conferma arriva da un articolo che sarà pubblicato il 1° dicembre sulla rivista «Nature» sulla Corrente del Golfo, l'enorme flusso di acqua più calda e salina che parte dalle acque tropicali intorno al Golfo del Messico per arrivare fino all'estremo nord europeo. Se non ci fosse questa corrente a portare calore, la Scandinavia sarebbe inabitabile e le isole britanniche sarebbero gelate come le coste canadesi alla stessa latitudine sulla sponda opposta dell'Atlantico. Ebbene, lo studio realizzato dal National Oceanography Centre dell'Università di Southampton (Gran Bretagna) adesso prova in modo inconfutabile ciò che prima era solo una teoria confortata da alcuni dati: la Corrente del Golfo sta rallentando. In quasi 50 anni il flusso è diminuito del 30%.
FLUSSO RALLENTATO - A bordo di una nave i ricercatori hanno viaggiato lungo il 25º parallelo tra le Bahamas e l'Africa occidentale. Ogni 50 chilometri hanno misurato la salinità e la temperatura dell'acqua dell'Atlantico. Analoghe rilevazioni erano state compiute nel 1957, nel 1981, nel 1992 e nel 1998. La sorpresa è stata scoprire che il volume del flusso d'acqua della Corrente del Golfo è diminuito del 30%.
ACQUE MENO DENSE - Secondo gli scienziati la colpa è da addebitare al grande afflusso di acqua meno salata e più fredda che scende da nord dovuto dallo scioglimento dei ghiacciai artici (Groenlandia e isole nord-canadesi) e dal flusso dei fiumi russi che si gettano nel mar Glaciale Artico, gonfiati dalle maggiori piogge sulla Siberia. L'afflusso nell'Atlantico settentrionale di acqua mano salata e più fredda è tale che la densità media dell'acqua è diminuita e quindi ha rallentato il moto della Corrente del Golfo verso nord. «Il crollo di 4 °C delle temperature medie nell'Europa nord-atlantica non sarà improvviso», ha spiegato Meric Srokosz, coordinatore scientifico al Natural Environment Research Council britannico, che sovrintende la ricerca. «Stiamo parlando di un arco di tempo di una decade o giù di lì. E arriverà non un'era glaciale, bensì una serie di inverni più rigidi e regolari». Gli inverni saranno simili a quello che strinse in una morsa di freddo l'Europa nel 1963. I Paesi più interessati saranno Gran Bretagna, Irlanda, Francia settentrionale, Olanda, Scandinavia e forse anche la Germania.
02 dicembre 2005, dal sito online del Corriere della Sera

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In questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?


Maggio 2006:

Vi segnalo questo link,

in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!


Agosto 2006

Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:


Gennaio 2007:

Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico

Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico


Ipotesi di Mercer

Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo.
Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.


Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici.
Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi.
Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.


Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo
Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino).
Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..

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