|
Benvenuti nell'inferno sulla Terra
di Luca Fraioli fotografie di Carsten Peter
Benvenuti all'inferno. O meglio, nella zona della Terra che più assomiglia agli inferì: temperature costantemente al di sopra dei 30 gradi, con punte di 55, vulcani che eruttano lava, pozze di acqua bollente, uno spesso strato di sale che ricopre il terreno. È il deserto della Dancalia, nel Nordest dell'Etiopia, a poca distanza dal Mar Rosso.
Un luogo inospitale, ma che di recente ha attirato l'attenzione dei geologi. Il rimescolamento in corso nel sottosuolo della Dancalia lascia supporre che il panorama potrebbe cambiare radicalmente, naturalmente con tempi geologici. Eruzioni, geyser e faglie che continuano ad allargarsi sarebbero infatti i segni premonitori della nascita di un nuovo mare. Tra un centinaio di milioni di anni, prevedono gli esperti, la crosta terrestre si spaccherà lungo tre profonde fenditure, la cosiddetta Giunzione tripla di Afar, lasciando penetrare le acque del Mar Rosso che inonderanno la Depressione della Dancalia.
Intanto, però, nel deserto etiope la vita prosegue con gli stessi ritmi da migliaia di anni. Pastori che guidano le greggi alla ricerca di acqua e ed erba, carovane con cammelli carichi di sale che attraversano il deserto, scontri tra clan ed etnie rivali a colpi di kalashnikov, il fucile che ha sostituito il gitte, il tradizionale pugnale ricurvo lungo 40 centimetri.
Un mondo d'altri tempi a cui l'edizione italiana del National Geographic dedica un reportage sul numero di ottobre. Lo hanno realizzato la giornalista Virginia Morel e il fotografo Carsten Peter, viaggiando con le carovane del sale degli Afar, considerati uno dei popoli più feroci i del mondo. Una fama dovuta all'usanza, riferita dagli esploratori europei di inizio Novecento, di castrare i nemici ed esibirne i testicoli essiccati come trofeo o come sacca per il tabacco da fiuto. Ora si dedicano a pratiche meno cruente. La raccolta del sale lungo il lago di Asele, per esempio, dove i depositi salini superano il chilometro di profondità e gli Afar ne tagliano, a colpi di i bastone, blocchi grandi come mattoni che poi caricano sui loro cammelli.
E uno dei punti più bassi d'Africa: il lago e le pianure «salate» che lo circondano si trovano a 90 metri sotto il livello del mare. Il record di «depressione» africana spetta comunque sempre alla Dancalia: il lago di Assai, infatti, si trova a 156 metri al di sotto del livello del mare. E poi c'è la pastorizia, che rappresenta comunque una sfida, in un territorio su cui cadono meno di 18 centimetri di pioggia l'anno (in Lombardia ne cadono in media più di 100). Negli ultimi anni la siccità ha colpito duramente la Dancalia e i suoi abitanti. Molti commercianti hanno visto morire i loro cammelli e hanno cambiato lavoro, offrendosi come scorte armate agli occidentali che si avventurano nel deserto. E l'acqua è diventato un bene ancora più prezioso, tanto che l'ubicazione dei pozzi è un segreto custodito gelosamente. Certo un giorno la Dancalia sarà addirittura sommersa dall'acqua. «Se Dio lo vorrà», come ha commentato scrollando le spalle uno degli Afar intervistati dalla giornalista del National Geographic.
da IL VENERDÌ
Back
Che cosa Tratta?
Questa sezione si prefigge lo scopo di raccogliere materiale pubblicato tramite diversi mezzi e fonti, al fine di fornire (in modo schematico), una serie di contributi ai vari lettori: attenzione che spesso si tratta di tracce di tipo divulgativo e, quindi, se desidera approfondire maggiormente determinati argomenti occorrerà rivolgersi alle classiche biblioteche o simili.
Un sito interessante in merito alle tematiche da impatto meteorico e relative dinamiche cinetiche: giusto per schiarirsi un poco le idee.LINK 1
LINK 2
LINK 3
Ecco invece un sito con un'interessante raccolta di articoli in ambito paleontologico.
Un interessante sito che analizza i risultati storici (e gli effetti) dei vulcani nel tempo con tabelle ricostruite e riassuntive dei maggiori eventi:
Dove possiamo trovare i supervulcani? Queste sono le zone in cui potrebbe risvegliarsi un supervulcano (attenzione il termine supervulcano non è scientifico ma nasce impropriamente da una trasmissione/documentario fatta dal National Geographic):
- Mount Aniakchak, Alaska, Stati Uniti
- Aso, Kyushu, Giappone
- Campi Flegrei, Campania, Italia
- Kikai Caldera, Ryukyu Islands, Giappone
- Long Valley Caldera, California, Stati Uniti
- Monte Mazama, Oregon, Stati Uniti (ora Crater Lake)
- Lago Taupo, North Island, Nuova Zelanda
- Lago Toba, Sumatra, Indonesia
- Valle Grande, New Mexico, Stati Uniti
- Monte Warning, Nuovo Galles del Sud, Australia
- Yellowstone Caldera, Wyoming, Stati Uniti
- Mar Mediterraneo, Sicily, Italy
Vi segnalo questo indirizzo per fare ricerche in databases veramente enorme sugli tsunami del passato (è quello da cui ho attinto anch'io per integrare la sezione "Storia della Terra" (sulla cronologia dei grandi eventi del passato).
Le Storegga Slides (fra le più grandi frane sottomarine mai registrate) avvenute nella piattaforma continentale della Norvegia intorno al 6.100 a.C. (vedi anche la pagina la storia del pianeta).
Comunque sia si tratta di una teoria emersa con forza negli ultimi anni e studiata soprattutto dalle Università del nord Europa in quanto gli effetti ricostruiti di tale evento hanno colpito soprattutto gli stati che si affacciano sul mare del nord. In sintesi si tratterebbe di una gigantesca frana sottomarina che ha coinvolto la scarpata continentale e che, come conseguenza, generò un gigantesco tsunami (secondo alcuni ricercatori esso sarebbe stato ben più consistente di quello di Sumatra 2004). Alcuni studiosi riconducono tali assestamento geomorfologici sottomarini agli idrati di metano e/o a cambiamenti climatici.
Un paio di considerazioni sugli Idrati di Metano:
[1] Fondali marini agli idrati di metano Solo ora gli scienziati sembrano cominciare a interessarsi ai depositi di biidrati di metano ghiacciati che si trovano sul fondo dei mari.Si tratta di una particolare composizione chimica molto diffusa sui fondali marini a una profondità superiore ai trecento metri e che potrebbero rappresentare delle novità rilevanti per comprendere meglio il ciclo del carbonio sulla Terra e avere delle interessanti applicazioni commerciali. Lo studio di questi depositi, soprattutto per motivi estrattivi, è estremamente complesso. Un blocco di idrati di gas ha la consistenza del ghiaccio. Portato alla superficie, fonde e rilascia metano, uno dei gas serra. Le riserve di metano contenute in questi depositi sono enormi. Per la prima volta sono stati presentati a Nizza nel corso del meeting della European Geophysical Society, della American Geophysical Union e della European Union of Geosciences i risultati di una campagna scientifica in alto mare condotta proprio allo scopo di analizzare questi particolarissimi cristalli. I prelievi sono stati effettuati al largo delle coste dell'Oregon (USA) e hanno permesso di portare in superficie una serie di questi particolari fiocchi di neve.Secondo Erwin Suess del Research Center for Marine Geosciences (GEOMAR) di Kiel "a quelle particolari condizioni di pressione e temperatura il metano non potrebbe esistere in quelle forma". 14 aprile 2003 http://ulisse.sissa.it/site/public/ScienzaSette/s7_18apr03_5.htm
[2] Idrati di metano: rischi di tsunami Il pericolo non è imminente ma già 8.000 anni fa l'Europa del nord venne sconvolta da un repentino innalzamento della temperature che sciolse gli idrati di metano che si trovano lungo la scarpata della piattaforma continentale. Da un articolo in Inglese: http://www.thisisnorthscotland.co.uk/displayNode.jsp?nodeId=149483&command=displayContent&sourceNode=149251&contentPK=13348453
Gli idrati di metano, cosa sono Di che si tratta? «Si tratta di cristalli di ghiaccio – o gas idrati – composti di gas e metano, intrappolati da milioni di anni sotto ai margini continentali a causa dell’alta pressione e delle basse temperature», spiega John Farrell, responsabile scientifico della ricerca, che vede impegnati i migliori istituti oceanografici di venti nazioni, Italia compresa: «Riteniamo che sotto gli oceani ne esistano giacimenti immensi». A sollevare euforia tra gli esperti è la possibilità del loro sfruttamento commerciale in tempi forse, brevi. «Molto dipende dal prezzo del gas naturale», si sbilancia Farrel, «se la domanda fosse alta, basterebbero quindici anni». Nel frattempo, «la prima cosa da fare è censire i punti dove noi riteniamo possano trovarsi i giacimenti maggiori, un compito che potrebbe richiedere anni». Già, dove sono i giacimenti? «Quasi sicuramente le zone più ricche corrispondono alle cosiddette zone di subduzione, dove i margini di una zolla tettonica scendono al di sotto di un’altra», spiega l’esperto. Una circostanza, questa, in grado di guardare all’Oceano Pacifico – martoriato da vulcani e terremoti – come area privilegiata, e che spiega il grande interesse alle ricerche del Giappone, quasi del tutto privo di giacimenti di petrolio ma potenzialmente ricco di metano all’interno delle acque territoriali. Non a caso, ricercatori giapponesi hanno lanciato la prima idea pompare acqua calda in modo da disaggregare le molecole di acqua e gas e formare pozze di metano “pronto da estrarre”.
Ghiaccio esplosivo Sembrerebbe facile, ma non lo è. Gli stessi esperti americani non nascondono gli ostacoli ancora da scavalcare. Il rischio è che l’affare si trasformi in un boomerang per il clima terrestre: «Improvvisi rilasci di gas metano, che incombusto è un potente gas serra, potrebbe accelerare il riscaldamento globale», ammette Farrell, «con conseguenze disastrose sul clima e sugli oceani». Ugualmente inquietante è la possibilità di esplosioni accidentali. «Basta un leggero rialzo della temperatura dell’acqua di qualche grado», spiega Farrell, «perché le molecole di gas, altamente instabili, esplodano provocando voragini sul fondo oceanico. Se questo accadesse in prossimità di oleodotti li farebbe saltare in aria, provocando colossali sversamenti in mare». Deflagrazioni accidentali del “ghiaccio esplosivo”, come è stato subito battezzato dai ricercatori, si sarebbero già verificati in passato. A testimoniarlo sarebbero soprattutto le analisi sul plankton, alcune anomalie di crescita del quale sembrano essere giustificate – secondo gli esperti – solo con il rilascio di gas metano in mare. In alcuni casi, queste esplosioni hanno avuto effetti davvero catastrofici: «Verissimo», conferma Farrell, «scoppi accidentali di depositi di gas idrati potrebbero essere all’origine di alcuni cambiamenti climatici degli ultimi 50mila anni, e di frane e cataclismi sottomarini. Per esempio, la gigantesca onda tsunami che ha investito il Nord Europa 8000 anni fa». Rischi non trascurabili, insomma, ma che non sembrano spegnere l’entusiasmo dei ricercatori. Dopo il successo dell’ultima spedizione nell’Atlantico, è stata già annunciata una nuova partenza: colonna portante delle ricerche, ancora una volta, la nave Joideas Resolution, il più sofisticato laboratorio scientifico navigante del mondo, in grado di compiere trivellazioni fino a 8200 metri di profondità, estrarre campioni di roccia e portarli intatti in superficie. Stavolta farà rotta nel Pacifico settentrionale, proprio di fronte alla coste dell’Oregon. Qui, trivellazioni sperimentali hanno evidenziato un giacimento di cristalli di gas ancora più ricco di quello dell’Atlantico. Il prezzo del petrolio continua a crescere, e la ricerca continua. http://italy.indymedia.org/news/2005/10/910556.php (teoria di storegga)
oppure no ...?
L'origine del riscaldamento climatico (di 40.000 anni fa) Uno studio individua nelle zone umide l'origine del fenomeno, in contrasto con la teoria secondo cui una grande quantità di metano fu liberata dai clatrati presenti nell'oceano
Forse è attinente oppure no, ma dategli un'occhiata
19.04.2006
Il ciclo del carbonio tra Giurassico e Cretaceo
Secondo le ipotesi, fu sconvolto da un improvviso rilascio di CO2 o di metano dal fondo dell'oceano
Un'improvvisa emissione di carbonio su larga scala, dovuta al rilascio di riserve di anidride carbonica immagazzinata sul fondo dell’Oceano: fu questa probabilmente la causa di un notevole incremento relativo del carbonio 12 rispetto al carbonio 13 scoperto nei sedimenti vecchi di centinaia di milioni di anni da Yvonne van Breugel dell’Università di Utrecht.
Si tratta, a ben guardare, di un processo simile a quello in atto tutt’ora. Si sta assistendo attualmente all’incremento della concentrazione di biossido di carbonio in atmosfera in conseguenza della massiccia utilizzazione di combustibili fossili, che apparentemente ha portato con sé un incremento relativo dell’isotopo del carbonio con 12 neutroni. Come conseguenza, il rapporto degli isotopi stabili C13/C12 ha mostrato una diminuzione dello 0,1 per cento. Tenuto conto di ciò, non è chiaro quale fenomeno naturale abbia potuto innescare tra i periodi Giurassico e Cretaceo, tra 180 e 120 milioni di anni fa, un processo simile, quattro volte più intenso. Nei fossili di alghe marine e piante terrestri datate a quel periodo, infatti, la van Breugel ha trovato un decremento di tale rapporto pari allo 0,4 per cento. Secondo la ricercatrice, ciò indicherebbe variazioni del ciclo del carbonio su larga scala, e su una scala temporale di alcune decine di migliaia di anni, dovute a un improvviso rilascio in atmosfera di C12, legato in molecole di anidride carbonica o metano, probabilmente proveniente dai gas idrati immagazzinati sul fondo dell’oceano entrati in contatto con magma.
© 1999 - 2006 Le Scienze S.p.A.
|
| Everest, la Cina monitora i terremoti | | L'alluvione che originò il Mediterraneo | | Ecco la «macchina dei terremoti» | | Haiti, Clinton ironizza su Bertolaso "Le sue critiche? Polemiche da bar" | | Haiti, il colera arriva nella capitale
Continua ad allargarsi l'epidemia, primi casi a Port-au-Prince. Oltre 250 i morti nel Paese su 3 mila contagiati
| | Tanto ma tanto tempo fa la Terra era un po diversa da quella di oggi: una palla di ghiaccio | | Le lave di VenereLe precedenti sonde automatiche avevano solo fornito indizi sull'attività vulcanica venusiana, ma non avevano indicato con precisione l'epoca in cui queste erano avvenute | | Una spiegazione per le variazioni interglaciali del livello del mare
è un campo dove le diverse componenti si confondono spesso a vicenda e bisogna stare molto attenti | | 16 novembre 2010: Colera ad Haiti, esplode la rivolta I Caschi Blu aprono il fuoco: due morti | | 2011 Il terremoto di Christchurch preoccupa i geologi statunitensi
| | Ricostruzione di Paleo Tsunami in Giappone (in inglese) | | Omissioni e scandali nel passato della Tepco, radiografia del colosso proprietario di Fukushima | | 2011 Tra i dannati della città abbandonata
Onagawacho è isolata, le squadre dei soccorritori non arrivano | | Una nuova forza sulle placche tettoniche: i punti caldi | | La Terra un tempo aveva due lune ?La collisione del nostro satellite con una luna più piccola potrebbe offrire una spiegazione delle diffrenze fra le sue facce, in alternativa al modello delle maree gravitazionali | | Un nuovo modello spiega la relazione fra la grande estinzione di massa avvenuta 250 milioni anni fa e la caratteristica formazione geologica della Siberia | | 2011 Meteoriti di oro e platino così si arricchì la Terra 8questa teoria è ancora alquanto controversa) avrebbe permesso al nostro pianeta di conservare, nei pressi della superficie, i metalli preziosi. Che altrimenti sarebbero finiti vicino al nucleo | | 2011 Scoperto abisso record sul monte Canin, è la settima cavità più profonda del mondo
L’abisso si chiama Firn ed è stato scoperto poche settimane fa in modo del tutto fortuito a quota 2300 metri sul monte Canin | | Potrebbe esserci un rapporto fra le inversioni del campo magnetico terrestre, un evento avvenuto più volte nel corso della storia del pianeta, e la tettonica a placche | | E' privo di ossigeno il nucleo della Terra | | Ju tarramutu: la vera storia del terremoto in Abruzzo | | IRIS - Incorporated Research Institutions for SeismologyFounded in 1984 with support from the National Science Foundation, IRIS is a consortium of over 100 US universities dedicated to the operation of science facilities for the acquisition, management, and distribution of seismological data. IRIS programs contribute to scholarly research, education, earthquake hazard mitigation, and verification of the Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty. | | SPICE Seismic wave Propagation and Imaging in Complex media: a European networkSPICE is a Marie Curie Research Training Network in the 6th Framework Program of the European Commission. Its focus is research and training in all aspects of computational seismology. The 4-year project started on January 1, 2004. | | Benvenuto nel Portale I.E.S.N. | | Questo progetto permette l'accesso all'osservazione sismica da parte di tutti: osservatori sismologici pubblici e privati, appassionati, volontari, scuole, università, studenti, associazioni di protezione civile e a tutti quelli che hanno passione pQueste pagine illustrano le tecniche che consentono la realizzazione di una stazione sismografica o di un intero network spendendo una frazione del prezzo commerciale. Questo obiettivo si può raggiungere perseguendo due strade: 1) avere bene in mente il tipo di terremoti o di segnali che si desidera studiare e 2) scegliere i componenti specifici per quello specifico tipo di segnali. | | Centre Sismologique Euro-Méditerranéen | | Osservatorio Sismico Veronesequesto è un Sito Amatoriale e nulla più | | At 4:53 p.m. local time on January 12, 2010, a 7.0-magnitude earthquake struck Hispaniola Island | | BBC: Haiti earthquake maps | | Magnitude 7.0 - HAITI REGION | | 2012: ANTARTIDE I misteri del lago Vostok dopo trent'anni di scavi Con tanti interrogativi e anomalie, al momento senza risposta
Un mondo isolato e autonomo rispetto alla Terra, la cui scoperta pone serie questioni ambientali |
|