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Un interessante sito astronomico in cui è possibile trovare il significato su molti termini usati in tale ambito.
2007, Materia lanciata quasi alla velocità della luce La misurazione eseguita da astronomi italiani
Cade un altro velo che avvolge il mistero dei gamma ray burst (GRB), i lampi di raggi gamma scoperti per caso dai satelliti militari americani Vela (che in spagnolo vuol dire veglia) ancora negli anni Sessanta. Si dovette aspettare poi il satellite BeppoSax dell’agenzia spaziale italiana Asi lanciato nel 1996 per iniziare dipanare, dopo quasi mezzo secolo, l’enigma. BeppoSax cominciò infatti a fornire le prime risposte ma il fenomeno rimane ancora in parte da decifrare ed è per questo che si continua ad indagare. Si sa che il lampo nasce dalla morte di un astro e dalla conseguente esplosione liberando in pochi secondi un’energia pari a quella generata dal Sole nell’arco della sua esistenza. Per questo è considerato il fenomeno più violento finora avvistato in cielo.TELESCOPIO IN CILE - Ora Emilio Molinari dell’Inaf-Osservatorio astronomico di Brera assieme a Stefano Covino e Susanna Vergani sono riusciti a precisare un aspetto importante, cioè la velocità con la quale si propaga la materia espulsa dal fenomeno del lampo. La storia del risultato inizia nello spazio quando il 18 aprile e 7 giugno 2006 il satellite Swift realizzato dalla Nasa con la collaborazione dell’Asi, rivela due lampi gamma attivando automaticamente il telescopio Rem dell’Eso a La Silla, in Cile. Questo puntava immediatamente il suo occhio sulle sorgenti riuscendo a valutare in varie lunghezze d’onda le conseguenze dell’esplosione che si materializzano in un effetto luminoso con un picco che poi lentamente si riduce di intensitàQUANTITA’ DI ENERGIA - «E’ stato proprio misurando questo picco, per la prima volta in maniera precisa – nota Molinari ¬- che siamo riusciti a calcolare la rapidità con la quale la materia veniva scagliata nello spazio raggiungendo il 99,9997 per cento della velocità della luce». «Ciò consentirà di capire – aggiunge Molinari - la quantità di energia entrata in gioco nell’esplosione iniziale». Inoltre il risultato si dimostra una conferma alla teoria della Fireball, come è chiamata, una delle spiegazioni avanzate per dare un identikit al fenomeno stesso.Giovanni Caprara, 12 giugno 2007
Veloce quasi quanto la luce
L'uso di un sofisticato telescopio robotizzato ha permesso di misurare la velocità della materia espulsa in morte cosmica
Un gruppo di astronomi italiani ha misurato per la prima volta la velocità delle esplosioni che danno luogo a quelli che sono noti come lampi di raggi gamma, mostrando che la materia coinvolta si espande nello spazio a una velocità straordinariamente vicina al limite massimo permesso nell'Universo, ossia a oltre 99.999% la velocità della luce. L'osservazione è stata resa possibile grazie al telescopio robotizzato situato presso l'Osservatorio dell'ESO di La Silla.I lampi di raggi gamma sono generati da immani esplosioni che si verificano in galassie distanti, spesso legate alla "morte" di una stella, e anche se non sono visibili a occhio nudo, sono così brillanti da rivaleggiare in quella regione dello spettro con la luminosità di tutto il restante universo. La loro durata varia fra il secondo e pochi minuti."Con lo sviluppo dei telescopi a reazione rapida a terra come il telescopio REM (Rapid Eye Mount) da 0,6 metri dell'ESO a La Silla possiamo ora studiare in grande dettaglio i primi istanti che seguono a una catastrofe cosmica", ha detto Emilio Molinari, dell'INAF, Osservatorio astronomico di Brera, che ha diretto la ricerca.Lo studio dell'evoluzione temporale di due lampi (verificatisi rispettivamente a 9,3 e 11,5 miliardi di anni luce da noi), e in particolare dei picchi di luminosità, ha così permesso di misurare per la prima volta con precisione la velocità dell'esplosione, ottenendo un valore pari al 99.9997% di quella della luce, che è di circa 300.000 chilometri al secondo."La materia si muove dunque a una velocità che differisce da quella della luce di sole tre parti per milione", ha aggiunto Stefano Covino, coautore dello studio, che sottolinea anche che, per quanto singole particelle possano essere accelerate anche a velocità maggiori, nei casi osservati dai ricercatori l'incredibile velocità raggiunta comporta, per le leggi della relatività, un'acquisizione di massa corrispondente a circa 200 volte la massa della Terra. (gg)(13 giugno 2007) Le Scienze S.p.A.
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