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Punto Nullo Scoperte di antichi siti paleoastronomici e inerenti (o meno) anche alla geologia

Un po di notizie particolari in ambiti "misti".

 

 

 

   

Immagini tratte da un mio viaggio in Egitto

Nel 1906 la spedizione del Duca degli Abruzzi conquistò la vetta Sul Ruwenzori un secolo dopo

Varie n.c.
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 07-12-2010 at 10:01 AM
Archeologia astronomica-geologica >> Varie n.c.

Il racconto della spedizione tappa per tappa

KASESE (Uganda) - Guardi in alto e vedi le foreste che si alzano sopra la piana e le paludi del lago George. Il lago Vittoria, immenso come un mare, è a sette ore di auto dietro le nostre spalle, sulla strada per Kampala. Davanti solo colline verdi, dense di vegetazione. Si perdono tra le nebbie. Così, nebbia fitta, nuvole grige, 

Uno dei rifugi lungo la salita 

rotte soltanto occasionalmente da squarci di cielo azzurro. Ogni tanto scrosci di pioggia. Ieri ha piovuto quasi tutto il giorno. Del Ruwenzori e dei suoi ghiacciai nulla, assolutamente nulla. Sono qui, a una manciata di chilometri in linea d'aria. Eppure il folto tappeto di nuvole lo nasconde completamente alla vista.

Lo stesso panorama che incontrò il Duca degli Abruzzi esattamente un secolo fa. Luigi Amedeo era salpato da Napoli il 16 aprile 1906 per attraccare a Mombasa e iniziare la marcia di avvicinamento verso quello che ancora agli inizi del Novecento era ancora considerato l’ultimo enigma delle esplorazioni africane. È il nodo di ghiacciai che caratterizza i «Monti della Luna», come li aveva definiti già nel 150 avanti Cristo il geografo greco Tolomeo. Appena a nord dell’Equatore: una catena lunga oltre 130 chilometri e larga mediamente 35, con una linea tra creste e vette di media altitudine sui 4 mila metri, ma sovente vicina ai 5 mila, per culminare ai 5.119 della Punta Margherita. Per altezza il gruppo viene superato da Kilimangiaro e Kenia. Ma si tratta della zona montuosa più estesa dell’Africa: la vera fonte principale per le acque del Nilo, il cuore umido dell’intero continente.

Ci siamo venuti per celebrare il centenario della prima italiana al Ruwenzori. Tra il 10 giugno e il 16 luglio 1906 il Duca  degli Abruzzi con i suoi compagni aveva salito ben 17 cime (con le ripetizioni si arriva a 28). Un successo che aveva fatto scattare l’invidia degli inglesi, che da decenni cercavano il primato in quelle regioni che stavano colonizzando sin dall’inizio dell’Ottocento. E comunque la Società geografica inglese lo invitò con «savoire faire» a Londra per ascoltare ammirata il suo racconto e tradurre parte delle rilevazioni scientifiche registrate con dovizia di particolari nella relazione della missione per la penna di Filippo de Filippi. A Roma fu accolto come la stella crescente del Paese. Ma gli onori in Italia furono di breve durata.

Il Duca non aveva un carattere facile e la sua fama di esploratore scatenava non poche gelosie in casa Savoia. Nel 1933 andò a morire, malato di malaria, nella sua fattoria in Somalia. Seppellito laggiù, con il conforto della principessa africana che aveva incontrato negli ultimi anni, nessun membro della famiglia reale presenziò ai funerali. Ora il percorso alle cime è facilitato da una serie di rifugi che dalla giungla alle morene dei 4.300 metri offrono un poco di riparo.

Ve lo racconteremo nei prossimi giorni sul Corriere online. Saliremo sulla punta Margherita assieme alla spedizione della commemorazione ufficiale, che comprende rappresentati degli Alpini, guide alpine, inviati del Club alpino italiano e una delegazione del Cnr. A segnare l’antico connubio tra sport-alpinismo e scienza è anche prevista l’installazione di una centralina di monitoraggio del clima e dei ghiacciai a circa 4.400 metri di quota. L’arrivo sulla Margherita è pianificato per il 18 giugno, lo stesso giorno di un secolo fa. Ma è pensato anche un giorno di riserva in caso le condizioni metereologiche impedissero il mantenimento del calendario. Va anche tenuto conto dei cambiamenti sul ghiacciaio.

A causa dell’effetto serra e della diminuzione dello strato delle nevi eterne (qui vicino la calotte bianca del Kilimangiaro è praticamente sparita) dove prima c’era ghiaccio spesso ora si trova roccia e la via di salita risulta talvolta più complessa. Comunque gli scienziati assicurano che qui l’ablazione del manto nevoso è ridotta rispetto al Kilimangiaro, proprio grazie alla vastità del massiccio, che garantisce comunque una buona riserva di freddo e umidità. Oggi, 13 giugno giorno della partrenza a piedi da Kasese (l’ultimo villaggio raggiungibile con l’auto prima dell’entrata al Parco del Ruwenzori circa 400 chilometri a est da Kampala) si fanno le ultime provviste e si contattano i portatori. Ogni alpinista avrà quattro portatori (paga quotidiana 5 dollari), che si caricano sulle spalle 12 chili e mezzo di peso.

Dopo l’ultima cerimonia con gli anziani e i capi villaggio della regione, ci sono alcuni ultracentenari figli degli oltre 400 portatori assoldati a suo tempo dal Duca degli Abruzzi, si camminerà per circa cinque ore. Un tragitto nella giungla, caratterizzato da terreno difficile, fatto di acquitrini e radici scivolose. Appena si lascia la strada ben poco sembra cambiato dai tempi mitici di Hernry Morton Stanley e David Livingstone. Malaria e febbre gialla restano minacce serie. Più a nord e a sud è il regno dei gorilla, la zona della guerriglia congolese e di tante delle maledizioni che paralizzano l’Africa. A Kampala sono basate anche alcune delle agenzie Onu che assistono i profughi del Darfur. E non troppo lontano da qui in un'umida notte del 1985 i bracconieri assassinarono Diane Fossey, la ricercatrice californiana che per 13 anni aveva studiato i gorilla di montagna. Mentre marci sprofonando in questa terra nera, ubertosa, dove basta gettare un seme per far crescere una foresta, non puoi non riflettere sulle follie degli uomini. Qui potrebbero tranquillamente godere le ricchezze della natura, ma in realtà ne restano impietosamente vittime. Non doveva per forza essere così. Certamente il successo del Duca degli Abruzzi avrebbe potuto sortire effetti molto migliori.

Lorenzo Cremonesi

18 giugno 2006 link all'articolo

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