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Punto Nullo Le frane nel Mondo

In questa sezione sono stati raccolti tutti gli articoli inerenti frane e dissesto Idrogeologico raccolti su giornali, internet, ecc. con l'intento di fornire una panoramica aggiornata su tale questione.

Sono presenti, inoltre, anche brevi comunicati flash provenienti dalle agenzie giornalistiche.

Buone Letture


Notizie in ambito di comportamenti e psicologia dei comportamenti nei confronti dei disastri

Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 12-09-2008 at 3:54 PM
Sezione frane e dissesto Idrogeologico >>


Lo strano fascino del cataclisma
Repubblica — 07 dicembre 2008   pagina 27
Gli italiani non resistono alle tentazioni delle calamità naturali, che a chiamarle così gli sembrano meno feroci e casuali. E, se si pensa che sono attentissimi alle trasmissioni meteo in cui annunciatrici formose e seducenti dirigono con le mani e le braccia un loro elegante balletto di nuvole, di goccioloni e di fiocchi nevosi, il tempo che fa è diventato il metronomo della loro vita. Accortamente Fabio Fazio ha così intitolato una sua trasmissione di varia umanità. Insomma in tutte le reti, a tutte le ore, il nostro laborioso popolo viene informato dei rischi e delle sicure minacce del tempo che fa o sta per fare. E il bello, o il tipicamente italiano, è che non ne tiene il minimo conto. Ogni giorno, dall' alba al tramonto, cittadini, agricoltori, montanari vengono avvertiti che da un minuto all' altro sulle loro strade, sui mari e sui rilievi montuosi può scatenarsi la violenza insensata di madre natura. Nel paese solatio dove un tempo fiorivano i limoni, da quando regna l' effetto serra, cioè il clima subtropicale, è una continua grandinata di ghiaccio, precipitar di valanghe, sospensione del collegamento con le isole che magari passano quindici giorni e non sappiamo più se ci siano ancora. Perennemente le regioni chiedono al governo lo stato di calamità naturale, l'impegno pubblico alla prevenzione e l' apparato di soccorso sono giganteschi, come i risarcimenti alle vittime. E a giudicare dalle cronache, metà degli italiani sono alle prese con alluvioni, frane, sabbie mobili, naufragi, trombe d'aria, venti più veloci della bora; e l'altra metà impegnati nei soccorsi diretti personalmente da Bertolaso, sempre impeccabile nei suoi pulloverini, sempre in prima fila fra i soccorritori ai suoi ordini, che si muovono per strade e campi infaticabili con stivaloni e palette sorvolati di continuo da elicotteri e aerei dell'efficiente Protezione civile. Ma sono tempi climaticamente terribili, diciamo pure da fine del mondo, e il notiziario delle calamità atterrisce: coppie di pensionati ottuagenari si perdono nei dirupi, periscono nelle fiumare, vengono sorpresi dal treno sulla loro Matiz incautamente fermatasi fra le barriere di un passaggio a livello. E gli alberi! Gli alberi omicidi imperversano, precipitano su bambini e su madri, schiacciano automobili. O tempora o mores! Però a guardare bene c'è qualcosa di sospetto, di strano in questa persecuzione degli italiani, in questo accanirsi contro di loro degli elementi naturali e delle sciagure. Ed è che, dopo aver guardato alla televisione alle prime luci dell'alba i segni minacciosi, i sinistri in corso, le bufere e i maremoti di giornata, che fanno gli italiani? Salgono sulla loro automobile con moglie e figli e vanno felici alla ventura. Perché posare il culo su un'automobile è il più grande piacere della loro vita, la massima assicurazione di esistenza e di autonomia. E se Bertolaso e i suoi "civili protettori" alla fine arrivano a trarli dai guai, ritengono di aver speso nel modo migliore la giornata o la vacanza. La prova di questa colossale schizofrenia italiana è a portata di tutti, a portata di televisione. Basta ascoltare prima gli annunci di tempesta e di disgrazia e poi guardare il servizio di informazione stradale dai tradizionali punti di osservazione: sulla Firenze-Bologna, agli snodi delle autostrade padane, sulla Genova-Spezia in entrambe le direzioni, sul raccordo anulare di Roma. Fiumi di macchine, clacson di macchine, fari di macchine che vanno verso gli inevitabili ingorghi o verso le autoambulanze dei soccorritori.
GIORGIO BOCCA


Generazione 'no limits'
Repubblica — 07 dicembre 2008   pagina 29
Una nevicata tra dieci e trenta centimetri su gran parte della pianura Padana alla fine di novembre non è consueta. Ma nemmeno eccezionale, è già capitato in passato. Piogge abbondanti tra Toscana e Lazio in novembre sono ricorrenti, la grandinata su Roma un po' meno, ma certo non è un evento nuovo. Vento forte, mare grosso, d' autunno sono di casa. La differenza rispetto al passato è semmai che le previsioni meteo oggi funzionano. Tutto era stato annunciato con un anticipo di un buon paio di giorni. E anche le modalità di comunicazione sono più capillari ed efficaci di un tempo: internet, telefonini, sistemi di navigazione gps, webcam. Perché allora tutto si blocca? Perché il traffico collassa, la gente impazzisce e qualcuno ci lascia pure la pelle? Credo che i motivi siano tre. Il primo è che viviamo in un paese sovraffollato e sovrasfruttato: quasi sessanta milioni di persone, circa trentacinque milioni di automobili, edilizia selvaggia, decine di migliaia di chilometri di strade, autostrade e ferrovie, antenne per cellulari, tralicci elettrici e pali telefonici, acquedotti, gasdotti, oleodotti, industrie, centri commerciali, poli logistici, impianti sportivi, villette e capannoni. Non c' è un francobollo di territorio che non abbia qualcosa che si può rompere, che può essere danneggiato dagli eventi meteorologici, sia pure ordinari. È tutto in equilibrio precario già quando c' è il sole, inevitabile che appena si supera una soglia minima di complicazione, il sistema ceda come un castello di carte. Il secondo motivo è psicologico. Crediamo di essere onnipotenti. La pubblicità "no limits" continua a dirci che possiamo sfidare ogni rischio, ci istiga a trasgredire ogni regola, basta comprare quell'auto, indossare quell'abito, bere quel liquore. Quindi che sarà mai una nevicata annunciata dal telegiornale? Via, a capofitto dentro la tempesta, senza catene, senza precauzioni, senza cervello. Tanto tutto il mondo ruota intorno a me, sarà la neve a togliersi di torno, la pioggia e il vento si faranno di certo da parte quando vedranno la mia auto da duecento cavalli, dodici valvole, quattroperquattro, triplo airbag, abiesse, gipiesse. C' è poi chi ha visto queste cose solo nei film e su una macchina normale si getta di notte a guadare un fiume in piena come Indiana Jones. Non possiamo considerarle vittime del maltempo ma solo della loro imprudenza. Terzo motivo: siamo sempre meno esercitati a rapportarci con l' ambiente esterno. Come scrivo nel mio saggio Filosofia delle nuvole uscito di recente per Rizzoli, viviamo ormai in un bozzolo a clima controllato che comincia in camera da letto e termina in ufficio, passando per garage, auto, ascensore, bar, ristorante, galleria commerciale. Sempre uguale, estate e inverno, regolato da un termostato e da un bel flusso di costosa energia. Così anche gli abiti sono sempre più omogenei, pochi aggiustamenti stagionali, scarpe con i tacchi che piova o faccia sole, ombelico scoperto a gennaio come a luglio. Il clima ideale lo si sogna sul salvaschermo che mostra le Maldive, ma non si vivono più sulla pelle quelle stagioni nostrane che, anche in città, il Marcovaldo di Calvino osservava con sguardo attento e curioso più di quarant'anni fa: «Marcovaldo, a naso in su, assaporava l'odore della pioggia... Lo sguardo con cui egli ora scrutava in cielo l'addensarsi delle nuvole, non era più quello del cittadino che si domanda se deve prendere l'ombrello, ma quello dell'agricoltore che di giorno in giorno aspetta la fine della siccità».
LUCA MERCALLI


2002: che cosa succede durante un'alluvione quando si scatena il panico

India, assalto alle dighe per inondare i villaggi vicini

In India e Bangladesh le piogge torrenziali hanno inondato migliaia di chilometri quadrati. Almeno settecentomila i senzatetto. I morti sono più di un centinaio, ingoiati dall’acqua o uccisi dal colera. Talvolta le soluzioni escogitate per far defluire le acque aggravano la situazione. Come in Assam. Di notte la popolazione di villaggi semisommersi ha distrutto a colpi di piccone alcune dighe finendo per rovesciare una valanga d’acqua e fango su altri centri fino ad allora risparmiati dai flutti.

Da “Il Corriere della Sera” del 10/07/2002

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