di Jenner MelettiGli stabilimenti di Bari invasi dal cemento. Ristoranti e parcheggi sugli scogli: a riva c'è persino una caserma. Ma la Regione Puglia corre ai ripariC'è anche una caserma, sulla riva del mare. Almeno così sembra. Un cartello giallo avverte infatti che questa è «Zona militare», con «Divieto di accesso». Un altro cartello spiega che questo è il «Distaccamento Santo Spirito dell'Aeronautica militare, Comando regione aerea». A dire la verità, sembra proprio (ed è) uno stabilimento balneare. Ci sono signore che prendono il sole, bambini che mangiano il gelato, uomini che prendono l'aperitivo al bar. Il muro che protegge il bagno, trattandosi di Aeronautica, naturalmente è azzurro. Ed è quasi bello, in mezzo ai tanti altri di cemento color cemento.Qui, nei lidi che partono dal centro di Bari e vanno verso nord, accanto allo stabilimento dei militari in slip che comunque vogliono sentirsi in caserma, ci sono infatti gli altri bagni che sembrano galere. Muri alti quattro e anche sei metri, inferriate, sbarramenti, reti di ferro. Insomma, qui per fare il bagno si entra in un bunker, e tutti quelli che pagano e si stendono al sole sembrano contenti. La Regione di Niki Vendola ha però dichiarato guerra a questi bunker, e sembra che faccia sul serio. In una legge (la numero 17 del 2006) e in un'ordinanza uscita proprio in questi giorni, sostiene tesi che fino a un paio d'anni fa sembravano bestemmie. Dice che il mare deve essere accessibile a tutti, che gli stabilimenti non possono essere fortini di guerra, che i cittadini hanno il diritto di farsi un bagno senza pagare il biglietto. Sostiene, addirittura, che chi ne ha voglia può farsi una passeggiata sulla battigia e non deve incontrare ostacoli sul suo cammino. «Per chi non rispetta l'ordinanza - dice l'assessore Gugliemo Minervini - c'è una sanzione pesantissima: il ritiro della concessione».Inizia davanti alla Fiera di Bari, questo che dovrebbe essere l'ultimo viaggio nel mare blindato. Ecco il bagno San Francesco all'Arena, muri bianchi alti sei metri. Sette inferriate all'ingresso, come se si aspettasse un assalto di hooligan. Muri davanti e di fianco, e questi si infilano fin dentro al mare. Chi vuole passeggiare sulla battigia dovrebbe arrivare con una ruspa. Ma c'è una novità, accanto all'ingresso. Un cartello spiega che «è permesso l'ingresso libero e gratuito alla battigia». Èla prima vittoria della Regione, che ha imposto ciò che è stato scritto anche nella Finanziaria. Il San Francesco non ha accessi liberi a meno di 150 metri, dunque deve permettere il passaggio, senza pagare i 4 euro di ingresso (con uso spogliatoio). Chi volesse la cabina, 20 euro. «Posso entrare per andare sulla battigia?». «No», risponde il sorvegliante. «Ma qui c'è scritto». «Lei è vestito, non può entrare. Se fa il bagno dovrebbe lasciare i vestiti sulla battigia, ed è proibito. Legga il cartello». Ci sono scritte molte cose, nel cartello. Che si può entrare ma non si deve sostare sulla battigia. Che non si può occupare - nemmeno depositando un asciugamano - la fetta di sabbia o sassi in riva all'acqua. Si ostacolerebbero i mezzi di soccorso. «Non c'è scritto da nessuna parte che non si possa entrare vestiti». Il sorvegliante si arrende. «Vada pure».Eccolo, il mare, finalmente. Sulla battigia ci sono sedie portate da bagnanti paganti, teli da spiaggia, qualche sdraio, asciugamani. Evidentemente chi paga non ostacola. Ma come potrebbero entrare, i mezzi di soccorso, con quel muro che si infila in mare per almeno cinque metri e un altro muretto che sta a metà della spiaggia? Quartiere Fesca, lido Massimo. Qui il muro entra in mare per quindici metri. Ingresso 4,5 euro, 3 euro per i bambini da 4 a 7 anni. Si paga anche la doccia calda. Palese, ristorante Sun beach. Qui la recinzione è fatta con due metri di muro e sopra c'è anche una rete. Lo sbarramento di cemento entra in mare per 10 metri. Non c'era spiaggia, in questo mare. E allora si è inventata una nuova tecnica di costruzione: gettate di cemento sugli scogli (naturali o portati appositamente) ed ecco la base per tirare su salone ristorante e cucina. Il parcheggio? Altri scogli e altro cemento. La Baia, la Barcaccia, la Boutique dei frutti di mare, la Rotonda: sembra la rassegna delle galere.Pasquale Salvemini, responsabile regionale del Wwf, conosce ogni pezzo della costa. «Siamo consulenti dell'ufficio demanio della Regione e collaboriamo con la Forestale, il Noe dei carabinieri e la Capitaneria. Le nostre guardie volontarie - in Puglia sono 60 - segnalano gli abusi e le autorità intervengono. L'anno scorso abbiamo fatto chiudere il lido Paradiso selvaggio di Vieste. Aveva una concessione di 1.400 metri quadrati, ne occupava 6.000 e non pagava nemmeno il canone. In compenso, incassava 2 milioni e mezzo a stagione. Quest'anno ci occuperemo degli accessi al mare - devono davvero essere liberi - e soprattutto dell'ordinanza che dice di togliere il cemento dalle spiagge e di costruire strutture in legno o comunque leggere. Chi non rispetterà le nuove regole, perderà la concessione e dunque l'impresa». Chilometri di costa restano irraggiungibili. Dopo i bagni bunker, ecco le ville, i residence, i palazzi costruiti in riva al mare. Le strade sono chiuse da cancelli e dopo Santo Spirito il mare non si vede nemmeno da lontano. Stabilimenti anni '60 e '70 e altri, come il Mamas beach di Giovinazzo, costruiti da poco. Anche questi blindati come fortezze. Antonio Capacchione, vice presidente del Sib (sindacato italiano balneari) di Puglia, difende la categoria. «I muri? Ma lo sa che qui tanti stabilimenti sono stati bruciati, devastati o comunque saccheggiati? La Puglia non è come la tranquilla Romagna. Comunque, le nuove imprese progettano stabilimenti aperti, tutti in legno, ecologici. Solo così riusciremo a trasformare il Sud nella Florida d'Europa».Liberare il mare non sarà comunque facile. «Se l'ingresso in stabilimento diventa libero - dice Capacchione - e invece di 400 persone me ne trovo 1.500, come posso garantire la sicurezza in mare e sulla spiaggia? Del resto, si pagano il tram, la sosta in strada, l'uso dell'aria quando si vola in aereo. Perché il mare deve essere gratis?». Più di 800 chilometri di costa, con 1.200 concessioni ufficiali e ombrelloni e lettini che appaiono all'improvviso sulle spiagge ancora libere. «Qui per 50 anni - dice l'assessore Guglielmo Minervini - c'è stato il Far West. I privati hanno occupato i pezzi migliori delle spiagge, quelle più belle e più vicine alle città. Hanno costruito tutto ciò che volevano, entrando con il cemento anche dentro al mare. Ci sono state complicità e connivenze e così qualcuno ha pensato che tutto fosse possibile, che lo Stato sarebbe rimasto per sempre a guardare. Uno stabilimento, sequestrato 11 volte, ha continuato ad espandersi abusivamente ed è stato sempre riaperto. Ora diciamo basta. Entro due anni deve sparire tutto il cemento messo su area demaniale. Vogliamo che il 60% delle spiagge siano pubbliche e solo il 40% private. Gli accessi alla battigia debbono essere liberati subito. E' una rivoluzione, una rivoluzione complicata, e ci giochiamo la faccia. Ma il mare deve tornare com'era: di tutti».link articolo
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