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Di VIRGINIA MORELL
Nulla è più terrorizzante dell'idea di un mostro marino Ma è possibile che simili esseri sopravvivano ancora oggi, al contrario di T. rex e degli altri dinosauri ormai estinti da milioni di anni? Potrebbero forse celarsi sotto il plumbeo manto degli oceani? In ogni epoca, naviganti degni di fede hanno raccontato storie di bestie enormi simili a serpenti, con denti aguzzi e criniere di piume, che solcavano sinuosamente le onde o si impennavano come cavalli. I racconti sui serpenti di mare sono entrati in molte culture; in queste pagine vi presentiamo alcune leggende.
Ma cosa dice la scienza sui mostri marini? Di certo si sa che sono realmente esistiti Circa 250 milioni di anni fa, le terre emerse erano riunite in un'unica massa continentale Pangea. I mari poco profondi e l'assenza di predatori oceanici di grandi dimensioni crearono nuove nicchie per molti rettili che si erano evoluti sulla terraferma: entrarono nei mari, nuotarono, si riprodussero e morirono, trasformandosi nei fossili su cui si basano le illustrazioni generate al computer di questo articolo. E continuando ancor oggi a popolare i nostri incubi.
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Creare un mostro: La scienza fornisce molte informazioni sui rettili preistorici, ma tocca agli artisti colmare le lacune. Lo scultore Gary Staab è partito da un fossile del predatore detto "Godzilla" (sopra) e si è chiesto: Come posso renderlo vivo?. Ha applicato argilla a un'armatura di ferro, ne ha realizzato uno stampo in silicone e da questo ha ottenuto un modello in resina, che è stato poi digitalizzato. I grafici, lavorando al computer sono la direzione di Mark Dubeau, hanno aggiunto la pelle di una balena, i colori i un coccodrillo e cicatrici simili a quelle che si osservano su squali e altri grandi predatori. II gigantesco ittiosauro, plasmato dalla scultrice Donna Sloan e colorato digitalmente, richiederebbe un rimorchio a 18 ruote per il trasporto.
NESSIE: IL MOSTRO PIÙ FAMOSO DEL MONDO
Con questo tempo, sarà impossibile vedere Nessie, annuncia il tassista scuotendo la testa. Stiamo percorrendo la stradina che costeggia il Loch Ness, in Scozia. È davvero troppo caldo per lui. Se ne starà in fondo al loch, dove fa fresco. Forse è così, ma non posso fare a meno di scrutare a lungo le acque calme del loch È proprio in giornate come questa, sostengono alcuni, che la superficie del Lago si agita all'improvviso e un animale, maschio o femmina che sia, un bestione con il dorso che assomiglia a una barca capovolta, appare per breve tempo e per poi inabissarsi: Nessie, il mostro marino più famoso al mondo. Sono oltre un migliaio i testimoni che affermano di avere avvistato il mostro del Loch Ness, o almeno le onde che provoca quando torna nelle acque oscure della sua tana. Ma Nessie è solo uno dei molti mostri marini di cui si favoleggia. Dalle coste scandinave avvolte nella foschia alle fitte foreste del Congo e alle pianure dell'America del Nord, quasi ogni cultura sembra avere proprio Nessie. E in molti casi i mostri leggendari sono correlati ad autentici fossili dei rettili marini che dominarono oceani da 250 a 65 milioni di anni fa circa. Nelle rare fotografie o rilevamenti con il sonar che, a quanto si dice, mostrerebbero Nessie, la somiglianza maggiore è con un plesiosauro, un rettile marino dal lungo collo estintosi insieme con i dinosauri circa 65 milioni di anni fa. Che un plesiosauro sia vivo oggi, nelle acque dolci e anticamente soggette a glacialismo del Loch Ness, non è credibile dal punto di vista scientifico. Una notte di qualche anno fa ero in barca. Eravamo agli ormeggi, e per tutta la giornata c'era stata calma piatta. Poi, a un tratto, la barca è stata scossa da tre grandi ondate. Ero sicuro che fosse stato il passaggio di Nessie. Chi racconta è Steve Feltham, che si è autoattribuito l'incarico di sorvegliare Nessie. Ci si aspetterebbe che una persona del genere sia un po' eccentrica, ma Feltham non é certo un pazzoide. Affascinato fin da ragazzo dalla leggenda di Nessie, si è trasferito qui nel 1991 per dedicarsi al suo progetto: "Nessie-Sery Independent Research". Ma l'unico segno visibile di una ricerca in corso è una coppia di binocoli montati su cavalletto, che lui permette volentieri ai visitatori di usare mentre risponde alle loro domande Che, in genere, si riducono a una sola: Lo ha mai visto? A proposito del suo incontro quasi ravvicinato, Feltham prosegue: Non era Nessie. In seguito ho saputo che, dopo un temporale, è la forma del loch a produrre quelle onde. Fa una pausa. Ma secondo me c'è ancora qualcosa che non si spiega. Ho visto altre cose e ho sentito racconti che non riesco a capire. È per questo che rimango qui. Proprio in quel momento una giovane coppia si avvicina al tavolo di Feltham. Possiamo fare una domanda, chiede il ragazzo. Sì, naturalmente, risponde Feltham. I due giovani lo guardano intensamente; sembrano preoccupati e speranzosi, come bambini che stanno per chiedere se Babbo Natale esiste davvero. Lo ha mai visto? No, risponde cortesemente Feltham, come se fosse la prima volta che sente questa domanda, non ancora. Feltham é convinto che il responsabile di molti dei presunti avvistamenti sia un grosso pesce, forse un pesce gatto anche se non lo dice coppia. Non credo che siano mostri, dichiara. Qualunque cosa siano, sono animali molto timidi; hanno più paura loro di noi che noi di loro. Ma non è sempre stato così. La prima fonte scritta sul mostro é un codice del VII secolo che narra la vita dell'irlandese San Colombano. Uno dei suoi compagni stava nuotando nel fiume Ness, presso lo sbocco nel loch, quando un "mostro acquatico" apparve in superficie ed "emettendo un terribile ruggito" attaccò "con le fauci spalancate". Gli altri furono "immobilizzati dal terrore", ma Colombano, con tutta calma, fece il segno della croce e ordinò alla belva di fermarsi. Il mostro si diede alla fuga. A quell'epoca, il mostro del Loch Ness veniva probabilmente immaginato come un serpente marino o un kelpie acquatico, un essere diabolico dalla testa di cavallo: secondo le leggende, entrambi i mostri si nasconderebbero nei laghi e nelle acque costiere della Scandinavia e della Scozia. Nessie "diventò" un plesiosauro solo molti anni dopo la scoperta del primo fossile di uno strano rettile marino, avvenuta nel 1719 in una cava del Nottinghamshire, in Inghilterra. All'inizio dell'Ottocento, i cacciatori di fossili avevano ormai trovato vari scheletri di plesiosauri e di altri rettili marini preistorici, ha cui gli ittiosauri, simili nella forma a delfini con grandi occhi, e i pliosauri, dotati di un collo più corto e d mascelle possenti, con grossi denti adatti a tranciare. I dinosauri non erano ancora noti alla scienza, e enormi mostri marini del passato (nessuno dei quali era un dinosauro) catturarono l'immaginazione del pubblico, specialmente dopo che alcuni artisti ebbero iniziato a dipingere scene con ittiosauri, plesiosauri e coccodrilli giganti che ingaggiavano lotte mortali. Sono state queste raffigurazioni a rendere popolare l'immagine di un essere simile a un plesiosauro, afferma Olivier Reppel paleontologo del Field Museum di Chicago, aggiungendo che oggi non esistono animali marini che ricordino quegli antichi rettili. Nessíe ebbe un picco di popolarità nel 1933 grazie al film King Kong. in una scena, un essere dal lungo collo appare sulla superficie di un lago non dissimile dal Loch Ness. In quello stesso anno, un animale "preistorico" fu scorto mentre attraversava una strada nei pressi del loch. L'anno dopo il Daily Mail pubblicò una foto: una piccola testa da serpente al termine di un lungo collo che sbucava dalle onde. Nessie era ufficialmente un plesiosauro. È provato che quella e altre fotografie erano false. Ma che importa? Ogni estate il Loch Ness è affollato da turisti. Arrivano alla roulotte d Feltham e continuano a chiedergli: Lo ha mai visto? Vorrebbero che dicessi di aver avvistato un plesiosauro, commenta Feltham. E poi sperano di vederlo anche loro. Nulla di più improbabile.
I MOSTRI NORD AMERICANI
In un piccolo auditorium vicino al Mount Rushmore National Memorial, nelle Black Hs del South Dakota, Kevin Locke, un cantastorie di etnia Lakota Sioux residente nella Riserva indiana di Standing Rock, picchietta leggermente un ciuffo intrecciato di avena. Il potere della pianta lo aiuterà a evocare sensazioni e pensieri positivi. Poi impugna il sonaglio cerimoniale, chiude gli occhi e, di fronte all'attento pubblico composto da bambini lakota sioux e da boy scout in visita, canta una preghiera lakota per la Festa del Tuono, una ricorrenza che cade in primavera. Leciya tuwa makipanpelo. Wiyohpeyata Wakinyan Oyate kola makipanpelo.
Questa è una canzone per dare il benvenuto alla Nazione del Tuono, spiega Locke, riferendosi ai temporali. Qualcuno di voi ha già sentito la parola Wakinyan e sa cosa significa?Uno snello ragazzo lakota alza la mano. È il nome del nostro gatto: è rosso come un Essere del Tuono! Locke sorride. Giusto. Wakinyan sono gli Esseri del Tuono, e hanno potere come gli Uccelli del Tuono. Arrivano nelle praterie in primavera con grandi nubi temporalesche. I Wakinyan portano pioggia, grandine, tuono e folgore: tutto ciò che rinnova la vita dopo l'inverno. Ma negli antichi tempi, prima che esistesse l'uomo, i Wakinyan utilizzarono questi elementi anche in una grande battaglia. E quella battaglia fu combattuta contro i malvagi mostri acquatici, gli Unkehila.Vi erano molti tipi di Unktehila continua Locke, ma per la maggior parte assomigliavano a rettili enormi, dotati di corna e con la pelle coperta di scaglie; alcuni erano simili a lucertole giganti, altri erano come serpenti; alcuni strisciavano sul ventre, e altri ancora avevano le zampe. Si divoravano tra loro e distruggevano ogni altro essere vivente; perciò agli Esseri del Tuono fu assegnata la divina missione di uccidere gli Unktehila. Fu allora che gli Uccelli del Tuono giunsero portando con sé il tuono e la folgore. Colpirono con i fulmini i mostri acquatici e riscaldarono i loro laghi e fiumi, facendo bollire l'acqua e prosciugandoli. Perciò, la maggior parte degli Unktehila morì o fu molto ridotta di dimensioni, ed è per questo motivo che i serpenti e le lucertole che esistono ancora oggi sono piccoli. Ma sappiamo che i giganteschi Unktehila vissero davvero perché il nostro popolo ne trovò le ossa nelle Badlands e lungo il fiume Missouri. In effetti, ben prima che i paleontologi iniziassero a scavare i fossili dei rettili marini, i nativi americani raccoglievano ossa enormi che affioravano bene in vista in superficie. Per i Lakota, i Cheyenne e i Kiowa (e per molte altre tribù) queste ossa erano dotate di poteri speciali e potevano essere usate in cerimonie di guarigione e in altri riti. Inoltre, come spiega Locke, le ossa erano anche la manifestazione fisica delle forze malvagie rappresentate dagli Unktehila. Benché Locke abbia appreso dagli anziani le storie sugli UNktehila e abbia cantato molte volle le preghiere della Festa del Tuono, non ha mai visto i fossili che con ogni probabilità hanno ispirato quei racconti. Perciò, ci rechiamo al Museo di geologia della South Dakota School of Mines and Technology a Rapid city, dove sono esposti gli scheletri di un plesiosauro e di un mosasauro. Questi e altri rettili marini vissero nelle acque che 75 milioni di anni fa coprivano buona parte dell'America del Nord. Locke annuisce ammirato di fronte al plesiosauro dal lungo collo e dal corpo massiccio. Ma è il mosasauro a colpire maggiormente la sua attenzione. Questo è una macchina per divorare, commenta osservando l'animale, un serpente lungo 9 metri dotato di un'impressionante dentatura e di una mandibola con due articolazioni flessibili che gli permetteva d inghiottire prede di grandi dimensioni, tra cui altri mosasauri. Se il nostro popolo ne trovasse uno, certamente lo chiamerebbe Unktehila. Inoltre, aggiunge, esseri simili a mosasauri con corna e mandibole irte di zanne erano spesso dipinti sulle pelli che coprivano i tepee dei Kíowa, dei Cheyenne e dei Piedi Neri. Immagini d questi animali sono incise sulle rocce che sovrastano il fiume Missouri, e altre sono state composte con pietre lungo le rive. Chunque le vede sa che raffigurano Unktehila. Ai paleontologi accade spesso di rinvenire ossa d pterosauri (rettili volanti) assieme a fossili di mosasauri. Adrienne Mayor, studiosa di folclore, ipotizza che siano stati i resti di pterosauri e mosasauri ad aver ispirato le storie sugli Uccelli del Tuono e sulla loro battaglia con i mostri acquatici. I Lakota pensano che gli Unktehila esistano ancora? Locke esita. Beh, secondo le nostre storie antichi Unktehila furono distrutti dagli Uccelli del Tuono. Alcuni temono ancora i grandi corsi d'acqua e recitano preghiere per proteggersi dagli Unktehila quando aWraversano il Missouri. Ma, continua, il potere degli UNktehila sta più in ciò che rappresentano che in una realtà oggettiva. Erano una forza negativa che doveva essere distrutta. Perciò è importante mantenere vive le antiche storie. Perché oggi nel mondo esistono ancora forze negative, e molte sono ancora più possenti dei mostri acquatici. Dobbiamo lottare contro cose quali l'alcol, la depressione e il materialismo. Questi sono i nuovi Unktehila. E possiamo combatterli con il canto e la musica. Ed è per questo che Kevin Locke canta ai bambini i racconti sui mostri acquatici: perché ricordino le loro radici e sappiano dell'antica battaglia combattuta per portare il bene nel mondo. Nella mitologia degli indiani d'America appaiono spesso i serpenti d'acqua. Alcuni sono malvagi, mentre altri, come Avanyu (sopra, dipinto su un vaso di tipo redware), incarnano il bene. Per il nostro popolo rappresenta l'acqua e la vita, spiega |'artista Kathy Naranjo, di etnia pueblo.
I PORTAFORTUNA DELLA CINA
Questa è la "Coda del drago che si cela", spiega la guida Cen Zhuxian, mentre io e Jiang Dayong paleontologo dell'Università di Pechino, risaliamo un sentiero acciottolato vicino a Xingyi, nella Provincia del Guizhou (Cina meridionale). Circondati da un paesaggio lussureggiante, ci fermiamo appena sotto la sommità di una delle dolci colline che dominano risaie e campi di granturco. È qui che la gente del posto un tempo trovava i piccoli draghi. Non sapeva che fossero fossili, ma li apprezzava perché il drago porta fortuna. In una buca poco profonda sul fianco della collina, diversi scavatori sono intenti a riportare in luce altri piccoli fossili di drago: rettili marini lunghi 30-35 centimetri chiamati Kéichousaurus hui. I draghi del Guizhou, come sono noti comunemente, con il loro corpo a pera e il collo sinuoso, sembrano una versione in miniatura di Nessie. Ma per secoli la popolazione locale li ha considerati draghi il cui spirito può spostarsi tra cielo e terra. Non si sa quando ebbe inizio la credenza cinese nei draghi, ma senza dubbio bisogna tornare indietro di qualche millennio. Il corpo sinuoso coperto di scaglie, la testa da cavallo e occhi tondi e fiammeggianti, i draghi abitavano stagni e fiumi e potevano volare verso il cielo sollevandosi dall'acqua in strette spirali grazie ad ali simili a quelle dei pipistrelli. Nei momenti difficili, quando la siccità prosciugava la terra, venivano portate loro offerte affinché emettessero dalla bocca nebbia e nubi e portassero la pioggia celeste. Benché alcuni draghi siano considerati malvagi, come il mostro del fiume Chien Tang e lo Shan, un essere marino dalla criniera rossa, in genere sono creature benevole, simbolo di fecondità e buona sorte. Nel lontano passato, alcuni furono trasformati nei "Re Draghi del Mare" o Hai Long Wang, divinità che vivevano negli oceani proteggendo i naviganti. Non sorprende che i primi sovrani cinesi abbiano adottato il drago come simbolo del potere imperiale, raffigurandolo ovunque, persino sul vessillo del Paese. E ciò spiega anche perché i contadini della"Collina del drago che si cela non avessero timore dei piccoli esseri che andavano scoprendo. Anzi, utilizzarono le pietre che li contenevano per costruire le loro case. Credevano che questa montagna fosse veramente speciale, spiega Cen Zhuxian, osservando i cavatori al lavoro. Perciò, 150 anni fa, 45 agricoltori della zona raccolsero 1000 monete d'argento per comperare e preservare la "Collina del drago che si cela". Passò più di un secolo prima che gli scienziati si rendessero conto di ciò che i contadini sapevano già: che l'altura doveva essere tutelata. Nel 1957 un professore di Pechino visitò Xingyi e gli agricoltori gli mostrarono i loro draghi. Egli portò i fossili a Young Chung-chien, uno dei primi paleontologi cinesi, all'Istituto di Paleontologia dei Vertebrati e Paleoantropologia di Pechino. Il professor Young capì quanto fossero importanti, aggiunge Tiang Dayong. Fino a quel momento, la maggior parte dei rettili marini preistorici era stata rinvenuta negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Scandinavia e in altre parti d'Europa. I fossili della "Collina del drago che si cela, i primi di questo tipo scoperti in cina, erano così abbondanti e ben conservati da far sperare in una soluzione delle molte e ardue questioni relative a questi rettili estinti. Il problema più importante, spiega Tiang, era quello di capire in che modo avessero potuto lasciare la terraferma e adattarsi alla vita nell'oceano. Molte specie hanno compiuto questa transizione, continua Tíang, spiegando che diversi gruppi di rettili marini si sono evoluti da antenati terrestri. Negli ultimi 10 anni sono stati scoperti scheletri completi di molte specie nella Provincia del Guizhou; alcuni sono tipi assai primitivi, vicini all'epoca del passaggio dalla vita sulla terraferma a quella acquatica. Tiang mi ha mostrato uno di questi esemplari nel suo studio all'università. Era un ittiosauro primitivo, ritrovato recentemente in un sito presso Xngyi. Avevo già visto ittiosauri pienamente evoluti, ma questo sembrava uscito da un libro per bam6ini: aveva il tronco sinuoso di un pitone, le pinne di un pinguino e la coda sottile di una lucertola. Il muso era stretto, come il lungo becco di un airone, e anche le grandi orbite ricordavano questo uccello. Era uno degli animali più bizzarramente meravigliosi (o mostruosi) che si possano immaginare. Sulla "Collina del drago che si cela", gli scienziati e i contadini che li aiutano proseguono gli scavi. Studiando i fossili di Keichou5aurls, un gruppo di ricercatori ha scoperto che questi piccoli animali non tornavano a riva per deporre le uova, come fanno le tartarughe marine, ma partorivano direttamente la prole nell'acqua: un primo, inevitabile passo nell'evoluzione di un rettile oceanico come il plesiosauro. Questa scoperta, e altre compiute in tutto il mondo, hanno dato un'ulteriore spinta agli studi sugli ancora enigmatici rettili marini. È grazie al perfetto stato di conservazione che possiamo vedere cose del genere [gli embrioni], dice Tiang, mentre un cavatore solleva un telo per mostrare un Keichousaurus incredibilmente integro: sono visibili tutte le costole e le vertebre, le dita delicate, le sottili vie nasali. È come se l'animale fosse stato privato della pelle su un tavolo per dissezioni. Il cavatore indica un altro telo che copre un tratto della coda. Dice che là sotto ci sono altri 68 fossili, traduce Tiang. Sono tutti molto vicini, su una stessa lastra d roccia, e i cavatori vorrebbero realizzare un museo all'aperto per i visitatori. La speranza della popolazione locale è che, con un reperto così stupefacente in mostra, il governo dichiari parco geologico nazionale la "Collina del drago che si cela": ciò attirerebbe sciami di turisti da ogni angolo del mondo, i quali pagherebbero per vedere i draghi scoperti e protetti dai contadini oltre un secolo fa. Ci hanno sempre portato fortuna, ribadisce il cavatore, mentre torna al lavoro. Come benevoli draghi cinesi, i fossili che hanno avuto la fortuna di essere rinvenuti la stanno trasmettendo ai loro scopritori.
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II corpo sinuoso coperto di scaglie, la testa da cavallo e gli occhi tondi e fiammeggianti, i draghi abitavano stagni e fiumi
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All'Istituto di Paleontologia dei Vertebrati e Paleoantropologia di Pechino, quattro donne mettono in luce la mole di questo ittiosauro, lungo 6 m e risalente a 200 milioni di anni fa
MOSTRI DEL MEDITERRANEO
di Luigi Piccardi RICERCATORE, istituto Dl GEOSCIENZE E GEORISORSE CNR
Il Mediterraneo, culla della civiltà occidentale, é sicuramente uno dei luoghi più affollati da dei, demoni, mostri e draghi di ogni tipo. Anche qui spesso sono stati i rinvenimenti di particolari ossa fossili di animali sconosciuti e di enormi dimensioni a dare origine alla credenza in mostri e draghi (un'attitudine che si é protratta fino in epoche relativamente recenti). Un tipico esempio sono i famosi Ciclopi, monocoli divoratori di uomini di cui Omero ci fornisce l'agghiacciante descrizione, che possono essere riferiti a leggende locali basate sul rinvenimento di resti fossili di animali misteriosi. infatti in Sicilia, Luogo dell'incontro fra Ulisse e Polifemo, sono presenti resti di elefanti nani: (Elephas falconeri circa 500mila anni fa), ed è facile capire come quell'unico foro centrale dei loro enormi crani, in realtà l'incavo nasale della proboscide, sia stato interpretato come l'unico occhio di una razza di giganti. Nel bacino del Mediterraneo, resto dell'antico oceano Tetide sono confluiti i miti e e leggende di tutte le prime civiltà, assimilati e tramandati dalla mitologia greca e proprio mare ha rappresentato la via della loro diffusione. É dagli abissi marini e da laghi senza fondo, inquietanti regni dell'ignoto e al tempo stesso apertura sul mondo sotterraneo, che emergevano questi mostri mitologici. Signore assoluto di questi mostri era Poseidone, dio degli abissi e dei terremoti. Proprio da uno di questi mostri, Ceto prendono nome i cetacei, ossia le grandi creature marine e in particolare la balena, che per secoli ha personificato il mostro marino per eccellenza. Ceto era stato mandato da Poseidone a devastare con inondazioni la costa dell'odierna Jaffa. L'eroe Perseo lo uccide proprio mentre emergeva dalle acque per divorare Andromeda, che stava per esser sacrificata per placare il dio. Pausania (II secolo d.C.) ci dice anche che in quella città era ancora visibile lo scheletro di un animale enorme che si diceva essere quello di Ceto, e nelle vicinanze veniva mostrata una sorgente mineralizzata che si diceva avesse acquisito la sua colorazione rossa da quando l'eroe si era lavato le mani lorde del sangue del drago. Ai cetacei appartengono anche il terrificante mostro marino biblico, Levitano (che in alcune traduzioni all'ebraico al greco é chiamato mega ketos, grande animale marino) e la balena che salva Giona inghiottendolo e trasportandolo su una spiaggia. Il legame fra l'acqua, il drago e il regno dell'aldilà è ben rappresentato dalla figura dell'Idra di Lerna, mitologico serpente d'acqua dalle molte teste ucciso da Ercole. L'Idra viveva nel Lago di Lerna, in Grecia, uno dei più famosi ingressi al mondo sotterraneo dell'antichità, e ne era custode. Ma il Mediterraneo é anche indissolubilmente legato alle peregrinazioni di Ulisse. Come i canti degli aborigeni australiani, che tramandano le indicazioni sui sentieri che attraversano quel continente, così l'Odissea di Omero fissa nella storia la narrazione che contiene informazioni dell'epoca sulle rotte e sulle terre del Mediterraneo. Come una guida turistica riassume dati sulle popolazioni, sulla loro cultura e su aspetti principali dei vari luoghi. Le Sirene sono fra i più famosi mostri incontrati da Ulisse nel suo viaggio. Mezze donne e mezze pesci, Omero le descrive come esseri che affascinavano i marinai col canto facendoli naufragare. Sono state talvolta interpretate in maniera semplicistica come foche o altri animali dell'ordine dei Sirenidi (dugonghi o lamantini furono descritti per la prima volta da Cristoforo Colombo nel 1493 verso Española: "Ho visto tre sirene emergere da]l'acqua. Ma non sono così belle come le dipingono, benché in un certo qual modo posso dirvi che hanno forma umana..?'). Il simbolismo di questi esseri, parenti delle terribili Arpie, è invece molto complesso e legato nel bene e nel male al mondo dell'aldilà e alle anime dei defunti. Se da una parte queste sono mostri sensuali e divoratori, dall'altra sono espressione delle aspirazioni dell'aanima, tanto che Platone nella sua cosmografia fa scaturire dal loro canto l'armonia delle sfere celesti (Repubblica 10, 140): "Il fuso ruotava sulle ginocchia di Ananke. Su ciascuno à suoi cerchi, in alto, si muoveva una Sirena, che emetteva una sola nota di un unico tono; ma da tutte otto risuonava una sola armonia. Altro spiacevole incontro di Ulisse furono Scilla e Cariddi, che dimoravano sui due lati dell'odierco Stretto di Messina divorando e inghiottendo navi e marinai di passaggio. Cariddi era un tempo umana, figlia di Poseidone e di Gea, ed era continuamente tormentata da una grande voracità. Si narra che avrebbe rubato e divorato i buoi di Gerione con i quali Eracle stava passando lo Stretto. Secondo alcuni autori, Zeus, per punirla, l'avrebbe tramutata in un orribile creatura, alcuni narrano invece che la ninfa sarebbe stata uccisa da Eracle stesso, ma poi resuscitata. Omero dice che il mostro ingoiava tre volte al giorno un'enorme quantità d'acqua per poi sputarla, trattenendo però tutti gli esseri viventi che vi trovava. Scilla era invece l'altra bellissima, figlia di Poseidone ed Ecdna, che viveva sull'altra sponda presso l'attuale città di Reggio Calabria. Era solita recarsi sugli scogli per passeggiare e fare il bagno. Una sera, 'quei Luoghi' emerse dalle acque Glauco, un dio marino, che si innamorò pazzamente della ninfa, tanto da respingere per lei Circe. I maga decise di vendicarsi tramutandola dalla vita in giù in una creatura mostruosa con sei teste di cani rabbiosi e ringhianti. Così Scilla andò a nascondersi in un antro da dove seminava con le sue orrende fauci strage e terrore tra i naviganti che imprudentemente le passavano vicino. Pericolose correnti e gorghi rendevano oggettivamente pericoloso alla navigazione dell'epoca quello stretto ma anche lo scatenarsi in quell'area di terremoti e maremoti (si ricordi il disastroso sisma di Messina del 1908), le cui sorgenti sismiche si trovavano proprio là dove venivano indicate le grotte dei 2 mostri, faceva si che il posto fosse ritenuto infestato da feroci draghi. Non sono infatti solo i fossili ad aver determinato la credenza in esseri mostruosi del mondo sotterraneo. Spesso sono stati anche particolari fenomeni naturali, specialmente, se inspiegati e terrificanti come vulcani e terremoti (fenomeni che incutevano al tempo stesso terrore e meraviglia ingredienti di base della della sacralità) a essere attribuiti alla presenza di mostri e draghi. L'indistruttibile e mostruoso Tifone, figlio di Gea e del Tartaro, schiacciato da Zeus sotto il vulcano Etna, continua a scuotersi e a vomitare fiamme. Analogamente la lingua di fuoco della Chimera, unica traccia rimasta della famosa dragonessa a tre teste, anch'essa stirpe di Gea, uccisa da Bellerofonte a cavallo dell'alato Pegaso, dardeggia ancora oggi sue coste della Turchia, dove delle emissioni gassose di metano bruciano ininterrottamente da più di 2000 anni, utilizzate in passato anche come faro naturale. IL caso più famoso che illustra l'influenza di tali fenomeni geologici sulla mitologia è quello dell'enorme serpente-drago Pitone, primigenio guardiano del millenario Oracolo di Delfi, il più famoso luogo di culto dell'antichità. Questo santuario doveva la sua fama alla ben radicata convinzione dei contemporanei che il luogo ospitasse da tempo immemorabile una voragine nella terra esalante vapori che invasavano la profetessa con lo spirito della divinità: della Terra all'inizio e di Apollo in seguito. Inizialmente i signori dell'oracolo erano, assieme Gea e Poseidone. Da questa voragine secondo alcuni sarebbero scaturiti i mostri che infestavano la Terra. Apollo se ne impossessò uccidendo l'immane drago, guardiano di questo ingresso agli inferi e i sussulti del mostro agonizzante scatenarono un terremoto. Alcuni dicevano che il drago vivesse nella voragine stessa, altri che vi fu lasciato da Apollo a imputridire. Proprio dalle esalazioni del cadavere del serpente, Delfi acquisì il suo nome originario: pito (= putrefatto). La realtà è che Delfi si trova proprio sulla traccia della faglia sismica che borda le pendici del Monte Parnaso; perciò il verificarsi di terremoti e la presenza di voragini esalanti gas solforosi (dal tipico odore di putrefazione) in un ambiente tettonico del genere sono semplici fenomeni geologici. Non a caso dio del mare e abitatore delle sue profondità è proprio Poseidone, lo "scuotiterra" come lo' chiama Omero. Come nel caso di Ceto, a lui si debbono quelle improvvise e violente inondazioni marine della costa, gli tsunami, che oggi sappiamo essere conseguenza diretta dei terremoti. Gli Ippocampi, quelle creature marine col il busto di cavallo e la coda di pesce che tanto spesso troviamo rappresentati nelle figurazioni antiche, erano infatti la sua cavalcatura. E ancora oggi chiamiamo cavalloni le onde più imponenti. Quasi tutti questi mostri degli abissi, esseri mitologici semidivini, sono progenie di Gea, la Madre Terra. I loro miti contengono, oltre talvolta a motivi eziologici, anche memorie della Locale evoluzione religiosa: dall'essere orientata prima verso le potenze ctonie, della Terra all'essere rivolta alle potenze celesti dell'Olimpo. La religione pre olimpica era infatti dominata dalla figura della Dea Madre, la dea dai molti nomi La cui rappresentazione più senta era quella di Gea. I culti allora non erano diretti verso l'alto, ma verso il basso, verso quegli inferi fecondi dai quali sgorgava incessantemente la vita e ai quali l'uomo tornava dopo la morte: il grembo di Madre' Terra, alfa e omega di ogni creatura.
I RETTILI MARINI Dl BESANO
di Cristiano Dal Sasso, Paleontologo, Museo di Storia naturale di Milano
Se i fossili dei dinosauri sono una novità recente per il nostro Paese, i rettili marini italiani sono noti da almeno due secoli e sono così famosi che la loro scoperta ha scritto pagine importanti nella storia della paleontologia. I "mostri marini." di casa nostra hanno lasciato numerose testimonianze fossili e gli strati di sedimenti fasciati dall'antico oceano Tetide, che ora formano le Alpi e gli Appennini. L'età di questi giacimenti spazia dal Triassico medio al Cretaceo superiore, ma non uni sono stati studiati a fondo o hanno restituito fossili così abbordanti e significativi quanto il sito di Besano. Gli scisti bituminosi che affiorano presso Besano, a nord di Varese, sono noti fin dalla metà dell'ottocento. I geologi lombardi Giulio Curioni, Emilio Cornalia e Antonio Stopani vi condussero i primi scavi paleontologici, per conto della, Società' italiana di Scienze naturali e del Museo di Storia naturale di Milano E qui, in quello che 230 milioni di anni fa era un fondale marino, scoprirono placodonti e talattosauri, pachipleurosauri e protorosauri, notosauri e ittiosauri. Il giacimento è così ricco che dopo più di 150 anni di ricerche vengono ancora alla luce nuove specie E non solo di piccole,dimensioni. Nel 2003 Stefania Nosotti ricercatrice associata presso il museo milanese, ha descritto un nuovo rettile (Eosaurosphargis), lungo circa 50 centimetri, che mostra caratteri anatomici intermedi tra placodonti, talattosauri e pachipleurosauri; nel 1993 il gruppo di scavo, composto in gran parte da volontari, ha riportato alla luce un ittiosauro di quasi 6 metri: il più grande e completo mai rinvenuto in Italia, appartenente a un genere sconsciuto (in seguito battezzato Besanosaúrus, e ... femmina. Infatti l'estrazione di questo esemplare che da solo ha richiesto 16.500 ore di preparazione in laboratorio a portato ad una ulteriore scoperta: nel suo ventre erano conservati quattro piccoli embrioni. Che gli ittiosauri fossero ovovivipari era già noto ma si trattava di pochi ritrovamenti eccezionali, effettuati fino ad allora solato nel giacimento di Holzmaden, presso Stoccarda, che è di età più recente (170 milioni di anni fa). Molti misteri avvolgono ancora questi rettili, che non hanno lasciato discendenti nel mondo di oggi. E chissà che alcuni enigmi non vengano svelati anche grazie alle scoperte nei giacimenti italiani.
NATIONAL GEOGRAPHIC DICEMBRE 2005
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