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Scoperto un picco di Carbonio nell'atmosfera avvenuto circa 55 milioni di anni fà

PaleoClima
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 04-04-2008 at 2:17 PM
Articoli sul Clima >> PaleoClima

11.06.2005
Gli oceani assorbono il carbonio lentamente: Il recupero dal massimo termico del Paleocene-Eocene richiese molto tempo
La maggior parte del biossido di carbonio in eccesso immesso nell'atmosfera dalla combustione di carburanti fossili verrà alla fine assorbito dagli oceani, ma ci vorranno circa 100.000 anni. Almeno, questo è il tempo che ha richiesto la chimica degli oceani per rimediare a una gigantesca immissione di biossido di carbonio 55 milioni di anni fa, secondo uno studio pubblicato sulla rivista "Science". James Zachos, docente di Scienze della Terra all'Università della California di Santa Cruz, ha guidato un team internazionale di scienziati che ha analizzato i sedimenti marini depositati durante un periodo di estremo riscaldamento globale noto come "massimo termico del Paleocene-Eocene" (PETM). Le carote estratte dal fondo oceanico hanno rivelato un brusco cambiamento nella chimica degli oceani all'inizio del PETM, 55 milioni di anni fa, seguito da un lungo e lento ricupero. "La maggior parte della gente - afferma Zachos - non si rende conto del destino a lungo termine di tutto questo carbonio, e di come è possibile rimuoverlo dal sistema. Il recupero richiede una scala di tempo molto lunga, e ci vorranno decine di migliaia di anni prima che il biossido di carbonio nell'atmosfera cominci a tornare a livelli preindustriali". Studi precedenti effettuati con modelli matematici al computer del ciclo del carbonio terrestre avevano fornito scale temporali altrettanto lunghe per l'assorbimento del biossido di carbonio attualmente liberato nell'atmosfera dai combustibili fossili. "Le nostre analisi - conclude Zachos - sono consistenti con i risultati dei modelli geochimici".
© 1999 - 2005 Le Scienze S.p.A
05.01.2006
Un antico sconvolgimento delle correnti oceaniche: La prova è stata scoperta nei sedimenti dei fondali marini
Uno studio condotto alla Scripps Institution of Oceanography, filiazione dell’Università della California a San Diego, illustra come il riscaldamento globale possa alterare repentinamente i processi che avvengono negli oceani, con drastiche conseguenze sulla situazione climatologica e biologica del pianeta. Flávia Nunes e Richard Norris hanno studiato la costituzione chimica di svariate specie di antichi foraminiferi, esaminandone i resti rinvenuti nei sedimenti delle profondità oceaniche grazie a carotaggi eseguiti in diverse parti del mondo. Il periodo di passaggio dal tardo Paleocene all’Eocene, risalente a circa 55 milioni di anni fa, fu caratterizzato da un riscaldamento globale stimato in circa 7 gradi, che ha lasciato traccia nella distribuzione delle specie di questi minuscoli organismi marini. Grazie alle loro analisi, Nunes e Norris hanno potuto così ricostruire una mappa spaziale e temporale dei cambiamenti avvenuti nella circolazione delle correnti oceaniche profonde in quel remoto passato. È emerso un improvviso e radicale stravolgimento nell’andamento delle correnti marine calde e fredde, stravolgimento che per completarsi non ha richiesto più di 5000 anni, un tempo estremamente breve dal punto di vista geologico, e decisamente inferiore a quanto facessero supporre i soli dati geofisici. Il fenomeno fu accompagnato da un’estinzione di massa di molti organismi marini, mentre sulla superficie dei continenti iniziarono imponenti migrazioni di numerose specie di mammiferi, inclusa quella – come testimoniano i reperti fossili – del cavallo, che approfittò delle condizioni a esso più favorevoli per ampliare il proprio areale di diffusione.
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In questa sezione si è cercato di raggruppare tutti gli articoli e/o pubblicazioni che possono avere delle attinenze alle problematiche legate allo studio ed alle scoperte sul clima. Ogni tanto mi sono capitate per le mani anche alcune notizie curiose (a dir poco) e quindi perché togliergli la dignità di farle "gironzolare" in rete?


Maggio 2006:

Vi segnalo questo link,

in esso potete trovare le ultime elaborazioni, curate dall'ESA, in ambito degli incendi planetari visibili in contemporanea per tutto il mondo ... c'è da mettersi le mani nei capelli!!!!


Agosto 2006

Ed ecco un link che merita per approfondire o capire la teoria del caos (o dell'effetto farfalla) ... molto importante per comprendere alcune teorie legate al clima:


Gennaio 2007:

Per vedere l'andamento delle temperature nel Nord Atlantico

Per vedere l'andamento delle temperature nel mar Artico


Ipotesi di Mercer

Uno dei primi eminenti geologi a sollevare l'allarme sulla possibilità che il riscaldamento globale potesse dare il via ad un collasso della coltre glaciale antartica fu J.H.. Mercer della Ohio State University. Il ragionamento dello studioso nasce dalla considerazione che lo spesso strato di ghiaccio che ricopre grati parte dell'Antartide occidentale poggia su un substrato roccioso molto al di sotto del livello del mare pertanto l'americano ipotizzò come implicitamente questa coltre di ghiacci fosse assai instabile. Pertanto se l'effetto serra dovesse riscaldare la regione polare antartica la calotta glaciale galleggiante che circonda l'Antartide occidentale inizierebbe a scomparire. Di conseguenza privata di questo contrafforte, la coltre continentale si disintegrerebbe rapidamente provocando l'inondazione delle zone costiere di tutto il mondo.
Il disastroso scenario dipinto da Mercer era in gran parte teorico, ma egli faceva rilevare come la calotta glaciale dell'Antartide occidentale potesse di fatto essersi fusa almeno una volta in passato. Tra circa 110.000 e 130.000 anni fa la Terra sperimentò una storia climatica eccezionalmente simile a ciò che si è verificato negli ultimi 20.000 anni, ovvero un riscaldamento relativamente brusco dopo i rigori di una glaciazione. Quell'antico riscaldamento potrebbe avere portato a condizioni un poco più calde delle attuali. Molti geologi ritengono che il livello del mare di allora fosse circa cinque metri più elevato di quanto sia oggi: proprio la differenza che verrebbe prodotta dalla fusione della coltre glaciale dell'Antartide occidentale.


Con poche eccezioni, gli scienziati ritengono di avere stabilito un valore attendibile per il tasso del recente sollevamento del livello marino: 2 mm all'anno. Ma la questione fondamentale che ancora deve essere risolta è: questa tendenza è destinata a rimanere costante o il sollevamento accelererà in risposta al riscaldamento climatico? Per risolvere questo problema, i geologi hanno cercato di ricostruire le fluttuazioni de! livello del mare nel passato, avvenute in risposta a cambiamenti climatici.
Fairbariks, per esempio, ha studiato una specie di corallo che cresce In prossimità della superficie marina, particolarmente nei Caraibi. Facendo profondi sondaggi nelle scogliere coralline di Barbados e individuando antichi campioni di questa specie, egli e i suoi colleghi hanno potuto seguire l'innalzamento del livello del mare a partire dalla fine dell'ultima glaciazione, quando enormi quantità d'acqua erano ancora intrappolate nelle calotte glaciali polari e gli oceani erano circa 120 metri più bassi di quanto non siano oggi.
Anche se la documentazione ricavata dai coralli mostra episodi corrispondenti a una crescita del livello del mare anche di 2-3 centimetri all'anno, Fairbanks fa notare che questi valori si riferiscono a una situazione assai differente da quella attuale. A quei tempi, da 10.000 a 20.000 anni fa, le grandi coltri di ghiaccio che avevano ricoperto buona parte del Nord America e dell'Europa erano nel pieno della fusione e gli oceani stavano ricevendo immani quantità d'acqua da questi continenti. La documentazione più recente relativa al livello del mare indica una progressiva diminuzione del tasso di crescita, con una sostanziale stagnazione negli ultimissimi millenni. Quindi l'attuale regime climatologico sembrerebbe tendere a livelli del mare relativamente stabili.


Ma Joln B. Anderson della Rice Umversity non è d'accordo
Questo ricercatore sostiene che negli ultimi 10.000 anni, vi sono stati almeno tre episodi di rapido incremento del livello del mare, ma essi sono invisibili nella documentazione fornita dai coralli (utilizzati in altre ricerche per trovare prove di innalzamenti e/o abbassamenti del livello medio marino).
Il più recente episodio di improvviso innalzamento del livello del mare che Anderson riconosce avviene intorno al 2000 a.C..

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