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Punto Nullo Un pò di tecnologia... per e nel mondo! [News]

Shuttle e Stazione Spaziale Internazionale (ISS)

Tecnologia spaziale
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 06-27-2011 at 9:57 AM
Tecnologia applicata >> Tecnologia spaziale

Problemi per la Stazione spaziale internazionale, a 400 km dalla terra
Obiettivo dello spyware, rubare le chiavi d'accesso ai più popolari videogiochi
Un virus nei pc dello spazio
di LUIGI BIGNAMI
Un virus nei pc dello spazio Gammina.AG colpisce la Iss
ANCHE la ISS, ossia la Stazione Spaziale Internazionale, è stata colpita da un virus informatico. E' il laboratorio più protetto, il più controllato, il più seguito in tutte le molteplici operazioni eppure uno dei tanti virus che abitualmente entrano nei computer di casa e uffici è arrivato fin lassù, a 400 chilometri d'altezza.
Il virus è stato messo in luce dai tecnici di Terra della Nasa all'inizio di agosto, mentre facevano una verifica sui computer di bordo per testare la loro efficienza. Il virus ha come obiettivo quello di rubare le parole d'accesso ai più popolari giochi online. Chiamato Gammina.AG, invia ripetutamente username e password rubate ai server che gestiscono i giochi, creando loro problemi di non poco conto. Si accanisce soprattutto sui giochi noti come Maple Story, HuangYi Ondine e Talesweaver. Purtroppo, a bordo della stazione orbitante non lo si può facilmente debellare perché i computer della ISS non prevedono l'uso di antivirus. Il tutto è stato scoperto dal sito SpaceRef e la Nasa ha confermato quanto è stato pubblicato. L'ente spaziale ha poi fatto sapere che il virus è stato portato a bordo della stazione orbitante attraverso un computer portatile. "Tuttavia non vi è alcun pericolo per la strumentazione di bordo, per la vita degli astronauti e per i principali computer che regolano gli esperimenti che si realizzano a bordo della ISS. Il calcolatore infettato infatti, ha il compito di programmare l'alimentazione degli astronauti e talvolta viene usato per inviare email a Terra. Ma esso non ha alcun contatto con gli altri computer di bordo", ha spiegato Kelly Humphries, un portavoce della Nasa.
Chi ha tentato di infettare con virus la ISS? Sembra che dietro tale problema non vi sia alcun giallo come qualcuno ha cercato di far credere. I computer che raggiungono la ISS infatti, sono controllati in ogni dettaglio e prima di partire vengono ripuliti di tutti i programmi non fondamentali. Secondo la Nasa, quel computer potrebbe essere stato infettato da un astronauta, il quale, incautamente, ha utilizzato una propria "chiavetta" usb senza che questa fosse stata ripulita dai tecnici della Nasa.
Dopo questo incidente, l'ente spaziale prevede di rendere ancora più sicuri i software e gli strumenti che verranno portati a bordo della stazione spaziale per evitare simili seccature. Va detto comunque, che questo non è il primo caso di virus che raggiungono la Stazione spaziale ma, stando alla Nasa, la loro presenza non ha mai causato alcun problema tecnico, se non qualche scocciatura.
(28 agosto 2008)

2007-06-04 Shuttle a rischio per uno sciopero (sembra l'Alitalia!)
Lancio Atlantis previsto venerdì prossimo dalla Florida

(ANSA) WASHINGTON, Complicazioni di ogni genere per il programma shuttle della Nasa, giunto alla volata finale dei suoi ultimi tre anni di vita. Venerdì e' previsto il lancio dell'Atlantis, ritardato di mesi per i danni di una grandinata, ma la missione è a rischio per uno sciopero proclamato dai lavoratori del programma shuttle per il rinnovo del contratto. L'astensione dovrebbe scattare due giorni dopo il lancio ma i problemi nascerebbero se ci fosse un rinvio per motivi tecnici o meteorologici.
2006: L'affare dei missili «low cost» (e la corsa per lo spazio torna ad accelerare!)
1° esperimento l'11 dicembre. In orbita il prototipo di un albergo gonfiabile
Dalla Virginia al Texas, corsa alle rampe di lancio private Pacchetti «chiavi in mano». E anche la Nasa ne approfitta
DAL NOSTRO INVIATO
NEW YORK Se non ci saranno imprevisti tra qualche giorno, all'alba dell'11 dicembre, un missile Minotaur 1 della Orbital Sciences Corporation, una società privata, metterà in orbita un satellite della Nasa e uno dell'Air Force, partendo da una rampa di lancio supereconomica: una struttura costruita anche con materiali di Home Depot, i supermercati Usa del «fai da te». La stazione che dirigerà il lancio e le operazioni di volo occupa un piccolo edificio «riciclato»: era una stazione di servizio. Le tecniche «low cost», che in America sono ormai diffuse in molti settori, dal trasporto aereo alla distribuzione commerciale, e che stanno cominciando a conquistare la sanità, ora arrivano anche nello spazio.
Due anni fa i primi tentativi del padrone di Virgin, Richard Branson, di Paul Allen, cofondatore di Microsoft, e di Jeff Bezos (Amazon), di lanciare astronavi private oltre l'atmosfera terrestre, sembravano il capriccio di miliardari annoiati e un po' infantili. I piloti di Branson e Bezos, un fan di Star Trek e Guerre Stellari che si vanta di essere stato sette volte a Disneyland, ricordavano i «pazzi temerari sulle loro macchine volanti» dell'alba del Novecento; stavolta in versione astronautica.
Poi si è capito che anche le navi spaziali private potevano dare vita ad un vero business: quello del turismo nel cosmo. Un'esperienza altamente voluttuaria e rischiosa, comunque riservata a chi è molto ricco (i biglietti per i primi voli, nel 2010, sono già in vendita a 200 mila dollari), ma pur sempre business. Infine, più di recente, la scoperta che la capacità di imprese private — piccole ma ricche di «cervelli» — di costruire missili e rampe di lancio «artigianali», con i costi ridotti all'osso, poteva scardinare definitivamente il monopolio di una Nasa costosa e burocratica e innescare una vera concorrenza tra nuovi operatori.
Del resto la stessa Agenzia federale si affida ormai senza problemi a questi concorrenti che offrono un servizio «chiavi in mano» per la messa in orbita dei suoi satelliti. Del resto la stessa Nasa sta diventando più attenta ai costi: quando, tra 4-5 anni, manderà in pensione Shuttle — una vera idrovora che succhia la metà del suo bilancio — tornerà ad utilizzare per le sue spedizioni missili e navette spaziali non molto dissimili dalle vecchie astronavi Apollo: mezzi forse più rudimentali, ma certamente molto più economici dei «traghetti spaziali» oggi in servizio. L'Agenzia spaziale, del resto, da tempo coopera con i produttori di missili come Lockheed e Boeing, con i consorzi che gestiscono satelliti e anche con la stessa Orbital Sciences Corporation. Sarà lei a lanciare il Minotaur, una missile costruito utilizzando due stadi dei vecchi Minuteman, l'arma balistica intercontinentale per eccellenza dell'arsenale americano.
Se il lancio da Wallops Island, un poligono sulle spiagge della Virginia, 150 miglia a sud di Washington, avrà successo, sarà non solo una vittoria dei fautori del «low cost» in campo spaziale, ma anche la consacrazione del Mid-Atlantic Regional Spaceport (in sigla Mars) come sesta base spaziale americana «certificata» dalla Faa, l'ente federale Usa per l'aviazione. E i gestori di Mars già sognano di sottrarre fette di turismo spaziale alle nuove basi in costruzione nel Texas, nel Nuovo Messico e in Wisconsin. Centri che si aggiungono a quelli «storici» di Vandenberg in California e di Cape Canaveral in Florida. Che, però, con la crisi della Nasa e il pensionamento dello Shuttle rischia di ridursi a poco più di un museo. Oggi la Cape Canaveral del terzo millennio sta sorgendo nel deserto del Nuovo Messico, vicino a una cittadina chiamata Truth or Consequences (letteralmente, Verità o Conseguenze): un nome apparentemente enigmatico, scelto negli anni '50 per celebrare un telequiz allora popolarissimo. Un po' come se, da noi, un paese sperduto avesse cercato la notorietà ribattezzandosi «Lascia o raddoppia». La Virgin Galactic di Richard Branson sta investendo 225 milioni di dollari per realizzare in questo lembo di deserto il primo vero «spaceport» privato d'America. Privato ma fortemente sovvenzionato dallo Stato del New Mexico che spera, così, di creare qualche migliaio di posti di lavoro in una zona che non ha molte altre possibilità di sviluppo. La costruzione della base richiederà anni ma, in attesa delle astronavi di Branson, a Truth or Consequences sono cominciati i primi voli sperimentali dei razzi costruiti da un'altra azienda privata, la UP Aerospace: un'impresa che pensa di fare soldi lanciando nello spazio piccoli oggetti in una capsula che poi viene riportata a terra appesa a un paracadute. Un'idea apparentemente balzana, ma la società sostiene che c'è molta gente disposta a pagare per un oggetto — ad esempio due fedi matrimoniali — che è stato nello spazio. Tanto più che, mentre Virgin Galactic chiede 200 mila dollari per un viaggio suborbitale di pochi minuti, UP Aerospace applicherà tariffe «stracciate»: addirittura 50 dollari per gli oggetti più piccoli. E alcune catene di negozi stanno già comprando spazi su questi vettori. Anche se il turismo spaziale difficilmente andrà oltre le dimensioni di un business di nicchia, il «capitalismo a gravità zero» attira ogni giorno nuovi imprenditori: l'ultimo è Jim Benson, il costruttore dei rivoluzionari motori (bruciano un combustibile simile alla gomma) dello SpaceShip One, l'astronave sperimentale creata da Burt Rutan per la Virgin Galactic. Benson ha deciso di lasciare l'impresa di Branson e Allen e si è messo in proprio: ha comprato dalla Nasa i disegni di un'astronave progettata nel 1980, ma mai costruita e pensa di far volare un prototipo con sei uomini a bordo nel 2009, un anno prima della navicella di Virgin. E intende praticare tariffe più basse: Benson, che sta raccogliendo i 50 milioni di dollari necessari per l'impresa, spera di poter vendere un volo nel cosmo a 100-150 mila dollari.
L'ultima scommessa spaziale l'ha lanciata Robert Bigelow: questo ricchissimo immobiliarista che ha fatto i soldi con la catena di hotel Budget Suites, ha stanziato 500 milioni di dollari per realizzare il primo albergo nello spazio: un albergo gonfiabile. Sembra uno scherzo, ma Bigelow ad agosto ha già messo in orbita, usando un missile russo, un prototipo in scala del suo modulo spaziale gonfiabile. Anche stavolta quella utilizzata è una tecnologia studiata dalla Nasa che aveva ripreso un progetto degli anni '60 della Goodyear. «Un progetto molto serio — ha commentato Roger Launius, direttore del Museo spaziale di Washington — che però ha un difetto: se il modulo viene colpito si sgonfia e chi è dentro non ha scampo».
Massimo Gaggi
27 novembre 2006 dal sito online del Corriere della Sera
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/11_Novembre/27/spazio.shtml

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Ungrouped links

Qui si cercherà di seguire l'evoluzione della tecnologia applicata all'ambiente ed alla vita pratica di tutti i giorni. Inoltre, sono presenti anche informazioni legate alle ultime novità in ambito di ricerca sperimentale e legata all'attività di laboratori.

(e magari qualche piccola news generale su varie evoluzioni tecnologiche)





I 15 SITI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO
(La classifica di "The Observer")

Sito

Fondatore

Anno di fondazione e nazione

Utenti o pw

Che cos'è

   1 - eBay.com

Pierre Omydair

1995 - Usa

168 milioni

Aste e acquisti online

   2 - wikipedia.com

Jimmy Wales

2001 - Usa

9 milioni visite/giorno

Enciclopedia aperta online

   3 - napster.com

Shawn Fanning

1999 - Usa

500 mila iscritti paganti

Musica: file sharing

   4 - youtube.com

C. Hurely, S. Chen J. Karim

2005 - Usa

100 milioni video/giorno

Video: file sharing

   5 - blogger.com

Evan Williams

1999 - Usa

18,5 milioni di utenti unici

Blog: sistema pubblicazione

   6 - friendsreunited.com

Steve e Julie Pankhurst

1999 - Gb

15 milioni di utenti

Mette in contatto compagni di scuola

   7 - drudgereport.com

Matt Drudge

1994 - Usa

8-10 milioni pw al giorno

News e gossip

   8 - myspace.com

T. Anderson, C. DeWolfe

2003 - Usa

100 milioni di utenti

Community

   9 - amazon.com

Jeff Bezos

1994 -Usa

35 milioni di clienti

Vendita online di libri, cd, dvd

   10 - slashdot.org

Rob Maida

1997 - Usa

5,5 milioni utenti/mese

Tecnologia e forum

   11 - salon.com

David Talbot

1995 - Usa

2,5/3,5 milioni utenti/mese

Rivista online

   12 - craiglist.com

Craig Newmark

1995 - Usa

4 miliardi pw/mese

Rete di community forum online

   13 - google.com

Larry Page, Sergey Brin

1998 - Usa

Un miliardo di ricerche al giorno

Motore di ricerca

   14 - yahoo.com

David Filo, Jerry Young

1994 - Usa

400 milioni ricerche al giorno

Motore di ricerca

   15 - easyjet

S. Haji-Ioannou

1995 - Gb

30 milioni di viaggiatori

Linea aerea low cost





Motori di ricerca più specializzati e innovativi: Non esiste solo Google
Esistono altri mondi al di là di Mountain View
Uno sguardo alle piccole realtà che influenzeranno anche il mercato di massa

Negli ultimi anni, Google si è imposto come sinonimo di internet, diventando il punto di partenza di moltissimi internauti. Nonostante sia il brand più apprezzato, il servizio non è unico nel suo genere; altri motori di ricerca stanno proseguendo le sperimentazioni per rendere più sofisticato il meccanismo che fornisce i risultati. Maggiore è il numero di informazioni presente online, maggiore è la necessità di una ricerca puntuale, sistematica e contestualizzata. È questo il futuro immediato e le innovazioni tecnologiche che oggi sono limitate a servizi sconosciuti saranno diffuse anche alla vasta massa di utenti di Google.
DIMMI COSA CERCHI – In un articolo comparso sul sito Read Write Web, Nitin Karandikar, esperto di software e tecnologia, prova a delineare il futuro del mercato ed evidenzia le innovazioni più importanti che si stanno consolidando al di fuori di Google. Uno dei compiti più difficili che questi servizi sono chiamati a compiere riguarda la comprensione del contesto in cui sono presenti le parole chiave: un primo esempio è Hakia che distingue le domande dalle affermazioni e associa una certa importanza anche alle preposizioni, solitamente ritenute irrilevanti. L'obiettivo è quello di rendere questi sistemi di ricerca più precisi, come un'intelligenza artificiale. Del tutto diverso dal classico modello Google è Kartoo , un sistema che aggrega le informazioni suddividendole graficamente in aree tematiche ed evidenziando i temi più salienti.
DIMMI CHI SEI – Un altro modo per far emergere i risultati più importanti è l'analisi della rilevanza per ogni singolo individuo: Collarity impara dalle ricerche individuali e associa progressivamente i profili simili. Anche Google sta sperimentando questo sistema personalizzato, ma le preoccupazioni relative al trattamento dei dati personali sono ancora alte.
L'AGO NEL PAGLIAIO – Oltre ai motori di ricerca generalisti, che raccolgono e indicizzano tutta la conoscenza del web, esistono anche sistemi verticali che, a partire da una selezione di fonti ben definita, permettono di focalizzare su un particolare settore: è il caso di Simply Hired , rivolto al mercato del lavoro negli Stati Uniti, oppure delle ricerche tematiche integrate nei servizi web come Technorati per i blog, YouTube per i video o Flickr per le foto. La scelta del motore da usare è determinante e rivolgersi, quindi, a un sistema più specializzato può eliminare un gran numero di risultati superflui.
Marina Rossi
08 maggio 2007 LINK ARTICOLO





Il motore di ricerca punta a mettere sui siti bollini di avvertimento
Google svela le insidie di internet
Navigare in rete può essere pericoloso. Il 10% delle pagine web contiene software che potrebbero mettere fuori uso il Pc
NEW YORK (USA) - Dietro una pagina web su dieci si nasconde una minaccia alla sicurezza del proprio Pc. Parola di Google. E se lo dice il gigante delle ricerche in rete c'è da crederci. A dimostrare che non si tratta solo di supposizioni vi sono i dati emersi da un'approfondita analisi della rete condotta dalla società di Brin e Page.
LO STUDIO – Gli esperti di Mountain View hanno infatti esaminato miliardi di siti, osservando da vicino e in modo scientifico qualcosa come 4,5 milioni di pagine elettroniche: come riferisce BBC , circa 450 mila di queste ingannano l'internauta portandolo a siti pericolosi che nascondono spyware che si installano nel computer dell'utente a sua totale insaputa, mentre altre 700 mila pagine contengono esse stesse i codici malvagi che potrebbero compromettere i Pc. L'attenzione degli uomini di Google si è focalizzata soprattutto sui cosiddetti siti esca – sempre più diffusi – ovvero quelli da cui si attiva automaticamente l'installazione di programmi che vengono utilizzati per rubare o arrecare danni ai dati e alle informazioni contenute nelle macchine. La tecnica più comune utilizzata da chi progetta queste esche consiste nel proporre all'utente dei link a contenuti pornografici o protetti da copyright (software o news) "interessanti e gratuiti". Spesso i pericoli vengono anche nascosti nei banner o nei widgets (oggetti, icone presenti sullo schermo che possono essere toccati e manipolati dall'utente tramite mouse o comandi da tastiera), e comunque in quegli elementi che non sono controllati direttamente dal proprietario del sito.
COME PROTEGGERSI – L'idea di Google – che cercherà di disegnare la mappa della minaccia malware in rete – è quella di assegnare un bollino ai siti considerati potenzialmente pericolosi, in modo che gli utenti che utilizzano il motore di ricerca siano in grado di riconoscere immediatamente il pericolo e riducano così al minimo la possibilità di entrare in contatto con tali minacce. Un compito sicuramente non facile, che richiede una profonda conoscenza del web e dei suoi tranelli.
Alessandra Carboni
14 maggio 2007 link articolo



Novembre 2006
User generated content, ovvero i contenuti creati dagli utenti
della rete. Tre parole che stanno rivoluzionando internet
Ugc, il web venuto dal basso che adesso vale milioni di dollari
Siti come YouTube o MySpace acquistati dai big per cifre a sei zeri
di GAIA GIULIANI

ROMA - Il nome gliel'hanno dato solo nel 2005, ma si può dire tranquillamente che sia nato assieme al web. Guadagnando sempre più terreno. E' l'User generated content, e cioè tutto quello che circola in rete creato dagli utenti. Che stanno diventando i veri protagonisti del web, costringendo grandi società come Google, Microsoft e Yahoo a spendere milioni di dollari per adeguarsi alle loro esigenze. Milioni finiti quasi regolarmente sui conti bancari dei pionieri dell'Ugc, seguendo una specie di flusso circolare.
Secondo la definizione di Wikipedia, che del contributo degli internauti vive e si nutre, l'Ugc comprende tra i suoi elementi principali video digitali, fotografie, blogging e podcasting. In contrapposizione con quelli creati dalle società specializzate. Dimostrando sempre di più quanto il world wide web sia una struttura democratica, che si costruisce dal basso. Così come l'informazione: il grassroot journalism (il giornalismo dei non professionisti) è un altro aspetto dell'Ugc a cui si stanno adeguando molti media, prima fra tutti la Bbc che ha creato un ufficio apposito per ricevere e organizzare il materiale inviato dagli internauti, sempre più scaltri nel realizzare inchieste giornalistiche.
Volendo semplificare, si può dividere l'Ugc in contributi finalizzati all'intrattenimento e altri destinati all'informazione. Tra i due, l'intrattenimento è quello che ha ottenuto il successo più immediato. L'informazione, forse, più risonanza. Ma la gara milionaria per accaparrarsi i primi Ugc scattata tra i big ha avuto come protagonisti principali i contenuti destinati allo svago. Un esempio tra tutti è quello di Youtube, ottavo tra i siti più visitati dal mondo. La classifica è opera di Alexa.com, motore di ricerca specializzato nel ranking dei siti internet - acquistato da Amazon nel '99 dopo che aveva avuto più di 10 milioni di contatti - che mette al primo posto Yahoo, Google e Microsoft, seguite a breve distanza da una serie di siti frutto dell'Ugc.
In tutti i primi tre si riflette il successo dei contenuti creati dagli internauti: per accaparrarsi Youtube, sono scese in campo Yahoo e Google, mentre Microsoft elaborava una controffensiva. Google se l'è portato a casa grazie ad un corposo assegno con i soliti sei zeri finali, sicuro che il sito sarebbe rimasto tra i più popolari. E i casi di Lonelygirl, la ragazzina che ha fatto incuriosire milioni di naviganti internettiani sulla sua identità, scomodando firme giornalistiche di quotidiani d'eccezione, o quello di Brooke Brodack, ingaggiata da uno show televisivo dopo che un talent scout l'aveva notata nei suoi video-parodia, lo confermano.
E solo per citare casi relativi allo spettacolo. Quelli su questioni di cronaca come il pestaggio compiuto dalla polizia di Los Angeles ai danni dell'afroamericano William Cardenas - che l'ha fatto rimbalzare sui media di tutto il mondo portando all'incriminazione degli agenti - o degli episodi di bullismo nell scuole italiane, lo suggellano definitivamente. Yahoo, rimasta a bocca asciutta, ha subito replicato creando The9, televisione online specializzata nella segnalazione di siti e video amatoriali. Incentivando gli utenti a inviarne il più possibile con il concorso "Yahoo Talent Show", che mette in palio per il vincitore un assegno di 50mila dollari. E Microsoft? L'azienda di Bill Gates ha risposto con Soapbox che, secondo stime interne alla società, sarebbe stato visitato da circa 11 milioni di persone.
Ma se le "major" del web acquistano i bocconi più ambiti, l'Ugc non si arrende e propone esperimenti autoprodotti come la Neave tv che raccoglie una sorta di "best of" dei video presenti in rete. E questo solo per rimanere alle immagini. Perché per quanto riguarda la musica ci sono esempi clamorosi come quello degli Arctic Monkeys, gruppo rivelazione inglese, in testa alle classifiche britanniche per mesi. O quello eclatante di Lili Allen, autrice del tormentone "Smile", scovata su MySpace, subito incoronata regina delle hit parade.
E c'è spazio anche per chi si diletta con la penna. Julie Powell, segretaria newyorkese è stata contesa da diverse case editrici specializzate dopo che le ricette che la signora postava sul suo blog avevano attirato miriadi di curiosi. Risultato: la pubblicazione di un libro. Lo stesso è accaduto a Riverberd, pseudonimo che cela l'identità di una ragazza di Bagdad che scriveva regolarmente report sulla sua città all'interno del suo blog. Dopo la pubblicazione del libro s'è ritrovata in corsa per uno dei premi letterari più prestigiosi d'Inghilterra.
Se poi non si rincorre la fama, ma ci si limita a cercare una nicchia personale sul web dove comunicare con gli amici, conoscerne di nuovi o scambiare materiale di vario tipo, ecco i siti specializzati nell'ospitare i contenuti personali. MySpace (sesto nella classifica di Alexa.com) è l'esempio per eccellenza: dopo il suo l'incredibile - e inaspettato a sentire gli ideatori, successo - è stato comprato per 580 milioni di dollari dal magnate dell'editoria Rupert Murdoch. Stessa sorte seguita da Flickr, sito che ospita gli album fotografici degli internauti, acquistato per milioni da Yahoo. Che ha comprato anche Del.icio.us, sito di social bookmarking, al 138° posto nella classifica. E la lista potrebbe continuare con Wikipedia, scritta da appassionati del piacere enciclopedico, o Technocrati (339esimo posto), il più grande collettore di blog del mondo. E c'è anche l'Imdb, (numero 35), eccezionale motore di ricerca cinematografico le cui recensioni sono frutto esclusivo della collaborazione dei suoi lettori.

(1. continua)
(28 novembre 2006) dal sito online di repubblica



Da alcuni giorni irraggiungibili alcuni siti, si naviga a singhiozzo: Interessati i principali operatori.
Ecco perché accade. Come agire

In ginocchio l'internet italiana: tutta colpa dei virus sui computer. E la Telecom mette a disposizione il numero 19122 per l'assistenza
di ALESSANDRO LONGO
ROMA - L'internet italiana è in ginocchio: sono giorni di malcontento, di proteste che affollano forum e gruppi di discussione. Problemi a navigare sui siti, pagine che non si aprono o lo fanno dopo minuti di attesa. Decine di tentativi prima di inviare una e-mail. Il tutto sembra avvenire ovunque in Italia e con i principali operatori. "È vero, ma non è colpa nostra: la causa è un'epidemia di malware, spyware e adware che sta colpendo i server Dns di tutti gli operatori", dicono da Telecom Italia. Tradotto: molti utenti hanno computer infetti da file cattivi, parenti dei virus informatici: spyware e adware, appunto. File che generano traffico all'insaputa degli stessi utenti, aprendo connessioni con altri computer, inviando e-mail. Lo fanno di solito a scopi di marketing, per monitorare le abitudini di navigazione degli utenti o per inondarli di pubblicità. In questo moto, intasano con un surplus di richieste i server Dns degli operatori.
I Dns sono come le rubriche telefoniche del web. I computer le consultano ogni volta che l'utente digita l'indirizzo di un sito web su un browser o usa un altro servizio internet basato su un nome a dominio, come la posta elettronica. I Dns danno al computer la direzione giusta per raggiungere il computer che può fornire quel servizio, in base al nome a dominio digitato (per esempio si raggiunge così il computer dove è collocato il sito web richiesto). Ma se ci sono troppi computer che vogliono consultare queste rubriche, perché manipolati da spyware e adware, è ovvio che il traffico sul web diventa come sulle autostrade durante l'esodo di agosto: a rilento, a passo d'uomo o proprio bloccato.
Per citare solo le proteste di ieri e di oggi: "E' il quarto giorno che l'Adsl è collassata. Per mandare un e-mail occorrono 20 tentativi e tutto il resto è fermo come un sasso. Il problema interessa un intero Paese e perfino le banche hanno problemi con le linee dati", scrive su un gruppo di discussione un utente umbro. "Da qualche giorno fatico a navigare, due volte su tre non apre le pagine e anche la posta ha problemi", aggiunge Andrea S. "Sembra un problema nazionale perché ho lo stesso a Napoli", conferma un utente che si firma Samanta. "Da un paio di giorni ho enormi problemi con la connessione... a volte lentissima, a volte non apre neppure i siti più comuni (Google)", scrive un utente da Genova.
La cosa sta dando parecchio fastidio, quindi, a utenti e aziende. "Siamo già intervenuti con contromisure sui nostri server, ma potrebbero esserci ancora problemi in alcune zone", dicono da Telecom. È ancora allarme, quindi, tanto che Telecom ha reso disponibile un numero di assistenza tecnico dedicato: 19122.
Eppure, come spiega la stessa Telecom, la soluzione è a portata di mano: basta riconfigurare le opzioni Dns sul proprio computer. Facile, anche se l'utente comune non lo sa. Su Windows, bisogna cliccare su Start/Impostazioni/Pannello di Controllo e poi entrare in Connessioni di rete. Qui cliccare con il tasto destro sul nome della connessione in uso, poi su Proprietà (dal menu che appare) e, nella nuova finestra, selezionare Protocollo Internet (TCP/IP) e clic su Proprietà. Il consiglio è attivare l'opzione Utilizza i seguenti indirizzi server DNS. Telecom consiglia di compilare questi spazi con i numeretti 212.216.112.112 (DNS primario) e 212.216.172.62 (DNS secondario).
C'è però un'alternativa, che sta diventando in voga tra gli utenti più esperti: usare Open Dns (http://www.opendns.com). A differenza degli altri Dns, quelli Open non sono gestiti da nessun operatore in particolare ma sono distribuiti sul territorio e hanno anche funzioni aggiuntive: avvisano se l'utente è finito su un sito-truffa. Per usare gli Open Dns bisogna compilare quei campi con questi numeri: 208.67.222.222 (DNS primario) e 208.67.220.220 (DNS secondario). Così ci si emancipa dai problemi che a periodi possono colpire i Dns italiani.
Infine, il consiglio è di fare una scansione con software antispyware gratuiti (per esempio Adaware). Serve a ripulire il proprio computer dall'eventuale presenza di quei file cattivi e accertarsi così di non essere parte in causa del problema che sta paralizzando l'Internet italiana.
(12 dicembre 2006) dal sito di Repubblica online
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