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Punto Nullo Articoli da conservare in merito alla tecnologia e alle news nel mondo ENERGIA...


Novità aperta la sezione link in merito ad articoli relativi alle energie:

Guardate in fondo alla pagina



Regione Emilia-Romagna, Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli
Uso delle acque sotterranee e del sottosuolo per impianti di climatizzazione e scambio di calore: aspetti tecnici e amministrativi per alcuni esempi del territorio regionale

Luglio 2009:
Ed ecco una bellissima e proficua collaborazione con dei colleghi ...

"un contributo alla conoscenza sulla geotermia"
Nel corso degli ultimi anni si è verificato un aumento sostanziale nella nostra società dell'interesse e sfruttamento delle energie alternative a dispetto di quelle classiche a causa dell'aumento esponenziale del loro costo e dei problemi politico-ambientali da esse causati.
Termini come "solare", "eolico", "biomassa" si sono sempre più inseriti nel linguaggio corrente. Unica eccezione (in modo quasi paradossale vista la potenziale sfruttabilità a qualunque latitudine, altitudine e condizione topografica) è data dall'energia geotermica a bassa entalpia che, spesso, solo in pochi conoscono al di fuori degli "addetti ai lavori".
L'approfondimento in questione si prefigge lo scopo di divulgare i concetti di base dell'energia geotermica a bassa entalpia, i possibili modelli di utilizzo e lo stato attuale di sfruttamento in Italia, in Europa e nel Mondo.
e
il loro link diretto per approfondire anche altre varie tematiche interessanti!
e
un altro articolo interessante per chi volesse approcciare il mondo delle no-profit e aiuti concreti in altri paesilink: solidarietà reinventa la tecnologia



Ed ora un po di notizie di varia natura ma sempre utili per tenersi aggiornati su cosa "bolle in pentola" a livello mondiale [1] nell'ambito tecnologico, [2] nella ricerca e [3] tutte quelle idee/teorie interessanti ma ancora in fase di elaborazione.

Inoltre, dato il problema attuale dovuto al fabbisogno energetico è stata aperta una "sezione" dedicata interamente proprio all'energia ed a tutte le novità ad essa pertinenti (quali scoperte, produzione, applicazioni, sistemi potenziali, idee, ecc.), con la finalità di districare il panorama, (oggigiorno estremamente caotico) legato a questo "bollente/caliente" problema.

Un consiglio: aprite un articolo inerente la tematica che vi interessa e poi catturate l'intera sezione di pertinenza cliccando sopra la radice del percorso che vedrete immediatamente al di sotto del titolo dell'articolo, (appena avrò tempo cercherò di mettere in linea un metodo più semplice e veloce!). In questo modo avrete raggiunto l'intera "famiglia" di articoli che trattano dell'argomento da Voi ricercato.

Buone letture a tutti

G.P.


Ottobre 2006:
Oltre la sezione degli articoli visionabili qui sotto, potrete trovare una nuova parte dedicata specificatamente alle metodologie operative (e già realizzabili oggigiorno) da Voi/Noi tutti in merito alla produzione energetica di "dettaglio", direttamente a casa nostra, e personalizzata: come ad esempio celle fotovoltaiche, impianti geotermici, caldaie alimentate a combustibili alternativi, ecc..
Trattandosi di sistemi legati sia a novità e sia a metodologie già sperimentate ho cercato di sviluppare questa tematica in modo coerente con un occhio di riguardo a tutto ciò che è operativamente e praticamente già realizzabile da chiunque.
Una premessa doverosa: si tratta di spunti e per avere informazioni più precise in merito a casi personali consiglio vivamente di contattare specialisti del settore (soprattutto per quanto concerne eventuali preventivi e costi).





Rubbia: "Nucleare costa troppo puntare su mix gas-geotermia"
è quello che predico da anni!

Signori e Signore: è ufficiale. Ci servono i politici degli altri paesi per uscire dal drammatico blocco delle iniziative che abbiamo in Italia!

Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 10-05-2010 at 12:48 PM
Articoli su Energia e Tecnologia >>

LONDRA - Nella patria della "Rivoluzione industriale" scatta la "Rivoluzione eolica". Almeno, è questa l'intenzione del governo britannico che sta per annunciare l'apertura del mare alla costruzione di centrali a vento. Nelle previsioni, i nuovi impianti potranno dare energia elettrica a tutte le case del Regno Unito entro 13 anni. Lo rivela l'Independent on Sunday, per il quale la decisione segnala tra l'altro il desiderio di puntare in maniera minore sul nucleare per le necessità energetiche nazionali.
L'ANNUNCIO DOPO LE DIVISIONI - Sarà il ministro per le Attività economiche, John Hutton, a fare l'annuncio del via libera alla costruzione delle 'wind farm' in mare, per quella che è considerata la più grande iniziativa mai avviata al mondo nel settore delle energie rinnovabili. Lo stesso Hutton, solo qualche settimana fa, si era detto contrario all'espansione dell'eolico, affermando che era in conflitto con i piani per nuove centrali nucleari. Lo aveva chiaramente scritto in una nota riservata al premier Gordon Brown, sottolineando che spingere sulle fonti rinnovabili «avrebbe sottratto incentivi a investire in altre tecnologie, come il nucleare». Il primo ministro avrebbe però respinto questa visione.
IL PROGRAMMA - L'annuncio di Hutton - prosegue il giornale britannico - arriverà durante una conferenza a Berlino. Il governo identificherà i siti nelle acque nazionali britanniche per erigere centrali eoliche capaci di produrre 25 Gigawatt entro il 2020, in aggiunta agli 8 già in programma. Sarebbe energia sufficiente ad alimentare ogni singola abitazione del Regno Unito. Se il calendario sarà rispettato, tra otto anni l'industria britannica della produzione elettrica attraverso il vento sarà il doppio di quella di qualsiasi Paese sulla faccia della Terra. Il Paese sarebbe altresì all'avanguardia nei progetti Ue che riguardano la produzione del 20% dell'energia da fonti rinnovabili entro il 2020. Una volta individuati i siti, le aziende interessate sottoporranno i loro piani al governo, che li approverà non solo attraverso il ministero di Hutton, ma anche attraverso quello per l'Ambiente. Com'è prevedibile, la decisione è già stata accolta dal plauso delle società del settore: Maria McCaffery, direttrice della British Wind Energy Association, ha parlato di «passo decisivo... salutiamo la decisione del governo di mettere l'energia eolica su un cammino certo e trasformare la Gran Bretagna in un leader del settore». Si prevede che la decisione di mettere al largo delle coste le grandi eliche che raccolgono la forza del vento e la tramutano in energia elettrica potrà superare le molte obiezioni che queste centrali generano quando sono piazzate sul territorio, anche da parte degli ambientalisti.
09 dicembre 2007 link articolo

Rifkin: "Europa, passa all'idrogeno. Sarà la rivoluzione per una nuova era"    
Una nuova era per l'energia è alle porte, non c'è più tempo da sprecare: il documento che l'economista ha scritto per l'Europa
di JEREMY RIFKIN
Il testo che pubblichiamo in esclusiva è una versione ridotta del "withe paper" sul futuro dell'energia
redatto per il premier portogjese Socrates nella sua veste di presidente di turno della Ue
IN questa prima metà del XXI secolo ci stiamo avvicinando al tramonto dell'era petrolifera. Il prezzo del greggio nei mercati globali continua ad aumentare e nei prossimi decenni si arriverà sicuramente a un picco. Al tempo stesso, l'impressionante aumento delle emissioni di biossido di carbonio derivanti dalla combustione dei combustibili fossili sta facendo salire la temperatura della Terra e minaccia di modificare l'equilibrio chimico planetario e il clima globale in un modo che non ha precedenti nella storia, con conseguenze e ripercussioni inquietanti e minacciose per il futuro della civiltà umana e gli ecosistemi della Terra.
Se petrolio, carbone e gas naturali continueranno a fornire una parte considerevole dell'energia mondiale e dell'Unione Europea per un bel pezzo del XXI secolo, è ormai pressoché unanime il consenso sul fatto che stiamo entrando in un periodo crepuscolare, nel quale i costi complessivi della nostra dipendenza dai combustibili fossili iniziano ad agire da freno e ostacolo per l'economia mondiale. In quest'era crepuscolare, i 27 Stati membri dell'Ue stanno adoperandosi in ogni modo possibile per assicurarsi che le restanti scorte di combustibili fossili siano adoperate con maggiore efficienza e stanno sperimentando nuove tecnologie energetiche pulite per limitare le emissioni di biossido di carbonio nella combustione dei carburanti tradizionali. Da sole, però, una maggiore efficienza energetica e una riduzione obbligatoria dei gas che provocano il riscaldamento globale non basteranno. Le grandi rivoluzioni economiche della storia: la convergenza di nuovi regimi energetici e nuove forme di comunicazione
I cambiamenti economici epocali della storia dell'umanità si sono verificati allorché nuovi regimi energetici sono coincisi con nuove forme di comunicazione. Quando tale convergenza ha luogo la società si ristruttura in modalità del tutto nuove. All'inizio dell'era moderna, l'arrivo simultaneo della tecnologia del vapore alimentata a carbone e della stampa hanno dato origine alla prima rivoluzione industriale.
Alla fine del XIX secolo e per tutti i primi due terzi del XX secolo, le forme di comunicazione elettrica di prima generazione - il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione, le macchine da scrivere elettriche, le calcolatrici, e così via - hanno coinciso con l'introduzione del petrolio e del motore a combustione interna, diventando di fatto il meccanismo di controllo e di comando delle comunicazioni per organizzare e diffondere la seconda rivoluzione industriale. Una grande rivoluzione nelle comunicazioni ha avuto luogo negli anni Novanta. La seconda generazione di forme elettriche di comunicazione - personal computer, Internet, il World Wide Web, e le tecnologie wireless di comunicazione - ha messo in connessione tra loro il sistema centrale nervoso di oltre un miliardo di persone in tutto il pianeta alla velocità della luce. Sebbene le nuove rivoluzioni di software e della comunicazione abbiano iniziato a migliorare la produttività in ogni settore industriale, il loro pieno potenziale è lungi dal dirsi pienamente realizzato. Tale pieno potenziale si situa nel loro abbinamento all'energia rinnovabile, in parte immagazzinata sotto forma di idrogeno, per creare i primi regimi di energia "distribuita".
Gli stessi principi di progettazione, le stesse tecnologie intelligenti che hanno reso possibile Internet saranno utilizzati per riconfigurare le reti elettriche della Terra, così che gli individui possano produrre energia rinnovabile e condividerla da pari a pari, proprio come adesso producono e condividono informazione, creando di conseguenza una nuova e decentralizzata forma di uso dell'energia. La creazione di un regime a energia rinnovabile, in parte immagazzinata sotto forma di idrogeno, e distribuita tramite reti intergrid intelligenti, spalanca le porte a una Terza Rivoluzione Industriale, che dovrebbe avere un potente effetto moltiplicatore economico nel XXI secolo quanto quello che ebbe la convergenza di stampa e motore a vapore alimentato a carbone nel XIX secolo, o quello della convergenza di forme elettriche di comunicazione e motore a combustione interna e petrolio nel XX.
I tre pilastri della Terza Rivoluzione Industriale
Le forme di energia rinnovabile - solare, eolica, a idrogeno, geotermica, delle onde oceaniche e delle biomasse - costituiscono il primo dei tre pilastri della Terza Rivoluzione Industriale. Se da un lato queste forme di energia agli esordi oggi rappresentano ancora una piccola percentuale del mix energetico globale, esse dall'altro sono in rapida crescita grazie ai governi che fissano obiettivi e scadenze per una loro massiccia immissione nel mercato e grazie ai costi in costante calo che li rendono sempre più competitivi. Miliardi di euro di capitali pubblici e privati affluiscono nella ricerca, nello sviluppo e nella penetrazione nei mercati, a mano a mano che le imprese e i proprietari di casa cercano di ridurre il loro impatto in termini di emissioni di anidride carbonica diventando più efficienti e indipendenti dal punto di vista energetico.
L'introduzione del pilastro delle energie rinnovabili della Terza Rivoluzione Industriale esige la contemporanea introduzione di un secondo pilastro: per massimizzare l'energia rinnovabile e ridurre al minimo i costi sarà necessario sviluppare metodi e sistemi di immagazzinamento che facilitino la conversione delle fonti intermittenti di queste fonti energetiche in asset affidabili. Batterie, pompe idrauliche differenziate, altri dispositivi possono fornire una capacità di immagazzinamento soltanto limitata. Esiste però un dispositivo di immagazzinamento assai disponibile e che può risultare relativamente efficiente. L'idrogeno è lo strumento universale che "immagazzina" tutte le forme di energia rinnovabile, garantendo che una fornitura stabile e affidabile è sempre disponibile e possibile per generare elettricità e, cosa altrettanto importante, è facilmente trasportabile.
L'idrogeno è l'elemento più leggero e più abbondante dell'Universo e quando è utilizzato come fonte energetica gli unici sottoprodotti a cui dà luogo sono acqua pulita e calore. Le nostre navicelle spaziali sono alimentate da celle hi-tech a idrogeno da più di 30 anni.
Il punto importante sul quale dobbiamo soffermarci è che una società che si basa sull'energia rinnovabile è possibile nella misura in cui parte di quell'energia può essere immagazzinata sotto forma di idrogeno. Questo perché le energie rinnovabili sono intermittenti: il sole non splende sempre, così come il vento non soffia sempre, l'acqua non scorre sempre se c'è siccità, e i raccolti agricoli possono variare per una molteplicità di fattori. Quando le energie rinnovabili non sono disponibili, non si può generare elettricità e le attività economiche rischiano di subire una frenata e fermarsi. Ma se l'elettricità generata allorché l'energia rinnovabile è abbondante, può essere utilizzata per estrarre idrogeno dall'acqua, che potrà essere conservato per essere utilizzato in seguito, a quel punto la società disporrà di un rifornimento continuo di energia elettrica. L'idrogeno può essere estratto anche dalle biomasse e immagazzinato nello stesso modo.
La Commissione Europea riconosce che una maggiore dipendenza dalle forme di energia rinnovabile sarebbe enormemente facilitata dallo sviluppo della capacità di immagazzinamento delle celle a idrogeno. Di conseguenza, nell'ottobre 2007 la Commissione Europea ha annunciato un'ambiziosa partnership tra pubblico e privato per accelerare l'introduzione commerciale di un'economia dell'idrogeno nei 27 Stati membri dell'Unione Europea, con l'obiettivo primario di produrre idrogeno dalle fonti di energia rinnovabile. Così facendo ha di fatto eretto i primi due pilastri della Terza Rivoluzione Industriale. Il terzo pilastro, la riconfigurazione della rete elettrica europea, similmente a quella di Internet, e in grado di permettere ad aziende e proprietari di casa di produrre l'energia che serve loro e di condividerla con gli altri, soltanto adesso è in corso di collaudo da parte di varie società elettriche europee.
L'intergrid intelligente, la rete elettrica interconnessa, è formata da tre componenti di importanza fondamentale. Le minigrid permettono a proprietari di casa, piccole e medie aziende (Sme) e imprese economiche su larga scala di produrre energia rinnovabile a livello locale - tramite pannelli solari, vento, piccole centrali eoliche, scorie animali e dell'agricoltura, spazzatura e così via - e di utilizzarla per le loro stesse necessità energetiche senza collegarsi alla rete elettrica generale. La tecnologia della misurazione intelligente consente ai produttori locali di rivendere più efficientemente la loro energia alla rete elettrica principale, come pure di accettare da essa elettricità, rendendo bidirezionale il flusso dell'elettricità. La fase successiva della tecnologia delle reti intelligenti consistente nell'inserire dispositivi, sensori e chip, in tutto il sistema della rete, collegando ogni singola apparecchiatura elettrica. Il software a quel punto consente all'intera rete elettrica di sapere con esattezza quanta energia sia utilizzata in ogni momento e in qualsiasi punto della griglia. Questa interconnettività può essere utilizzata per re-indirizzare e deviare gli usi e i flussi energetici durante i picchi d'uso e nelle interruzioni d'uso, e perfino di adeguarsi ai cambiamenti di prezzo dell'elettricità da un momento a un altro. In futuro, queste reti intelligenti potranno essere ulteriormente connesse per adeguarsi istantaneamente ai cambiamenti meteorologici dando alla rete elettrica la possibilità di adeguare il flusso dell'elettricità di continuo, sia in funzione delle condizioni meteorologiche sia della domanda dei consumatori. Per esempio, se la rete elettrica è sottoposta a un picco di uso energetico ed è esposta a un possibile sovraccarico dovuto all'eccessiva domanda, il software potrà regolare la lavatrice di un utente e rallentarla di un ciclo per carico o ridurre l'aria condizionata di un grado. I consumatori che acconsentiranno a lievi ritocchi dell'elettricità da loro utilizzata riceveranno del credito sulle loro bollette.
La prossima fase dell'integrazione europea
L'Unione Europea nacque quando le nazioni europee si strinsero intorno a una comune politica energetica, prima con la comunità del carbone e dell'acciaio e poco dopo con la fondazione di Euratom. La Terza Rivoluzione Industriale richiederà una riconfigurazione completa dei settori dei trasporti, delle costruzioni e dell'elettricità, creerà nuovi prodotti e servizi, favorirà lo sviluppo di nuove aziende e darà vita a milioni di nuovi posti di lavoro. Arrivare primi nel mercato consentirà all'Unione Europea di essere leader della Terza Rivoluzione Industriale, e di conseguire un vantaggio commerciale nelle esportazioni nel mondo di know-how della tecnologia e delle apparecchiature verdi.
La sicurezza energetica
Le crescenti preoccupazioni per la dipendenza dal gas naturale della Russia e dal petrolio del Golfo Persico alimentano buona parte del vivace dibattito in corso sulla questione di come garantire al meglio la sicurezza energetica dell'Ue. Con il prezzo del petrolio che adesso si aggira sui 68 dollari al barile sul mercato internazionale, i governi dell'Unione Europea, le industrie e i consumatori si sentono sempre più vulnerabili e in ansia per la loro indipendenza energetica. La chiave per "la sicurezza energetica" dell'Ue risiede nell'abilità di produrre energia ed elettricità localmente e regionalmente, da fonti prontamente disponibili di energia rinnovabile, nella capacità di immagazzinarne una parte sotto forma di idrogeno e altre tecnologie di immagazzinamento per sostituire e supportare l'energia della rete elettrica e dei trasporti, e nella possibilità di condividere l'energia supplementare ovunque tramite una rete intelligente che colleghi ogni comunità europea.
Una intergrid intelligente su scala continentale e pienamente integrata consente a ogni Paese membro dell'Ue di produrre la propria energia e al contempo di condividerne qualsiasi surplus con il resto dell'Europa con un approccio da "network" che garantisca all'Ue la sua sicurezza energetica. L'Italia può condividere con il Regno Unito il suo surplus di energia solare, il Regno Unito può fare altrettanto con il Portogallo con la sua energia eolica in eccesso, il Portogallo a sua volta può condividere la sua abbondante produzione di energia idroelettrica con la Slovenia, e la Slovenia può condividere le sue abbondanti scorie forestali con la Polonia, che può condividere le sue biomasse agricole con la Norvegia... e così via. Quando una qualsiasi regione dell'Unione Europea usufruisce di un temporaneo aumento o surplus della propria energia rinnovabile, potrà condividerla con le regioni che si trovano temporaneamente in situazione di calo o di deficit energetico.
Energia distribuita: dalla geopolitica alla politica delle biosfere
I combustibili fossili e l'energia nucleare sono per loro stessa natura energie d'élite, che rappresentano il vecchio approccio centralizzato dall'alto verso il basso per la gestione delle risorse, così tipico del XIX e del XX secolo. Poiché possono essere reperiti soltanto in alcuni luoghi, il carbone, il petrolio, il gas naturale e l'uranio hanno spesso richiesto ingenti investimenti militari per essere messi in sicurezza e altrettanto ingenti investimenti di capitale per lavorarli e commercializzarli. Le fonti di energia rinnovabile, invece, sono distribuite ovunque sulla Terra. I raggi solari, il vento, l'acqua, la geotermia, le onde oceaniche, i residui dell'agricoltura e delle foreste, la spazzatura comunale sono tutte accessibili in tutto il mondo. Se raccolta e immagazzinata sotto forma di idrogeno, se distribuita sotto forma di elettricità per mezzo di intergrid, reti elettriche intelligenti, l'energia rinnovabile ha il potenziale di poter essere condivisa da pari a pari con una modalità di distribuzione simile a quella che oggi utilizziamo per comunicare e informarci su Internet.
La Terza Rivoluzione Industriale rende possibile una capillare ridistribuzione del potere, con conseguenze positive e di vasta portata per la società. L'odierna distribuzione centralizzata e dall'alto verso il basso di energia diverrà sempre più obsoleta. Nella nuova èra le aziende, i comuni, i proprietari di casa potranno diventare produttori tanto quanto consumatori della loro stessa energia, la cosiddetta "generazione distribuita". Addirittura, le automobili stesse saranno "stazioni energetiche su ruote" e avranno la capacità di generare 20 o più kilowatts. Considerato che in media un'automobile per la maggior parte del tempo è parcheggiata, nelle ore nelle quali non è utilizzata potrà essere collegata con una presa di corrente alla casa, all'ufficio o alla rete elettrica interattiva principale e trasferire elettricità di prima qualità. I veicoli azionati a celle a combustibile diverranno di conseguenza un mezzo per immagazzinare ingenti quantità di energia sotto forma di idrogeno che potrà, a sua volta, essere convertito nuovamente in elettricità per alimentare la rete elettrica principale. Se soltanto il 25% degli automobilisti usasse il proprio veicolo come impianto elettrico per rivendere energia alla rete principale intergrid , si potrebbero eliminare tutte le centrali elettriche dell'Unione Europea. In futuro, le società elettriche e le aziende di servizio pubblico sempre più diverranno bundler di energia distribuita, aggregando e raccogliendo l'energia rinnovabile generata localmente e regionalmente dalle aziende e dai proprietari di casa, immagazzinando quell'energia sotto forma di idrogeno e altri supporti di immagazzinamento energetico e distribuendo l'energia per mezzo di reti elettriche intelligenti in tutto il continente europeo. L'avvento simultaneo delle tecnologie della comunicazione distribuita e delle energie rinnovabili distribuite tramite un accesso aperto, una rete elettrica intelligente equivale a dire "potere al popolo".
La domanda cruciale che ogni nazione deve porsi è dove intende collocarsi da qui a dieci anni: nelle energie e nelle industrie al tramonto della seconda rivoluzione industriale o nelle energie e nelle industrie in via di sviluppo della Terza Rivoluzione Industriale. Sarà proprio questa Terza Rivoluzione Industriale, infatti, la partita conclusiva in grado di traghettare il mondo fuori da un panorama energetico obsoleto che si basa sul carbone e sull'uranio e farlo entrare nel futuro non inquinante e sostenibile dell'umanità.
(Traduzione di Anna Bissanti)(1 dicembre 2007)
http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/ambiente/rifkin-europa/rifkin-europa/rifkin-europa.html

Strade e Internet per rilanciare l'America
Repubblica — 07 dicembre 2008
Mario calabresi
New York - Il più grande piano di investimenti nelle infrastrutture degli ultimi cinquant'anni, con progetti capaci di creare due milioni e mezzo di posti di lavoro, quanti l'America ne avrà persi quando entrerà alla Casa Bianca. Mancano ancora 45 giorni al giuramento ma la crisi economica peggiora ogni giorno e Barack Obama non si può più permettere di stare fermo: prima ha fatto pressioni sui parlamentari democratici perché varassero un prestito straordinario alle case automobilistiche di Detroit, per scongiurare una bancarotta disastrosa nei giorni del suo insediamento, poi ha annunciato i dettagli del suo intervento in sostegno dell' occupazione e per il rilancio dei consumi che lancerà in gennaio. «Abbiamo bisogno di agire e - ha sottolineato Obama nel suo discorso radiofonico del sabato, diffuso anche in video su internet - dobbiamo farlo ora: ricostruiremo le nostre infrastrutture, miglioreremo le nostre scuole, ridurremo la nostra dipendenza dal petrolio e risparmieremo miliardi di dollari». Al primo punto del piano c'è un'idea abbastanza semplice ma che serve a tenere insieme esigenze ambientali, creazione di lavoro e politica estera: la sostituzione di tutti i vecchi impianti di riscaldamento che ci sono negli edifici federali e l'installazione di lampadine a basso consumo. «Sarà - ha spiegato il futuro presidente - uno sforzo massiccio per rendere gli edifici pubblici più efficienti dal punto di vista energetico, perché oggi il nostro governo paga la più alta bolletta del mondo». Un modo per «mettere gente al lavoro», ridurre le importazioni di petrolio e «risparmiare miliardi di dollari». Poi ci sarà «il più grande investimento nelle infrastrutture nazionali dalla creazione della rete federale delle autostrade voluta dal presidente Eisenhower negli Anni Cinquanta». Il piano prevede di costruire o riparare strade e ponti, un intervento di spesa pubblica che non solo punta ad impiegare due milioni di lavoratori ma che ha anche una sua urgenza: negli Stati Uniti il livello della manutenzione è carente da anni e da più parti è stato lanciato l'allarme a correre ai ripari. Per esempio ci sono 577mila ponti e, secondo l'ultimo rapporto della Società americana degli ingegneri civili, oltre un quarto di questi cade a pezzi ed è considerato insicuro visto che ha un' età media superiore ai cinquant' anni. «Faremo investimenti - ha detto Obama - in modo nuovo e veloce e gli stati perderanno i finanziamenti federali se non agiranno rapidamente. Metteremo una regola semplice: «Usali o li perderai»». Il terzo punto, per usare le parole di Obama, «sarà il più radicale sforzo che il Paese abbia mai visto per aggiornare e modernizzare gli edifici scolastici: ricostruiremo le scuole pericolanti, le renderemo energeticamente efficienti e metteremo nuovi computer in ogni classe. Per aiutare i nostri bambini ad essere competitivi nell'economia del 21esimo secolo dobbiamo mandarli in scuole del 21esimo secolo». Ma il presidente che ha vinto le elezioni e raccolto finanziamenti record grazie a internet non poteva non prevedere nuovi investimenti per collegare in rete le comunità americane attraverso la banda larga. «Rinnoveremo la nostra autostrada informatica, è inaccettabile che gli Stati Uniti siano solo al 15esimo posto nel mondo per quanto riguarda l'adozione della banda larga. Qui, nel Paese che ha inventato internet - ha sottolineato Obama - ogni bambino dovrà avere la possibilità di andare online e collegheremo le nostre scuole, le biblioteche e gli ospedali». L' ultimo annuncio riguarda proprio la modernizzazione della sanità: l'idea è di rendere accessibili tutte le cartelle mediche in rete sia ai cittadini sia a dottori e ospedali. Con questa prima ricetta Obama è convinto di poter smuovere l'economia americana, che fino ad oggi ha perso due milioni di posti di lavoro in un anno, mezzo milione solo a novembre, 22mila soltanto mercoledì scorso. Il tasso di disoccupazione è oggi al 6,7 per cento ma potrebbe in breve raggiungere l'8 per cento. Non appena il nuovo Congresso si riunirà a gennaio, ha detto Obama alla fine del suo discorso, «lavorerò con deputati e senatori perché il piano passi immediatamente: dobbiamo agire con urgenza per salvare o creare almeno due milioni e mezzo di posti di lavoro, in modo che tutti gli americani che l'hanno perso sappiano di avere un futuro». - MARIO CALABRESI

SONDAGGIO GALLUP/WEF: POLITICI CORROTTI PER 63% POPOLAZIONE MONDO
18/11/2004 - Per il 48% di europei occidentali, e per il 39% degli italiani
Roma 18 nov. (Apcom) - Disonesti, troppo potenti, ma remissivi di fronte a chi è più potente di loro: questo è il ritratto - assai poco lusinghiero - dei politici mondiali che emerge da un'indagine del World Economic Forum commissionata alla Gallup. La "Voice of the People" è stata ottenuta intervistando fra il giugno e l'agosto del 2004 oltre 50mila persone, un campione rappresentativo di oltre un miliardo di abitanti di 60 Paesi diversi. Per l'Europa occidentale sono stati intervistate un totale di 10075 persone; il campione statistico per l'Italia prevedeva 508 questionari. La lezione che ne trae il presidente del Wef, Klaus Schwab, è che "la gente si aspetta ed esige molto di più dai propri dirigenti di quanto non riceva: si vogliono dirigenti capaci di prendere decisioni coraggiose ed a lungo termine, agendo nei migliori interessi della comunità globale". Se la credibilità dei politici è in picchiata un po' meglio va invece ai dirigenti di impresa, anche se criticati per gli stessi motivi. Il livello di tolleranza nei confronti dei politici varia a seconda delle regioni del mondo considerate. In America del Nord, i leader politici sono considerati disonesti dal 50% della popolazione; in Europa Occidentale dal 46% dei cittadini (la percentuale sale al 76% in Germania, il paese più critico in Europa, ma scende al 39% in Italia); in Europa orientale è al 49%. Ma la percentuale sale in maniera impressionante nelle zone del sud del mondo: 60% in Medio oriente (ma sono stati presi in considerazione solo Turchia ed Israele); 73% in Asia Pacifico, 82% in Africa, 84% in Asia occidentale; e in America Latina, l'87% della popolazione ritiene di essere governata da politici disonesti. Il record di onestà spetta all'Olanda (13%) e a Singapore (3%). Così in media, nel mondo, il 63% della popolazione ritiene "disonesti" i politici, mentre solo il 43% applica la definizione ai 'business leaders'. Ma l'inchiesta Gallup/Wef prende in considerazione altri criteri oltre la disonestà. Sempre a livello mondiale, il 60% della gente ritiene che i politici abbiano "eccessivo potere e responsabilità" (il 49% ritiene che lo stesso sia vero dei 'business leaders'). Il 57% ritiene che i politici si "pieghino alle pressioni di chi è più potente dei loro" (il 49% ritiene sia vero dei 'business leaders'). Il 52% ritiene i politici responsabili di "comportamento poco etico". In Africa e America meridionale in particolare molti (fino ad oltre l'80% in Paesi come Ecuador e Perù) accusano i propri leader di piegarsi ai voleri del più forte - che è peraltro l'aspetto più criticato anche negli Stati Uniti (68%), dove solo il 27% degli americani accusa i propri politici di incompetenza. Politici dunque ritenuti disonesti, influenzabili, troppo potenti: però abili. Infatti a livello mondiale l'accusa di "incompetenza" alla classe politica viene lanciata solo dal 39% degli intervistati, il 26% in Europa occidentale (e solo il 22% la estende ai dirigenti d'azienda). E solo il 37% della popolazione mondiale considera che i politici siano "troppo sensibili all\'opinione pubblica". In Europa è la Germania ad essere la meno tollerante con i difetti della propria classe politica (e con i dirigenti d'azienda, soprattutto per quanto riguarda "l'eccessivo potere"): l'accusa di disonestà è appoggiata dal 76% degli intervistati contro una media continentale del 46%; il 72% dei britannici invece considera i propri politici supini ai poteri forti, contro il 58% della media europea. Gli italiani sembrano invece tutto sommato più soddisfatti: l'accusa di disonestà è avanzata dal 39% degli intervistati (contro una media europea del 46%), solo il 17% li ritiene colpevoli di un comportamento poco etico (media europea, 37%), il 20% troppo sensibili all'opinione pubblica (media europea, 30%) e quanto alla remissività nei confronti dei poteri forti, è una caratteristica dei politici nostrani solo per il 38% degli intervistati, venti punti in meno della media europea In generale, l'America Meridionale è la zona del mondo più critico nei confronti della propria classe politica, con tutte le categorie oltre il 50%: "incapacità" ed "incompetenza" svettano in Ecuador e Messico (82% ed 86% rispettivamente).
copyright @ 2004 APCOM

Pensione Bankitalia
a cura di Enrico Arosio e Paolo Forcellini
Alla generosa indennità da ministro non parlamentare, Tommaso Padoa-Schioppa somma il vitalizio che gli spetta per aver lavorato oltre vent'anni a via Nazionale
DOSSIER: Onorevole si dia un taglio
Undicimila euro netti al mese. Per 24 anni di lavoro. È la pensione che il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa riceve dalla Banca d'Italia, dove ha lavorato dal '68 al '78 all'ufficio Studi e poi (dopo una parentesi alla Cee) dall'83 al '97 come direttore centrale e quindi come vicedirettore generale. La cifra è spuntata dopo che il 5 ottobre scorso il senatore Francesco Cossiga l'aveva chiesta con un'interrogazione. La risposta è venuta da Roberto Pinza, uno dei viceministri di via XX Settembre, secondo il quale nel 2005 Padoa-Schioppa ha riscosso da Bankitalia 218 mila euro lordi. Che il superministro somma, salvo altri redditi, ai 198 mila di indennità da ministro non parlamentare.
P. D. N. (01 marzo 2007)

Obama: "Guideremo il mondo nella ricerca di energia pulita"
Il presidente: siamo all'avanguardia, da Franklin a Fermi.
Sono finiti i tempi in cui gli Usa rallentavano le iniziative sul clima

dal nostro inviato ALBERTO FLORES D'ARCAIS
NEW YORK - Nella giornata dedicata alla Terra, Barack Obama ha scelto l'Iowa per annunciare all'America la sua "energy revolution", la rivoluzione verde basata su energie pulite. Una scelta doppiamente simbolica, perché in Iowa (nel gennaio 2008) vinse i caucus da cui ebbe inizio la sua trionfale campagna elettorale, e perché questo Stato del Midwest (dove sono già nati i comitati per la rielezione di Obama nel 2012) si è dimostrato tra i più sensibili al nuovo approccio ambientalista della Casa Bianca: "I tempi in cui gli Stati Uniti rallentavano i colloqui e le iniziative sul clima sono finiti". "La scelta cui siamo chiamati non è tra salvare l'ambiente o salvare l'economia, la scelta è tra prosperità o declino". E queste scelte, dice il presidente Usa, sono urgenti, "vanno fatte adesso" anche a nome "delle generazioni future". Per Obama il modello di produzione basato sull'attuale consumo energetico ha ormai fatto il suo tempo ("lo abbiamo già sperimentato nei giorni di austerity degli Anni Settanta, ma in più di trent'anni è stato fatto troppo poco"), e se l'America vuole continuare ad essere il leader mondiale - e soprattutto se gli americani vogliono continuare ad usare l'energia che hanno usato nel secolo scorso - il piano di riconversione non è più rinviabile.
La produzione di energia è sempre stata per l'uomo "una grande sfida" e l'America è sempre stata all'avanguardia in questo campo, "dagli esperimenti di Benjamin Franklin per lo sfruttamento dell'energia contenuta nei lampi a quelli di Enrico Fermi per lo sfruttamento dell'energia contenuta in un atomo": il Paese che guiderà il mondo nel creare nuove fonti di energia pulita sarà la nazione che guiderà l'economia globale del Ventunesimo Secolo: "L'America può, e deve essere, quel Paese".
Obama ha citato gli studi degli esperti Usa, secondo cui attraverso la sola energia eolica l'America potrebbe generare entro il 2030 il 20 per cento della sua attuale energia attuale, creando 250mila nuovi posti di lavoro. "È per questo che stiamo investendo 11 miliardi di dollari, per cambiare il sistema in cui negli Stati Uniti viene distribuita l'elettricità". Investimenti massicci, per miliardi di dollari, verranno usati per modernizzare e rendere eco-compatibili le grandi strutture, dagli edifici pubblici (il 75 per cento dei quali sono già stati rinnovati) ai treni a grande velocità, dall'energia off shore che sfrutta gli oceani a quella eolica. Quanto all'auto, "il suo futuro sta nella capacità di produrre modelli più efficienti e a basso consumo". Secondo le indicazioni dell'agenzia dell'ambiente (Epa) la Casa Bianca metterà un tetto alle emissioni di gas e finanzierà operazioni come quella che è stata fatta alla Trinity Structural Towers di Newton, lo stabilimento dell'Iowa scelto da Obama per il suo discorso. Qui fino a due anni fa si producevano solo elettrodomestici. Chiuso nel 2007, ha riaperto grazie a fondi governativi e oggi è un impianto modernissimo.
(23 aprile 2009)
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/earth-day-2009/obama-svolta/obama-svolta.html

Energia, l'Italia cambia:
Dati sorprendenti dalla relazione ministeriale sullo stato dell'ambiente presentato al G8 di Siracusa

Ma la questione più delicata restano i trasporti
dall'inviato ANTONIO CIANCIULLO
SIRACUSA - "L'energia nucleare perde quote di mercato, passando dal 15 per cento nel 2006 al 13 per cento entro il 2015 e al 10 per cento entro il 2030. La quota di energia rinnovabile aumenterà considerevolmente, passando dal 18 per cento del totale di energia elettrica nel 2006 al 20 per cento nel 2015 e al 23 per cento nel 2030". Non è un testo di Greenpeace, ma la relazione sullo stato dell'ambiente preparata dal ministero dell'Ambiente in occasione del G8 ambiente di Siracusa. Un dato che non collima perfettamente con l'enfasi che in questa tre giorni di dibattito viene dedicato al tema nucleare nel contesto italiano.
Anche perché proseguendo la lettura si ha la percezione delle conseguenze positive in campo economico e occupazionale legate alla crescita progressiva delle rinnovabili: la produzione di elettricità da rinnovabili sorpasserà il gas diventando la seconda fonte a livello globale (dopo il carbone) prima del 2015. Cioè domani in termini industriali. La produzione di energia eolica crescerà di 11 volte diventando il numero due nel campo delle rinnovabili (al primo posto resterà l'idroelettrico) entro il 2010. Nella Ue la quota di energia eolica raggiungerà il 14 per cento entro il 2030.
L'osso duro nella battaglia per contenere gli sprechi energetici diventeranno sempre più nettamente i trasporti. I tre quarti del previsto aumento della domanda di petrolio a livello mondiale verranno assorbiti dal boom della mobilità che continua a crescere in modo irrazionale, largamente orientata sulla modalità gomma e sul trasporto privato. Tra il 2005 e il 2030 si passerà da 650 milioni di veicoli sulla scena mondiale a 1,4 miliardi: oltre il doppio.
Quanto all'Italia finora i tentativi di ridurre la dipendenza energetica sono falliti: si è passati dall'82,8 per cento del 1990 all'85,8 del 2007. Qualche segnale positivo è comunque arrivato negli ultimi tempi. Nel 2007, ad esempio, la domanda di energia elettrica è aumentata solo dello 0,7, la metà rispetto all'aumento del Pil (un dato in parte legato a un clima invernale più mite). L'altro elemento positivo è dato dalla diminuzione delle emissioni serra che in Italia, per il terzo anno consecutivo, sono in calo.
(23 aprile 2009)
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/earth-day-2009/nucleare-affonda/nucleare-affonda.html

Il presidente spiega al New York Times la sua ricetta per battere la crisi economic
Il presidente spiega al New York Times la sua ricetta per battere la crisi economica regolare i mercati e preparare una nuova generazione altamente istruita e specializzata
Obama: "Così ripartirà l'America mai più schiavi di Wall Street"
di DAVID LEONHARDT
Signor presidente, come concepisce la finanza nell'economia di domani: dovrà avere un ruolo ridotto? Avrà inevitabilmente un ruolo ridotto?
"Innanzitutto penso che dovremmo distinguere tra la finanza che è linfa vitale della nostra economia e la finanza che è un'industria importante dove godiamo di un vantaggio comparato. Se la questione è semplicemente far crescere la nostra economia, dobbiamo avere credito a sufficienza per finanziare le imprese, grandi e piccole, per dare ai consumatori la flessibilità necessaria per fare acquisti a lungo termine come una macchina o una casa. Questo non cambierà. E sarei preoccupato se il nostro mercato del credito si riducesse al punto da non consentire il finanziamento della crescita sul lungo termine. Ciò significa che non dobbiamo soltanto avere un settore bancario sano, ma che dobbiamo cercare di capire che cosa fare con quel settore non bancario che erogava quasi la metà del credito in circolazione nel nostro Paese. E dobbiamo stabilire se riusciremo o no, a seguito di alcune delle misure assunte dalla Fed e dal Tesoro, a ricreare il mercato per i prodotti cartolarizzati. Sono ottimista, penso che alla fine riusciremo a rimettere in moto questa parte del settore finanziario, ma potrebbe volerci del tempo per riconquistare fiducia e sicurezza.
"Quello che secondo me cambierà, quello che secondo me era un'aberrazione, era una situazione in cui i profitti delle aziende del settore finanziario hanno rappresentato una parte molto consistente della nostra redditività complessiva negli ultimi dieci anni. Questo secondo me cambierà. E in parte sarà dovuto agli effetti della regolamentazione, che impedirà almeno in parte tutta quella leva finanziaria e quell'assunzione di rischi che erano diventati tanto comuni. Per certi aspetti penso sia importante rendersi conto che una parte di quella ricchezza era illusoria fin dal primo momento".
Dunque non ne sentiremo la mancanza?
"Ne sentiremo la mancanza nel senso che la conseguenza delle gratifiche milionarie versate a gente di 25 anni era che queste persone poi erano disposte a pagare 100 dollari per una cena con bistecche e il cameriere si portava a casa mance che avrebbero fatto l'invidia di un professore universitario. E dunque alcune delle dinamiche del settore finanziario avranno delle ricadute, specialmente in un posto come Manhattan. Ma in realtà io penso che ci sia sempre stata una percezione di insostenibilità rispetto a quello che è successo a Wall Street negli ultimi 10-15 anni. Wall Street rimarrà una parte significativa e importante della nostra economia, esattamente come lo era negli anni 70 e 80. Semplicemente, non rappresenterà più la metà della nostra economia. E questo significa che un maggior numero di talenti e risorse saranno destinati ad altri settori dell'economia. E io questo lo ritengo salutare.
"Non vogliamo che ogni singolo laureato con il bernoccolo per la matematica vada a fare il trader di derivati. Vedremo un riequilibrio, ma non credo che perderemo gli enormi vantaggi che derivano dalla trasparenza, dall'apertura e dall'affidabilità dei nostri mercati. Se non altro, un regime di regole più energico contribuirà a ripristinare la fiducia, e saranno ancora tantissimi i capitali esteri desiderosi di venire a parcheggiarsi negli Stati Uniti".
Ritiene positivo avere società molto grandi e potenti regolate da regolatori forti, oppure dobbiamo sottoporle a una cura dimagrante, come in passato quando una legge proibiva alle banche commerciali di operare nel settore delle banche d'affari?
Obama: "Così ripartirà l'America mai più schiavi di Wall Street"
"I dati indicano che altri Paesi, che non hanno, nei loro mercati finanziari, alcuni dei problemi che abbiamo noi, non prevedono, ad esempio, una separazione tra banche d'affari e banche commerciali. Hanno un modello di "supermercato" fortemente regolamentato".
Come il Canada?
"Il Canada è un buon esempio. Sono riusciti a gestire molto bene un periodo di grande rischio nei mercati finanziari. Ma questo non significa, per esempio, che una compagnia assicurativa come l'Aig con innestato sopra un hedge fund sia qualcosa di ottimale. Anche con i migliori regolatori, se si comincia a differenziare troppo le funzioni e i prodotti all'interno di una singola azienda, di un singolo istituto, di una conglomerata, in sostanza le cose possono sfuggire di mano. E la gente semplicemente non sa in cosa si sta andando a mettere".
Dopo la Grande Depressione, si vide un balzo nei diplomi liceali: anziché appannaggio dell'élite, divennero la norma, il biglietto per accedere alla classe media. Qual è oggi quel biglietto? Serve davvero la laurea universitaria?
"Nei i nostri obiettivi, abbiamo incluso almeno un anno di addestramento post-liceale per tutti. Un corso completo di laurea, con quattro anni di studi, sarebbe chieder troppo. Però a tutti serve un addestramento post-liceale nei settori in cui si richiede esperienza tecnica; se no è difficile ottenere un impiego che permetta di vivere. Questo non andrà soltanto a beneficio dei singoli, ma sarà anche cruciale per l'economia. La sfida è anche nell'assicurare che i licei siano all'altezza del compito. Glielo spiego raccontandole di mia nonna. Mia nonna non si è mai laureata. Completò il liceo. Però riuscì a diventare vicepresidente di una banca, e questo in parte perché il liceo le aveva impartito un'istruzione rigorosa al punto da permetterle di comunicare e di analizzare le informazioni molto meglio, francamente, di quando sappiano fare oggi molti giovani universitari in questo Paese. Anzi, meglio dei miei ex-studenti alla Facoltà di Legge dell'Università di Chicago".
Signor presidente, io però ho parlato con universitari che si chiedevano se tanto studio servisse davvero. Sono preoccupati che i loro impieghi verranno esportati in Cina. Lei come risponde?
"Beh, guardi le statistiche. Il tasso di disoccupazione fra chi ha solo il diploma liceale è almeno tre volte superiore a quello fra i laureati, che hanno più possibilità di trovare un lavoro con un buono stipendio, da classe media. Però, la grande sfida nell'istruzione è assicurare che fin dal quattordicesimo anno di età, si apprendano le materie e le qualità necessari ad essere competitivi e produttivi in un'economia moderna, tecnologica. Voglio vedere in particolare più lauree in matematica e scienza, in ingegneria. L'economia postbubble, "post-bolla", che sto descrivendo si fonda in parte sul riequilibrio tra fabbriche e produzione di servizi. Nel lungo termine, se si osservano i grandi rivali nell'economia globale - Cina, India, Stati Uniti, Brasile, Corea - i Paesi che stanno producendo la forza lavoro più istruita, che agevolano le scienze e la matematica, e sanno tradurre quell'istruzione in applicazioni tecnologiche, saranno notevolmente avvantaggiati nell'economia".
Lei ricorda spesso che sua nonna guadagnava più di suo nonno. Il divario fra i salari di uomini e donne esiste ancora, però i compensi economici maschili oggi sono stagnanti, mentre quelli femminili sono in aumento. E molti lavoratori, per esempio della Gm o della Chrysler, sono depressi. Com'è il futuro lavorativo degli uomini?
"Ottima domanda, perché se vai nelle fabbriche, trovi uomini con abilità straordinarie e orgogliosi di quel che fanno. Per loro, il tracollo dell'industria è la fine di un modo di vita, non soltanto la perdita di uno stipendio. Un'economia sana deve avere un'ampia varietà di lavori, nessun impiego a mio avviso dovrebbe scomparire. Costituirà magari una percentuale dell'economia inferiore rispetto al passato. Però è chiaro che, per la nuova generazione, dovremmo creare nuovi lavori. Nel pacchetto dedicato al risanamento dell'economia ho sottolineato molte volte l'importanza di una nuova rete elettrica "intelligente" nel Paese, con ramificazioni importanti nel consumo energetico. Ebbene uno degli ostacoli maggiori oggi è la mancanza di elettricisti specializzati per attuare quel progetto. Ecco perciò un campo nel quale il governo può intervenire, aiutando: sollecitando una svolta nell'istruzione in vista delle richieste del futuro, e non soltanto del passato".
Lei incoraggerebbe gli uomini a impegnarsi anche in campi tradizionalmente riservati alle donne? Ad esempio gli infermieri sono ben pagati. E servono nuove assunzioni.
"Infermieri, insegnanti: sono tutti mestieri dove servono più uomini. Gli uomini in quei settori sono stati sottopagati perché entravano in un campo prevalentemente femminile. Bisogna eliminare il divario nei salari fra i due sessi, e fra i vari settori. Se infermiere e insegnanti cominceranno a guadagnare di più, e se lo stesso accadrà per altre professioni, vedrete più uomini. Ma certo bisognerà abbattere molti stereotipi".
Sua moglie, Michelle, ha mai guadagnato più di lei, signor presidente?
"Certo, che sì. Però per un breve periodo. Quando ero senatore statale, facevo tre lavori: oltre al Senato, insegnavo ed esercitavo da avvocato. A conti fatti, guadagnavo appena un po' più di lei. Ma quando ho iniziato la campagna per le elezioni al Senato americano ho dovuto mollare qualche incarico, e allora è stata Michelle a sostenere la famiglia per un paio di anni".
Durante la campagna presidenziale lei aveva detto d'aver molto riflettuto sui dibattiti economici abituali nella Casa Bianca di Clinton. Diceva di voler replicare, all'interno della sua squadra, le celebri discussioni fra Robert Rubin e Robert Reich. E bisogna ammettere che fra i suoi consiglieri economici lei ha reclutato soprattutto dei Democratici.
"Già, però non ho né Paul Krugman, né Joseph Stieglitz (ndr. entrambi Premi Nobel e aspri critici della politica economica di Obama)".
No, non mi riferivo a loro due... Ma nella sua cerchia di collaboratori più stretti predominano i protetti di Rubin.
"Beh, certo, Larry Summers e Tim Geithner ovviamente hanno lavorato al Tesoro quando c'era Rubin. Quello che io cerco sempre è un pragmatismo impietoso quando si parla di politica economica. È vero probabilmente che alla luce della crisi finanziaria che è venuta fuori il fatto che sia Geithner che Summers abbiano una certa familiarità con le crisi finanziarie è stato un punto a loro favore, perché avevamo bisogno di persone capaci di partire in quarta. E francamente la lista era abbastanza limitata, perché l'ultimo presidente democratico che abbiamo avuto è stato Bill Clinton: lui è stato sulla scena per otto anni e per gran parte del tempo Bob Rubin è stato il principale artefice della sua politica economica. Perciò è più che normale che tutti quelli che hanno esperienza su quel fronte escano fuori da quella fucina".
Secondo lei la recessione è un evento sufficientemente grande da rendere un Paese disponibile a prendere alcune di quelle scelte difficili che dobbiamo prendere in ambiti come la sanità, la tassazione sul lungo periodo - che non coprirà i costi dello Stato - l'energia? Tradizionalmente queste scelte vengono prese in periodi di depressione o di guerra. Siamo a quel livello?
"Beh, in parte dipenderà dalla leadership. Perciò dovrò tirar fuori buoni argomenti. Ed è quello che sto cercando di fare da quando sono arrivato, sto cercando di dire che adesso è il momento per prendere decisioni importanti e difficili".
Lei è entrato in carica quattro mesi dopo il crollo della Lehman Brothers. Qualcuno a un certo punto potrebbe cominciare a dire: "Ehi, perché le cose non migliorano?".
"È una cosa a cui pensiamo. Ancora prima delle elezioni sapevo che sarebbe stato un viaggio molto difficile e che l'economia aveva subito un trauma serio, da cui non si sarebbe ripresa istantaneamente. Però, sia che io resti in carica per un mandato sia che resti in carica per due, i problemi sono talmente importanti e fondamentali che non posso girarci intorno. Quello di cui sono molto fiducioso è che, considerando le scelte difficili che abbiamo di fronte, stiamo prendendo decisioni valide, ragionate. Questo non significa che ogni scelta sarà giusta, che funzionerà proprio come vogliamo noi. Ma io mi sveglio la mattina e vado a letto la sera sentendo che la direzione verso cui stiamo cercando di muovere l'economia è quella giusta, e che le decisioni che prendiamo sono fondate".
(Copyright The New York Times - la Repubblica. Traduzione di Fabio Galimberti)
(7 maggio 2009)
http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/esteri/obama-presidenza-7/intervista-nyt/intervista-nyt.html

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Energia geotermica
L’energia geotermica è la forma d’energia dovuta al calore endogeno della Terra; vulcani, sorgenti termali, soffioni e gayser documentano bene la presenza di calore immagazzinato nella crosta terrestre e che fluisce verso l'esterno con l’ausilio di fluidi vettori come acqua e vapore. La temperatura, all’interno del nostro pianeta, aumenta con la profondità secondo un gradiente geotermico di 3°C ogni 100 metri, anche se esistono zone con gradienti geotermici anomali in cui il flusso di calore è maggiore (9-12°C ogni 100 metri).
Il calore terrestre è prevalentemente d’origine radiogenica e subordinatamente planetaria e chimica; deriva principalmente dal decadimento degli isotopi radioattivi presenti soprattutto nel mantello (quelli più importanti sono il torio 232, l'uranio 238, e 235 ed il potassio 40). In media il calore terrestre calcolato è pari a 0,06 W/m2, quindi considerando tutta la superficie si arriva a valori di 30.000 miliardi di watt; questa energia termica, per unità di tempo e di area, costituisce il flusso geotermico e viene espressa in HFU (Heat Flow Unit) ed è equivalente ad una microcaloria per centimetro quadro al secondo, cioè in un secondo la Terra disperde una microcaloria per centimetro quadro.

Utilizzazione dei fluidi geotermici
Dal punto di vista dell’utilizzazione, la geotermia si può dividere in alcuni settori:
1. Settore degli usi ad alta entalpia, con fluidi a temperature superiori ai 150° C, riguarda la produzione di energia elettrica e alcuni usi industriali.
2. Settore degli usi a media e bassa entalpia, con fluidi a temperature 150-100° C nel primo caso ed inferiore ai 100° C nel secondo, riguarda gli usi diretti: civili, agricoli, industriali.

Per determinare esattamente le caratteristiche del sistema geotermico di solito è consigliabile operare mediante delle indagini sperimentali dirette al fine sia di evitare sorprese operative e sia di poter computare al meglio in fase di progettazione le risorse geotermiche disponibili.
Test di risposta geotermico e misure della temperatura: Con l’aiuto di un test di risposta geotermico, può essere determinata sperimentalmente la capacità della SGV [Acronimo per Sonde Geotermiche Verticali]. Per dei campi di SGV, una simile stima può essere effettuata mediante uno o più perforazioni pilota. Grazie a delle misure di temperatura realizzate all’interno del tubo di una SGV, è possibile ottenere un’immagine esatta delle temperature riscontrate sulla lunghezza della tubazione nella sonda. I due metodi sono degli strumenti d’aiuto alla progettazione, congiuntamente alla determinazione in laboratorio delle proprietà geotermiche dei campioni di roccia della perforazione. In particolare, le misurazioni della temperatura, eseguite all’interno di una sonda, rappresentano un metodo semplice e adeguato per determinare le cause di un funzionamento problematico di una SGV.

Nel nostro pianeta, esistono vaste zone nel cui sottosuolo vi sono fluidi a temperature comprese tra 40 e 100° C facilmente accessibili, che potrebbero essere direttamente utilizzati per il riscaldamento e la refrigerazione, consentendo quindi un notevole risparmio di idrocarburi.
Queste applicazioni non elettriche, dei fluidi geotermici a bassa entalpia, si stanno sviluppando in molti paesi del mondo situati in zone caratterizzate da gradienti termici bassi o normali: per esempio, nella regione di Parigi, migliaia di abitazioni sono scaldate con acqua a temperature comprese tra 60 e 73° C che si trovano a 1800 metri di profondità.
Nota:
Per abitazioni ad uso civile residenziale, isolate, è invece più diffusa la perforazione sui 70-100 metri.


Le centrali in uso in geotermia sono di diversi tipi:
1. Centrale a scarico libero, il vapore proveniente direttamente dal pozzo o da un separatore (campo ad “acqua dominante”) è inviato alla turbina e dopo la generazione di energia elettrica, viene scaricato in aria a pressione atmosferica; le acque reflue sono reiniettate o disperse in superficie.
2. Centrale a condensazione, il vapore esausto che esce dalla turbina, viene inviato ad una “camera di condensazione/depressione” raffreddata da acqua derivante da una torre di raffreddamento o da acque correnti. I gas incondensabili vengono estratti meccanicamente e scaricati all’esterno, mentre i reflui dei condensatori o dei separatori sono incanalati in pozzi di reiniezione o dispersi in superficie.
3. Centrale a flash singolo, usata nei campi “ad acqua dominante”. Il fluido geotermico erogato da un pozzo, viene inviato ad un separatore che riduce la pressione e separa le due fasi acqua/vapore. Il vapore entra poi nella turbina e dopo la generazione di elettricità è condensato ed inviato ai pozzi di reiniezione o smaltito in altro modo.
4. Centrale a doppio flash, usata nei campi “ad acqua dominante”. Il fluido, proveniente dal pozzo, entra in un primo separatore dove si genera il primo flash di vapore ad alta pressione (a 160° C). Successivamente è inviato ad un secondo separatore dove si genera un secondo flash di vapore a bassa pressione (a 120° C). I flussi di vapore ottenuti, ad alta e bassa pressione, sono inviati a turbine distinte.
5. Centrale a ciclo binario, usata soprattutto per fluidi a medio-bassa entalpia o per “salamoie” da non lasciare vaporizzare perché incrostanti. Il fluido geotermico è inviato, in pressione, ad uno scambiatore dove cede il calore ad un fluido di lavoro (freon, cloruro d’etile). Successivamente i reflui geotermici vengono reiniettati nell’acquifero; il vapore del fluido secondario, dopo esser passato alla turbina, viene condensato e ritorna allo scambiatore per vaporizzare nuovamente.
6. Centrale a flusso totale, funziona col fluido bifase (miscela acqua/vapore e gas associati) direttamente erogato dal pozzo. Dopo la generazione di energia elettrica il fluido è condensato e reiniettato nell’acquifero.
7. Minicentrale a condensazione, centrale a condensazione di potenza limitata che utilizza fluidi a temperatura anche inferiore ai 100° C.

Un paio di delucidazioni
Come già accennato in precedenza in profondità, (cioè superata una fascia superficiale di terreni, massimo qualche metro) la temperatura del sottosuolo è costante e non dipende più dal giorno o dalla notte, né dalle stagioni. È il flusso di calore presente in profondità che regola la temperatura. Questa risorsa geotermica, detta di bassissima temperatura, è utile per sistemi di riscaldamento decentralizzati, quali installazioni per abitazioni familiari, gruppi di ville, piccoli immobili, municipi, scuole, sale polivalenti, ecc. Un sistema diffuso è rappresentato dalla sonda geotermica verticale (SGV).
La sonda geotermica verticale
Le SGV sono scambiatori di calore, installati verticalmente in perforazioni da 50 a 350 m. Un fluido è pompato in un circuito chiuso e permette d’estrarre energia dal sottosuolo con l’aiuto di una pompa di calore. Queste SGV sono installate, chiavi in mano, da imprese specializzate.
Costruzione e funzionamento di una sonda geotermica
Una o due perforazioni di un diametro di 10-15 cm sono realizzate in prossimità dell’edificio da riscaldare. La profondità della perforazione è determinata in base al volume dei locali da scaldare ed al tipo di terreno. In funzione della legislazione sulla protezione delle acque sotterranee, una richiesta d’autorizzazione deve essere avanzata dalle autorità. Terminata la perforazione, generalmente, si inserisce, fino in profondità, un tubo ad U in polietilene.
Lo spazio vuoto restante è riempito con una miscela di “bentonite” e cemento, per assicurare un buon contatto termico tra i tubi e la parete della perforazione. In seguito, si crea un circuito chiuso tra la perforazione ed il sottosuolo dell’edifico, e dell’acqua addizionata al 15-20% di antigelo è pompata nello scambiatore di calore o pompa di calore (PAC).
Quest’ultima è dimensionata in base alla potenza di riscaldamento necessaria.
Questo sistema permette d’assicurare, durante tutta la stagione, il riscaldamento di un’abitazione tramite pavimenti riscaldanti o radiatori a bassa temperatura.
In determinate condizioni, in particolare per abitazioni nuove, i costi d’investimento per una SGV sono simili a quelli di un sistema di riscaldamento classico a nafta equipaggiato di una caldaia. D’altra parte, le spese di funzionamento annuale sono a favore della SGV (no manutenzione ed utilizzo di combustibile).


Usi diretti

Il riscaldamento è la forma più antica e diffusa tra gli usi diretti dell’energia geotermica; larga utilizzazione è stata fatta in Islanda, dove, per l’abbondanza dei fluidi caldi disponibili, il 97% della popolazione della capitale è servita da riscaldamento geotermico urbano. Analoga situazione si ha anche in Francia, paese poco geotermico, negli Stati Uniti, in Cina ed in Giappone.
In Italia le realizzazioni più importanti sono quelle di Ferrara, Vicenza, Castelnuovo Val di Cecina, Acqui, Bagno di Romagna e Grosseto.
Per il riscaldamento degli ambienti, le temperature dei fluidi devono essere dell’ordine di 50-80° C per gli impianti a termosifone, 35-50° C per i pannelli radianti; qualora i fluidi geotermici non raggiungessero le temperature richieste, si possono adottare dei sistemi integrativi quali una caldaia o una pompa di calore. Un impianto di teleriscaldamento può provvedere anche alla fornitura di acqua calda sanitaria; se le acque geotermiche sono dolci, come nel caso di Vicenza, possono essere distribuite direttamente agli utenti, se invece, sono salate, come a Ferrara, si provvede immettendo nella rete sanitaria una parte dell’acqua di acquedotto circolante nello scambiatore di calore.
Si può ottenere uno sfruttamento integrale della risorsa geotermica con il riscaldamento invernale ed il raffrescamento estivo con fluidi appropriati (ad esempio ammoniaca, bromuro di litio).
Altri usi dei fluidi geotermici sono rappresentati dall’azione antigelo dei suoli, dal riscaldamento delle serre e dall’utilizzo nelle attività industriali per fornire il “calore di processo” utilizzato nel ciclo di produzione. Un uso razionale che permette di ottenere la massima efficienza dai fluidi geotermici, è rappresentata dagli usi integrati dello stesso fluido per impianti ed utenti diversi, con un sistema in serie, “a cascata”, le acque reflue a bassa temperatura di una centrale geotermica, possono essere usate, per esempio, per il riscaldamento, per la serricoltura, per l’acquacoltura e per l’irrigazione.
Nel quadro volto allo sfruttamento razionale dell’energia geotermica, viene impiegata sempre di più la “pompa di calore”, grazie alla quale sono utilizzati anche i fluidi a temperatura molto bassa.
La pompa di calore è una macchina termica in grado di trasferire il calore da un corpo più freddo ad uno più caldo, innalzandone la temperatura; essa estrae calore da una sorgente a bassa temperatura, sorgente fredda, con dispendio di energia esterna che può essere di natura elettrica, meccanica, o appunto geotermica.
Nei paesi dove si sta diffondendo lo sfruttamento dell’energia geotermica alle più basse temperature (7- 40° C), quali la Svezia, il Giappone, gli Stati Uniti, la Svizzera, la Germania e la Francia, l’uso delle pompe di calore ha toccato dei livelli sorprendenti; negli Stati Uniti per esempio nel 1993 ne erano installate più di 150.000. Un’altra tecnologia molto in uso accanto alle pompe di calore è rappresentata dallo “scambiatore di calore”, necessario nei casi in cui non è possibile mettere a contatto i fluidi geotermici direttamente con gli impianti di utilizzazione, quando il contenuto salino del fluido può creare danni quali la corrosione o l’inquinamento. Gli scambiatori di calore vengono fabbricati in diverse versioni di cui le principali sono: a piastre, a fasce tubiere, a serpentina ed a miscela diretta, con separazione finale e recupero del fluido di lavoro dal fluido primario.
Un particolare tipo è quello utilizzato direttamente nel pozzo, con circolazione di acqua dolce o di fluido basso-bollente nel secondario.

La geotermia in Italia
L’Italia è il paese geotermicamente più “caldo” di tutta l’Europa, cosa testimoniata dai numerosi vulcani, dai soffioni boraciferi, dalle sorgenti termominerali.
Al 2000 la potenza installata era di 785 MWe (l’1,5% della produzione elettrica totale del paese); mentre per gli usi diretti era di 324,6 MWt dei quali il 41% utilizzato per il riscaldamento, il 28% per usi termali, il 22% per le serre, il 9% per i processi industriali e l’1% per l’itticoltura.
Le prime applicazioni della geotermia si sono avute proprio nel nostro paese ed in particolare a Larderello (Toscana) dove esistevano evidenti manifestazioni geotermiche; infatti, già dal 1777 veniva utilizzato l’acido borico delle acque geotermiche della zona e nel 1827 si ha la prima vera utilizzazione in forma diretta dell’energia geotermica il cui calore veniva usato, al posto della legna, per l’evaporazione dell’acqua da cui estrarre l’acido borico.
Nel 1904 nasce la geotermoelettricità, vennero accese delle lampade tramite una dinamo azionata da una macchina a vapore da 0.75 CV, alimentata da un soffione. Tra il 1905 ed il 1936 vengono migliorate le tecniche di perforazione e si arriva ad una potenza elettrica installata di 73 MW; dagli anni Venti, proprio da Larderello, si estende a tutto il mondo l’interesse per la geotermia.
Dagli anni Settanta viene dato un notevole impulso all’esplorazione in tutte le aree italiane, cosa che porta all’individuazione di diverse aree geotermiche e di altri due campi ad alta entalpia, oltre a quello di Larderello, presso Latera nel Lazio e Mofete in Campania.
Diversi sono i progetti realizzati per l’utilizzo dei fluidi geotermici per il teleriscaldamento, i più significativi sono quello di Ferrara (12 MWt ), di Vicenza (5 MWt ) e di Rodigo (3,7 MWt) per la bassa entalpia, quello di Larderello (24,1 MWt) e di Castelnuovo Val di Cecina (5,3 MWt) per l’alta entalpia.
Per quel che concerne la geotermia dei fluidi ad alta entalpia utilizzata per la produzione di energia elettrica, 4 sono i campi in esercizio, il più importante dei quali è quello di Larderello con 547 MWe installati; 108 MWe sono installati nella regione del Monte Amiata; 90 MWe nella regione toscana di Travale-Radicondoli; infine 40 MWe presso Latera nel Lazio.
Il testo di cui sopra è stato tratto (e condensato!) dal seguente sito link 1, pertanto se desiderate visionare il testo completo andate all'indirizzo di cui sopra.

o leggi anche questa pagina


Per capire se vi conviene un impianto  andate a guardare questo sito e guardate le risposte:
link 1
o
link 2

In merito alla geotermia a bassa entalpia si citano alcuni dei riferimenti legislativi più importanti da tenere in considerazione:
Regio Decreto del 1927 sulle Acque;
Legge 896/1986 art. 1, c1, c3, c4, c5;
Legge 10/1991: Piano Energetico Nazionale;
Legge 59/1997;
Legge della Regione Emilia Romagna del Gennaio 2007 sul PER (Piano Energetico regionale);
Legge 152/2006 art. 104 (scarichi) c1, c2; [vedi anche art. 98]
Interessante anche la delibera 3564/2005 della Giunta di Bolzano (da verificare);


Un'utile tabella per confrontare le classi energetiche degli edifici, (i consumi tabellati sono annuali):


Energia verde e interessi politici
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