Le nuove spie? Insetti cyborg: costano meno di insetti completamente robotizzati
controllabili con un telecomando Metà animale e metà macchina, l’ultima generazione di "minificcanaso"
MILANO – La prossima volta che una falena si avvicina alla vostra finestra, guardatela bene. Osservate attentamente ogni millimetro del suo corpo. Un riflesso metallico, una sporgenza sulla testa, magari di colore anomalo, potrebbero indicare che si tratta di un insetto spia, ossia un insetto in carne e ossa con un impianto elettronico. La protuberanza potrebbe essere un sistema di controllo collegato al cervello e ai nervi che serve per guidare l’insetto con un telecomando, fino alla vostra casa. Insomma, un cyborg-ficcanaso, metà animale e metà macchina, corredato di microfono/microcamera e alimentato a batteria.CANDIDATI IDEALI – I candidati ideali al mestiere di 007 sono coleotteri e lepidotteri, sia per la loro dimensione – non sono eccessivamente piccoli – e sia per la facilità di agganciare l’impianto ai nervi per il controllo del volo. Il funzionamento del dispositivo è semplice: sottilissime fibre (elettrodi) generano impulsi elettrici che costringono l’insetto a muoversi o a virare, come riporta il New Scientist. Per il comando si usano segnali a radiofrequenza (intercettabili) o Gps.COSTO ZERO – Ma perché impiegare gli animali veri? Perché sono economici. Non ha molto senso costruire robot costosi, miniaturizzati, che imitano il movimento degli animali, quando si possono usare gli animali già esistenti. E poi nessuno è in grado creare un organismo perfetto, frutto di milioni di anni di evoluzione, meglio di Madre Natura. Almeno, non ancora.PRECEDENTI – Il controllo a distanza è stato già sviluppato su ratti, piccioni e squali. Per esempio Linda Hermer-Vasquez dell’Università della Florida (Gainesville) ha addestrato topi-cyborg a identificare odori specifici come quello emanato dagli esseri umani o quello degli esplosivi. Le sue cavie, guidate con un joystick, segnalano se sotto le macerie di un palazzo c’è una persona sepolta o una bomba. Appena arrivano a destinazione mandano segnali neurali al computer, differenti a seconda se si tratta di un essere umano o di un oggetto pericoloso. IL PRIMO – Comunque, l’idea del cyborg non è nuova. Il primo ibrido animale-macchina risale addirittura agli anni Cinquanta. All’epoca José Delgado dell’Università di Yale inserì degli elettrodi nel cervello di alcune bestie per controllarne il movimento. I suoi esperimenti ebbero così successo al punto che nel 1964 decise di dare una dimostrazione spettacolare con un toro “modificato”. Scese nell’arena (a Cordoba in Spagna), si posizionò davanti alle corna della sua creatura e soltanto pochi secondi prima di essere trafitto pigiò un interruttore per fermare il toro.A SCOMPARSA – Nei lepidotteri spia, per mascherare il dispositivo, evitando che si stacchi al primo urto, si cerca di inserirlo nella larva, più o meno una settimana prima che la crisalide lasci il bozzolo. Così la macchina si salda con l’insetto e diventa parte del suo corpo.LA SFIDA – Adesso, la sfida dei ricercatori è quella di migliorare le prestazioni dei cyborg spia, rendendoli autonomi per lunghi periodi e capaci di percorrere anche 100 metri. Al lavoro parecchi scienziati, dai ricercatori del Darpa (Defense Advanced Research Projects Agency)agli ingegneri della Cornell University, dagli esperti di Berkeley a quelli di Shangon in Cina. Il vantaggio di una spia cyborg? E’ complicato riconoscerla. Per non rischiare di essere intercettati, basta tenere l’insetticida a portata di mano.Paola Caruso, 09 marzo 2008
2007, Libellule e zanzare ci spiano: la Cia collauda gli insetti robot: Dal Pentagono emerge che sono oggi in uso un centinaio di modelli diversi Misteriosi avvistamenti alle manifestazioni politiche. L'Agenzia ammette: ci stiamo lavorando
di RICK WEISS NEW YORK - Vanessa Alarcon li ha visti per la prima volta il mese scorso, nel corso di una manifestazione contro la guerra a Lafayette Square. "Ho sentito qualcuno esclamare: "Santo cielo, guardate là"". Così ricorda la studentessa di New York all'ultimo anno di università. "Ho alzato lo sguardo e mi sono chiesta che cosa fossero... sembravano libellule o elicotteri in miniatura. Di certo, però, non erano insetti". Bernard Crane, avvocato di Washington, era anche lui tra la folla. "Mai visto nulla del genere in vita mia. Erano troppo grandi per essere libellule". Questi sono soltanto alcuni tra i tanti avvistamenti avvenuti nel corso di recenti avvenimenti politici a Washington e New York. In molti sospettano che si possa trattare di droni (veicoli aerei telecomandati, Ndt) a forma di insetto, strumenti hi-tech di sorveglianza messi forse a punto dal Dipartimento per la Sicurezza Interna. Altri, invece, pensano che dopo tutto non sono altro che libellule, un'antica specie di insetti che perfino i biologi concordano essere molto somiglianti tanto a robot che a piccole creature. Nessuna agenzia ammette di aver messo a punto droni spia delle dimensioni di un insetto, ma molteplici agenzie governative ed enti privati degli Stati Uniti effettivamente hanno ammesso che ci stanno provando. Alcune società di ricerca sovvenzionate con fondi federali stanno perfino allevando insetti vivi nei quali sono stati inseriti chip elettronici. Gli insetti robot - in inglese "robobug" - avrebbero la possibilità di seguire i sospetti, di guidare sul bersaglio i missili o di perlustrare le macerie degli edifici crollati alla ricerca di sopravvissuti. A onor del vero, la Cia aveva messo a punto una libellula spia già negli anni Sessanta, e perfino gli scettici ammettono che un'agenzia potrebbe realmente essere riuscita in gran segreto a rendere una cosa del genere operativa e funzionale. Velivoli robot sono usati dall'esercito sin dalla Seconda guerra mondiale. Dai documenti del Dipartimento della Difesa emerge che sono oggi in uso un centinaio di modelli diversi, alcuni piccoli come uccellini, altri delle dimensioni di un piccolo aereo. Nonostante tutto, però, passare dalle dimensioni di un uccellino a quelle di un insetto non è soltanto questione di dimensioni più minuscole. È soltanto in tempi molto recenti che gli scienziati sono infatti pervenuti a comprendere fino in fondo in che modo gli insetti riescano a volare, un'impresa biomeccanica che, nonostante tutti quanti ne siamo testimoni oculari, per decenni è stata ritenuta "teoricamente impossibile". Risale soltanto a un mese fa la scoperta, effettuata da alcuni ricercatori della Cornell University di come le libellule regolino il movimento delle loro ali anteriori e posteriori per risparmiare energia quando si librano in volo. Problema che gli esperti di robotica non riescono invece a risolvere in quanto i loro velivoli (almeno quelli conosciuti) tendono a consumare molta energia e necessitano quindi di batterie molto grandi e pesanti. La Cia è stata tra le prime ad affrontare il problema. L'insectothopter, messo a punto dall'ufficio Ricerche e Sviluppo della Cia trenta anni fa, era in tutto e per tutto simile a una libellula e conteneva un minuscolo motore a benzina in grado di azionare quattro ali. Era in grado di volare, ma alla fine fu considerato un insuccesso perché non era riusciva ad affrontare i venti di traverso. Che il Dipartimento della Difesa sia impegnato a cercare di mettere a punto una cosa del genere pare però pressoché assodato. Alcuni ricercatori stanno inserendo alcuni chip nelle pupe delle falene - lo stadio intermedio tra il bruco e la farfalla adulta in grado di volare - per far sì che si schiudano "falene cyborg" perfettamente sane. Ma c'è anche chi prendendo ispirazione dalla Cia, sta cercando di costruire velivoli in grado di volare con carburanti chimici piuttosto che a batteria. L'Entomopter, ancora nelle fasi iniziali di sviluppo presso i laboratori del Georgia Institute of Technology, simile a un aereo giocattolo più che a un insetto, trasforma il combustibile liquido in gas bollente, che aziona quattro ali che battono e attrezzature varie. Anche se un giorno tutte le difficoltà e gli ostacoli tecnici dovessero essere superati, i micro-velivoli dalle dimensioni di un insetto saranno sempre un investimento rischioso. "Possono essere ingoiati da un uccello, rimanere impigliati in una ragnatela. Per quanto intelligente possa essere se un uccello arriva a 30miglia orarie non c'è modo di evitarlo. Insomma non sono utilizzabili per operazioni di spionaggio". Ma allora, che cosa hanno visto Crane, Alarcon e qualche altro manifestante presente alla marcia di Washington? E che cosa vide nel 2004, durante la Convention Nazionale Repubblicana di New York, un osservatore - forse un manifestante paranoico che marciava per la pace - che descrisse su Internet una "libellula nera immobile nell'aria a una trentina di metri d'altezza, nel bel mezzo della Settima strada, che pareva fissarci"? Con ogni probabilità, secondo Jerry Louton, entomologo del Museo Nazionale di Storia Naturale, hanno visto delle vere libellule, se si tiene conto che Washington ospita alcune specie di grandi dimensioni e decorazioni spettacolari, che possono lasciare sbalorditi. Ma in realtà ci sarebbero anche alcuni dettagli che secondo lui non quadrano affatto. Tre distinte persone presenti alla dimostrazione di Washington hanno descritto una fila di sfere, dalle dimensioni di piccole bacche, attaccate alla coda delle grandi libellule - un'attrezzatura che Louton non riesce a spiegarsi. Oltre tutto hanno anche riferito di aver visto almeno tre libellule far manovra all'unisono e "le libellule non volano mai in gruppo". Mara Verheyden-Hilliard di Partnership for Civil Justice ha detto che il suo gruppo sta svolgendo indagini sulle dichiarazioni dei testimoni e ha presentato una richiesta formale di informazioni con il Freedom of Information Act inoltrata a svariate agenzie federali. Secondo lei, se simili dispositivi dovessero essere usati per spiare gli attivisti politici si tratterebbe di una "significativa violazione dei diritti civili della popolazione". (Copyright The Washington Post-la Repubblica Traduzione di Anna Bissanti) (10 ottobre 2007)
2007-02-06: Usa, agenzia spionaggio spaziale
(ANSA) - WASHINGTON, Gli Stati Uniti stanno studiando la possibilita' di creare una nuova struttura d'intelligence mirata allo spionaggio spaziale. Il progetto, reso noto dal Washington Times, nasce per difendere la rete di satelliti americani in orbita intorno alla Terra. La struttura dovrebbe chiamarsi National Space Intelligence Center. Non si tratterebbe di un'agenzia di spionaggio autonoma, come la Cia o la Nsa, ma di una sezione all'interno dell'ufficio del Direttore nazionale dell'intelligence.
BackQui si cercherà di seguire l'evoluzione della tecnologia applicata all'ambiente ed alla vita pratica di tutti i giorni. Inoltre, sono presenti anche informazioni legate alle ultime novità in ambito di ricerca sperimentale e legata all'attività di laboratori.
(e magari qualche piccola news generale su varie evoluzioni tecnologiche)
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I 15 SITI CHE HANNO CAMBIATO IL MONDO (La classifica di "The Observer")
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Sito
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Fondatore
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Anno di fondazione e nazione
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Utenti o pw
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Che cos'è
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1 - eBay.com
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Pierre Omydair
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1995 - Usa
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168 milioni
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Aste e acquisti online
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2 - wikipedia.com
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Jimmy Wales
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2001 - Usa
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9 milioni visite/giorno
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Enciclopedia aperta online
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3 - napster.com
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Shawn Fanning
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1999 - Usa
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500 mila iscritti paganti
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Musica: file sharing
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4 - youtube.com
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C. Hurely, S. Chen J. Karim
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2005 - Usa
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100 milioni video/giorno
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Video: file sharing
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5 - blogger.com
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Evan Williams
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1999 - Usa
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18,5 milioni di utenti unici
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Blog: sistema pubblicazione
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6 - friendsreunited.com
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Steve e Julie Pankhurst
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1999 - Gb
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15 milioni di utenti
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Mette in contatto compagni di scuola
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7 - drudgereport.com
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Matt Drudge
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1994 - Usa
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8-10 milioni pw al giorno
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News e gossip
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8 - myspace.com
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T. Anderson, C. DeWolfe
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2003 - Usa
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100 milioni di utenti
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Community
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9 - amazon.com
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Jeff Bezos
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1994 -Usa
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35 milioni di clienti
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Vendita online di libri, cd, dvd
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10 - slashdot.org
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Rob Maida
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1997 - Usa
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5,5 milioni utenti/mese
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Tecnologia e forum
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11 - salon.com
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David Talbot
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1995 - Usa
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2,5/3,5 milioni utenti/mese
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Rivista online
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12 - craiglist.com
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Craig Newmark
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1995 - Usa
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4 miliardi pw/mese
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Rete di community forum online
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13 - google.com
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Larry Page, Sergey Brin
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1998 - Usa
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Un miliardo di ricerche al giorno
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Motore di ricerca
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14 - yahoo.com
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David Filo, Jerry Young
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1994 - Usa
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400 milioni ricerche al giorno
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Motore di ricerca
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15 - easyjet
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S. Haji-Ioannou
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1995 - Gb
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30 milioni di viaggiatori
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Linea aerea low cost
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Motori di ricerca più specializzati e innovativi: Non esiste solo GoogleEsistono altri mondi al di là di Mountain View Uno sguardo alle piccole realtà che influenzeranno anche il mercato di massa
Negli ultimi anni, Google si è imposto come sinonimo di internet, diventando il punto di partenza di moltissimi internauti. Nonostante sia il brand più apprezzato, il servizio non è unico nel suo genere; altri motori di ricerca stanno proseguendo le sperimentazioni per rendere più sofisticato il meccanismo che fornisce i risultati. Maggiore è il numero di informazioni presente online, maggiore è la necessità di una ricerca puntuale, sistematica e contestualizzata. È questo il futuro immediato e le innovazioni tecnologiche che oggi sono limitate a servizi sconosciuti saranno diffuse anche alla vasta massa di utenti di Google.DIMMI COSA CERCHI – In un articolo comparso sul sito Read Write Web, Nitin Karandikar, esperto di software e tecnologia, prova a delineare il futuro del mercato ed evidenzia le innovazioni più importanti che si stanno consolidando al di fuori di Google. Uno dei compiti più difficili che questi servizi sono chiamati a compiere riguarda la comprensione del contesto in cui sono presenti le parole chiave: un primo esempio è Hakia che distingue le domande dalle affermazioni e associa una certa importanza anche alle preposizioni, solitamente ritenute irrilevanti. L'obiettivo è quello di rendere questi sistemi di ricerca più precisi, come un'intelligenza artificiale. Del tutto diverso dal classico modello Google è Kartoo , un sistema che aggrega le informazioni suddividendole graficamente in aree tematiche ed evidenziando i temi più salienti.DIMMI CHI SEI – Un altro modo per far emergere i risultati più importanti è l'analisi della rilevanza per ogni singolo individuo: Collarity impara dalle ricerche individuali e associa progressivamente i profili simili. Anche Google sta sperimentando questo sistema personalizzato, ma le preoccupazioni relative al trattamento dei dati personali sono ancora alte.L'AGO NEL PAGLIAIO – Oltre ai motori di ricerca generalisti, che raccolgono e indicizzano tutta la conoscenza del web, esistono anche sistemi verticali che, a partire da una selezione di fonti ben definita, permettono di focalizzare su un particolare settore: è il caso di Simply Hired , rivolto al mercato del lavoro negli Stati Uniti, oppure delle ricerche tematiche integrate nei servizi web come Technorati per i blog, YouTube per i video o Flickr per le foto. La scelta del motore da usare è determinante e rivolgersi, quindi, a un sistema più specializzato può eliminare un gran numero di risultati superflui.Marina Rossi08 maggio 2007 LINK ARTICOLO
Il motore di ricerca punta a mettere sui siti bollini di avvertimento Google svela le insidie di internet Navigare in rete può essere pericoloso. Il 10% delle pagine web contiene software che potrebbero mettere fuori uso il Pc
NEW YORK (USA) - Dietro una pagina web su dieci si nasconde una minaccia alla sicurezza del proprio Pc. Parola di Google. E se lo dice il gigante delle ricerche in rete c'è da crederci. A dimostrare che non si tratta solo di supposizioni vi sono i dati emersi da un'approfondita analisi della rete condotta dalla società di Brin e Page.LO STUDIO – Gli esperti di Mountain View hanno infatti esaminato miliardi di siti, osservando da vicino e in modo scientifico qualcosa come 4,5 milioni di pagine elettroniche: come riferisce BBC , circa 450 mila di queste ingannano l'internauta portandolo a siti pericolosi che nascondono spyware che si installano nel computer dell'utente a sua totale insaputa, mentre altre 700 mila pagine contengono esse stesse i codici malvagi che potrebbero compromettere i Pc. L'attenzione degli uomini di Google si è focalizzata soprattutto sui cosiddetti siti esca – sempre più diffusi – ovvero quelli da cui si attiva automaticamente l'installazione di programmi che vengono utilizzati per rubare o arrecare danni ai dati e alle informazioni contenute nelle macchine. La tecnica più comune utilizzata da chi progetta queste esche consiste nel proporre all'utente dei link a contenuti pornografici o protetti da copyright (software o news) "interessanti e gratuiti". Spesso i pericoli vengono anche nascosti nei banner o nei widgets (oggetti, icone presenti sullo schermo che possono essere toccati e manipolati dall'utente tramite mouse o comandi da tastiera), e comunque in quegli elementi che non sono controllati direttamente dal proprietario del sito.COME PROTEGGERSI – L'idea di Google – che cercherà di disegnare la mappa della minaccia malware in rete – è quella di assegnare un bollino ai siti considerati potenzialmente pericolosi, in modo che gli utenti che utilizzano il motore di ricerca siano in grado di riconoscere immediatamente il pericolo e riducano così al minimo la possibilità di entrare in contatto con tali minacce. Un compito sicuramente non facile, che richiede una profonda conoscenza del web e dei suoi tranelli.Alessandra Carboni14 maggio 2007 link articolo
Novembre 2006 User generated content, ovvero i contenuti creati dagli utenti della rete. Tre parole che stanno rivoluzionando internet Ugc, il web venuto dal basso che adesso vale milioni di dollari Siti come YouTube o MySpace acquistati dai big per cifre a sei zeri di GAIA GIULIANI
ROMA - Il nome gliel'hanno dato solo nel 2005, ma si può dire tranquillamente che sia nato assieme al web. Guadagnando sempre più terreno. E' l'User generated content, e cioè tutto quello che circola in rete creato dagli utenti. Che stanno diventando i veri protagonisti del web, costringendo grandi società come Google, Microsoft e Yahoo a spendere milioni di dollari per adeguarsi alle loro esigenze. Milioni finiti quasi regolarmente sui conti bancari dei pionieri dell'Ugc, seguendo una specie di flusso circolare. Secondo la definizione di Wikipedia, che del contributo degli internauti vive e si nutre, l'Ugc comprende tra i suoi elementi principali video digitali, fotografie, blogging e podcasting. In contrapposizione con quelli creati dalle società specializzate. Dimostrando sempre di più quanto il world wide web sia una struttura democratica, che si costruisce dal basso. Così come l'informazione: il grassroot journalism (il giornalismo dei non professionisti) è un altro aspetto dell'Ugc a cui si stanno adeguando molti media, prima fra tutti la Bbc che ha creato un ufficio apposito per ricevere e organizzare il materiale inviato dagli internauti, sempre più scaltri nel realizzare inchieste giornalistiche. Volendo semplificare, si può dividere l'Ugc in contributi finalizzati all'intrattenimento e altri destinati all'informazione. Tra i due, l'intrattenimento è quello che ha ottenuto il successo più immediato. L'informazione, forse, più risonanza. Ma la gara milionaria per accaparrarsi i primi Ugc scattata tra i big ha avuto come protagonisti principali i contenuti destinati allo svago. Un esempio tra tutti è quello di Youtube, ottavo tra i siti più visitati dal mondo. La classifica è opera di Alexa.com, motore di ricerca specializzato nel ranking dei siti internet - acquistato da Amazon nel '99 dopo che aveva avuto più di 10 milioni di contatti - che mette al primo posto Yahoo, Google e Microsoft, seguite a breve distanza da una serie di siti frutto dell'Ugc. In tutti i primi tre si riflette il successo dei contenuti creati dagli internauti: per accaparrarsi Youtube, sono scese in campo Yahoo e Google, mentre Microsoft elaborava una controffensiva. Google se l'è portato a casa grazie ad un corposo assegno con i soliti sei zeri finali, sicuro che il sito sarebbe rimasto tra i più popolari. E i casi di Lonelygirl, la ragazzina che ha fatto incuriosire milioni di naviganti internettiani sulla sua identità, scomodando firme giornalistiche di quotidiani d'eccezione, o quello di Brooke Brodack, ingaggiata da uno show televisivo dopo che un talent scout l'aveva notata nei suoi video-parodia, lo confermano. E solo per citare casi relativi allo spettacolo. Quelli su questioni di cronaca come il pestaggio compiuto dalla polizia di Los Angeles ai danni dell'afroamericano William Cardenas - che l'ha fatto rimbalzare sui media di tutto il mondo portando all'incriminazione degli agenti - o degli episodi di bullismo nell scuole italiane, lo suggellano definitivamente. Yahoo, rimasta a bocca asciutta, ha subito replicato creando The9, televisione online specializzata nella segnalazione di siti e video amatoriali. Incentivando gli utenti a inviarne il più possibile con il concorso "Yahoo Talent Show", che mette in palio per il vincitore un assegno di 50mila dollari. E Microsoft? L'azienda di Bill Gates ha risposto con Soapbox che, secondo stime interne alla società, sarebbe stato visitato da circa 11 milioni di persone. Ma se le "major" del web acquistano i bocconi più ambiti, l'Ugc non si arrende e propone esperimenti autoprodotti come la Neave tv che raccoglie una sorta di "best of" dei video presenti in rete. E questo solo per rimanere alle immagini. Perché per quanto riguarda la musica ci sono esempi clamorosi come quello degli Arctic Monkeys, gruppo rivelazione inglese, in testa alle classifiche britanniche per mesi. O quello eclatante di Lili Allen, autrice del tormentone "Smile", scovata su MySpace, subito incoronata regina delle hit parade. E c'è spazio anche per chi si diletta con la penna. Julie Powell, segretaria newyorkese è stata contesa da diverse case editrici specializzate dopo che le ricette che la signora postava sul suo blog avevano attirato miriadi di curiosi. Risultato: la pubblicazione di un libro. Lo stesso è accaduto a Riverberd, pseudonimo che cela l'identità di una ragazza di Bagdad che scriveva regolarmente report sulla sua città all'interno del suo blog. Dopo la pubblicazione del libro s'è ritrovata in corsa per uno dei premi letterari più prestigiosi d'Inghilterra. Se poi non si rincorre la fama, ma ci si limita a cercare una nicchia personale sul web dove comunicare con gli amici, conoscerne di nuovi o scambiare materiale di vario tipo, ecco i siti specializzati nell'ospitare i contenuti personali. MySpace (sesto nella classifica di Alexa.com) è l'esempio per eccellenza: dopo il suo l'incredibile - e inaspettato a sentire gli ideatori, successo - è stato comprato per 580 milioni di dollari dal magnate dell'editoria Rupert Murdoch. Stessa sorte seguita da Flickr, sito che ospita gli album fotografici degli internauti, acquistato per milioni da Yahoo. Che ha comprato anche Del.icio.us, sito di social bookmarking, al 138° posto nella classifica. E la lista potrebbe continuare con Wikipedia, scritta da appassionati del piacere enciclopedico, o Technocrati (339esimo posto), il più grande collettore di blog del mondo. E c'è anche l'Imdb, (numero 35), eccezionale motore di ricerca cinematografico le cui recensioni sono frutto esclusivo della collaborazione dei suoi lettori.
(1. continua) (28 novembre 2006) dal sito online di repubblica
Da alcuni giorni irraggiungibili alcuni siti, si naviga a singhiozzo: Interessati i principali operatori. Ecco perché accade. Come agire
In ginocchio l'internet italiana: tutta colpa dei virus sui computer. E la Telecom mette a disposizione il numero 19122 per l'assistenza di ALESSANDRO LONGO
ROMA - L'internet italiana è in ginocchio: sono giorni di malcontento, di proteste che affollano forum e gruppi di discussione. Problemi a navigare sui siti, pagine che non si aprono o lo fanno dopo minuti di attesa. Decine di tentativi prima di inviare una e-mail. Il tutto sembra avvenire ovunque in Italia e con i principali operatori. "È vero, ma non è colpa nostra: la causa è un'epidemia di malware, spyware e adware che sta colpendo i server Dns di tutti gli operatori", dicono da Telecom Italia. Tradotto: molti utenti hanno computer infetti da file cattivi, parenti dei virus informatici: spyware e adware, appunto. File che generano traffico all'insaputa degli stessi utenti, aprendo connessioni con altri computer, inviando e-mail. Lo fanno di solito a scopi di marketing, per monitorare le abitudini di navigazione degli utenti o per inondarli di pubblicità. In questo moto, intasano con un surplus di richieste i server Dns degli operatori.
I Dns sono come le rubriche telefoniche del web. I computer le consultano ogni volta che l'utente digita l'indirizzo di un sito web su un browser o usa un altro servizio internet basato su un nome a dominio, come la posta elettronica. I Dns danno al computer la direzione giusta per raggiungere il computer che può fornire quel servizio, in base al nome a dominio digitato (per esempio si raggiunge così il computer dove è collocato il sito web richiesto). Ma se ci sono troppi computer che vogliono consultare queste rubriche, perché manipolati da spyware e adware, è ovvio che il traffico sul web diventa come sulle autostrade durante l'esodo di agosto: a rilento, a passo d'uomo o proprio bloccato.
Per citare solo le proteste di ieri e di oggi: "E' il quarto giorno che l'Adsl è collassata. Per mandare un e-mail occorrono 20 tentativi e tutto il resto è fermo come un sasso. Il problema interessa un intero Paese e perfino le banche hanno problemi con le linee dati", scrive su un gruppo di discussione un utente umbro. "Da qualche giorno fatico a navigare, due volte su tre non apre le pagine e anche la posta ha problemi", aggiunge Andrea S. "Sembra un problema nazionale perché ho lo stesso a Napoli", conferma un utente che si firma Samanta. "Da un paio di giorni ho enormi problemi con la connessione... a volte lentissima, a volte non apre neppure i siti più comuni (Google)", scrive un utente da Genova.
La cosa sta dando parecchio fastidio, quindi, a utenti e aziende. "Siamo già intervenuti con contromisure sui nostri server, ma potrebbero esserci ancora problemi in alcune zone", dicono da Telecom. È ancora allarme, quindi, tanto che Telecom ha reso disponibile un numero di assistenza tecnico dedicato: 19122.
Eppure, come spiega la stessa Telecom, la soluzione è a portata di mano: basta riconfigurare le opzioni Dns sul proprio computer. Facile, anche se l'utente comune non lo sa. Su Windows, bisogna cliccare su Start/Impostazioni/Pannello di Controllo e poi entrare in Connessioni di rete. Qui cliccare con il tasto destro sul nome della connessione in uso, poi su Proprietà (dal menu che appare) e, nella nuova finestra, selezionare Protocollo Internet (TCP/IP) e clic su Proprietà. Il consiglio è attivare l'opzione Utilizza i seguenti indirizzi server DNS. Telecom consiglia di compilare questi spazi con i numeretti 212.216.112.112 (DNS primario) e 212.216.172.62 (DNS secondario).
C'è però un'alternativa, che sta diventando in voga tra gli utenti più esperti: usare Open Dns (http://www.opendns.com). A differenza degli altri Dns, quelli Open non sono gestiti da nessun operatore in particolare ma sono distribuiti sul territorio e hanno anche funzioni aggiuntive: avvisano se l'utente è finito su un sito-truffa. Per usare gli Open Dns bisogna compilare quei campi con questi numeri: 208.67.222.222 (DNS primario) e 208.67.220.220 (DNS secondario). Così ci si emancipa dai problemi che a periodi possono colpire i Dns italiani.
Infine, il consiglio è di fare una scansione con software antispyware gratuiti (per esempio Adaware). Serve a ripulire il proprio computer dall'eventuale presenza di quei file cattivi e accertarsi così di non essere parte in causa del problema che sta paralizzando l'Internet italiana.
(12 dicembre 2006) dal sito di Repubblica online
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