Punto Nullo
Punto NulloEnglish versionPunto NulloConsulenzePunto NulloRicercaPunto NulloGeoturismoPunto NulloArticoli VariPunto NulloContattiPunto NulloLinkPunto NulloQuadro Generale Sito
Punto Nullo vai Home Page
punto nullo
Punto Nullo E ora la bacchetta magica sul futuro!

Novità aperta la sezione link in merito ad articoli relativi al clima:

Guardate in fondo alla pagina


New open the link section on articles related to climate:
Look at the bottom of the page

UN CERVELLONE PER IL CLIMA MEDITERRANEO

Modelli
Posted by Gabriele Ponzoni (gabriele) on 03-17-2008 at 12:23 PM
Modelli e previsioni future >> Modelli

2007, Le previsioni del Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici
Sei gradi di aumento nel 2070-2100 se non saranno prese misure significative per la riduzione dei gas serra
Clima: nel Mediterraneo un caldo devastante
ROMA – Oltre sei gradi di aumento delle temperature medie estive in Italia, penisola iberica, Francia meridionale e Balcani. Un supercaldo accompagnato da una drastica riduzione delle precipitazioni e da siccità. È quel che ci aspetta fra il 2070 e il 2100, se non saranno prese misure significative di riduzione dei gas serra, quando le concentrazioni di CO2 arriveranno a 800 parti per milione (oggi 360), stando a un aggiornatissimo modello dell’evoluzione del clima sviluppato dal neocostituito Centro euromediterraneo per i cambiamenti climatici (Cmcc). Devastanti, se si avvererà questo scenario, gli effetti sull’agricoltura, sulla vegetazione e sul paesaggio nel nostro Paese, con perdita di colture agricole, riduzione delle zone umide e acidificazione dei terreni.
CINQUE ENTI DI RICERCA - Sorto per iniziativa di tre ministeri: Economia, Ricerca e Ambiente, il Cmcc, presentato ufficialmente il 19 febbraio nel corso di un convegno di studi a Roma, è un consorzio fra cinque enti di ricerca: l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), l’Università di Lecce, la Fondazione Enrico Mattei, il Centro italiano ricerche aerospaziali, il Consorzio Venezia Ricerche. «Il Cmcc riunisce matematici, fisici, climatologi, agronomi, informatici e economisti –ha spiegato il presidente del Centro professor Antonio Navarra -. Produrremo ricerca sul clima e sui suoi impatti, mettendo i risultati a disposizione sia della comunità scientifica sia dei decisori politici. Per la prima volta in Italia e in Europa, abbiamo deciso di sviluppare ricerche utili a supportare le azioni di risposta ai mutamenti indotti dai cambiamenti climatici».
ARIDITÀ: LANGHE E NORD-EST - Fra i primi contributi del Cmcc ai decisori politici, una stima degli effetti negativi dei mutamenti climatici sulla nostra agricoltura: «L’aumento delle temperature, combinato con la diminuzione delle precipitazioni, comporta l’impoverimento dei terreni, l’aumento di aree siccitose e una progressiva diminuzione delle zone umide – ha dichiarato il professor Riccardo Valentini, esperto di ecologia forestale -. In Italia, fra le zone più a rischio, le Langhe e il Nord-Est che risentiranno delle condizioni di crescente aridità molto di più delle terre del Sud come la Basilicata e la Sicilia, che sono già in parte adattate a questa condizione. Inoltre la riduzione delle piogge metterà a rischio vari tipi di colture come l’ulivo e la vite. Più in generale si assiste già a uno sconvolgimento dei cicli naturali, in particolare della fioritura delle piante, che tende ad anticipare, esponendo i raccolti alla distruzione dovuta a eventi improvvisi come le gelate tardive».
Il Cmcc si articola in varie sedi: un polo centrale all’Università di Lecce e quattro sedi periferiche a Bologna, Venezia, Capua e Sassari.
Franco Foresta Martin, 19 febbraio 2007



2007-02-19 ANSA
ROMA - Dopo una lunga gestazione burocratica, diventa operativo il Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc), primo istituto in Europa interamente dedicato allo studio del clima e dei suoi impatti nell'area del Mediterraneo. Grazie a dei supercomputer, saranno simulati con grande dettaglio gli scenari dei Paesi mediterranei nei prossimi decenni, studiando i conseguenti impatti sull'ambiente e sull'economia in generale, dagli ecosistemi marini e terrestri, all'agricoltura, le zone costiere e la salute.
Il centro, che ha sede centrale a Lecce e sedi a Bologna, Venezia, Sassari e Capua, nasce con una delibera del Cipe nel 1999 e un cofinanziamento dei tre ministeri dell'Ambiente, dell'Università e Ricerca e dell'Economia di 27 milioni di euro (su un investimento complessivo di 39 milioni). "Ci sarebbe piaciuto che le grandi istituzioni scientifiche cooperassero insieme per creare questa infrastruttura - osserva Corrado Clini, direttore generale del ministero dell'Ambiente - ma non è stato possibile per le diverse vedute e strategie degli organismi: siamo dunque passati alla procedura di gara pubblica".
Ne è uscito vincitore il consorzio formato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), la Fondazione Eni Enrico Mattei (Feem), l'Università del Salento, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (Cira) e il Consorzio Venezia Ricerche (Cvr); sono inoltre associati l'Università di Sassari e il Consorzio Spaci.
Si allarga la fascia dei Tropici
Erano compresi tra i 23° di latitudine Nord o Sud: «Ora si estendono fino a circa 28 gradi»
(Afp), DAL NOSTRO INVIATO
BALI - Se avete conservato i libri di scuola, andate al capitolo relativo ai Tropici, quelle fasce comprese fra l'equatore e 23 gradi di latitudine Nord o Sud, e aggiungete a matita rossa: «Ora si estendono fino a circa 28 gradi». La conferma dell'espansione delle fasce tropicali, già sospettata alcuni mesi fa, ma in misura molto minore, arriva da osservazioni effettuate negli ultimi 30 anni con satelliti artificiali in orbita terrestre e viene accolta con rinnovata preoccupazione dalle migliaia di delegati riuniti a Bali per la tredicesima conferenza internazionale sui cambiamenti climatici. Lo studio che cambia la geografia dei Tropici è stato condotto da un'equipe di scienziati cooordinato dalla climatologa americana Dian Seidel, della NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), da pochi giorni pubblicato sulla rivista '"Nature Geoscience". «I modelli prevedevano già una tendenza all'espansione della fascia tropicale dovuta all'effetto serra. Le prime misurazioni indicavano che tale fenomeno fosse limitato a circa 2 gradi. Ora, le accurate misure satellitari, diponibili dal 1979, mostrano un allargamento della fascia che in alcune zone arriva fino a 4,8 gradi, il che corrisponde a oltre 500 km sia a Nord che a Sud rispetto al Tropico del Cancro e a quello del Capricorno», hanno riferito gli autori della scoperta. Non si tratta soltanto di una curiosità geografica: l'espansione della fascia tropicale comporta dei cambiamenti i quali sono già sotto i nostri occhi, sotto forma di più frequenti ondate di calore, di periodi siccitosi che tendono a manifestarsi anche alle medie latitudini, di cicloni più intensi. Ciò che sta mutando, aggiungono gli autori dello studio, è la circolazione in quella parte dell'atmosfera chiamata «cella di Hadley», un grande circuito in cui l'aria calda dell'Equatore sale di quota e di latitudine, si raffredda e poi ridiscende, compiendo il percorso inverso. «Il fenomeno è decisamente rilevante -commenta il climatologo Antonio Navarra dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), uno dei delegati scientifici italiani alla conferenza di Bali- poichè sembra correlato all'aumento del differenziale di temperatura fra l'Equatore e i Poli, fenomeno previsto a causa del riscaldamento globale, ma ancora non provato». I segnali del cambiamento climatico, insomma, si stanno moltiplicando, e non riguardano solo le temperature, i ghiacci o il livello dei mari, ma ora si evidenziano anche attraverso lo sconvolgimento dei grandi moti dell'atmosfera. Gli allarmi per questi cambiamenti non si limitano ai titoli dei giornali, ma coinvolgono direttamente il mondo della ricerca. Ieri nella indonesiana 'isola degli dei', sotto un sole cocente che ha portato le temperature a 35 gradi (qui dicembre dovrebbe essere il tempo delle grandi piogge), più di duecento scienziati di tutto il mondo hanno firmato un documento che lancia l'ennesimo ammonimento ai governi: «Le concentrazioni dell'anidride carbonica in atmosfera non devono superare le 450 parti per milione (attualmente sono 380) in modo che le temperature medie del pianeta non aumentino oltre i 2 gradi. Altrimenti il danno potrebbe essere irreversibile e le conseguenze per la civiltà umana catastrofiche». I firmatari hanno indicato anche un limite temperale ai governi per agire e ridurre drasticamente le emissioni di gas serra: 15 anni. «Dopo sarebbe troppo tardi».
Franco Foresta Martin, 06 dicembre 2007


Back
Problema acqua
Problemi Ghiacciai
Problemi Atmosfera
Clima e scenari sociali
Ungrouped links
punto nullo
Cerca
login
User:
Pass:
Valid HTML 4.01!
Valid CSS!
Tutti i diritti su loghi e contenuti sono riservati: © 2005-2008 Gabriele Ponzoni p.iva 01798371207 info: info@exploratetide.com