La ricostituzione della biodiversità dopo l’estinzione di massa alla fine del Cretaceo, 65 milioni di anni fa circa, è stata molto più complessa e caotica di quanto ritenuto: è questa la conclusione di uno studio condotto da un gruppo di paleontologi dell’Università della Pennsylvania che ne riferisce sul numero di "Science" del 25 agosto. Testimonianze fossili mostrano infatti uno strano disaccoppiamento fra la diversità biologica delle specie vegetali e quella degli insetti: in una situazione di equilibrio dove ci sono poche piante ci sono anche pochi insetti e dove la varietà di piante è alta, altrettanto elevato è il numero di specie di insetti. “Sappiamo che poco dopo l’estinzione di massa, per circa 800.000 anni la biodiversità sia delle piante sia degli insetti è rimasta bassa, e sappiamo che 9 milioni di anni dopo essa era tornata lussureggiante. Che cosa è avvenuto nel frattempo?” Per rispondere a questa domanda il gruppo di ricerca diretto da Peter Wilf ha esaminato le tracce lasciate dagli apparati masticatori degli insetti su circa 15.000 fossili di vegetali risalenti a quell’epoca e provenienti da 14 siti, confrontandoli con esemplari di epoche appena precedenti e successive. Praticamente ogni specie di insetto lascia infatti tracce differenti su tronchi, radici o foglie che visiti per nutrirsi. Nella grande maggioranza dei siti ha così scoperto che per un lunghissimo lasso di tempo si è avuta una rinnovata, elevata biodiversità fra le piante, ma un numero di specie di insetti decisamente basso. Secondo Wilf, l’estinzione di massa ha rotto alcuni legami della catena alimentare: piante e insetti sono stati distrutti in gran numero e gli insetti vegetariani hanno subito un ulteriore colpo per la scomparsa delle piante di cui si nutrivano in modo specializzato. La grande maggioranza degli insetti deve essersi estinta e solo alcuni in poche località più fortunate sono riusciti a sopravvivere e a evolversi adattandosi ad altre piante. (24 agosto 2006) dal sito online di LeScienze
Il mistero del lupo delle FalklandLa specie attualmente più vicina è il crisocione, un canide dall'aspetto che ricorda una volpe ma dalle zampe molto più lunghe, che vive in Sud America
La lenta evoluzione dell'orangoIl confronto fra il suo genoma e quello delle altre grandi scimmie e dell'uomo indica che si tratta alla specie vivente più vicina a quella dell'antenato comune
Le date e i tempi della grande estinzione del Permiano
durò meno di 200.000 anni. Un nuovo studio ha permesso di stabilire che l'evento ebbe un picco a 252,28 milioni di anni fa e che la maggior parte delle estinzioni avvenne nell'arco di circa 20.000 anni